Calcio
Il “nuovo” Sinigaglia di Como: reti di sostegno e costruzione del consenso
Una analisi della rete culturale e istituzionale di sostegno del progetto del Calcio Como riguardante lo Stadio Sinigaglia.
Il “nuovo” Sinigaglia di Como: reti di sostegno e costruzione del consenso
di Luca Michelini
1. Progetti urbani e coalizioni di sostegno
La riqualificazione dello Stadio Giuseppe Sinigaglia può essere interpretata non soltanto come un intervento architettonico promosso dal Como 1907, ma come un progetto urbano attorno al quale si è progressivamente costituita una coalizione locale di sostegno.
Tale coalizione comprende soggetti dotati di risorse differenti: la società calcistica e la proprietà internazionale, l’amministrazione comunale, lo studio Populous, professionisti e studiosi delle infrastrutture sportive, associazioni culturali e sportive, partiti, club di servizio, tifosi e mezzi d’informazione.
L’espressione “coalizione di sostegno” non implica necessariamente un coordinamento formale tra tutti i partecipanti. Indica piuttosto una convergenza, con intensità e motivazioni diverse, intorno a un nucleo condiviso: mantenere il Sinigaglia nella sede storica, superare l’attuale configurazione, adattare l’impianto alle esigenze del calcio professionistico e integrare il progetto in una strategia più ampia di valorizzazione del lungolago.
Questa interpretazione trova un primo riferimento nella nozione di coalizione discorsiva proposta da Maarten Hajer. Secondo Hajer, una coalizione discorsiva si forma quando attori diversi utilizzano narrazioni convergenti, o story-lines, per definire un problema pubblico e le soluzioni considerate appropriate. La coalizione non richiede che tutti gli attori condividano gli stessi interessi o appartengano alla medesima organizzazione. È sufficiente che contribuiscano, attraverso dichiarazioni, pratiche ed eventi, a stabilizzare una particolare rappresentazione della realtà (Hajer, 1995, 2006).
Nel caso del Sinigaglia, la principale story-line collega cinque elementi: l’obsolescenza dell’impianto; la crescita sportiva del Como 1907; la disponibilità di una proprietà capace di investire; il modello dello stadio multifunzionale; la rigenerazione del waterfront. Progressivamente, questi elementi vengono presentati come parti di un unico processo di modernizzazione.
Anche l’Advocacy Coalition Framework di Paul Sabatier e Hank Jenkins-Smith aiuta a comprendere il fenomeno. Una coalizione di sostegno riunisce attori pubblici e privati che condividono un nucleo di convinzioni relativo a una politica, pur potendo divergere sulle sue componenti secondarie. Nel caso comasco, la convinzione fondamentale consiste nella necessità di trasformare il Sinigaglia e di mantenere il calcio professionistico nella sede del lungolago. Le divergenze riguardano invece altezza e forma dell’edificio, quantità delle superfici commerciali, mobilità, parcheggi, condizioni della concessione e rapporto con il patrimonio monumentale (Sabatier e Jenkins-Smith, 1993).
La teoria della growth machine, elaborata da Harvey Molotch e sviluppata con John Logan, richiama infine l’attenzione sulle coalizioni locali che collegano trasformazioni urbane, valorizzazione economica del territorio e incremento dell’attrattività. Amministratori, operatori economici, professionisti e media possono convergere attorno a iniziative capaci di intensificare l’uso del suolo e di migliorare il posizionamento competitivo della città (Molotch, 1976; Logan e Molotch, 1987).
Tale prospettiva non può essere applicata meccanicamente al contesto italiano. Il Sinigaglia è un bene comunale, sottoposto a vincoli e inserito in un sistema monumentale e paesaggistico. Il ruolo della regolazione pubblica e degli organismi di tutela è quindi più incisivo rispetto ai casi statunitensi sui quali fu originariamente costruita la teoria.
Per questa ragione è particolarmente importante la letteratura italiana sui progetti urbani e sulle coalizioni locali. In Metropoli per progetti, Bruno Dente, Luigi Bobbio, Paolo Fareri e Massimo Morisi analizzano le trasformazioni di Firenze, Torino e Milano mostrando che i grandi interventi non sono semplicemente attuazioni di un piano prestabilito. Sono processi durante i quali attori pubblici e privati mobilitano risorse, modificano gli obiettivi, negoziano soluzioni e costruiscono progressivamente alleanze operative (Dente et al., 1990).
Il progetto, in questa impostazione, non è soltanto il risultato di una coalizione già esistente. È anche il dispositivo attraverso il quale la coalizione si forma. Questa categoria appare particolarmente adatta al Sinigaglia: la rete di sostegno si amplia e si ridefinisce man mano che il progetto passa dalla discussione culturale alla proposta tecnica e, successivamente, all’istruttoria amministrativa.
Arnaldo Bagnasco e Patrick Le Galès suggeriscono inoltre di studiare le città europee contemporaneamente come società locali e come attori collettivi. Una città acquisisce capacità d’azione quando istituzioni, imprese, professioni e organizzazioni sociali riescono a elaborare strategie almeno parzialmente comuni, senza che vengano meno interessi divergenti e conflitti interni (Bagnasco e Le Galès, 1997).
Da questo punto di vista, il caso del Sinigaglia permette di chiedersi se il progetto del Como 1907 stia contribuendo a costruire Como come attore collettivo. La società calcistica non presenta infatti il nuovo impianto soltanto come propria necessità aziendale. Il progetto viene progressivamente associato all’immagine internazionale della città, alla mobilità, al turismo, al paesaggio razionalista e alla riqualificazione degli spazi pubblici.
Nel caso comasco, il Como 1907 dispone delle risorse finanziarie e dell’iniziativa; il Comune possiede l’impianto ed esercita le competenze amministrative; Populous fornisce il progetto; il Politecnico e gli esperti contribuiscono alla circolazione delle conoscenze; associazioni e partiti connettono il progetto alla società locale; giornali, social e tifosi ne costruiscono la visibilità pubblica. La coalizione deve pertanto essere studiata come sistema di contributi differenziati, non come somma indifferenziata di adesioni.
