Macroeconomia

Chi controllerà il denaro del XXI secolo? La nuova competizione tra Stati, piattaforme digitali e stablecoin 

Le stablecoin stanno ridefinendo la sovranità monetaria globale. Attraverso il caso Tether, l’articolo analizza come moneta digitale, infrastrutture di pagamento e strategie geopolitiche stiano rafforzando il ruolo del dollaro e aprendo nuove sfide per l’Europa.

11 Luglio 2026

La moneta come infrastruttura strategica

Per molto tempo il dibattito sulla sovranità monetaria si è concentrato quasi esclusivamente sulle banche centrali, sui tassi d’interesse e sull’inflazione. Oggi, però, la trasformazione digitale dell’economia sta spostando il baricentro della discussione. La domanda non è più soltanto chi emette la moneta, ma anche chi controlla le infrastrutture attraverso cui essa viene utilizzata. Pagamenti digitali, piattaforme tecnologiche e stablecoin stanno infatti modificando gli equilibri tradizionali, trasformando la moneta in un elemento sempre più strettamente legato alla competizione geopolitica.

La moneta non rappresenta soltanto un mezzo di pagamento. È un bene pubblico che svolge contemporaneamente le funzioni di unità di conto, riserva di valore e strumento di politica economica. Attraverso la gestione della moneta, le banche centrali influenzano il costo del credito, gli investimenti, la stabilità finanziaria e, in ultima analisi, la crescita economica. Proprio per questo motivo il controllo della moneta è sempre stato uno dei pilastri della sovranità degli Stati.

Dalle criptovalute speculative alle stablecoin

Per oltre un decennio l’attenzione dell’opinione pubblica si è concentrata quasi esclusivamente su Bitcoin. Ogni rialzo sembrava confermare l’arrivo di una nuova rivoluzione finanziaria, mentre ogni crollo veniva interpretato come il fallimento dell’intero settore delle criptovalute. Nel frattempo, però, è cresciuto un fenomeno molto diverso e, probabilmente, ancora più rilevante dal punto di vista economico: quello delle stablecoin.

A differenza di Bitcoin, queste attività digitali non puntano ad aumentare di valore, ma a mantenerlo stabile attraverso un ancoraggio, nella maggior parte dei casi, al dollaro statunitense. Proprio questa caratteristica ne ha favorito una rapida diffusione come strumento di pagamento e di trasferimento di liquidità. Secondo i dati di settore, il mercato delle stablecoin ha ormai superato i 250 miliardi di dollari di capitalizzazione, con milioni di transazioni effettuate ogni giorno e una crescente diffusione anche al di fuori del settore strettamente legato alle criptovalute.

La differenza economica rispetto a Bitcoin è sostanziale. Se quest’ultimo continua a essere utilizzato prevalentemente come attività speculativa o riserva di valore, le stablecoin iniziano a svolgere alcune delle funzioni tipiche della moneta, entrando progressivamente in concorrenza con le valute sovrane.

Perché la domanda di moneta conta

La forza di una valuta non dipende esclusivamente dalla dimensione dell’economia che la sostiene. Dipende anche dal numero di soggetti che scelgono di detenerla e utilizzarla. È questo uno dei principali motivi per cui il dollaro continua a occupare una posizione dominante nel commercio internazionale, nei mercati finanziari e nelle riserve delle banche centrali.

Le stablecoin introducono un cambiamento importante in questo equilibrio. Quando cittadini e imprese decidono di detenere una stablecoin ancorata al dollaro invece della propria valuta nazionale, una parte della domanda di moneta si sposta verso uno strumento digitale emesso da un operatore privato. Se questo processo dovesse consolidarsi nel tempo, potrebbe ridurre l’efficacia della politica monetaria, limitando la capacità delle banche centrali di influenzare l’economia attraverso gli strumenti tradizionali.

Non sorprende quindi che numerose autorità monetarie abbiano iniziato a osservare con crescente attenzione questo fenomeno. L’ex presidente della Banca Nazionale Svizzera, Thomas Jordan, ha più volte sottolineato come una diffusione significativa di stablecoin denominate in valuta estera possa indebolire l’efficacia delle politiche monetarie nazionali, soprattutto nelle economie caratterizzate da una minore fiducia nella valuta domestica.

