Attualità

Il caso ATM e la violazione della sicurezza condivisa

16 Giugno 2026

Se una persona dovesse tornare su questa terra dopo una lunga assenza — come nell’ibernazione del film  Il dormiglione di Woody Allen — troverebbe un ambiente profondamente diverso. Contrassegnato, prima di tutto, da un clima emotivo improntato alla paura.

la paura oggi

Si potrebbe pensare che si tratti di un effetto dell’invecchiamento della popolazione. In realtà pervade l’intera società, trasversalmente, senza distinzione di età, con una maggiore marcatura sulle donne. Sarebbe più corretto definirla come un bisogno di sicurezza. La sicurezza costituisce oggi uno dei temi fondamentali della ricerca sociale, e per CSA — l’istituto di studi statistici e di mercato — rappresenta un terreno di lavoro continuo: dalle interviste realizzate per ISTAT sulla sicurezza degli italiani alle ricerche condotte in tutti i principali settori.

Il termine sicurezza ha molti significati e richiede, come ben illustra Contro la paura di Carlo Bonini e Franco Gabrielli, soluzioni complesse e articolate. Sicurezza significa serenità, energia, possibilità di condurre una vita familiare e di svolgere i propri compiti professionali e civici.

Le donne hanno particolarmente a cuore questo tema per motivi che riguardano proprio la questione di genere e la posizione di fragilità e debolezza in cui ancora si trovano nella nostra società rispetto allo stesso sguardo maschile.

Una chat WhatsApp denominata “Staff Ticinese”, nella quale alcuni dipendenti ATM si sarebbero scambiati immagini di passeggere estrapolate dalle telecamere di bordo dei mezzi pubblici, accompagnate da commenti sessisti, è finita al centro di un caso che coinvolge la Polizia Locale, la magistratura e il Garante per la Privacy.

Perché questo caso è particolarmente grave? Occorre prima di tutto ricordare che la casa, più che la strada, si è storicamente rivelata il luogo più pericoloso per le donne. Gli spazi pubblici, la densità umana, hanno da sempre offerto una protezione naturale. Persino gli strumenti che dovrebbero tutelarci — le telecamere a circuito interno sui tram — sono diventati un ulteriore modo per molestarci. È questa la violazione più profonda: non solo della dignità delle donne, ma della fiducia nell’istituzione pubblica che aveva il compito di proteggerle.

Così come la sicurezza è una dimensione a 360 gradi, anche i pericoli cambiano natura: oggi si insidiano nella rete, nelle chat, negli strumenti di controllo trasformati in strumenti di predazione.

ATM ha formalizzato e depositato alla Polizia Locale una denuncia per l’uso improprio delle immagini e ha annunciato un esposto al Garante della Privacy, ribadendo la propria determinazione contro ogni forma di discriminazione o comportamento lesivo. È per questo che è quanto mai necessario sostenere ATM in questo momento: i gestori dei trasporti pubblici garantiscono ogni giorno un controllo straordinario della sicurezza urbana, e questo episodio — opera di singoli — non deve minare né la fiducia nell’istituzione né il lavoro delle migliaia di dipendenti corretti che servono la città.

Quello che invece ci deve molto preoccupare è l’imbarbarimento del clima socioculturale italiano, che, nonostante le tante battaglie e i tanti passi avanti, continua ad essere impresso di spinte retrogade, attualizzate alla contemporaneità.

Proprio l’emancipazione femminile per alcuni maschi enfatizza sentimenti di inadeguatezza che si traducono in atteggiamenti dispregiativi e di odio. Non è solo un ritorno al passato, ma un fenomeno nuovo e inquietante di disgregazione della società. E questo in un’epoca in cui ancora si fatica ad approvare l’educazione sessuale e alle relazioni nelle scuole.

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