Immaginare la conoscenza: gli studenti di Filosofia al Museo della Scienza

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8 gennaio 2018

Di Eugenio Petrovich

Fra tutte le discipline umanistiche, la filosofia è forse l’unica a condividere con la matematica l’interesse per oggetti che non si vedono né si toccano, inaccessibili ai nostri cinque sensi. Questi oggetti sono i concetti e sono invisibili perché sono astratti e immateriali: il concetto di triangolo, studiato dal matematico, non si incontra per strada, e neppure il concetto di verità o quello di giustizia, materia del filosofo.

Ma, se le cose stanno così, si potrebbe pensare che un Museo è un luogo estremamente inadatto alla filosofia. In un Museo si espongono oggetti concreti, come opere d’arte o esemplari di animali: che spazio potrebbero mai avervi concetti astratti? Un diorama di concetti non sarebbe altro che una teca vuota, oltre alla quale non ci sarebbe letteralmente nulla da vedere!

Il progetto “Immaginare la conoscenza”, frutto della collaborazione tra il Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano e il Dipartimento di Filosofia “Piero Martinetti” dell’Università Statale di Milano, svoltosi tra ottobre e dicembre 2017, ha cercato di dimostrare che questa conclusione è sbagliata: non è vero che filosofia e Museo stanno su due sponde opposte, separati dall’incolmabile distanza tra l’astratto e il concreto, tra l’ideale e il materiale. Al contrario, il dialogo tra filosofia e Museo è possibile e proficuo.

I filosofi al museo. “Immaginare la conoscenza” ha preso la forma, concretamente, di un Laboratorio didattico, cioè di un’attività didattica comprensiva di 10 lezioni, da due ore ciascuna, che gli studenti del Corso di Laurea in Filosofia e Scienze Filosofiche dell’Università di Milano potevano includere nel proprio percorso di studi. Solitamente i Laboratori hanno luogo dentro l’università: questo, invece, si è svolto interamente all’interno del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, vedendo la stretta collaborazione tra docenti del Dipartimento di Filosofia e professionisti del Museo.

Nella prima parte del Laboratorio, i professori del Dipartimento hanno illustrato un tema filosofico: a partire da diverse prospettive (storia della filosofia, storia e filosofia della scienza, estetica) hanno esplorato come, nella storia del pensiero, l’epistemologia (cioè la riflessione sulla natura della conoscenza) si sia intrecciata all’uso di metafore e immagini visive, consegnando alla cultura un vero e proprio “immaginario epistemologico”, popolato di alberi (l’albero della scienze di Cartesio), libri (il libro della natura di Galileo), reti (l’enciclopedia degli Illuministi), e così via.

Nella seconda parte del Laboratorio, i docenti del Dipartimento hanno lasciato il posto ai professionisti del Museo. Sono intervenuti alcune persone dello staff dei Servizi Educativi del Museo, i curatori delle esposizioni, gli exhibition designer, gli esperti di comunicazione: ciascuno di loro ha spiegato agli studenti, a partire dalla propria professionalità, come si fa a tradurre un tema in installazioni, mostre o attività accessibili a un pubblico di non-esperti, grazie all’uso di diversi strumenti di interpretazione, comunicazione e apprendimento informale. Non sono stati trascurati nemmeno gli aspetti più pratici, come project management e comunicazione (promozione, uso efficace dei social, ecc.), per fornire agli studenti una visione a tutto tondo del lavoro che sta “dietro le quinte” di un museo.