Il caso Tether: un’impresa privata con un ruolo globale

L’esempio più significativo di questa trasformazione è rappresentato da Tether (USDT), oggi la più grande stablecoin al mondo. Con una quantità di token in circolazione che supera ormai i 150 miliardi di dollari, Tether costituisce una delle principali fonti di liquidità dell’intero ecosistema delle criptovalute ed è utilizzata quotidianamente per pagamenti internazionali, trasferimenti di capitale e regolamenti finanziari.

Dietro questa società si trovano due imprenditori italiani: Giancarlo Devasini, principale azionista e cofondatore, e Paolo Ardoino, amministratore delegato. Se Ardoino rappresenta pubblicamente l’azienda nei rapporti con governi, investitori e media, Devasini continua a mantenere un profilo estremamente riservato, pur essendo diventato uno degli uomini più ricchi d’Italia grazie alla crescita della società. Questa discrezione ha contribuito ad alimentare il suo alone di mistero, tanto che un’inchiesta televisiva di La7 lo ha definito il “miliardario fantasma” delle criptovalute.

Parallelamente alla sua crescita, Tether è stata anche al centro di un acceso dibattito sulla trasparenza delle proprie riserve. Nel 2021 la società e la piattaforma Bitfinex hanno raggiunto un accordo con le autorità dello Stato di New York, chiudendo una controversia relativa alla gestione delle riserve senza alcuna ammissione di responsabilità. Sebbene l’azienda pubblichi regolarmente attestazioni sulle attività che sostengono la stablecoin, numerosi economisti e autorità di vigilanza continuano a ritenere auspicabile una revisione contabile completa da parte di società internazionali indipendenti. Il crescente peso sistemico raggiunto da Tether rende infatti la trasparenza non soltanto una questione aziendale, ma un tema di interesse per l’intero sistema finanziario internazionale.

Come le stablecoin rafforzano il ruolo del dollaro

L’importanza delle stablecoin non risiede soltanto nella loro crescente diffusione, ma soprattutto nel modello economico che le sostiene. Ogni volta che un investitore acquista una stablecoin come USDT, l’emittente riceve liquidità che viene investita in attività finanziarie considerate sicure e facilmente liquidabili. Una componente sempre più consistente di queste riserve è costituita da titoli del Tesoro degli Stati Uniti, strumenti che rappresentano il principale punto di riferimento del mercato obbligazionario mondiale.

Secondo le più recenti attestazioni pubblicate da Tether, oltre 120 miliardi di dollari delle proprie riserve risultano investiti in Treasury statunitensi, un ammontare che renderebbe la società comparabile, per consistenza delle proprie disponibilità, a numerosi investitori istituzionali di rilevanza internazionale. Ne deriva un effetto spesso trascurato: la crescente domanda mondiale di stablecoin alimenta indirettamente anche la domanda di debito pubblico americano, contribuendo a sostenere il ruolo del dollaro nel sistema finanziario internazionale.

Si tratta di un paradosso solo apparente. Un settore nato con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dal sistema finanziario tradizionale finisce oggi per rafforzare uno degli strumenti fondamentali dell’egemonia economica statunitense.

Una nuova forma di signoraggio privato

L’espansione delle stablecoin apre anche una riflessione sul concetto di signoraggio. Tradizionalmente questo termine identifica il beneficio economico derivante dalla creazione della moneta. Nelle economie contemporanee tale processo coinvolge sia le banche centrali sia il sistema bancario commerciale, che genera moneta attraverso la concessione del credito.

Le stablecoin introducono però un ulteriore livello di intermediazione. Le società emittenti raccolgono fondi dagli utenti, li investono in attività finanziarie remunerative e trattengono i rendimenti generati da tali investimenti. Si sviluppa così una nuova forma di rendita privata legata alla circolazione della moneta digitale. Gli utenti continuano a utilizzare uno strumento ancorato al dollaro, ma parte del valore economico prodotto da tale utilizzo viene trasferito a operatori privati che controllano l’infrastruttura monetaria.

Questa evoluzione contribuisce a ridefinire il rapporto tra settore pubblico e settore privato nella gestione della moneta, ponendo interrogativi che fino a pochi anni fa appartenevano quasi esclusivamente alla teoria monetaria.

Le preoccupazioni delle istituzioni

Non sorprende, quindi, che il tema abbia iniziato a occupare un posto sempre più centrale nel dibattito internazionale. Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha più volte richiamato l’attenzione sul rischio che le stablecoin possano contribuire a rafforzare ulteriormente il ruolo internazionale del dollaro, arrivando a sostenere che esse rischiano di “riaffermare il signoraggio del dollaro nel mondo”.