Le reti ricostruite nelle pagine seguenti coincidono soltanto con la loro parte pubblicamente visibile e attualmente documentabile: incarichi, appartenenze associative, collaborazioni professionali, iniziative comuni, dichiarazioni e partecipazioni a eventi. Esse non esauriscono affatto la trama delle relazioni informali, familiari, amicali e fiduciarie entro cui si formano orientamenti condivisi e capacità di azione collettiva. Costituiscono piuttosto la punta osservabile di un sistema relazionale presumibilmente molto più ramificato e radicato nella società locale, la cui estensione non può essere studiata al di là di quanto consentano le fonti attualmente disponibili. La storia sociale delle élite e l’analisi dei reticoli è molto più vasta e in Italia vanta cultori come Alberto Mario Banti, che ha studiato la borghesia regionale e nazionale, in diverse ricerche (Banti 1989): l’attenzione non si concentra soltanto sugli attributi individuali, ma sulle relazioni familiari, patrimoniali, professionali e associative attraverso le quali i gruppi dirigenti si formano, si riproducono e coordinano le proprie strategie. La mappa proposta deve dunque essere letta non come rappresentazione completa né come prova automatica di accordi occulti, ma come prosopografia relazionale fondata sulle connessioni attualmente verificabili, utile a individuare ambienti di sociabilità, sovrapposizioni di appartenenza e canali potenziali di circolazione delle risorse e delle idee.
2. Il nucleo operativo della trasformazione
Il centro operativo della coalizione è formato dal Como 1907, dall’amministrazione guidata da Alessandro Rapinese e da Populous.
Il 5 febbraio 2025 la società calcistica ha depositato presso il Comune il Documento di fattibilità delle alternative progettuali, DOCFAP, ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 28 febbraio 2021, n. 38. La determinazione comunale del 7 gennaio 2026 elenca la relazione generale, lo studio di prefattibilità ambientale, il piano economico-finanziario, il term sheet relativo alla convenzione e gli elaborati architettonici, urbanistici, trasportistici e di sicurezza (Comune di Como, 2026).
Il concept era stato presentato il 4 febbraio 2025 da Mirwan Suwarso, Alessandro Rapinese e Silvia Prandelli (Populous). Il comunicato del club chiariva che i rendering avevano carattere concettuale e che la progettazione sarebbe proseguita dopo la valutazione del DOCFAP. Suwarso indicava come obiettivo uno stadio capace di onorare l’eredità del Sinigaglia e, nello stesso tempo, di funzionare come spazio accessibile per 365 giorni all’anno. Rapinese definiva l’intervento un dono per la città; Prandelli sottolineava l’integrazione con la comunità locale (Como 1907, 2025; Populous, 2025).
La comunicazione dei promotori trasferisce il progetto dal campo delle esigenze sportive a quello dell’interesse urbano. L’ammodernamento viene presentato come occasione per costruire nuovi spazi pubblici, percorsi pedonali, attività e servizi. Lo stadio non dovrebbe più funzionare esclusivamente in occasione delle partite, ma entrare nella quotidianità cittadina.
Rapinese rappresenta il principale sostegno politico-istituzionale. La formula “Sinigaglia must go on” esprime la decisione di conservare la localizzazione storica e di fare della trasformazione dell’impianto una componente del programma amministrativo. L’alternativa del trasferimento viene così ridimensionata, mentre il confronto si concentra sulle caratteristiche del nuovo edificio e sulle condizioni della sua gestione (Como 1907, 2025; Nenci, 2024).
Il Comune svolge contemporaneamente un ruolo di regolazione. La Conferenza dei servizi ha coinvolto Soprintendenza, Regione Lombardia, Provincia, Prefettura, Questura, ARPA, ATS, Vigili del fuoco, ENAC, Aero Club e gestori delle infrastrutture. Il procedimento è stato riaperto nel luglio 2025 dopo la presentazione di un addendum tecnico da parte del Como 1907 ed è stato concluso positivamente, in via preliminare, nel gennaio 2026 (Comune di Como, 2025, 2026).
Questa sequenza conferma l’utilità dell’approccio di Dente e colleghi. Il progetto non attraversa semplicemente una serie di autorizzazioni, ma viene riformulato attraverso un processo negoziale. Le prescrizioni relative ad altezze, simmetria, visuali, settore ospiti, accessibilità e sostenibilità finanziaria concorrono a produrre una soluzione istituzionalmente praticabile.
Nel maggio 2026 La Provincia ha riferito che il club stava predisponendo una variante caratterizzata dall’eliminazione dell’hotel, dalla diminuzione delle attività commerciali e dalla revisione del piano finanziario. Il nucleo del progetto rimane riconoscibile, ma la sua traduzione architettonica ed economica continua a essere negoziata (Roncoroni, 2026a).
3. Dalla cittadella dello sport al progetto di rigenerazione
La costruzione culturale del progetto precede il DOCFAP. Nell’ottobre 2021 PhotoMAARC dedicò una serie di iniziative agli impianti sportivi moderni. Il 14 ottobre Lorenza Ceruti presentò sulla facciata della Casa del Fascio una proiezione fotografica sulla “cittadella dello sport”, comprendente Sinigaglia, piscina, Canottieri Lario, Yacht Club e hangar dell’Aero Club. L’iniziativa invitava a percepire la zona come un sistema architettonico, sportivo e paesaggistico (MAARC, 2021; Taiana, 2021).
Il giorno successivo Emilio Faroldi, del Politecnico di Milano, tenne alla Canottieri Lario la conferenza “Gli stadi per il calcio tra memoria e futuro. Rigenerazione e valorizzazione: un’opportunità per il paesaggio italiano”. Il programma collocava esplicitamente il tema degli stadi storici nel rapporto tra memoria, futuro e rigenerazione (MAARC, 2021).
In termini di analisi discorsiva, queste iniziative contribuiscono alla formazione di una prima story-line: il Sinigaglia appartiene a un complesso di valore storico, ma il riconoscimento del patrimonio non deve condurre all’immobilità. La rigenerazione viene presentata come strumento attraverso il quale memoria e paesaggio possono essere riattivati.
Dopo la conferenza, ÈSport Como annunciò Faroldi come proprio esperto sulle problematiche del Sinigaglia. Il video-magazine sportivo divenne così un punto di connessione tra il sapere accademico, l’associazionismo e il pubblico calcistico (ÈSport Como, 2021).
Il passaggio è rilevante perché mostra come una proposta urbana venga preparata anche attraverso la circolazione sociale delle competenze. L’esperto non produce necessariamente il progetto, ma contribuisce a definire le categorie attraverso le quali il problema viene discusso.
4. Il paradigma dello stadio-infrastruttura
In Progettare uno stadio. Architettura, costruzione, gestione, lo stadio è interpretato come infrastruttura territoriale, tecnologica e gestionale. La premessa, significativamente intitolata “Progettare uno stadio, progettare il territorio”, esprime il superamento della rappresentazione dell’impianto come oggetto autonomo (Faroldi et al., 2022). Il volume ha carattere collettivo. Faroldi sviluppa il tema delle infrastrutture culturali; Pietro Chierici affronta la progettazione; Davide Allegri esamina costruzione e innovazione tecnologica; Maria Pilar Vettori tratta la gestione. Nel loro insieme, i contributi propongono un approccio integrato nel quale progetto architettonico, prestazioni, realizzazione e sostenibilità economica appartengono allo stesso processo (Faroldi et al., 2022).
