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Teatro

Secondo solo a Dio: lo spionaggio in scena. Intervista ad Alberto Corba

di Caterina Bonetti

Intervista a Alberto Corba sul suo nuovo spettacolo “Secondo solo a Dio” ad Alta luce teatro di Milano

25 Marzo 2026

l più dannoso caso di spionaggio della storia americana va in scena ad Alta Luce Teatro di Milano con lo spettacolo “Secondo solo a Dio” diretto da Alberto Corba. La pièce è liberamente ispirata alla vicenda del “più grande traditore d’America”, Robert Hanssen, un agente dell’FBI che, nel corso di 21 anni di collaborazione con le agenzie russe, ha causato danni incalcolabili ed è riconducibile ad un numero di decessi ancora da determinare. Catturato nel 2001, Hanssen ha evitato la pena di morte grazie alla mole di informazioni riservate cui ha avuto accesso in un ventennio di contatti con i Russi. Ha quindi barattato l’iniezione letale con una sequenza di 15 ergastoli, da scontare in condizioni di massimo rigore. Ambientato alla vigilia dell’11 settembre, lo spettacolo offre anche uno spaccato della cultura e della morale americana di quegli anni, raccontando un episodio che contribuì a incrinare il senso di sicurezza degli Stati Uniti. Lo spettacolo non si limita però a ricostruire soltanto la storia di questa figura e la sua vicenda giudiziaria, ma anche quella dell’agente Selma che, attraverso un lavoro certosino, riuscirà a seguire le tracce di Hanssen e consegnarlo alla giustizia. Nel farlo dovrà scontrarsi con le asperità caratteriali del protagonista, con la sua storia personale e interiore, affrontando anche un percorso evolutivo personale altamente sfidante.

Uno spettacolo che mescola giornalismo, inchiesta, storia contemporanea e approfondimento psicologico, sempre con uno sguardo attento ai legami che le riflessioni scaturite da questi eventi hanno con il presente. Ne abbiamo parlato con il regista Alberto Corba.

 