A questo punto, nell’ultima parte del Laboratorio, gli studenti sono stati chiamati ad assumere un ruolo attivo: divisi in gruppi, hanno avuto il compito di produrre un progetto per una mostra, una serie di installazioni, una o più attività o esperienze che potessero tradurre, per mezzo degli strumenti e dei metodi esposti dai professionisti del Museo, il tema filosofico affrontato nelle prime lezioni. Gli studenti si sono così messi in gioco in prima persona, rielaborando il sapere filosofico per una finalità nuova (l’ideazione di un’esperienza di tipo “museale” rivolta al pubblico) e all’interno di una cornice inusuale per loro (il Museo). La sfida non era facile: si trattava di mettere in forma concreta un soggetto, che, come ricordavamo all’inizio, sembra trovarsi più a suo agio nel mondo astratto (nell’Iperuranio di Platone) che nel nostro mondo sensibile. Gli studenti tuttavia non si sono lasciati scoraggiare e, con i quattro progetti che hanno presentato, hanno stupito sia i professionisti del Museo sia la Presidente del Collegio Didattico del Corso di Laurea, la Prof.ssa Marialuisa Baldi, venuta apposta per ascoltare le presentazioni. È impossibile in questo spazio descrivere a fondo i progetti rendendo giustizia alla grande creatività degli studenti, ma, giusto per fornire un “assaggio”, possiamo dire che, tra le altre cose, sono state proposte mostre sul complesso rapporto tra linguaggio, conoscenza e realtà, installazioni sui tranelli e gli inganni in cui può cadere la nostra percezione, addirittura “labirinti filosofici” in cui i visitatori potevano fisicamente esplorare (e perdersi…) tra i dibattiti filosofici.

Università e territorio. “Immaginare la conoscenza” è l’esempio di come diverse istituzioni presenti sul territorio (in questo caso, Università e Museo) possano interagire in modo efficace, innescando un circolo virtuoso di sviluppo. Grazie alla collaborazione con un prestigioso ente esterno, infatti, l’Università è stata in grado di arricchire la propria offerta didattica, offrendo agli studenti di Filosofia la possibilità di conoscere un ambito, quello museale, che prima non conoscevano. Allo stesso tempo, il Museo ha potuto conoscere gli studenti di Filosofia, capire cosa sanno fare, come ragionano, qual è la loro specificità rispetto ad altri Corsi di Laurea. Si è così realizzato uno scambio reciproco di conoscenza ed è fondamentale sottolineare la reciprocità dello scambio, perché è una condizione fondamentale per l’efficace inserimento lavorativo dei laureati, specialmente di area umanistica. Spesso si sente dire che gli umanisti non conoscono il mondo del lavoro, ma troppo spesso si dimentica di aggiungere che anche il mondo del lavoro non conosce gli umanisti: non sa esattamente cosa sappiano fare, quale sia la loro specificità e quale valore aggiunto possano portare. Sopravvivono così vecchi miti vaghi e privi di contenuto, come “il laureato in discipline umanistiche conosce l’uomo”, che, se da una parte non si capisce esattamente cosa vogliano dire in pratica, dall’altra non rendono minimamente giustizia alla complessità ed alla ricchezza dei Corsi di Laurea umanistici.

Il 65,9% dei laureati italiani in Scienze Filosofiche reputa, a tre anni dal conseguimento del titolo, “poco” o “per niente” adeguata la formazione professionale acquisita all’università (Indagine Almalaurea 2017). Nel 66,9% dei casi, il laureato utilizza “in maniera ridotta” o addirittura “per niente” le competenze acquisite con la laurea. Questi dati sono senz’altro indice di una criticità, soprattutto perché è facile dedurre dai dati che il 33-34 % di intervistati che rispondono positivamente sono coloro che lavorano nel comparto “istruzione e ricerca”. Sono quindi i laureati che hanno intrapreso una carriera in ambiti diversi, sia pubblici che privati, a soffrire particolarmente del cosiddetto “disallineamento” (mismatch) tra formazione e mansione lavorativa.

Per porre rimedio a questo stato di cose, è essenziale lavorare su entrambi i lati, sia su quello dell’offerta (l’università) che su quello della domanda (il mondo del lavoro), senza schiacciare l’uno sulle richieste dell’altro, inseguendo una miope “professionalizzazione” a senso unico, ma promuovendo una convergenza tra i due mondi che è possibile soltanto se la conoscenza tra università e territorio è reciproca. Questo significa promuovere una rete di relazioni che funga da infrastruttura, per così dire, di circolazione dei saperi e delle competenze tra studenti e territorio.

Il progetto “Immaginare la conoscenza” è stato un primo, piccolo tassello di questa rete, nonché la testimonianza che la collaborazione tra università umanistica e mondo esterno è possibile.

TAG: Filosofia, giovani, Giovani e generazioni, Lavoro, Museo della Scienza e Tecnologia di Milano, ricerca, Ricerca universitaria
CAT: università

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