Nel volume Architettura dello sport, Faroldi considera compatibilità, funzionalità, manutenibilità, sicurezza, durabilità e fattibilità economico-finanziaria lungo l’intero ciclo di vita della struttura. Lo stadio si trasforma da contenitore episodico in “parte di città”, frequentabile da gruppi differenti e in momenti diversi (Faroldi, 2019). La multifunzionalità comprende attività economicamente produttive, ma anche servizi di pubblica utilità e occasioni di socialità. Faroldi riconosce che il nuovo stadio incorpora un approccio imprenditoriale e la ricerca di opportunità economiche; tale dimensione viene tuttavia inserita in una concezione dell’infrastruttura sportiva come bene culturale e sociale (Faroldi, 2019).
Questo paradigma risulta funzionale alla costruzione sociale del progetto comasco. La permanenza dello stadio-monumento può essere garantita attraverso la continuità d’uso, l’adeguamento tecnologico e l’ampliamento delle attività. La conservazione non coincide con l’immutabilità, ma con la capacità dell’edificio di continuare a svolgere una funzione urbana.
L’impostazione di Faroldi attribuisce un ruolo determinante alla qualità del progetto e all’interpretazione del contesto. Meno sviluppata appare la definizione preventiva delle soglie di trasformabilità del monumento. Il Piano di conservazione del Flaminio segue, da quanto analizzato nel mio precedente scritto (si legga qui), un’impostazione differente, fondata su rilievi, diagnostica, modellazione e riconoscimento dei valori prima della selezione delle nuove funzioni
L’8 giugno 2022 Faroldi partecipò all’incontro “Lo stadio, il lago, il paesaggio italiano. Per una strada da percorrere: linee guida, idee e nuova progettualità”. Secondo La Provincia, parteciparono all’iniziativa CONI provinciale, Panathlon, MAARC, Amici dei Musei, Canottieri, Yacht Club, Aero Club, Como 1907 ed ÈSport Como. Erano presenti dirigenti del club, rappresentanti delle società sportive e componenti della tifoseria (La Provincia, 7 e 9 giugno 2022).
Il quotidiano attribuì a Faroldi l’affermazione secondo cui il Sinigaglia, se mantenuto in una collocazione tanto pregiata, avrebbe dovuto vivere sette giorni su sette. La funzionalità quotidiana non veniva collegata soltanto a negozi e ristorazione. Faroldi citava impianti svizzeri contenenti uffici pubblici, una sede dei vigili del fuoco o una casa di riposo. Lo stadio doveva entrare nella vita dei cittadini attraverso funzioni economiche, sociali e civiche (La Provincia, 9 giugno 2022).
Faroldi richiamò inoltre lo stadio di Braga come esempio di integrazione tra architettura e paesaggio. L’assenza delle curve tradizionali permette al contesto naturale di entrare nell’impianto. In un contributo dedicato all’opera di Eduardo Souto de Moura, Faroldi descrive Braga come una sintesi tra forma, funzione, struttura, tecnica e luogo (Faroldi, 2022; La Provincia, 9 giugno 2022).
La riflessione di Faroldi ha quindi contribuito a stabilizzare due principi destinati a riemergere nella proposta del Como 1907: uso quotidiano e integrazione paesaggistica. Non si tratta di una derivazione lineare, ma della circolazione di un paradigma progettuale entro una rete accademica, professionale e cittadina.
5. Il Master del Politecnico come nodo della rete professionale
Il Master in Sport Design and Management del Politecnico di Milano costituisce uno dei luoghi nei quali tale paradigma viene discusso e diffuso. Faroldi dirige il Master; Silvia Prandelli compare nella rete degli speaker come Senior Principal di Populous. Il programma dichiara di coinvolgere ogni anno più di 150 professionisti italiani e internazionali e attribuisce particolare valore alla costruzione di una rete multidisciplinare (Master in Sport Design and Management, s.d.-a, s.d.-b).
Il 9 novembre 2022 il Politecnico organizzò il convegno “Sport e Ambiente. Tendenze e paradigmi per la sostenibilità”. Faroldi era indicato come direttore incaricato di aprire i lavori; Prandelli come relatrice sulle strategie ESG applicate alle grandi infrastrutture sportive. Partecipavano inoltre Michele Uva, Pierluigi Coppola, Maurizio Teora, Alberto Meomartini e Antonio Marchesi (Politecnico di Milano, 2022).
Il Master opera così come infrastruttura di relazione tra università, istituzioni sportive, società di progettazione e consulenti. In termini di analisi delle reti, costituisce un nodo nel quale circolano casi di studio, linguaggi professionali e modelli gestionali. In termini di analisi discorsiva, rappresenta uno spazio nel quale il paradigma dello stadio multifunzionale, sostenibile e integrato nel territorio viene riprodotto e progressivamente istituzionalizzato.
La relazione comprende anche un London Stadium Tour organizzato, secondo il sito del Master, “in synergy and collaboration with Populous”. L’iniziativa includeva visite a Emirates Stadium, Craven Cottage, London Stadium, Tottenham Hotspur Stadium e Wimbledon e due workshop presso la sede di Populous. Tra i professionisti incontrati figuravano Silvia Prandelli, Maddalena Cannarsa, Marian Moravek e Dale Jennings; la supervisione scientifica era affidata a Davide Allegri (Master in Sport Design and Management, s.d.-c).
Il 29 ottobre 2025 Prandelli partecipò nuovamente alle attività del Master, nella giornata “Sport Infrastructure and Territory: Strategies and Models for Environmental and Social Sustainability”, insieme a Faroldi, Michele Uva, Alberto Rigotto, Maurizio Teora, Alberta Gervasio e Allegri (Master in Sport Design and Management, 2025).
Le relazioni tra Master e Populous costituiscono un normale processo di scambio tra formazione universitaria e industria della progettazione sportiva. Nel caso comasco assumono un interesse particolare perché la professionista inserita nella rete didattica del Master è anche la principale portavoce del progetto Sinigaglia.
La sequenza cronologica mostra il progressivo addensarsi della rete. Nel giugno 2022 Faroldi discute a Como lo stadio attivo sette giorni su sette; nel novembre dello stesso anno Prandelli interviene al Master sulle strategie ESG; nel febbraio 2025 presenta il concept dello stadio attivo 365 giorni. Il passaggio dal principio generale alla proposta concreta avviene all’interno di una comunità professionale nella quale le idee circolano, vengono confrontate e acquisiscono autorevolezza (La Provincia, 9 giugno 2022; Politecnico di Milano, 2022; Como 1907, 2025).
