Dino
Villatico

bio

Nato a Roma nel 1941, sotto il segno del Toro, il segno di Machiavelli, di Shakespeare, Brahms, Čaijkovskij, Marx, Lenin, ma anche quello di Roma, dell'Italia e della Grecia, l'animale sacro a Dioniso. Fino ai 15 anni ha frequentato le scuole argentine a Bahía Blanca, Provincia di Buenos Aires. Sempre in Argentina ha cominciato gli [...] studi musicali, proseguiti al rientro in Italia, dove ha frequentato anche il liceo classico e poi Lettere all'Università. Ha scritto racconti, testi teatrali, romanzi ed è stato docente di storia della musica nei conservatori: dapprima ad Avellino, poi a Firenze, infine a Venezia. Ha collaborato con la Repubblica in qualità di critico musicale. Oggi continua a scrivere critica musicale e altri scritti di vario genere. Latino e greco non sono per lui lingue morte.

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Ultimi commenti

Pubblicato il 12/07/2019

in: Una modesta proposta

Come provocazione è divertente. Come proposta lascia il tempo che trova. Da decenni sono in perenne sintonia, per non dire simbiosi, con l'insofferenza di Calvino per la diffusa sciatteria del linguaggio. Ma opporvisi è come vuotare il mare con una conchiglia. Allora? arrendersi? allargare le braccia? voltarsi dall'altra parte? Non lo so. Ma non [...] penso che guardarsi indietro e costruirvi dentro ciò che vi si vede una nicchia, sia una difesa o un baluardo. Penso, piuttosto, che il passato dovrebbe stimolarci a programmare con più intelligenza il presente, prima di tutto, e poi il futuro. La natura non fa salti come una cattiva tragedia, scrive Aristotele. E nemmeno la storia. C'è una continuità anche dove ci appare uno strappo. Pensavamo estinti i dinosauri e invece ce li rivediamo continuare negli uccelli. Pensavamo affossata dalle nuove scienze e dalla tecnologia la filologia classica e a Harvard, negli ulttramoderni USA, la tesi di dottorato in lingue classiche si discute non in inglese ma in latino. Ecco, sono bastati alcuni monasteri a salvarci il mondo classico (che in realtà non era mai scomparso, eravamo solo noi supponenti e narcisistici figli dell'Occidente a pensarlo, ma dimentichiamo sempre che l'Impero Romano non è finito nel 475, a Roma, ma è durato fino al 1453, a Costantinopoli, e che l'Impero Ottomano non ne ha cancellato l'eredità. ma l'ha continuata, si pensi solo all'uso dei bagni pubblici, che nel "civile" Occidente non c'erano più e sono ritornati proprio per imitazione di quelli turchi, che poi non erano altro che la prosecuzione di quelli romani. Restasse pure uno solo, nel mondo, a leggere Omero in greco, Omero continuerà a ravvivare la nostra fantasia e la nostra intelligenza. Ma per fortuna non ce n'è uno solo, ce ne sono tanti. E anzi, nella terra in cui mi trovo adesso, la Grecia, c'è tutto un popolo che, da quasi tremila anni, lo legge ancora più o meno nella lingua in cui l'immenso poeta ha scritto i due poemi!. Εὔρεκα τὸν Χρόνον, ἤ μείζων τὸν Καιρόν.

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Pubblicato il 11/07/2019

in: Lavorare in Italia: perché "prima gli italiani" non significa nulla

"... in Italia solo il 60% delle aziende fa formazione interna e si tratta, per lo più, di aziende medio grandi. Peccato che larga parte del paese, imprenditorialmente parlando, sia formato da aziende medio/piccole". Eccolo il nodo del problema italiano, che ci emargina rispetto ad altri paesi europei. Abbiamo per anni sparato la bufala "piccolo [...] è bello". Eccolo il risultato. Si pensi solo che le due uniche catene albrghiere che avevamo, Agip e Jolly, sono ora spagnole. L'Italia non una sola catena alberghiera, anzi non ha un solo albergo che possa competere per qualità di servizi e prezzi con gli alberghi stranieri. E il paese si copre di NH, Mercure, Best Western, ecc. Prima gli italiani? Sarebbe da modificare lo sloga in "gli italiani prima imparino a fare gli imprenditori senza truffare il popolo e lo Stato".

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Pubblicato il 11/07/2019

in: Affinità divergenze tra il compagno Tsipras e noi

Piaccia o no agli italiani i greci si sono dimostrati più seri, più realisti di noi. Ma il punto è un altro, Ed è amaro. La destra ha lasciato alla sinistra il lavoro sporco della crisi e adesso risolleva la cresta. Ha ragione stevers quando afferma che il punto debole di Syriza è la mancanza [...] di un programma serio. Una cosa sono gli slogan di battaglia che funzionano in tempo di crisi. Un'altra costruire un programma credibile e soprattutto accettato dal paese. Sta qui la scommessa. Ma almeni i greci ci provano. Noi, nemmeno quello.

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