Alessandro
Paris

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Insegnante, papà, studio e scrivo di pensieri e storie di filosofia e dintorni.

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Pubblicato il 24/03/2020

in: Quella distanza che rende la scuola più vicina

Ultima cosa: la scuola più vicina è talmente più vicina che si perde anche il senso di sano distacco con la vita quotidiana. Per quel che mi concerne sono convocato dai ragazzi a qualunque ora del giorno, tramite mail, messaggi, etc, per chiarire un tema , un concetto, una richiesta, o anche solo per rassicurare, [...] placare, confortare. Una scuola "totale", molto più vicina a una scuola d'emergenza che non a una calma e placida scuola smart. come ipotizzata da Lei.

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Pubblicato il 24/03/2020

in: Quella distanza che rende la scuola più vicina

Molto astratto, mi spiace. Discorso da chi non la pratica ma la teorizza la scuola. Almeno questo ad una impressione superficiale data dalla lettura del suo testo. Lavorare per gruppi è quasi impossible in videolezione, semmai si possono tentare esperimenti di flipper classroom. Ma anche queste metodiche, belle in teoria, si rivelano impraticabili in una [...] pratica dove il vissuto emotivo è impastato di ansia , di una molteplicità di fattori concomitanti che nell'emergenzialità attuale precipitano a comporre un reticolo di sovraccarico cognitivo psicologico ed emozionale difficilmente gestibile. Il bias da retorica pedagogica entra in gioco a teorizzare quello che fallisce nella pratica sul campo. Il lavoro che molti insegnanti, me tra questi stanno facendo, è inaudito e mai praticato, perché emergenziale. Ciò non toglie che da questa esperienza si potrà imparare molto, innanzitutto a dismettere i modelli di controllo teorico da parte del supposto sapere pedagogico. Una mia collega mi scrive una considerazione che condivido, e con la quale la saluto. «In questi giorni i ragazzi hanno una paura tremenda, sono turbati, smarriti, in ansia e agitazione, si sentono soli, hanno perso i contatti diretti con il loro gruppo di pari e la loro routine è stata completamente stravolta. Quello di cui hanno bisogno è supporto educativo ed emotivo, ossia di essere sostenuti, rassicurati e protetti, e non ulteriormente angosciati e stressati dalla didattica a distanza, dal carico di lavoro che comporta, dalla paura di rimanere indietro, di non riuscire a seguire tutto quello che viene detto dai professori, o ancora che il computer, il tablet o il cellulare non funzionino, che la connessione non prenda o salti, che il compito o la prestazione richiesta non arrivi in tempo. La didattica online può essere utile e valida ma non sostituisce la relazione educativa e il contatto diretto che avveniva faccia a faccia e non può essere una forzatura né a livello didattico né educativo in un momento in cui i bisogni di sicurezza di tutti sono stati turbati.»

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