Economia circolare
Società Benefit, in Italia sono quasi 6mila: fatturato in crescita del 13% e filiere più solide
Le imprese Benefit raggiungono 71,3 miliardi di valore della produzione, impiegano 260mila addetti e mostrano una maggiore stabilità nelle relazioni con i fornitori.
Le Società Benefit italiane crescono per numero, fatturato e capacità di costruire relazioni commerciali durature. Al 30 giugno 2026 hanno raggiunto quota 5.968, con un incremento del 15,6% rispetto all’anno precedente, circa 260mila addetti e un valore della produzione complessivo di 71,3 miliardi di euro, equivalente al 2,5% del totale nazionale.
È la fotografia che emerge dalla Ricerca Nazionale sulle Società Benefit 2026, presentata il 26 ottobre a Milano durante l’evento Società Benefit: dalla competitività all’interdipendenza. Lo studio è realizzato da NATIVA, Research Department di Intesa Sanpaolo, InfoCamere, Università di Padova, Camera di commercio di Brindisi-Taranto e Assobenefit.
Società Benefit e competitività: fatturato superiore del 13%
Uno dei risultati più significativi riguarda il rapporto tra modello Benefit e performance economiche. Confrontando circa 2mila Società Benefit con altrettante imprese tradizionali comparabili per dimensione, settore, territorio ed età, i ricercatori hanno rilevato un’associazione positiva tra qualifica Benefit e crescita aziendale.
Nel periodo 2022-2024 l’effetto stimato sul fatturato è pari al 13%, accompagnato da un incremento del 17% del costo del lavoro e del 12% del valore aggiunto.
Non si tratta di una dimostrazione automatica di causalità, ma di un’indicazione del possibile contributo del modello Benefit alla competitività. Il vantaggio appare più marcato quando l’impegno sociale e ambientale si accompagna a strategie orientate alla qualità e all’internazionalizzazione.
Filiere più stabili e rapporti commerciali duraturi
La ricerca individua un secondo elemento distintivo nelle relazioni tra imprese. Il 38% delle Società Benefit intrattiene rapporti commerciali con altre Benefit, contro il 24% delle aziende tradizionali che hanno fornitori appartenenti a questa categoria.
Anche la continuità delle forniture presenta differenze rilevanti: il 27,4% degli acquisti delle Società Benefit riguarda fornitori con rapporti consolidati negli ultimi nove anni, rispetto al 21,8% delle imprese non-benefit.
Una maggiore stabilità che può contribuire alla resilienza delle catene di approvvigionamento, soprattutto in una fase caratterizzata da volatilità dei mercati e tensioni internazionali.
Dove crescono le Società Benefit in Italia
La diffusione territoriale del modello segue soprattutto la geografia dell’innovazione e del benessere economico. Le Società Benefit risultano maggiormente presenti nelle province con redditi elevati, maggiore attività brevettuale e condizioni occupazionali favorevoli.
L’incidenza raggiunge 2,7 imprese ogni mille società nel Nord-Ovest, contro 0,8 nelle Isole.
Le microimprese rappresentano la componente numericamente prevalente, con 4.342 realtà, mentre tra le grandi aziende con oltre 250 dipendenti l’incidenza del modello arriva al 2,4%.
Sostenibilità sociale al centro degli statuti
L’analisi di 5.006 statuti evidenzia infine che il 55% delle finalità di beneficio comune riguarda la dimensione sociale, il 28% quella ambientale e il 17% la governance.
Introdotte nell’ordinamento italiano nel 2016, le Società Benefit integrano così il perseguimento del profitto con obiettivi statutari di beneficio comune. Un modello che, secondo i risultati della ricerca, si associa sempre più frequentemente a crescita economica, innovazione e solidità delle relazioni produttive.
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