Federico
Gnech

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Nato nel 1978 ad Agordo, non distante dalla sede di Luxottica, vivo da molti anni a Venezia. Ho fatto parte del non-profit culturale e lavorato all’organizzazione di eventi, uscendone malconcio, ma un po' meno fesso. Malato di politica in via di guarigione, praticone irrisolto, testimone secondario.

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Ultimi commenti

Pubblicato il 06/03/2018

in: Renzi vuole piazzarci una Boschi qualsiasi, noi vogliamo Calenda segretario Pd

«Un uomo che si è detto di sinistra molte più volte di quanto lo abbia fatto Renzi, c’è una radice antica di famiglia a testimoniarlo». Quant'è carina questa, caro Fusco. Quindi il pariolino e figlio di banchiere, l'uomo di Montezemolo in Ferrari nonché fondatore di Scelta Civica sarebbe più a sinistra di Renzi (un parvenu [...] a caccia di uno stipendio parlamentare, nonostante le sue aderenze con finanzieri, massoni e agenti del complotto pippoplutoequiquoqua?) in virtù del nonno regista vicino al PCI? Ciò detto, ma Lei, senza Renzi e Boschi in giro, a cosa si dedicherebbe?

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Pubblicato il 15/05/2017

in: Che cosa non va nelle parole di Debora Serracchiani?

«Neppure un cenno sull’impazienza ormonale e asociale dell’iracheno e nemmeno sull’orrenda esperienza della sua vittima». Ma questa incombenza, gentile Cincinnato, la lasciamo a voi che certamente commentate ogni singolo episodio tra le migliaia di violenze sessuali denunciate ogni anno in Italia. A voi e a certi programmi TV del pomeriggio. Lo volete capire che non stiamo [...] parlando del "fatto criminoso" in sé, del quale peraltro sappiamo poco (vi invito a leggere il resoconto apparso sul Piccolo di Trieste e magari evitare Libero)? Ammettiamo pure che già si sia concluso un processo e che lo stupratore sia stato giustamente espulso. Non. Stiamo. Parlando. Di. Questo.

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Pubblicato il 15/05/2017

in: Che cosa non va nelle parole di Debora Serracchiani?

Carissimo Alfio, io vorrei poter difendere la Serracchiani dall'accusa di razzismo, ma sono troppo impegnato a difendere me da chi mi accusa di aver perso lucidità. Il punto è che io e te al bar possiamo eccedere (con l'alcool come con le parole), mentre un eletto dovrebbe sforzarsi di riflettere prima di intervenire su questioni [...] tanto delicate. Provo a riassumere di nuovo le mie critiche: 1.Da giorni sento parlare di "patto di accoglienza", ma non esiste alcun patto di accoglienza. Per l'ennesima volta: trattasi di OBBLIGO costituzionale e di diritto internazionale. Capisco, il senso comune, eccetera. Ma un politico deve distinguere - e far distinguere al suo elettore - la differenza tra senso comune e diritto. Tra morale e legge. 2.Era necessario, da amministratore, dire la propria, proprio in questo caso? NO, a meno di non voler raccogliere qualche voto. Col risultato di aver dato, al contrario delle proprie aspettative, un'altra occasione di strumentalizzazione per la destra, e un'altro motivo di distanza da parte dei più ragionevoli alla sinistra del PD. In generale, mi spiace che tante persone che stimo - generalmente più mature di me, credo non solo in senso anagrafico - non avvertano il minimo disagio di fronte al giochetto squallido fatto dal PD in questi ultimi mesi. Giusto ieri il mio segretario confermava a Cerasa i suoi sospetti sulle ONG. Bene, per quanto mi riguarda, il confine del voto utile è stato raggiunto.

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