Le preoccupazioni espresse da Giorgetti trovano riscontro anche nelle più recenti analisi della Banca Centrale Europea. Nel maggio 2026 Christine Lagarde ha ricordato che il mercato globale delle stablecoin è passato da meno di 10 miliardi di dollari a oltre 300 miliardi in appena sei anni. Si tratta di un mercato fortemente concentrato: quasi il 90% è riconducibile a due soli emittenti, Tether e Circle, mentre la grande maggioranza degli strumenti in circolazione è denominata in dollari.

Secondo la presidente della BCE, questa espansione non rappresenta soltanto una trasformazione tecnologica, ma può modificare gli equilibri monetari internazionali. Le stablecoin permettono infatti al dollaro di circolare al di fuori dei tradizionali canali bancari e di raggiungere più facilmente risparmiatori e imprese in Paesi caratterizzati da valute deboli o da sistemi finanziari meno sviluppati. Il rischio per l’Europa è che il vantaggio iniziale delle stablecoin statunitensi consolidi ulteriormente la dipendenza dal dollaro, anche nelle nuove infrastrutture della finanza tokenizzata.

La strategia americana e il ruolo delle infrastrutture private

L’evoluzione del quadro normativo statunitense sembra muoversi nella stessa direzione. La nuova amministrazione guidata da Donald Trump ha assunto una posizione favorevole allo sviluppo delle stablecoin private, mentre ha manifestato una netta contrarietà all’introduzione di una valuta digitale emessa direttamente dalla Federal Reserve. Ne emerge una strategia nella quale il dollaro continua a espandere la propria influenza internazionale non attraverso una CBDC pubblica, ma grazie a operatori privati capaci di sviluppare rapidamente nuovi strumenti di pagamento e trasferimento del valore.

La risposta europea: autonomia monetaria e infrastrutture di pagamento

Per l’Unione europea la questione appare ancora più complessa. La dipendenza non riguarda soltanto le stablecoin, ma anche i sistemi attraverso cui il denaro circola quotidianamente. Gran parte dei pagamenti elettronici effettuati in Europa passa infatti attraverso operatori internazionali come Visa, Mastercard, PayPal, Apple Pay e Google Pay. Pur non emettendo moneta, queste società controllano reti essenziali per il funzionamento dell’economia digitale e raccolgono commissioni su miliardi di transazioni ogni anno.

È in questo contesto che si inserisce il progetto dell’euro digitale, concepito dalla Banca Centrale Europea non come sostituto del contante, ma come uno strumento volto a preservare la presenza della moneta pubblica anche nell’economia digitale. L’obiettivo non è eliminare il ruolo delle banche commerciali, bensì rafforzare l’autonomia strategica europea offrendo un’infrastruttura monetaria pubblica capace di convivere con il sistema bancario esistente.

La sfida che si profila non riguarda dunque soltanto l’innovazione tecnologica. Riguarda il futuro equilibrio tra iniziativa privata e interesse pubblico nella gestione della moneta. Nel XXI secolo la sovranità monetaria non dipenderà esclusivamente dalla capacità di emettere una valuta credibile, ma anche dal controllo delle infrastrutture digitali attraverso cui quella valuta viene utilizzata. In questo scenario, stablecoin, circuiti di pagamento ed euro digitale rappresentano tre manifestazioni della stessa trasformazione: la progressiva ridefinizione del rapporto tra tecnologia, finanza e potere economico.

 

References

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    17. LA7 – Piazzapulita. L’uomo più ricco d’Italia: Giancarlo Devasini, il “miliardario fantasma” delle criptovalute.
      https://www.la7.it/piazzapulita/video/luomo-piu-ricco-ditalia-chi-e-giancarlo-devasini-il-miliardario-fantasma-delle-criptovalute-12-06-2026-648899
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      https://www.swissinfo.ch/eng/business/digital-currencies_swiss-central-bank-wary-of-libra-stablecoin-impact/45209216
    21. Affaritaliani.it. (2025, 26 marzo). Trump lancia le criptovalute nelle sue aziende e stoppa la Fed. Nuovo allarme mondiale. https://www.affaritaliani.it/economia/trump-criptovalute-stablecoin-usd1-giorgetti-fed-europa-962337.html

 

 

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