6. Professioni e associazioni nella società locale
Lorenza Ceruti rappresenta uno degli anelli più riconoscibili tra cultura architettonica locale e progetto contemporaneo. Componente del consiglio direttivo del MAARC, aveva contribuito alla rappresentazione della cittadella dello sport. Nel luglio 2025 dichiarò a La Provincia che il criterio decisivo non era l’altezza considerata astrattamente, ma la qualità del nuovo edificio e la sua capacità di dialogare con le preesistenze. Espresse fiducia nell’esperienza di Populous e auspicò che il concept non fosse modificato eccessivamente (La Provincia, 5 luglio 2025).
Il suo contributo collega il progetto internazionale alla cultura architettonica comasca. L’innovazione non viene contrapposta alla tutela, ma presentata come possibile prosecuzione della storia del luogo attraverso un’architettura contemporanea di qualità.
Una posizione affine è stata espressa dall’architetto Domenico Argirò. In un post ripreso da QuiComo, Argirò definiva il concept Populous “superbo” e ne sottolineava l’attenzione al genius loci, al razionalismo, al lago e alle montagne. Il progetto veniva legittimato attraverso la capacità di interpretare il contesto paesaggistico, più che attraverso la riproduzione formale dell’architettura esistente (Pratelli, 2025a).
Le società sportive del lungolago partecipano alla coalizione in forma più condizionata. Nel dicembre 2023 La Provincia raccolse le dichiarazioni di Enrico Guggiari dell’Aero Club, Leonardo Bernasconi della Canottieri e Giancarlo Gé dello Yacht Club. Le posizioni convergevano sull’opportunità di recuperare lo stadio e rilanciare la cittadella sportiva, accompagnando il sostegno con richieste concernenti parcheggi, accessibilità e continuità delle attività (La Provincia, dicembre 2023).
Nel febbraio 2025 Claudio Salvagni della Canottieri definì il concept ambizioso e bello; Niki D’Angelo dello Yacht Club manifestò un orientamento favorevole, mantenendo riserve sulla viabilità. Le società contribuiscono quindi a costruire una base territoriale di sostegno che riconosce nel progetto un’occasione di riorganizzazione dell’intera area sportiva, senza rinunciare a negoziarne le condizioni (Espansione TV, 6 febbraio 2025).
7. Politica, mobilitazione e rappresentazione dell’interesse collettivo
Veniamo ai partiti. Dopo la lista che esprime Rapinese, Fratelli d’Italia, che è all’opposizione, ha espresso il sostegno partitico più netto. Stefano Molinari e Alessandro Nardone descrissero il progetto come opportunità sportiva, urbanistica, economica e turistica. Nell’aprile 2025 promossero allo Yacht Club la consultazione “Nuovo Sinigaglia. La parola ai comaschi” (Fratelli d’Italia Como, 2025). Il rapporto dichiara 1.132 risposte e un 75 per cento di partecipanti favorevoli alla presenza di negozi, hotel e servizi. Il 51 per cento si definiva tifoso del Como e il 33 per cento simpatizzante. La consultazione svolge una funzione politica specifica: rende visibile un pubblico favorevole, organizza le preferenze e offre alla coalizione un indicatore di mobilitazione.
Il Partito Democratico, anch’esso all’opposizione della giunta Rapinese, appartiene alla rete favorevole alla riqualificazione con un profilo più negoziale. Secondo Espansione TV, nel maggio 2024 il PD aveva proposto uno stadio multifunzionale, ZTL, navette e collegamento pedonale tra giardini e Villa Olmo. Dopo la presentazione del concept, Daniele Valsecchi e Stefano Legnani apprezzarono pedonalizzazione e recupero dell’area, chiedendo verifiche su mobilità, inserimento urbano e scuola Corridoni. Le successive obiezioni su piano finanziario, capienza e parcheggi mostrano una condivisione dell’obiettivo generale accompagnata dalla negoziazione degli strumenti (Espansione TV, 18 maggio 2024; La Provincia, 2025).
Nel linguaggio dell’Advocacy Coalition Framework, FdI e PD condividono una parte del policy core, cioè la necessità della trasformazione e della permanenza dello stadio, mentre divergono sulle componenti applicative e sulle garanzie richieste.
Una mobilitazione direttamente popolare venne promossa da Simone Moretti. Nel maggio 2025 la petizione per il nuovo Sinigaglia superò, secondo Il Giorno, le cinquemila sottoscrizioni, 4.315 online e 725 raccolte in occasione di Como-Torino. La petizione aggrega tifosi e cittadini favorevoli e rafforza la rappresentazione dello stadio come aspirazione collettiva (Il Giorno, 24 maggio 2025).
8. I club del notabilato
Il 17 giugno 2025 Lions Como Host, Lions Lariano, Leo Como Chronos, Rotary Club Como, Rotary Club Como Baradello e Rotaract Club Como organizzarono alla Sala Bianca del Teatro Sociale il dibattito “Il nuovo Sinigaglia. La sfida per il futuro della città”. Intervennero Faroldi, Giuseppe Cosenza, già impegnato nell’amministrazione comunale e vicino al PD, Ceruti ed Edoardo Colombo; Diego Minonzio, direttore de La Provincia, moderò l’incontro e Luca Levrini dell’Università dell’Insubria formulò le conclusioni (Oggi a Como, 2025).
L’evento mostra come la rete di sostegno si trasformi in infrastruttura deliberativa. I “club di servizio”, o meglio, i club che si presentano come espressione del “notabilato” locale, convocano competenze, selezionano interlocutori e trasferiscono il discorso sullo stadio dal campo calcistico a quello della strategia urbana.
La presenza di Cosenza, critico sulle volumetrie e sulle condizioni economiche, conferma che la coalizione non elimina il dissenso. Il progetto viene discusso attraverso posizioni differenti, ma entro una cornice nella quale la necessità di affrontare il futuro del Sinigaglia rimane condivisa.
La funzione di questi incontri non consiste soltanto nel produrre opinioni favorevoli. Essi contribuiscono a definire quali attori abbiano titolo per intervenire, quali conoscenze siano considerate rilevanti e quale vocabolario risulti appropriato. Rigenerazione, sostenibilità, turismo, qualità architettonica e interesse pubblico divengono le categorie attraverso le quali il progetto viene valutato.
9. QuiComo e la narrazione dell’occasione urbana
Nel sistema mediatico locale, gli articoli di Maurizio Pratelli su QuiComo, il più letto in città, rappresentano la linea più continuativamente favorevole alla realizzazione del nuovo impianto. Nel maggio 2024, prima della presentazione del concept Populous, Pratelli descriveva un nuovo Sinigaglia sul lago come un’occasione probabilmente irripetibile, collegata alla capacità d’investimento della proprietà e alla necessità che la città facesse squadra (Pratelli, 2024).