Come mai ha deciso di approfondire un caso di spionaggio che ha dato il via, negli oltre vent’anni successivi, a un lungo corso di informazioni utilizzate dagli Stati Uniti in relazione ai rapporti internazionali con la Russia? E perché farlo proprio ora?
Mi sono imbattuto nella storia di Robert Hanssen qualche anno fa, come episodio di una mia passione per la storia della guerra fredda e degli anni 80/90. La figura storica di Bob è incredibilmente affascinante e misteriosa mi è rimasta addosso come un prurito che non va via. C’erano delle domande senza risposta e c’era, a mio vedere, una profonda metafora sociale da esplorare… e così ho iniziato a fare ricerche e a scrivere.  Trovo molto attuale gettare luce su una vicenda che avrebbe dovuto suonare una sveglia alla società americana, e a quella occidentale in genere, ed è stata invece eclissata, pochi mesi dopo gli eventi dello spettacolo, dalla strage delle torri gemelle.
Il nostro spettacolo non è centrato sulla Spy Story in se, ma riesce comunque a urlare al pubblico che dietro un intreccio complesso di leve e valori come quello delle relazioni tra due superpotenze, non è possibile tagliare con l’accetta una soluzione chiara è univoca: come dice Bob nello spettacolo “La verità è debole, e non può che vivere nelle sfumature”.
Cosa ci racconta del presente – decisamente complesso e difficile da definire in modo univoco, stante la situazione internazionale – questa vicenda?
I recenti sviluppi della politica americana sono più che preoccupanti, e -come sempre hanno fatto- influenzano il nostro mondo, la nostra politica e la nostra percezione della realtà. La nostra storia è raccontata in due momenti del 2001: una versione degli stati uniti convinta di essere la più grande nazione del mondo, il baluardo del bene contro la minaccia sovietica. Era un falso senso di sicurezza dietro cui proliferavano scenari apocalittici da inverno nucleare, bunker atomici e il sospetto costante dello spionaggio domestico.
Lascio parlare i sociologi con più proprietà: ma non è ancora una volta, l’atteggiamento predominante che ci trasmettono i portavoce del governo americano e i discorsi del presidente stesso? Questo flettere i muscoli in segno di forza e attaccare a testa bassa, fingendo di una invulnerabilità che in realtà non esiste?
Il nostro spettacolo parla di questo: della maschera necessaria a coprire una realtà scomoda… Sono state usate molte parole per descrivere il ruolo americano nella politica internazionale attuale “bullismo” e “Patriottismo”, così come “violenza” e “intolleranza”… io credo che tutto risalga ad uno dei valori portanti della società americana: la paura.
La storia ha come protagonista Robert Hanssen, ma anche l’agente che riesce ad incastrarlo. Spesso si dice che poliziotti e ricercati vivano esistenzialmente le stesse complessità, ma sue due “sponde” opposte della vicenda. Riverbera come qualcosa di reale?
Assolutamente sì. Almeno è così in “Secondo Solo a Dio”… Bob è un personaggio complesso contorto e frustrato, paranoico eppure geniale. Per incastrarlo è necessario un suo pari, geniale e complicata, la nostra Selma è plasmata per agganciarsi ai punti deboli di Bob come un pezzo di puzzle. Ti ringrazio molto per questa domanda, Caterina, perché mi dà modo di parlare di uno degli aspetti che più ho amato, nella costruzione di questo lavoro.
Bob è una figura storica, per il suo profilo ci siamo rifatti ad episodi reali della vita pubblica e privata, recuperati con ricerche e la lettura di diverse  biografie. Selma invece è un personaggio creato da me in fase di drammaturgia: è interessante, alla luce di questo parallelo tra i due personaggi, come per Selma non ci siamo ispirati a modelli positivi, ma ad assassini, sociopatici e Serial killer. Selma non è l’eroina della storia, è il mostro necessario ad incastrare un altro mostro.
Come ha ricostruito questi personaggi sotto il profilo psicologico, determinando tutte le loro sfaccettature pubbliche – nella vicenda narrata – ma anche le caratteristiche private e interiori? Come si è svolto, entrando nel “laboratorio” del regista, il lavoro di studio e di resa scenica?
Lo spettacolo è profondamente radicato nella realtà, gli episodi che raccontiamo della vita di Bob sono tutti documentati…. anche quelli più assurdi. Pur essendo una vicenda romanzata, non ci scostiamo dalla realtà storica di quello che Robert Hanssen ha fatto nei 22 anni di carriera come spia.
Amo gli spettacoli e i personaggi credibili,  veri e onesti… e  ho avuto la fortuna di costruire Secondo Solo A Dio con due attori veramente straordinari. Pier Paolo Congiu ha abbracciato la natura complicatissima di Bob con una dedizione incredibile, studiando con me le foto e i filmati disponibili, ricercando le conferme e le verità dietro la cortina di fumo dei pettegolezzi, delle docu-fiction troppo imbellettate e delle bugie dello stesso Hannssen.
Michelangiola Barbieri Torriani è un talento che non finisce di stupirmi, abbiamo costruito Selma un pezzo alla volta, con un lavoro certosino di pulizia della parola e della postura. Abbiamo impilato una carta dopo l’altra sino a costruire la vera Selma, la persona che Selma presenta al mondo, perché ne teme il giudizio e la Selma che incastra Bob.
Con entrambi abbiamo fatto un imponente lavoro di testo, abbiamo dettagliato le schede dei personaggi partendo dai conflitti interiori e, successivamente, in sala prove, abbiamo sezionato ogni battuta ed ogni azione sino ad arrivare ad un doloroso livello di verità.
SECONDO SOLO A DIO
Testo e Regia: Alberto Corba
Con Michelangiola Barbieri Torriani e Pierpaolo Congiu
Scenografie: Viviana Martin Produzione Teatro dei Lupi
DATE E ORARIO Venerdì 27 Marzo ore 20.30 Sabato 28 Marzo ore 20.30 ALTA LUCE TEATRO Alzaia Naviglio Grande, 190, Milano
milano spettacolo teatro
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