Andrea
Staiti

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Insegno Filosofia Morale all'Università di Parma, dopo sono rientrato con il programma Rita Levi Montalcini dopo aver lavorato per anni a Boston College, nel Massachusetts (USA). Mi interessano in particolare la fenomenologia di Husserl e i suoi nessi con altre correnti filosofiche di inizio Novecento.

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Ultimi commenti

Pubblicato il 28/09/2017

in: Se l'Italia è un paese di merda, lo sono anche i suoi cittadini

Commento da accademico recentemente rientrato in Italia dopo anni all'estero. Secondo me il problema è a monte, cioè nel fatto che in Italia per assumere in Università bisogna fare dei concorsi fintamente 'oggettivi' con commissari esterni. Il fatto è che in qualunque istituzione o azienda, credo si abbia il sacrosanto diritto di scegliere chi assumere, [...] tenendo conto di tutti i fattori. Quello che succede in Italia è che essendo questo diritto negato sulla carta, viene di fatto esercitato nella realtà, 'truccando' i concorsi, aggiungendo così tutto uno strato di marciume che evaporerebbe alla luce del sole se un dipartimento potesse semplicemente decidere, previa visione di curricula e voto, chi assumere. Finché continuerà la foglia di fico dei concorsi, continueranno gli accordi sottobanco. Non è che mettendo Mazinger Z in commissione o aggiungendo altra burocrazia si cambi la sostanza. I concorsi sono un metodo inadeguato di reclutamento e vanno aboliti. Tra parentesi, se vuole un giorno le racconto un po' come vanno le cose in Germania.. loro sì che sono professionisti del concorso taroccato, noi al confronto siamo dei principianti!

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Pubblicato il 17/09/2017

in: Tutte le Università che servono all’Italia

Occorrerebbe tener conto della differenza strutturale che vige (aggiungerei grazie al Cielo) tra l'istruzione in ambito Anglosassone e quella in ambito Europeo Continentale, anzitutto in Italia. Le cosiddette teaching university negli Stati Uniti esistono perché l'istruzione primaria e superiore è largamente scadente. In Italia chi dovrebbe andare a studiare in una teaching university, uscendo da [...] un Liceo (fatto bene)? Inoltre occorrerebbe tener conto che l'educazione e la ricerca non sono né partite di calcio con vincitori e perdenti, né realtà di stampo aziendale. Il rischio è creare un sottoproletariato accademico come l'esercito di adjunct professors e post-doc usa e getta che tengono in piedi le Università statunitensi e dall'altra parte una schiera di professori super pagati che praticamente non vedono gli studenti. Full disclaimer: a fronte di diversi anni di insegnamento in una Università statunitense considerata di buon livello sono arrivato a considerare l'impostazione universitaria americana come disastrosa (consiglio diverse letture in merito, ad esempio il bel libro "The Fall of the Faculty") e vorrei che in futuro l'Italia se ne tenesse alla larga il più possibile. In questo caso più che mai la sindrome del "Tu vo' fa' l'Americano" ritengo vada arginata e non propagata...

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Pubblicato il 13/01/2016

in: Se la Merkel vede il mondo come Bush, le donne di Colonia pagano le conseguenze

