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TIM riporta in onda il vecchio spot con Lopez, e forse prepara un colpo di scena a Sanremo
La sorpresa è stata tale per tutti che vale la pena di raccontarla con le parole di un utente di X (l’ex Twitter): «Mistero della domenica, sulla Rai è andato in onda, così, de botto, lo spot della Sip degli anni ’90 con Massimo Lopez. Sì, quello della fucilazione e dello slogan “una telefonata ti allunga la vita”». La riprosizione terminava ricordando che Sip è oggi un marchio di proprietà della TIM.
Chi oggi ha almeno quarant’anni ricorderà certamente lo spot Sip del 1994 in cui il protagonista, interpretato dall’attore Massimo Lopez, è un condannato a morte davanti a un plotone di esecuzione all’interno di un fortino sperduto nel deserto. Quando gli chiedono se ha un ultimo desiderio, Lopez chiede di fare una telefonata, che non finisce più e fa rinviare l’esecuzione: il claim, divenuto subito proverbiale, era che “una telefonata allunga la vita”. La campagna, ideata dall’agenzia Armando Testa, si protrasse, rinnovandosi fino al 1999, e rappresentò una svolta nella storia della pubblicità pubblicità televisiva italiana. Non più uno spot veloce di 30 secondi, ma un vero e proprio “episodio” all’interno narrazione seriale con un protagonista e un set ben riconoscibile. Il pubblicò apprezzò moltissimo, e anche i riconoscimenti non tardarono: Leone d’Oro ai Cannes Lions International Awards.
Rivedere il celebre spot ha mandato in visibilio telespettatori e utenti dei social, risvegliando ricordi e scatenando una ridda di reazioni e commenti ed emozioni, tra stupore, incredulità, nostalgia e gioia. C’è pure chi, senza troppo crederci, ha pensato fosse un errore, e certo ironie e meme non sono mancati. Evidente che non si tratti di errore, ma di una strategia precisa: non (solo) una riproposizione pubblicitaria, ma un’operazione che smuove ricordi e intercetta la nostalgia. Il volto di Lopez, l’ironia elegante, il tono rassicurante e familiare contribuivano a raccontare un’Italia che stava entrando nell’era delle telecomunicazioni moderne. Riproporlo oggi significa parlare a chi quegli anni li ha vissuti — e ricordare un momento in cui il marchio era percepito come sinonimo di innovazione e quotidianità. È una scelta che punta sull’effetto memoria, in un panorama mediatico dominato da contenuti veloci e frammentati.
L’operazione ha chiaramente sollevato interrogativi. La domanda che tutti si pongono ora è: che cosa c’è dietro? finisce qua o ci sarà dall’altro? Da TIM non è arrivata nessuna spiegazione: al quartier generale le bocche sono cucite. E dunque occorre affidarsi alle speculazioni. Se non è solo un’operazione amarcord, è quindi una precisa strategia di posizionamento? In un mercato competitivo come quello delle telecomunicazioni, recuperare un simbolo così riconoscibile può servire a rafforzare identità e continuità, trasformando il passato in leva di marketing contemporaneo. Di certo, sono bastati pochi secondi di quello spot per capire che certi ricordi televisivi non invecchiano.
Ed è forse proprio facendo leva su questo che questa operazione nostalgia, che sa anche un po’ di guerrilla marketing, può preparare la strada a una mossa pubblicitaria successiva. Del resto il Festival di Sanremo è lì dietro l’angolo: comincia domani martedì 24 febbraio. E TIM è sponsor del Festival della Canzone italiana.
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