Dino
Villatico

bio

Nato a Roma nel 1941, sotto il segno del Toro, il segno di Machiavelli, di Shakespeare, Brahms, Čaijkovskij, Marx, Lenin, ma anche quello di Roma, dell'Italia e della Grecia, l'animale sacro a Dioniso. Fino ai 15 anni ha frequentato le scuole argentine a Bahía Blanca, Provincia di Buenos Aires. Sempre in Argentina ha cominciato gli [...] studi musicali, proseguiti al rientro in Italia, dove ha frequentato anche il liceo classico e poi Lettere all'Università. Ha scritto racconti, testi teatrali, romanzi ed è stato docente di storia della musica nei conservatori: dapprima ad Avellino, poi a Firenze, infine a Venezia. Ha collaborato con la Repubblica in qualità di critico musicale. Oggi continua a scrivere critica musicale e altri scritti di vario genere. Latino e greco non sono per lui lingue morte.

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Ultimi commenti

Pubblicato il 02/09/2019

in: Pro Archivio Zeta in "Pro e contra Dostoewskij"

Ma perché adottare la traslitterazione Dostoewskij? La traslitteraziobe corrente, in italiano, è Dostoevskij, traslitterazione italiana adottata per tutte le lingue slave che adottano l'alfabeto cirillico. L'uso della w è tipico invece della traslitterazione tedesca, che però è Dostojewski. Una sorta di combinazione italotedesca?

Pubblicato il 01/09/2019

in: Paolo e Francesca: "insieme vanno e paiono sì al vento essere leggieri"

Ma che confidenza ha chi scrice con la letteratura critica dantesca? Dante non "vuole bene a Francesca". vede in lei rispecchiata la sua teorizzazione dello Stil Novo. Ma è una dannata. Da qui l'immedesimazione e la crisi. Pericoloso leggere Dante senza il filtro di una critica storica - e soprattutto sia letteraria sia teologica - [...] informata.

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Pubblicato il 01/09/2019

in: Se i giovani risvegliano l'indignazione, il Pd è morto

"evoque", nessuna ossessione, mi sembra, ma se mai una constatazione. In ogni caso anche io trovo un po' sbrigativo l'articolo, anche se coglie un aspetto reale della società italiana di oggi, l'assenza di partecipazione alla politica dei giovani (ma e Di Maio, Di Battista? mi direte). Io,però, rovescerei l'analisi. Non sono i giovani a essere [...] assenti - che anzi quando sono presenti gli adulti li beffeggiano - ricordarte i "gretini?" - ma ad essere assente è quasi la metà della soceità italiana, quelli che non vanno a votare. E non credo che siano tutti giovani. Ma non solo non votano. Non scendono nemmeno in piazza. Disillusi, disperati, o più semplicemente menefreghisi? Allora, è con questo buco che bisogna fare i conti. il PD, ma anche Forza Italia, sono il tappo di questo buco. I dinosauri non c'entrano - anche perché nella storia dell'evoluzione sono diventati uccelli - ma c'entra, eccome se c'entra, una classe politica mediocre e inadeguata, trasversalmente incapace, e i più attivi sono bravi solo ad alzare polvere, che poi calmato il vento, si posa a terra. I giovani, in tutto questo? Fatevi un domanda più precisa. I giovani che potrebbero intervenire vivono ancora in Italia? I dati dell'emigrazione giovanile ci dicono di no. I migliori, i più attivi, sono andati a incrementare le attività di industrie, istituti commerciali, università d'Europa e d'America. L'Italia politica li ha di fatto espulsi, togliendo loro qualsiasi possibilità di sopravvivenza. Confrontate la retribuzione di un ricercatore in una università italiana e per lo stesso incarico in un'università svizzera o tedesca o francese. E traetene le conclusioni. E badate, chi scrive non è un giovane, ma uno che ha 78 anni. I miei coetanei e quelli della generazione successiva alla mia hanno compiuto un crimine civile imperdonabile: non si sono mai fatti un esame di coscienza, un vero esame di coscienza. Si sono sempre giustificati, autoassolti. Ecco il risultato di questo grande bluff, di questo indecente inseguimento di fantasmi.

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