Letteratura
Un duello segreto
Due pittrici di Buenos Aires, apparentemente amiche, vivono un duello segreto, che è il motivo di esistere per entrambe.
Uno dei racconti più belli di Borges, denso di dettagli, ma dallo stile asciutto, quasi cronachistico.
“Il duello” è uno dei racconti de Il manoscritto di Brodie, raccolta di Borges pubblicata nel 1970.
È breve ma denso di dettagli e tipico di Borges: stile asciutto, quasi cronachistico.
Protagoniste di questo racconto sono Clara Glencairn e Marta Pizarro: due pittrici di Buenos Aires, entrambe di buona famiglia, entrambe rispettate ma non geniali. Si conoscono da giovani e stringono un’amicizia che dura tutta la vita. Borges racconta le loro carriere parallele: espongono negli stessi saloni, ricevono critiche simili, vincono premi minori. Esteriormente sono amiche inseparabili. Si telefonano, viaggiano insieme, si lodano in pubblico.
Ma esiste tra loro un duello segreto che dura decenni. Non è mai dichiarato, mai ammesso nemmeno a se stesse. Ognuna dipinge per superare l’altra. Ogni quadro, ogni mostra, ogni recensione diventa una stoccata. Quando una vende un quadro, l’altra si impegna per vendere il successivo a un prezzo maggiore. Quando una riceve un elogio, l’altra lavora per ottenerne uno uguale. Non c’è invidia esplicita: solo una tensione continua, silenziosa, che orienta tutte le loro scelte artistiche. Si sorvegliano, si imitano, si superano di poco. Il narratore sottolinea che gli altri non notano nulla: per tutti sono due amiche esemplari.
Quando Clara muore, Marta smette quasi di dipingere. Le poche tele che fa sono considerate deboli. Il racconto si chiude con una considerazione del narratore: il vero destino di Marta non era dipingere, ma duellare con Clara. Senza l’avversaria, la sua arte non ha più ragione di esistere. Il duello era la sua vera opera.
“Marta comprese che la sua vita non aveva più senso. Non si era mai sentita così inutile. Ricordò le sue prime prove, ora lontane, ed espose al Salone Nazionale un sobrio ritratto di Clara, alla maniera di quei maestri inglesi che entrambe avevano ammirato. Qualcuno la giudicò la sua opera migliore. Non avrebbe più dipinto.”
Il racconto trasforma la rivalità artistica in un duello cavalleresco combattuto senza spade e senza pubblico.
Le due pittrici esistono artisticamente solo in funzione reciproca.
È un’idea molto borgesiana: siamo lo specchio e il rivale di qualcun altro.
Borges racconta in poche pagine una vita intera di tensione con tono distaccato, da necrologio.
Un’ultima considerazione riguarda la premessa di Borges posta all’inizio del racconto: lo scrittore dice che la storia che sta per raccontare non sarebbe dispiaciuta ad Henry James, il quale “le avrebbe dedicato più di cento pagine di ironia e tenerezza, infiorate di dialoghi complicati e scrupolosamente ambigui.”
E aggiunge : “E non escludo che avrebbe aggiunto qualche tratto melodrammatico“. Conclude: “Per me, invece dettare questo racconto è un’avventura modesta e marginale”. In pratica ci dice che James era molto abile e dotato al punto che avrebbe riempito cento pagine per una storia che poteva essere raccontata con tre e fa di tutto per definirsi un pigmeo rispetto ad un riconosciuto gigante della letteratura (che, nonostante l’apparente ironia, lui stesso ammira) ma, implicitamente, ci fa capire che è ora di passare ad un nuovo modo di raccontare le cose meno ridondante ed emotivo, più asciutto e lineare. Guarda caso, il suo.
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