Grazie per la riflessione, ben argomentata. Mi inquieta un po' la conseguenza che mi pare ci inviti a trarre: cioè che loro NON sono come noi. In che senso dovremmo intendere questa affermazione? Nel senso che siamo di fronte a una specie animale differente? Credo non possa essere la sua intenzione. Allora forse che non [...] esiste alcun sub-strato genericamente "umano" che sottende le varie differenze culturali? In questo caso peró dovremmo sposare un relativismo culturale estremo, che renderebbe poi estremamente difficile giustificare la pretesa validità, ad esempio, dei diritti umani che tanto ci stanno a cuore. Dovremmo sposare una visione del mondo per cui semplicemente nella storia vi sono molteplici culture che lottano per la supremazia senza che si possa far questione sensata del loro intrinseco valore o disvalore. Arriveremmo dunque alla legge del più forte, e in questo caso ad una certa legittimazione di culture e visioni del mondo che mirano ad affermarsi proprio sulla base della forza. Il punto non é coltivare la credenza (quella sí ingenua) che LORO in fondo sono come NOI, dove con "NOI" si intende "noi in quanto occidentali" bensì "noi in quanto esseri umani", cioè esseri che godono e soffrono grossomodo per le medesime ragioni, che possono fiorire o declinare, e che in qualche modo aspirano a realizzare se stessi. Se si vuole argomentare che la stessa categoria "essere umano" con i suoi correlati é un mero prodotto Occidentale, allora ritorniamo al problema di prima: un relativismo spinto che mina alla base ogni tentativo di giustificare gli strumenti cui ci appelliamo per cercare di costruire la pace e la convivenza. Un relativismo di questo genere, tuttavia, é facile da sostenere in sede accademica e politico-culturale ma a mio avviso dimostra la sua inconsistenza quando si incontra concretamente, faccia a faccia, individualmente, una persona proveniente da un contesto culturale diverso. Non si tratta di tacere gli aspetti gravemente problematici dell'Islam ma, a mio avviso, anzitutto di riflettere sugli aspetti amplificatori e disumanizzanti del "branco" e delle varie modalità in cui il nostro modo profondamente manchevole di organizzare l'accoglienza e poi l'insediamento di certe comunità nei grandi centri urbani faciliti la formazione di branchi. Se poi il branco é formato da persone con idee sbagliate (e non semplicemente "altre", infatti LORO sono come NOI in quanto esseri umani, e quindi credenze che danneggiano l'umanità loro e altrui vanno criticate) ecco create le condizioni per disastri come quello di Capodanno.

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Pubblicato il 22/11/2015

in: Lettera al figlio che non avrò: da un libro ai Childfree

Ovviamente scelte come queste sono assolutamente individuali e vanno rispettate. Va anche aggiunto però che chi fa figli, invece, oltre a compiere una scelta assolutamente individuale rende anche un servizio alla collettività, diversamente da chi fa una scelta diversa. Di conseguenza, sarebbe opportuno tenere in considerazione questa asimmetria soprattutto a livello di tassazione e benefits, [...] cosa che purtroppo in Paesi come l'Italia non avviene. In altri termini: se decidi di non voler fare figli devi però essere pronto a contribuire di più per sostenere chi decide di farne. You can't have your cake and eat it, too...

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Pubblicato il 15/11/2015

in: Vinceranno loro/2

Qualche appunto: 1) La parola giusta non dovrebbe essere IMMINENZA con la I, e non IMMANENZA, con la A? In lingua italica immAnenza è l'opposto di trascendenza (es. Dio è trascendente rispetto al mondo mentre la pianta di fico che ho in giardino è immAnente in esso, oppure, la mia percezione del tavolo è immAnente [...] alla mia coscienza mentre il tavolo che percepisco è trascendente). La rivoluzione, lo Stato islamico etc. sono invece (nella testa dei folli che ci credono) immInenti, con la I, cioè, "detto terra terra" stanno per accadere. O no? 2) Di folli con un idea fissa e molta fede in essa ce ne abbiamo avuti in ogni epoca. Che dire dei brigatisti rossi? Anche loro erano giovani, armati, incazzati e pronti a morire per una rivoluzione che credevano imminente (con la I). Che dire dell'ETA? Dell'IRA? Si potrebbe continuare. Ovviamente non è opportuno fare di tutta l'erba un fascio e ci sono delle specificità del terrorismo islamico da considerare. Però il mero fatto che ci siano dei personaggi che credono ciecamente in un ideale e hanno anche le armi per provare a realizzarlo non significa che siano a un passo dalla vittoria. Noi non crederemo più in niente, ma per lo meno crediamo fermamente che non credere più in niente sia un sacrosanto diritto. Tant'è che di terroristi ne incarceriamo diversi.

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