Il 5 febbraio 2025 Pratelli accolse il concept con il titolo “Il nuovo Stadio Sinigaglia fa discutere ma piace (quasi) a tutti”, dando rilievo alla reputazione internazionale di Populous e al giudizio favorevole di Argirò. La proposta veniva presentata come risposta consapevole alla difficoltà di inserire un grande impianto nel paesaggio razionalista e lacustre (Pratelli, 2025a).
Nel luglio 2025 Pratelli costruì il confronto come contrapposizione tra l’aspirazione a un’area moderna e funzionale e la permanenza del vecchio impianto. Nel novembre successivo l’editoriale “Facciamolo bene, ma facciamolo questo nuovo Stadio Sinigaglia” espresse la posizione in forma programmatica: discutere architettura, funzioni e concessione, ma tradurre l’opportunità in realizzazione (Pratelli, 2025b, 2025c).
Gli articoli del 2026 confermano tale orientamento collegandolo alle competizioni europee. Pratelli ha anche criticato la limitata informazione pubblica sugli interventi alle curve, mostrando che il sostegno alla trasformazione si accompagna alla richiesta di una migliore comunicazione istituzionale (Pratelli, 2026a, 2026b).
QuiComo contribuisce pertanto alla stabilizzazione di una story-line fondata sull’occasione urbana: successo sportivo, investitore internazionale, obsolescenza dell’impianto e possibile rigenerazione del lungolago vengono collegati in una narrazione unitaria. Tale narrazione trasforma la realizzazione del nuovo stadio in una prova della capacità di Como di superare l’immobilismo.
10. La Provincia: conoscenza, intermediazione e costruzione del progetto di città
La Provincia svolge una funzione più articolata. Il quotidiano produce contemporaneamente informazione tecnico-amministrativa, intermediazione tra gli attori e narrazioni editoriali favorevoli al progetto generale del Como 1907.
Gisella Roncoroni ha seguito la Conferenza dei servizi, le revisioni del progetto, gli adeguamenti e i lavori sulle curve. Paolo Moretti ha reso pubblici numerosi contenuti del DOCFAP, descrivendo funzioni, distribuzione dei posti e modifiche alla viabilità. Questi contributi rendono conoscibile il progetto e alimentano la discussione pubblica con informazioni tecniche (Moretti, 2025a, 2025b; Roncoroni, 2026a, 2026b).
Il quotidiano agisce anche come intermediario: annuncia incontri, intervista i protagonisti, ospita posizioni differenti e partecipa direttamente all’organizzazione del confronto attraverso la moderazione affidata al direttore Diego Minonzio nel convegno Rotary-Lions (Oggi a Como, 2025; La Provincia, 2022).
La dimensione di legittimazione emerge soprattutto negli interventi di Nicola Nenci, firma storica della pagina sportiva. Già il 1° febbraio 2020 Nenci pubblicò l’editoriale “Stadio nuovo più facile con un Como vincente”. La sistemazione del Sinigaglia veniva collegata all’obsolescenza dell’impianto, alla necessità di ricavi ulteriori e alla presenza di una società interessata a investire. Frosinone, Ferrara, Brescia, Ascoli, Udine e Bergamo venivano indicati come esempi di stadi rinnovati nel clima generato dai successi sportivi (Nenci, 2020).
Nel settembre 2024 Nenci firmò l’intervista a Rapinese “Nuovo stadio: atto ufficiale del Como 1907. Sarà speciale”. Il deposito della manifestazione d’interesse veniva presentato come l’avvio concreto di un progetto atteso, destinato a produrre un impianto iconico e integrato nel contesto, dotato di attività di ristorazione e intrattenimento (Nenci, 2024).
Nel maggio 2026 Nenci ampliò la narrazione con l’editoriale “Un progetto che cambierà il calcio e la città”. Il Como veniva interpretato come portatore di programmazione, innovazione, coraggio e positività. Il successo sportivo appariva come manifestazione di un progetto capace di modificare l’immagine della città e il suo rapporto con il futuro (Nenci, 2026).
Nenci può essere interpretato come un imprenditore discorsivo, cioè come un attore capace di collegare elementi diversi entro una narrazione coerente. Il nuovo Sinigaglia diviene, in questa prospettiva, la base infrastrutturale necessaria a consolidare la trasformazione sportiva e cittadina.
Una seconda firma significativa è Edoardo Colombo, autore dell’editoriale “Como, non solo bel calcio ma un modello di sviluppo”, pubblicato il 27 maggio 2026. Colombo interpreta il successo del Como come fatto sociale e identitario e collega il progetto del club a turismo internazionale, moda, diritti audiovisivi e proventi UEFA. Suwarso viene descritto come un “presidente di territorio”, attento al tessuto civico (Colombo, 2026).
Colombo aveva partecipato al convegno Rotary-Lions del giugno 2025 come presidente di Turismi.ai. Il suo contributo rende esplicita una delle componenti più importanti della coalizione: il calcio viene inserito in un modello di sviluppo che collega identità locale, economia dell’esperienza e circuiti internazionali (Oggi a Como, 2025; Colombo, 2026).
Edoardo Ceriani, anch’egli firma storica del giornalismo sportivo e presidente del Panathlon Club Como, svolge invece una funzione di mediazione tra informazione, associazionismo e cultura sportiva. Partecipò all’organizzazione dell’incontro con Faroldi del giugno 2022, contribuendo a collegare società calcistica, professioni, associazioni e tifoseria (La Provincia, 9 giugno 2022).
La Provincia può pertanto essere interpretata come uno dei nodi principali della coalizione locale. Il quotidiano produce conoscenza, struttura il confronto e ospita una narrazione che collega il progetto sportivo al futuro economico e identitario di Como.
11. Una coalizione locale di progetto
La rete favorevole al nuovo Sinigaglia può essere rappresentata attraverso cerchi concentrici. Nel centro si trovano Como 1907, Rapinese e Populous, i soggetti che dispongono delle risorse economiche, amministrative e progettuali necessarie.
Un secondo cerchio comprende gli ambienti accademici e professionali. Faroldi fornisce una teoria dello stadio come infrastruttura culturale e territoriale; il Master organizza la circolazione internazionale delle competenze; Prandelli traduce il paradigma professionale nella proposta per Como; Ceruti e Argirò ne interpretano la compatibilità con la cultura architettonica locale.
Nel terzo cerchio si collocano partiti, società sportive, Panathlon, Rotary, Lions e associazioni. Questi soggetti organizzano incontri, mobilitano cittadini, negoziano condizioni e collegano il progetto a interessi e ambienti differenti.
