Federico
Preziosi

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Nato ad Atripalda (Av), classe 1984, studia Musicologia e Beni Musicali laureandosi in Estetica e filosofia della musica con tesi su Richard Wagner e Béla Bartók, indagando sui rapporti tra arte e politica. Nel 2012, non trovando sbocchi lavorativi in Italia, si trasferisce in Ungheria per vari progetti di volontariato internazionale nell'ambito dell'educazione non formale [...] e continua a studiare, conseguendo il Master di II livello in Lingua e Cultura Italiana a Stranieri nel 2015. Oggi vive a Debrecen, in Ungheria, dove lavora nella gestione di alcuni siti sugli scambi internazionali, collabora con alcune scuole della città e impartisce lezioni private di italiano. Studia privatamente lingua ungherese, è interessato alle culture e alla politica, ama la musica e suona il basso, scrive riflessioni e storie su alcuni blog.

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Ultimi commenti

Pubblicato il 14/12/2017

in: Fascisti immaginari

Non sono molto convinto di questa lettura. Con il Movimento 5 Stelle non è andata così anche se alle spalle avevano una grande equipe comunicativa e imprenditoriale. Il Parlamento si è ritrovato un "terzo polo" da un giorno all'altro e la tv aveva praticamente ignorato il fenomeno. FN e CP sono in campo da anni, [...] non credo che davvero ci siano persone che non li conoscano. Certo non bisogni alimentare il fenomeno come si è fatto con Trump, ma lui è un personaggio che ad ogni dichiarazione conquistava le prime colonne delle testate giornalistiche, un vero showman e grande utilizzatore di twitter (per non parlare dei soldi che ha a disposizione). Il problema del fascismo esiste, secondo me, ma è di natura culturale, ovvero è già insito in molte delle soluzioni che le forze politiche mettono in campo. Inoltre le origini di questo estremismo va ricercato anche nei partiti che hanno perso la bussola e non sanno più cosa rappresentare: la politica vende un prodotto, non insegue un orizzonte. Del resto se il Parlamento è composto da una classe di nominati, ovvero singoli parlamentari che a livello territoriale contano poco e sono per lo più calati dall'alto, come fa la democrazia ad essere credibile? Non esiste nemmeno una legge che regoli i partiti e dunque le leadership che non sempre sono, in termini di consenso, legittimate. La democrazia deve ritornare ad esprimere rappresentanza perché è solo responsabilizzando gli elettori, coinvolgendoli davvero nelle decisioni, che il sistema si nutre e si rigenera. Così com'è ora si è incancrenito e non possiamo dare solo la colpa alla dis-informazione, che ha tante altre responsabilità e difetti di natura strutturale.

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Pubblicato il 19/05/2017

in: Il lungo addio del Rock 'n' Roll

Personalmente considero la retorica dei media è un vizio antico. Se Chris Cornell si fosse ucciso 15 anni prima, forse le cose sarebbero diverse, anche le considerazioni che leggo qui sopra. Ma a chi serve tutto questo? Lo stesso Cobain era un'icona, un paradigma sociologico se vogliamo. È tutto un genere (movimento), quello grunge, ad [...] essere nato e cresciuto sotto questi auspici nefasti, un "prodotto" nato nelle cantine e pompato dai media. Con l'aggravante che questi erano maledetti per davvero, non era una parvenza. Il grunge ha rappresentato l'ultima vera ondata rock, dopo ci sono state cose buone, ma isolate, mai ricongiunto nemmeno dalla stampa sotto il nome di un grande movimento. Le innovazioni non sono mancate (cito i Radiohead su tutti), ma il sentire del grunge, quello in ambito rock non è stato mai più riprodotto. Credevo che i reduci del Grunge oggi facessero solo testimonianza, invece chissà se quei pochissimi rimasti arriveranno alla fine morendo di morte naturale e non andandosene con una pera, un colpo sparato in bocca o impiccandosi. Che andarsene così sia un modo per mantenere vivo il messaggio, quel destabilizzare di cui abbiamo disperatamente bisogno per sopravvivere?

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Pubblicato il 01/03/2016

in: Fenomenologia minima di Andrea Scanzi

Credo che sia un prodotto della cultura televisiva, pertanto la domanda "Come mai l'hai portato con te?" è quanto mai pertinente. Qualcuno ha denunciato sulle pagine di alcuni giornali la scomparsa degli intellettuali. La questione sta nella spettacolarizzazione dei contenuti a scapito del messaggio. Tanti grandi intellettuali dal dopoguerra in poi erano fortemente antitelevisivi, prendiamo [...] uno come Calvino: chi lo ascolterebbe oggi? Oggigiorno uno come Cacciari, che pure di cose su cui riflettere ne dice tantissime, ha trovato una dimensione di personaggio televisivo, altrimenti non vedo proprio come qualcuno potrebbe dargli retta. Ci sono dei modelli nei quali la massa vuole riconoscersi, c'è molta immaturità nel pubblico: probabilmente certi personaggi rappresentano l'odio contro il potere che si intende combattere o contestare, dicono cose che certe persone vogliono sentire che si dicano a tutti i costi a proposito di di altri personaggi disprezzabili, trovare il nemico su cui scaricare la colpa. Viene meno il ragionamento e si cerca lo scontro per incrementare gli indici di ascolto. Mettici l'immagine: Scanzi è relativamente giovane, curato, un po' sbarazzino, uno che sembra avere tante cose da dire, uno che con le sue idee si è distinto nella vita, insomma abbina all'immagine uno storytelling convincente per un certo tipo di pubblico, ed ecco "l'intellettuale" oggi. Tutto si fa creando personaggi oggi: la musica, i libri... perché non anche il giornalismo o la stessa politica?

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