Dino
Villatico

bio

Nato a Roma nel 1941, sotto il segno del Toro, il segno di Machiavelli, di Shakespeare, Brahms, Čaijkovskij, Marx, Lenin, ma anche quello di Roma, dell'Italia e della Grecia, l'animale sacro a Dioniso. Fino ai 15 anni ha frequentato le scuole argentine a Bahía Blanca, Provincia di Buenos Aires. Sempre in Argentina ha cominciato gli [...] studi musicali, proseguiti al rientro in Italia, dove ha frequentato anche il liceo classico e poi Lettere all'Università. Ha scritto racconti, testi teatrali, romanzi ed è stato docente di storia della musica nei conservatori: dapprima ad Avellino, poi a Firenze, infine a Venezia. Ha collaborato con la Repubblica in qualità di critico musicale. Oggi continua a scrivere critica musicale e altri scritti di vario genere. Latino e greco non sono per lui lingue morte.

Altro Chiudi
BIO

Ultimi commenti

Pubblicato il 12/12/2018

in: La rivincita degli ultimi della classe

"un’insofferenza tutta italiana nei confronti della competenza" Sta qui il nodo della riflessione, checché ne dica e blateri vincesko!

Pubblicato il 18/11/2018

in: Eugenio Barba: l'Odin, i maestri e il Sessantotto

" ... volevano usare il teatro come elemento trasformativo di se stessi, della società, sia a livello terapeutico che sociale o politico ..." Ecco il nodo della questione. Sembra un'altra galassia. E tuttavia credo che anche in Italia, da qualche parte, sta emergendo la voglia di rompere la diga di conformismo che frena il paese. Come [...] il gruppo Anagoor, per esempio.

Altro Chiudi
Pubblicato il 18/11/2018

in: Le conseguenze del femminicidio

"... in Italia viene assassinata una donna ogni sessanta ore. Tuttavia, mentre il numero degli omicidi diminuisce, aumenta quello dei femminicidi ..." Si rifletta. Senza divagare sul termine, ma affrontando di petto il crimine che, come uomo, mi fa vergognare del mio genere.

Pubblicato il 16/11/2018

in: Beckett-dämmerung: l'opera di Kurtág debutta alla Scala

"quasi un colore locale che vuole descrivere una lontananza, un altrove misterioso e metafisico". Avrei voluto esserci. Proverà a una replica. Ma grazie di questo resoconto che fa vedere e sentire ciò che chi scrive ha visto e sentito. Illuminante, mi pare, la frase sopra citata tra virgolette. E' una sorta di stigma ungherese - [...] le pianure sterminate, gli spazi silenziosi - che si ritrova in molti compositori ungheresi, da Liszt a Bartók. Grazie, Mattia! mi fai rimpiangere di non avere vinto la mia pigrizia di eremita in Sabina!

Altro Chiudi
Pubblicato il 15/11/2018

in: La cura per far crescere l'economia italiana e il coraggio di farlo. Che non c'è

Guido Quazza: "La Decadenza Italiana nella Storia Europea. Saggi sul Sei-Settecento", Torino, Einaudi, 1971. Cinquant'anni fa Quazza scrive osservazioni e riflessioni analoghe a queste di Adriano Bianchi, ma parla dei secoli XVII e XVIII. Perché il nostro declino, l'incapacità di adeguarci ai tempi, comincia proprio allora: imprese piccole, e investimenti in proprietà immobiliari o in [...] latifondi invece che in sistemi di produzione idustriale, proprio nel momento in cui cominciava, in Europa del Nord, la rivoluzione industriale. Che dire di più? Perfino nel mio campo specifico - quello storico umanistico - si presentano gli stessi problemi. Mentre la ricerca filologica fonda in Germania, Francia, Inghilterra e Stati Uniti collane "scientifiche" con relativi apparati critici dei classici greci e latini, da noi niente di simile. E fino ad anni molto recenti, se l'edizione critica della Familiares di Petrarca ce l'ha regalata nel 2004 la Francia, e solo l'anno scorso noi abbiamo tappato il buco. Del reso non è ignoto a nessuno che oggi i maggiori studiosi di Dante vengono da università non italiane. Ma dai, no! Piccolo è bello! E' la nostra particolarità per la quale l'Italia è sempre l'Italia! Certo, l'Italia del declino permanente. Ormai da tre secoli.

Altro Chiudi
CARICAMENTO...