Nel cerchio esterno intervengono tifosi e mezzi d’informazione. La petizione promossa da Moretti rende quantitativamente visibile il sostegno. Pratelli costruisce su QuiComo la narrazione dell’occasione irripetibile. Nenci e Colombo interpretano su La Provincia il Como come progetto capace di cambiare la città e proporre un modello di sviluppo.
La coalizione mantiene una struttura plurale. Faroldi insiste anche sui servizi civici; il concept iniziale privilegiava hotel, ristorazione e attività commerciali. Le società sportive richiedono accessibilità e parcheggi. Il PD sostiene la trasformazione ma negozia le condizioni. La stampa favorevole domanda in alcuni casi maggiore trasparenza. Queste differenze non dissolvono la coalizione, perché permane un nucleo condiviso: il Sinigaglia deve cambiare e il progetto del Como 1907 costituisce l’occasione concreta per realizzarne la trasformazione.
Il nuovo Sinigaglia è un progetto sociale prima ancora che un progetto architettonico. La sua possibilità di realizzazione dipende dalla capacità di stabilire connessioni tra risorse economiche, potere amministrativo, competenza progettuale, conoscenza accademica, prestigio associativo, sostegno politico, mobilitazione dei tifosi e produzione giornalistica.
Il concetto di coalizione discorsiva spiega come attori differenti possano concorrere alla medesima rappresentazione senza aderire a un’organizzazione unitaria. L’Advocacy Coalition Framework permette di distinguere le convinzioni fondamentali condivise dalle divergenze sugli strumenti. La teoria della growth machine richiama l’integrazione tra progetto urbano, attrattività e valorizzazione territoriale.
La coalizione comasca ha costruito un vocabolario comune: rigenerazione, sostenibilità, integrazione, apertura quotidiana, qualità, identità, internazionalizzazione e superamento dell’immobilismo. Attraverso questo linguaggio, il progetto del Como 1907 viene trasformato da esigenza di una società sportiva in prospettiva di sviluppo cittadino. Una trasformazione acquisisce forza quando una narrazione riesce a comporre interessi differenti e a presentare una proposta particolare come espressione dell’interesse collettivo. Il compito dell’analisi consiste pertanto nel ricostruire come competenze, istituzioni, associazioni, partiti, tifosi e mezzi d’informazione abbiano contribuito a rendere il nuovo Sinigaglia una possibilità culturale, politica e amministrativa.
Naturalmente, esiste un altro lato della medaglia.
12. Reti asimmetriche
La capacità di una coalizione locale di trasformare una proposta privata in progetto di città non implica, naturalmente, che i benefici economici e sociali della trasformazione siano distribuiti uniformemente.
La letteratura critica sulla città neoliberista mostra come le politiche di rigenerazione tendano a rappresentare attrattività, incremento dei valori immobiliari e intensificazione turistica come vantaggi dell’intera collettività, mentre i loro effetti possono variare sensibilmente secondo la posizione sociale degli abitanti. Il ruolo delle amministrazioni non scompare, ma assume frequentemente un ruolo imprenditoriale: facilitano investimenti, valorizzano beni pubblici, promuovono il marchio territoriale e costruiscono le condizioni infrastrutturali e regolative necessarie alla trasformazione (Rossi e Vanolo, 2015; Agostini e Bevilacqua, 2016).
In città già sottoposte a una forte pressione turistica, il miglioramento fisico degli spazi può accompagnarsi all’aumento dei valori immobiliari, alla sostituzione delle attività di prossimità e alla selezione degli utenti secondo la loro capacità di spesa. La questione non riguarda dunque soltanto l’eventuale espulsione residenziale, ma anche la trasformazione degli usi, dei pubblici e dei significati sociali dello spazio urbano (Semi, 2015, 2023).
Le ricerche su Milano hanno inoltre dimostrato che una città può diventare contemporaneamente più attrattiva per investitori e visitatori e meno accessibile ai lavoratori con redditi ordinari: dal 2015 prezzi e affitti sono cresciuti assai più rapidamente di salari e redditi, esponendo soprattutto giovani e gruppi privi di patrimonio familiare al rischio di esclusione (Bricocoli e Peverini, 2024).
Questi risultati non possono essere automaticamente trasferiti a Como e non dimostrano che il progetto del Sinigaglia produrrà gli stessi effetti. Permettono però di individuare un’asimmetria rilevante nella costruzione pubblica del progetto. La coalizione favorevole dispone di risorse finanziarie, istituzionali, progettuali, scientifiche e comunicative capaci di rappresentare la trasformazione come espressione dell’interesse cittadino: la società calcistica mobilita il prestigio sportivo e le risorse della proprietà; il Comune esercita la capacità amministrativa; Populous offre reputazione internazionale; il Master del Politecnico mette in circolazione competenze; associazioni e club di servizio organizzano incontri; tifosi e partiti producono mobilitazione; giornali e commentatori collegano lo stadio a identità, turismo e sviluppo. I soggetti potenzialmente esposti ai costi della trasformazione, residenti, utenti quotidiani, attività non turistiche, famiglie scolastiche e gruppi con minore capacità di spesa, non dispongono invece di una struttura equivalente.
Le conseguenze distributive sono inoltre più difficili da rappresentare rispetto ai benefici simbolici immediati: l’aumento del prestigio cittadino e l’arrivo di investimenti sono facilmente narrabili, mentre variazioni degli affitti, sostituzione commerciale, congestione, segmentazione del pubblico e progressiva commercializzazione degli spazi emergono lentamente e richiedono analisi complesse. Si determina così una possibile asimmetria epistemica e comunicativa: la coalizione promotrice può descrivere un futuro unitario attraverso immagini, rendering, eventi e successi sportivi; chi teme di subirne i costi deve dimostrare effetti spesso ancora potenziali, dispersi tra gruppi differenti e difficili da convertire in una narrazione altrettanto potente.
La critica alla città neoliberista suggerisce pertanto di non contrapporre schematicamente sostenitori dello sviluppo e difensori dell’immobilità, ma di verificare quali soggetti possano definire il significato dello sviluppo e quali indicatori vengano utilizzati per misurarne il successo. Investimenti, visitatori e incremento dell’attrattività dovrebbero essere affiancati da indicatori relativi all’accesso abitativo, qualità e stabilità del lavoro, permanenza delle attività locali, disponibilità di spazi non commerciali e distribuzione dei vantaggi prodotti dal bene pubblico (Vicari Haddock e Moulaert, 2009; Bolocan Goldstein, 2022; Bortolotti, 2025). Nulla di questo, al momento, è stato prodotto dalla città di Como e per la città di Como.
