Dino
Villatico

bio

Nato a Roma nel 1941, sotto il segno del Toro, il segno di Machiavelli, di Shakespeare, Brahms, Čaijkovskij, Marx, Lenin, ma anche quello di Roma, dell'Italia e della Grecia, l'animale sacro a Dioniso. Fino ai 15 anni ha frequentato le scuole argentine a Bahía Blanca, Provincia di Buenos Aires. Sempre in Argentina ha cominciato gli [...] studi musicali, proseguiti al rientro in Italia, dove ha frequentato anche il liceo classico e poi Lettere all'Università. Ha scritto racconti, testi teatrali, romanzi ed è stato docente di storia della musica nei conservatori: dapprima ad Avellino, poi a Firenze, infine a Venezia. Ha collaborato con la Repubblica in qualità di critico musicale. Oggi continua a scrivere critica musicale e altri scritti di vario genere. Latino e greco non sono per lui lingue morte.

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Ultimi commenti

Pubblicato il 25/10/2019

in: Gli anziani non devono votare: ce lo chiede il progresso

"non sarebbe il caso di piantarla di teorizzare, più o meno esplicitamente, l’istituzione di patenti elettorali per allontanare dalle urne tutti coloro che hanno un’opinione politica diversa dalla nostra?" Sta qui tutto il nodo della questione. Ineccepibile la conclusione: "meglio una democrazia inefficace, molto meglio". Che una democrazia preconfezionata (troppo astratto predeterminata, qui si tratta [...] di cofezionarla come un pacchetto del supermercato), vale a dire una non democrazia. Ma, più profondamente, in proposte o provocazioni come questa si coglie il disastro attuato nella società italiana dall'assenza di una tradizione conservatrice liberale. Il conservatore liberale non si sognerebbe mai di togliere la parola al suo oppositore. Il conservatore italiano sì. Ma ahimè anche il progressista italiano, in ciò suo specchio rovesciato: si assomigliano come due gocce d'acqua. Triste conclusione da quanto scritto: in Italia manca, fin dalla sua unità, una tradizione realmente democratica, sia a destra sia a sinistra. Ne è prova - tragica - che il dissenso, all'interno dei due schieramenti, non si risolve con la discussione, bensì con la scissione, il dissidente forma un nuovo partito. Più a sinistra che a destra, ma solo perché la destra è più pratica, e sa piegarsi alle esigenze del momento.

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Pubblicato il 22/10/2019

in: La crepuscolare discussione su quota 100

Finalmente la voce della verità! Per assurdo, la discussione sollevata da questioni ininfluenti conferma la scarsa attenzione degli italiani ai problemi veri del paese, il loro disinteresse per ciò che oltrepassa l'orizzonte del proprio naso. E i politici, da decenni lo sanno. Di destra e di sinistra (ma più quelli di destra). E perciò continuano [...] a sollevare ininfluenti (dal punto di vista econimico) questioni. Perché sono queste questioni che li mantegono a un potere, soprattutto clientelare e burocratico, che altrimenti crollerebbe.

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