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Sanità

Sanità e libera professione, una questione di equità

di Enrica Marcenaro

AMOlp: “Equiparare diritti e responsabilità tra pubblico e privato”

19 Gennaio 2026

ROMA. Nel dibattito sulla sanità italiana, c’è una parte consistente del sistema che lavora ogni giorno dentro le stesse regole, ma senza gli stessi diritti. A riportarla al centro è AMOlp, l’Associazione dei Medici e Odontoiatri Liberi Professionisti, che rappresenta migliaia di professionisti operanti esclusivamente nel settore privato, fuori dal Servizio sanitario nazionale ma pienamente integrati nella presa in carico dei pazienti.

Chiede l’equiparazione tra medici del pubblico e liberi professionisti, in particolare per quanto riguarda l’accesso ai piani terapeutici e alle certificazioni per patologia e per gravidanze a rischio. Una richiesta che nasce da una contraddizione sempre più evidente: negli anni, gli obblighi burocratici tra pubblico e privato si sono progressivamente allineati, mentre i diritti restano diseguali.

I medici liberi professionisti, infatti, sono già tenuti a utilizzare le piattaforme pubbliche per la certificazione di malattia dei lavoratori, per la ricetta bianca elettronica dei farmaci di fascia C e, a partire da marzo 2026, anche per l’alimentazione del Fascicolo Sanitario Elettronico dei propri pazienti. Un carico amministrativo crescente che ha un impatto diretto sull’organizzazione degli studi e sui costi di esercizio della professione.

A fronte di questi doveri, però, strumenti fondamentali per la continuità delle cure restano loro preclusi. Secondo AMOlp, consentire ai liberi professionisti di accedere a piani terapeutici e certificazioni significherebbe alleggerire le liste di attesa del sistema pubblico, senza oneri aggiuntivi e con un miglioramento concreto della qualità della vita dei pazienti.

La questione, sottolinea l’associazione, non è corporativa ma strutturale. Si è medici allo stesso modo, indipendentemente dal contesto in cui si opera, e la responsabilità deontologica di garantire la migliore terapia possibile non cambia. Da qui l’appello al Parlamento e alle istituzioni affinché le iniziative legislative oggi in discussione trovino piena attuazione, nel rispetto non solo del lavoro di decine di migliaia di professionisti, ma del diritto alla cura di milioni di cittadini che a loro continuano a rivolgersi.

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