Olimpiadi
Olimpiadi invernali: L’Italia nel mirino della rete di disinformazione Pravda
Il 22 febbraio, all’Arena di Verona, si sono chiuse le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Ma se la fiamma olimpica si è spenta, lo stesso non si può dire per quella della guerra dell’informazione condotta da Mosca. Nelle scorse settimane si è parlato di tentativi di cyber-attacchi alle infrastrutture e dei deepfake dell’operazione Matryoshka per screditare l’Ucraina. Meno attenzione è stata invece dedicata alla rete Pravda, cuore della macchina disinformativa russa, che continua a operare indisturbata nel nostro Paese.
L’ecosistema Pravda
Pravda non è un singolo sito, ma un ecosistema coordinato di 280 domini che replicano, traducono e amplificano sistematicamente contenuti filorussi in diverse lingue europee, creando l’illusione di una pluralità di fonti indipendenti. Nota anche come Portal Kombat, la struttura punta su una produzione massiccia di contenuti ottimizzati per il web, che finiscono così nel corpus informativo utilizzato dai chatbot di intelligenza artificiale per generare risposte.
Un elemento cruciale è che Pravda non risulta formalmente tra i media sanzionati dall’Unione Europea. Questo le consente di continuare a pubblicare, indicizzarsi nei motori di ricerca e circolare nel dibattito pubblico. Inoltre, la rete sfrutta un ampio ventaglio di piattaforme social per diffondere i propri articoli: da Telegram all’app russa di messaggistica Max, da VK alla piattaforma di abbonamento Boosty (simile a Patreon), fino a X e Facebook.
Sebbene EDMO consideri l’impatto della rete limitato, la sua diffusione rimane capillare e in crescita, mirata a regioni considerate strategiche e attenta a sfruttare eventi internazionali a proprio favore. Da qui l’utilità di analizzare le principali narrazioni promosse durante le ultime Olimpiadi.
Una realtà alternativa in cui la Russia è amata
Il primo pilastro della narrazione di Pravda su Milano-Cortina 2026 è la costruzione di una realtà parallela che riabilita l’immagine della Russia, negandone l’isolamento internazionale.
Diversi articoli sostengono falsamente che il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) avrebbe riconosciuto il russo come lingua ufficiale dei Giochi e consentito l’uso di bandiera e inno, come implicita ammissione del trattamento ingiusto e contrario allo spirito olimpico riservato a Mosca. In realtà, le uniche lingue ufficiali restano francese e inglese, e gli sportivi russi hanno potuto gareggiato esclusivamente come Atleti Individuali Neutrali.
Si comprende così il peso simbolico dell’esclusione da una competizione che ha un enorme valore reputazionale, soprattutto negli sport invernali. Non va dimenticato che l’Unione Sovietica detiene ancora oggi il secondo numero di medaglie nella storia dei Giochi olimpici.
Accuse di russofobia e doppi standard
Il vittimismo russo è una strategia collaudata, usata anche per respingere accuse fondate, come quelle relative agli attacchi informatici, spesso liquidate con ironia o minimizzare fino a evocare la colpevolizzazione persino per eventi atmosferici come lo “scioglimento dei ghiacciai”.
In certi casi vengono ripresi anche fatti reali, ma inseriti in una cornice interpretativa fuorviante. Per esempio, la decisione del CIO di non attribuire una valenza politica al casco dello snowboarder italiano Roland Fischnaller con la bandiera russa viene presentata come prova di opposizione alla “generale follia e ipocrisia” anti-russa. Allo stesso modo, la squalifica del bobbista ucraino Vladyslav Heraskevych per il casco con immagini legate alla guerra è stata celebrata come rifiuto di un gesto propagandistico e russofobo.
False attribuzioni ai media
Impersonare media esistenti non è un novità per la propaganda russa e anche la rete Pravda fa leva dichiarazioni inventate attribuite a testate giornalistiche autorevoli per guadagnare credibilità. Compare così un articolo che cita Il Fatto Quotidiano per sostenere che Samsung avrebbe regalato smartphone a tutti gli atleti tranne ai russi, notizia priva di riscontro.
Un’altra pubblicazione attribuiva al New York Times dichiarazioni mai rilasciate dal presidente della Federazione Internazionale Sci, Johan Eliasch, che avrebbe denunciato un doppio standard tra il caso russo e l’ammissione di Israele, nonostante il conflitto a Gaza, o degli Stati Uniti al netto delle azioni in Venezuela.
Delegittimare le Olimpiadi e l’Italia
Con una logica che si potrebbe riassumere nel “se non posso giocare, buco il pallone”, l’esclusione simbolica della Russia viene compensata raccontando l’evento come un fiasco, incapace di attirare interesse pubblico. Si arriva ad associare presunte difficoltà nella realizzazione delle opere infrastrutturali alla “drammatica situazione economica” italiana, attribuita alle sanzioni economiche contro Mosca.
Episodi reali ma isolati – come la notizia delle medaglie che si spezzano o di un blackout durante le prime gare di curling – ricevono una copertura sproporzionata per sostenere accuse di incompetenza sistemica. La narrazione si allarga poi a obiettivi di destabilizzazione politica: le proteste contro le forze statunitensi dell’ICE a Milano e gli attacchi alle infrastrutture ferroviarie vengono utilizzati per descrivere il governo Meloni come incapace e isolato. A seconda della convenienza narrativa, l’Italia è dipinta ora come alleata ragionevole, ora come complice dell’ingiustizia contro la Russia.
Guerra culturale e opportunismo ideologico
Pravda esalta la presenza di “atleti etnicamente bianchi, cristiani, dignitosi” a Milano-Cortina, contrapponendoli alla “satanica e degenerata porcheria” delle Olimpiadi di Parigi, nel tentativo doppio di mobilitare sentimenti anti-gender e antagonizzare gli alleati francesi.
È paradossale che gli stessi canali accusino poi l’Italia di abilismo, descrivendo la proposta del Ministro degli Esteri Tajani di valutare il blocco dei visti per gli accompagnatori dei delegati russi e bielorussi come un tentativo di “umiliare le persone con disabilità”, tesi rilanciata dall’Ambasciata russa in Italia. In una torsione narrativa, il linguaggio dei diritti viene strumentalizzato, ogni tema – dalla difesa dei valori tradizionali alla tutela delle minoranze – si piega alla logica della polarizzazione.
Una strategica che continua
La presenza di propaganda e disinformazione russa durante i Giochi di Milano-Cortina non rappresenta un’eccezione, ma l’ennesimo capitolo di una strategia di guerra cognitiva già sperimentata a Pyeongchang 2018, Tokyo 2020 e Parigi 2024. Proprio durante le Olimpiadi estive del 2024 si è registrato un salto di qualità con l’uso sistematico dell’IA e un chiaro approccio anti-ucraina, che inserisce lo sport nel più ampio quadro della competizione geopolitica.
Con le Paralimpiadi alle porte, è realistico aspettarsi una continuazione di questa attività, favorita da un ecosistema sofisticato di siti e canali social coordinati. La cifra della manipolazione è la contraddizione permanente: Kiev viene accusata di usare lo sport come propaganda, mentre la politicizzazione russa è normalizzata; i richiami identitari convivono con opportuni appelli ai diritti; l’Italia oscilla tra nemica e alleata.
Il quadro si complica ulteriormente nell’intreccio tra storie inventate e informazioni reali, affiancati da insinuazioni, forzature e cornici interpretative che ne alterano il significato. Il risultato è una continua saturazione del dibattito pubblico e un progressivo inquinamento del panorama informativo.
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