13. I “feticisti del rudere”
Nel caso comasco una rete critica esiste, ma è più recente, discontinua e internamente eterogenea rispetto alla coalizione favorevole al progetto.
Il primo nucleo dotato di una significativa capacità culturale internazionale è rappresentato dall’appello sottoscritto nel marzo 2025 da oltre cento architetti, docenti e intellettuali, tra i quali Daniel Libeskind, Rafael Moneo, Aaron Betsky, Angelo Torricelli, Alessandro De Magistris, Stefano Zecchi, Gianni Biondillo e Attilio Terragni. I firmatari definirono l’area dei giardini a lago un museo all’aperto dell’architettura moderna e sostennero che coperture, volumetrie e funzioni turistico-commerciali avrebbero potuto alterare le relazioni tra Sinigaglia, Monumento ai Caduti, Novocomum, Casa Giuliani-Frigerio, Canottieri e paesaggio. La soluzione proposta consisteva nella costruzione del nuovo stadio in un’altra area e nel recupero dell’impianto storico per usi compatibili (Campaniello, 2025; Roncoroni, 2025). Questa rete disponeva di elevato capitale culturale, ma era organizzata prevalentemente attorno alla tutela architettonica e paesaggistica.
Un secondo, autorevole nucleo, è costituito dall’Ordine degli architetti di Como, che, a differenza di quello degli ingegneri, silente, prende una posizione molto decisa: il Gruppo di lavoro Visioni Urbane propone una analisi delle opportunità del progetto di riqualificazione dell’area Stadio che viene pubblicata sul sito dell’Ordine il 18 aprile 2025 e ripreso il giorno successivo da ComoZero. Nella lettera di accompagnamento, la presidente dell’Ordine Margherita Mojoli spiegava che il Consiglio, raccogliendo la disponibilità alla condivisione inizialmente dichiarata dalla proprietà del Como 1907, aveva chiesto di poter visionare il progetto per contribuire in modo informato al dibattito, senza tuttavia ricevere risposta. Poiché il tema era risultato divisivo anche all’interno di una categoria composta da circa 1.750 iscritti, l’Ordine aveva aperto la propria sede al confronto fra gli interessati. Mojoli precisava che il testo prodotto non rappresentava necessariamente tutti gli iscritti né costituiva una revisione istituzionale del progetto, attività estranea ai compiti propri dell’Ordine.
Il documento del gruppo Visioni Urbane non respingeva la riqualificazione dello stadio, ma contestava il metodo con cui una trasformazione definita strategica era stata sviluppata al di fuori di una visione urbanistica complessiva. Il nuovo Sinigaglia non avrebbe dovuto essere valutato come un intervento circoscritto a un edificio o a un isolato, ma inserito in un programma di medio e lungo periodo relativo all’intera città, al lungolago, alla mobilità e agli effetti della crescente pressione turistica. Da questa impostazione derivava la richiesta di una revisione del Piano di governo del territorio e, in particolare, del Documento di piano, giudicato ancora dipendente da rilevazioni dei primi anni Duemila e quindi non più adeguato alle trasformazioni intervenute nella struttura urbana ed economica di Como.
Un primo nucleo di osservazioni riguardava il partenariato pubblico-privato e la funzione del Documento di fattibilità delle alternative progettuali. Secondo il gruppo non era chiaro, sulla base delle informazioni pubblicamente disponibili, se il DOCFAP avesse confrontato autentiche alternative in termini di costi, tempi, benefici collettivi e impatti ambientali, oppure si fosse limitato alla contrapposizione fra il mantenimento della situazione esistente e la proposta avanzata dal Como 1907. Gli architetti auspicavano pertanto che fosse stata esaminata almeno una soluzione di dimensioni inferiori, accompagnata da una comparazione effettiva delle ricadute sul contesto. L’assenza di tale comparazione avrebbe indebolito la funzione decisionale del DOCFAP e, secondo il documento, avrebbe potuto porre un problema di conformità alla disciplina applicabile.
Particolarmente critica risultava la valutazione del rapporto fra lo stadio e le funzioni complementari. L’albergo, gli spazi commerciali e di ristorazione, la piscina e l’autosilo del Pulesin configuravano un equilibrio sbilanciato a favore del soggetto privato. Il documento sollevava quindi il dubbio che tali funzioni fossero davvero accessorie alla riqualificazione dell’impianto sportivo, oppure che lo stadio costituisse il presupposto per una più vasta operazione immobiliare e imprenditoriale. Per rendere verificabili la proporzionalità e la convenienza pubblica dell’intervento, gli estensori chiedevano che il piano economico-finanziario distinguesse chiaramente i valori e i finanziamenti relativi alla funzione sportiva da quelli riferibili alle attività alberghiere, commerciali e complementari. Il dubbio si estendeva alla stessa disciplina dell’affidamento: qualora fosse prevalsa la natura imprenditoriale dell’operazione, secondo il gruppo si sarebbe posto il problema dell’applicazione delle garanzie concorrenziali previste dal Codice dei contratti pubblici.
Un secondo insieme di osservazioni riguardava la mobilità. L’aumento della capienza da circa 11.000 a 15.000 spettatori e l’introduzione di attività aperte durante l’intera settimana avrebbero prodotto un incremento permanente del carico urbanistico in una zona già congestionata, soprattutto lungo via Borgovico. Il gruppo valutava positivamente la possibile pedonalizzazione di viale Vittorio Veneto e via Puecher, anche per la formazione di una continuità pedonale fra Villa Geno e Villa Olmo, ma giudicava insufficienti le altre soluzioni prospettate. L’autosilo del Pulesin appariva sottodimensionato rispetto alla soppressione degli stalli esistenti e alle necessità delle nuove funzioni; la sua realizzazione avrebbe inoltre potuto ostacolare il futuro bypass di Borgovico previsto dal PGT. Il documento proponeva pertanto interventi di scala urbana, fra i quali una metrotramvia di collegamento tra stadio, stazioni ferroviarie e parcheggi periferici, nonché il completamento dell’itinerario ciclopedonale fino a Cernobbio.
Il terzo nucleo della critica concerneva la tutela del quartiere razionalista. Secondo il gruppo, il valore dell’area non derivava soltanto dai singoli manufatti tutelati, ma dalle relazioni spaziali e paesaggistiche stabilitesi fra lo stadio, il Tempio Voltiano, il Monumento ai Caduti, il Novocomum, la Casa Giuliani-Frigerio, la Canottieri, la MILA e gli altri edifici del comparto. Le volumetrie prospettate, comprese le parti alte circa venti metri in prossimità del Monumento ai Caduti, apparivano scarsamente coerenti con le proporzioni, le visuali e il sistema di relazioni del luogo. L’albergo e gli spazi commerciali venivano interpretati come funzioni motivate soprattutto dalla necessità di remunerare l’investimento, mentre la concessione ipotizzata per 99 anni rendeva ancora più necessaria una verifica dell’equilibrio fra i benefici riconosciuti alla società privata e quelli restituiti alla città.
