Dino
Villatico

bio

Nato a Roma nel 1941, sotto il segno del Toro, il segno di Machiavelli, di Shakespeare, Brahms, Čaijkovskij, Marx, Lenin, ma anche quello di Roma, dell'Italia e della Grecia, l'animale sacro a Dioniso. Fino ai 15 anni ha frequentato le scuole argentine a Bahía Blanca, Provincia di Buenos Aires. Sempre in Argentina ha cominciato gli [...] studi musicali, proseguiti al rientro in Italia, dove ha frequentato anche il liceo classico e poi Lettere all'Università. Ha scritto racconti, testi teatrali, romanzi ed è stato docente di storia della musica nei conservatori: dapprima ad Avellino, poi a Firenze, infine a Venezia. Ha collaborato con la Repubblica in qualità di critico musicale. Oggi continua a scrivere critica musicale e altri scritti di vario genere. Latino e greco non sono per lui lingue morte.

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Ultimi commenti

Pubblicato il 21/10/2018

in: I tanti casi Cucchi di cui non sappiamo nulla

Condivido dalla a alla z, Francesca. Bravissima! Alla base di tutto c'è un male sottovalutato: il fatto che in Italia ci sia una difussissima ignoranza su che cosa sia un diritto. Non so se tale ignoranzia sia involontaria o voluta, ma è un fattore costante d'inciviltà, in moltissimi settori della vita pubblica e privata. Per [...] esempio, quando si reclamano i diritti delle donne, degli omosessuali, dei neri, degli immigrati, e insomma di chiunque sia, prima di tutto, un individuo, e dunque un soggetto a pieno titolo possessore di tutti i diritti che spettano all'uomo, chiunque egli sia. Finché non c'intederemo su questo, saranno sempre lenti i passi che la società italiana compie per adeguarsi a un modello di società civile, di società cioè nella quale i diritti dell'uomo siano riconosciuti a tutti, anche al carcerato, anche al criminale. Per il paese che ha dato i natali a Cesare Beccaria, questo ritardo nell'affermazione universale di tutti i diritti che spettano all'uomo in quanto uomo è una vergogna.

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Pubblicato il 15/10/2018

in: Ferrovie e Alitalia, l’incesto truffa

FINISCILA TU, PANICO 2006. Una sola domanda: e perché noi italiani dovremmo pagare per mantenere in vita una compagnia aerea che fa acqua da tutte le parti? sono anni, anzi decenni, che ci deruba. Se scomparisse gli italiani festeggerebbero!

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