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Una congiura immaginaria contro il nuovo tiranno e la Bella Addormentata

19 Gennaio 2026

Pochi conoscono la sorte di Marin Faliero, l’unico doge di Venezia che fu decapitato. Aveva 80 anni. Voleva farsi re, forse un delirio della senescenza, ma i nobili veneziani a un certo punto non ci stettero e lo fecero fuori. Certo, anche i nobili veneziani non erano proprio quello che si dice degli stinchi di santo, ma le corti dell’epoca erano abbastanza vivaci e lo sport preferito di alcuni erano le congiure, i complotti, gli avvelenamenti, le pugnalate… insomma non si andava tanto per il sottile.

Pensavo, per puro esercizio narrativo, forse soggetto per una nuova puntata dei Simpson (o per una nuova serie Netflix, che tanto tempo ha inutilmente dedicato a Fabrizio Corona, di cui parlavamo nella Parolaccia di ieri), che in realtà avevano previsto ben tanto tempo prima l’ascesa al potere del miliardario Donald Trump (e della sua successora, Lisa Simpson) a come l’aspirante sovrano assoluto di oggi, sempre lui, Donald Trump, potrebbe essere la vittima di una congiura di palazzo a Davos.  Anche lui 80 anni come Marin Faliero. Naturalmente tutto rispettando le tre unità aristoteliche della rappresentazione di luogo, tempo e azione, ci mancherebbe!

I suoi pari potrebbero portare un pugnale telescopico nascosto nella manica, o in un gioiello, o in un orologio, rigorosamente svizzero, magari costruito da MI6 per James Bond, o una spilla che lancia minuscoli dardi intinti nel veleno di una rana amazzonica, di quelli che danno la morte subitanea, e, nel bel mezzo delle strette di mano, ci sarebbero strette di altro genere. Non sarebbe male, l’autoproclamatosi tiranno abbattuto dai suoi stessi alleati che si sono resi conto della sua ormai conclamata follia. Avrebbe lo stesso impatto della caduta delle Torri Gemelle, ma stavolta il complotto sarebbe una dimostrazione di maturità degli altri leader del mondo, senza armi di distruzione di massa.

Però, pittoresco. Le congiure a cui ispirarsi sono davvero tante, dalla Congiura dei Pazzi a quella contro Giulio Cesare, da quella contro Marin Faliero, appunto, ai nazisti che provarono a rivoltarsi a Hitler quando svalvolò più del necessario, e poi ci sono tutte quelle descritte nei drammoni romantici ambientati in un medioevo oscuro, dove la democrazia non si sapeva nemmeno cosa fosse, allora come oggi. Diciamo che poi il cinema dal dopoguerra in poi ha abbondato in complotti e distopie, per cui ci sarebbe una gran bella scelta. L’uomo che sapeva troppo (o troppo poco…)! Un colpo durante il fortissimo con cinque f dell’orchestra è il tiranno l’è bell’e andato, bang. Splat.

Potrebbe essere divertente vedere come l’Europa vuol difendere la sua Groenlandia in terra neutrale, in Isvizzera, per l’appunto, nella kermesse annuale dei potenti e del lusso. Soprattutto dopo che il capo della Spectre, ormai venuto alla luce per incontinenza egotica, vuol fondare un’associazione di ricconi per la ricostruzione della Striscia di Gaza in versione Casinò di Atlantic City, e chi ci vuol stare deve versare un miliardo. Insomma non più una società di nazioni, ma un’associazione privata, un club con soci referenziati e danarosi, con a capo sempre lui, che si autoproclama presidente ad interim, anche qualora il suo mandato di presidente degli USA dovesse scadere… D’altro canto è da un bel po’, soprattutto oltremare, che non esiste più lo stato ma solo il privato. E il privato è chi se lo può permettere. Ora, ditemi se non è follia questa. Sembrerebbe proprio la trama di una fiction bondesca ma, udite udite, è la realtà.

L’azione potrebbe avvenire durante un ballo, per esempio, dove gli attentatori sono donne seducenti, magari anche con un abito scollato, che attra sempre un predatore sessuale, ma con gioielli fatali: femmes fatales, che magari il tycoon stuprerebbe volentieri, come dicono che abbia fatto in passato insieme all’amico Epstein. Dicerie degli untori, naturalmente. Oppure nella stanza da letto con una ghigliottina camuffata nel baldacchino del letto (questo fa molto 007, un po’ Octopussy) o in ascensore, dove entra in piedi ed esce orizzontale, oppure nel cesso della sua suite, dove è stata liberata una famiglia di cobra, dal nonno ai nipotini. Ci sono molti metodi. Dimenticavo: anche il veleno nel calice di champagne, versato dall’anello di una bella dama che si apre e rilascia la preziosa sostanza.

Certo che sentirlo dichiarare che siccome la Norvegia non gli ha dato il Nobel per la pace, preferendo quell’inadeguata e miserabile della Machado (la quale gli ha regalato di sua spontanea volontà il suo premio Nobel, pensando che facesse lo stesso effetto, veramente inadeguata, povera donna), lui si sente autorizzato a non parlare più di pace. Vogliamo dire infantile? Diciamolo. Vogliamo dire impresentabile? Diciamolo. Vogliamo dire svalvolato? Diciamolo, una volta per tutte.

Anche se tutto ciò ha più un sapore di Bella Addormentata – ricordiamolo, il racconto originale è di Basile, poi ripreso e perfezionato da Perrault e dai Grimm, e successivamente riadattato in opere (Respighi), balletti (Ciakovskij), film, cartoni animati – dove c’è una fata malvagia non invitata alla festa di battesimo della principessa Aurora/Rosaspina che si vendica, per l’orrendo affronto, facendo un incantesimo sulla neonata. Voi non mi avete dato il Nobel per la pace e io la pace non ve la do più, anzi vi faccio la guerra, tiè. I bambini, d’alro canto, non giocano alla pace ma giocano alla guerra. Lo scriveva anche Brecht.

Chissà cos’avrebbe detto il dottor Freud.

Insomma, mi pare che le diagnosi di squilibrio mentale siano ormai parecchie e i capi di stato europei dovrebbero darsi da fare, in fretta però. Altrimenti ci vorrà la Fata dei Lillà che impedisca colla sua bacchetta magica il trionfo di Carabosse.

 

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