Il gruppo chiedeva inoltre che l’eventuale convenzione garantisse aree liberamente accessibili alla cittadinanza, comprendendo spazi nella hall dell’albergo, nella sala conferenze, nelle zone ricreative e nei percorsi verdi. Suggeriva di valutare l’abbassamento del terreno di gioco e delle strutture circostanti per ridurre l’impatto volumetrico e segnalava l’assenza, nel progetto conosciuto, di spazi adeguati per la logistica, la sosta operativa e il carico-scarico. La conclusione investiva direttamente il ruolo dell’Amministrazione comunale: spettava al Comune definire in maniera dimostrabile l’interesse pubblico dell’intervento, stabilire gli obiettivi della trasformazione e riequilibrare il rapporto fra vantaggi privati e benefici collettivi. La formula conclusiva condensava l’intera impostazione: prima di elaborare un progetto architettonico per lo stadio, sarebbe stato necessario predisporre un progetto urbanistico per l’area, il lungolago e la città nel suo complesso.
Il documento fu elaborato sotto il coordinamento di Sergio Beretta (autore anche di un progetto architettonico alternativo a quello del Calcio 1907: Beretta 2025) e sottoscritto da Michele Bollini, Bruno Borghesani, Stefania Cacia, Elisabetta Cavalleri, Enrico Clerici, Andrea Colombo, Cesare Coerezza, Giorgio Costanzo, Roberto De Paolis, Federica Douglas Scotti, Giovanni Franchi, Ado Donatello Franchini, Marco Ghielmetti, Patrizia Alessandra Lochis, Enrico Giorgetti, Marcella Marchesotti, Roberta Marelli, Roberto Marini, Paolo Molteni, Carlo Nessi, Franco Pagani, Carlo Andrea Pontiggia, Andrea Prayer, Albino Pozzi e Giovanna Saladanna. La lettera che accompagnava e contestualizzava il contributo era invece firmata, per il Consiglio dell’Ordine, dalla presidente Margherita Mojoli (Gruppo di lavoro etc. 2025).
Un terzo nucleo è il Comitato Civico per la Tutela della Zona Stadio, costituito il 15 aprile 2025 da residenti e cittadini. Il Comitato dichiara di non opporsi all’ammodernamento, ma di chiedere uno stadio più contenuto, rispettoso del quartiere e privo di una prevalenza turistico-commerciale. Nel proprio manifesto adopera la formula “Sinigaglia più moderno sì, Disneyland no” e collega le proprie obiezioni a traffico, pressione sul quartiere, volumetrie, funzioni economiche e assenza di garanzie per chi vive quotidianamente nell’area (Comitato Civico per la Tutela della Zona Stadio, 2026a).
Il Comitato ha costruito una rete di competenze comprendente Mirella Quattrone, Veronica Dini, Michele Pierpaoli, Simone Molteni ed Elisabetta Patelli, storica rappresentante dei Verdi a Como, e ha organizzato il 4 maggio 2026 l’incontro “Il Sinigaglia che vogliamo” alla Biblioteca comunale. Il confronto ha portato nella discussione questioni urbanistiche, giuridiche, scolastiche, ambientali e viabilistiche, chiedendo un effettivo accesso ai documenti e una partecipazione capace di incidere sul dimensionamento del progetto (ComoZero, 2026a; Romualdi, 2026; Ballerini, 2026). Lo stesso Comitato ha promosso petizioni, una raccolta di fondi, un ricorso contro la determinazione comunale del 7 gennaio 2026 e successive diffide relative ai lavori sulla nuova curva. Nel luglio 2026 la contestazione si è concentrata sulla qualificazione delle opere come provvisorie o permanenti, sulle differenze tra gli atti e sull’inquadramento dei lavori nel procedimento complessivo di riqualificazione (QuiComo, 2026a, 2026b; Vitale, 2026).
Un quarto nucleo è formato dalle associazioni cittadine che nel maggio 2025 chiesero un dibattito pubblico: ACLI, AUSER, ARCI, Caritas cittadina, Compagnia delle Opere, CSV Insubria, Legambiente e Azione Cattolica. Queste organizzazioni non si dichiararono collettivamente contrarie al progetto, ma rivendicarono il carattere pubblico dello stadio e la necessità di applicare gli strumenti comunali di partecipazione, coinvolgendo cittadini, urbanisti, storici ed esperti ambientali (La Provincia, 6 maggio 2025; Giovanessi, 2025).
Nel complesso, tali reti critiche possiedono competenze qualificate e sono riuscite a introdurre nel dibattito tutela, vivibilità, partecipazione, valore della concessione e distribuzione tra funzioni sportive e turistico-commerciali. Rimane però relativamente debole una rete specificamente dedicata agli effetti sociali della valorizzazione, come accessibilità abitativa, sostituzione commerciale, qualità del lavoro, prezzi dei biglietti, accessibilità delle nuove attività e rapporto tra turismo e permanenza dei residenti.
La rete critica è inoltre sottoposta a una pressione discorsiva asimmetrica: mentre il progetto favorevole è associato al successo sportivo e alla promessa di rinascita, le obiezioni vengono talvolta rappresentate come espressione di immobilismo o come difesa del degrado. Gli articoli di Maurizio Pratelli, ad esempio, hanno definito alcuni oppositori “feticisti del rudere” e hanno contrapposto la trasformazione alla permanenza di un impianto fatiscente; nel luglio 2026 la medesima firma ha contrapposto il precedente silenzio sul degrado al “chiasso” sorto durante la rinascita (Pratelli, 2025, 2026).
La disuguaglianza tra le reti non riguarda dunque soltanto la quantità delle organizzazioni, ma il rapporto con il tempo e con la produzione del significato: la coalizione favorevole può presentare un futuro immediatamente visualizzabile e sostenuto dai risultati del Como 1907; la rete critica deve rendere percepibili effetti distributivi ancora incerti e difendere la legittimità stessa delle proprie domande. E’ dunque difficile che nel prossimo futuro si possa sviluppare con vigore, accanto alla tutela monumentale e procedurale, già ben organizzata, una coalizione sociale capace di trasformare il tema delle disuguaglianze, da “conseguenza eventuale” a criterio preventivo di valutazione del progetto. Nel prossimo articolo vedremo, d’altra parte, la rilevanza che assume la capacità comunicativa del Calcio 1907, nonché l’opportunità che il rinnovamento dello Stadio offre ad una catena imprenditoriale anche locale.
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