Letteratura
I “Paesaggi inospiti” di Giampiero Neri
Da alcuni anni, Le Edizioni Ares stanno riproponendo l’opera di Giampiero Neri, importante poeta del secolo scorso, nato a Erba nel 1927 e scomparso poi a Milano nel 2023, nell’ottica di ridare luce e spazio a una figura certamente significativa per la cultura e la letteratura del nostro Paese.
L’ultima ripubblicazione, datata proprio 2026, è quella di Paesaggi inospiti, del quale Andrea Cortellessa, che ne firma l’introduzione, sottolinea fin da subito l’evidente processo di disoccultamento qui messo in atto e legato, come lo stesso Neri aveva sostenuto in una conversazione con il giornalista Ottavio Rossani, alla volontà che il suo scrivere risultasse “più aperto, meno contratto. Più leggibile, più intellegibile”.
Il volume, suddiviso in due sezioni, la prima eponima e la seconda intitolata Piano d’erba, a sua volta ripartita in “Parte prima” e “Parte seconda”, si caratterizza infatti per uno stile asciutto, un lessico tendenzialmente piano, un verso breve e misurato e un ritmo ottimamente cadenzato. A essere “inospiti”, per Neri, cioè non ospitali, divergenti, respingenti sono i “paesaggi” da intendersi come un tutt’uno tra luogo ed essere umano e cioè come soggetto che abita uno spazio, che vive, che esiste.
A interessare al poeta, in effetti, sono le dinamiche con cui ogni vivente sta nel mondo, più che i moti psichici di un io osservato da una prospettiva umanocentrica; in questa chiave dovrebbe essere letto l’ampio ricorso a figure di animali, come la poiana, presente già dal primo testo:
Di questi boschi in partibus infidelium
è abbastanza comune la poiana,
dove qualche spuntone di roccia
e mozziconi di sassi
che si alzano da terra qua e là
offrono asilo e protezione.
Quello a cui dà vita Neri non è però da concepirsi come un’antropoformizzazione di stampo favolistico o metaforico, quanto piuttosto un bestiario dove le vicende e le caratteristiche degli animali diventano lo strumento per dire dell’indicibile, di quel buio, biografico e letterario, da sempre presente nell’opera dell’autore:
Di quella spoglia pianura
cresce l’erba sulle rovine
dei templi sulle memorie
dell’antica battaglia,
appena mossa dal vento
che soffia continuamente,
su qualche ramo
delle rade piante
gli uccelli hanno fatto il nido.
Neri, con la sua poesia, riesce a mettere a fuoco il punto di capovolgimento, l’istante in cui la storia, del singolo e della collettività, prende irrimediabilmente un altro corso. E, se non è possibile fare nulla o poco per porvi rimedio, è però consentito – anzi, pare quasi un dovere – tenerne traccia nella memoria, conservare il passato non smettendo di dirlo, cosicché ciò che è stato non sbiadisca e conservi le fattezze, a tinta unita, del prima.
Di quella fontana stile novecento
che doveva durare
oltre le nostre vite
si è persa la traccia
morta con la sua epoca breve.
Era ridente nella sua rotondità
spensierata all’apparenza, finita chissà dove.
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