devianza giovanile

Criminalità

La rabbia giovane, che se ne frega della politica

Cresce una paura che non è governabile dalle forze dell’ordine, perché parte dalle nostre case, dai nostri giovani, sempre più alieni nei loro comportamenti, sempre più vittime del consumismo capitalistico, ma anche delle proprie incertezze, da un futuro sempre più nero

21 Ottobre 2026

Le devastazioni, gli scontri, i furti e i saccheggi delle scorse giornate a Milano, come in altre grandi città, ci ripropongono in maniera urgente il tema della sicurezza e della paura. E, dopo molti anni, parliamo delle violenze avvenute nel cuore delle metropoli, con obiettivi e motivazioni non più di rivendicazione sociale o di rabbia politica, quanto di odio e rabbia allo stato puro, magari per riappropriarsi dei simboli di consumo, dalle scarpe all’abbigliamento, dagli orologi ai cellulari, o forse soltanto per il bisogno di esserci, di farsi vedere, di sfidare la società. Qualcosa di inedito e che certamente deve far riflettere sul futuro delle giovani generazioni, ma anche del loro rapporto con le città, e della stessa Milano, il centro del benessere più diffuso in Italia.

Le ribellioni di questi giorni sono un fenomeno inedito, ma le avvisaglie c’erano tutte, dagli adolescenti delle scuole medie che si fanno giustizia da sé nei confronti dei propri docenti, alle storie romane dei ragazzi sulla minicar (“Abbiamo copiato i video di TikTok, ci sembrava solo un gioco”), fino alla furia che si abbatte all’improvviso nei luoghi della movida e nelle discoteche. E per ultimo, la sempre più evidente diserzione alle urne dei loro fratelli maggiori, con la sola eccezione del referendum costituzionale (qualcosa che andava oltre il consueto “teatrino della politica”).

Un aspetto quest’ultimo che anzitutto è strettamente collegato al vuoto di socializzazione politica che contraddistingue il vissuto delle nuove generazioni, che a differenza di quelle che le hanno precedute, almeno fino agli anni Ottanta del secolo scorso, non sperimentano più alcun percorso di reale integrazione nella vita pubblica. Ma vi è anche qualcosa di più profondo che dà espressione a questa lontananza dalle urne e che fa proprio delle nuove generazioni la punta di un iceberg ben più grande e insidioso: la crisi di fiducia nella politica. Una crisi che sta interessando soprattutto i giovani, proprio perché più lontani dalla politica e quindi assai meno interessati degli adulti a prendervi attivamente parte.

E se i vecchi continuano a votare, contribuendo con il loro voto a decidere i destini della società, i giovani disertano massicciamente le urne, rinunciando a ogni possibile protagonismo nel disegno del proprio futuro. Un disinteresse che talvolta trova espressione persino nella manifesta volontà di andarsene, magari trasferendosi all’estero, alla prima occasione utile.

La forte propensione all’astensionismo che si manifesta nei giovani meriterebbe finalmente maggiori approfondimenti. Ma già ora dietro a questo comportamento possiamo ravvisare un paradosso, quanto meno milanese: nel momento in cui si discute della Milano di domani, su come superare le sue contraddizioni, immaginando un futuro migliore, soprattutto per le nuove generazioni, queste ultime non sembrano mostrare interesse per il destino della loro città.

È forse giunto il momento in cui, come una sorta di ultima spiaggia, sia la società politica che quella civile intervengano in maniera puntuale ed efficace per riuscire a coinvolgere fattivamente le giovani generazioni, così distanti dalla costruzione del futuro. Ma occorre davvero fare in fretta, prima che scappino verso altri lidi.

Università degli Studi di Milano

 

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