Dino
Villatico

bio

Nato a Roma nel 1941, sotto il segno del Toro, il segno di Machiavelli, di Shakespeare, Brahms, Čaijkovskij, Marx, Lenin, ma anche quello di Roma, dell'Italia e della Grecia, l'animale sacro a Dioniso. Fino ai 15 anni ha frequentato le scuole argentine a Bahía Blanca, Provincia di Buenos Aires. Sempre in Argentina ha cominciato gli [...] studi musicali, proseguiti al rientro in Italia, dove ha frequentato anche il liceo classico e poi Lettere all'Università. Ha scritto racconti, testi teatrali, romanzi ed è stato docente di storia della musica nei conservatori: dapprima ad Avellino, poi a Firenze, infine a Venezia. Ha collaborato con la Repubblica in qualità di critico musicale. Oggi continua a scrivere critica musicale e altri scritti di vario genere. Latino e greco non sono per lui lingue morte.

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Ultimi commenti

Pubblicato il 19/04/2019

in: Onore, nazione e «ingiurie della rivoluzione» nella Repubblica di Verdelli

Francesco Merlo è il giornalista che qualche anno fa definì "una ciofeca" la Rusalka di Dvořák. E' la faccia "colta" del degrado della "Repubblica". Giornale che ormai segue l'onda che travolge il paese. A cominciare dallo spazio ormai ridottissimo che concede alla cultura, alla musica, al teatroe alla ricerca del opersonaggio "in", dell'icona "pop". Diciamola [...] tutta: un giornale che si è calato le brache davanti all'avanzare dei populismo che solo a parole combatte.

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Pubblicato il 13/04/2019

in: In difesa della "Maestà Sofferente"

La cultura dell'italiano medio ha solo una vaga idea di che cosa sia l'arte, che in genere viene associata a una riproduzione realista del vero. E la si vuole così. La rappresentazione simboluica è spiazzante. Oggi alla radio ho addirittura sentito dire che l'uso simbolico degli animali nell'arte offendegli animali, li degrada a oggetto, appunto [...] li reifica. Più incomprensione di così! L'arte è sempre simbolica. E come posso rappresentare la reificazione se non simbolicamente esibendola? A ciò si aggiunga la tendenza contro tutto cil ch'è nuovo, moderno, il che conferma la cultura sostanzialmente conservatrice dell'italiano, anche per quanto riguarda l'arte. Si guardine le proteste per le messe in scena "moderne" di un melodramma. E, del resto, a Milano non si era protestato per il Teatro di Brurri, a Roma per l'edificio di Meyer che custodisce l'Ara Pacis? La disponibilitàa capire l'arte, soprattutto quella di oggi, andrebbe educata fin dalle scuole primarie. Ho visto a Zurigo coppie giovane condurre i figli appena decenni a vedere installazioni di arte contemporanea. Quel bambino a 20, 30 anni capirà il significato simbolico di ciò che vedrà, imparerà anzi anche a interpretare con occhio nuovo la realtà che vede intorno.

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Pubblicato il 13/04/2019

in: Il governo del cambiamento individua nel delatore il cittadino modello

Ma di che meravigliarsi? E' la piccola borghesia al potere. Mica la borghesia, o il proletariato, classi sociali fors estinte in Italia. E, come già osservava Marx nel 1844 (1844!) nell'Ideologia Tedesca, la piccola borghesia non è capace di pensiero politico, ma solo di ideologia, nella quale riversa tutte le proprie piccole, meschine frustrazioni.

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