Musica

Intervista a Giuseppe D’Alonzo: “Clues”, il disco con le sfumature rock

Fuori dal 22 maggio “Clues”, il nuovo album dell’artista. Undici canzoni che si muovono tra le sfumature del rock raccontando gioventù e disillusione, alcuni brani sono cantati in italiano e altri in inglese.

10 Giugno 2026

In un momento difficile come questo forse si è portati ad amare ancora di più. Amore, passione, non dovere e responsabilità. Dovere e responsabilità sono per chi vive una fase di stabilità, oggi è l’umanità che deve salvarci”, così Giuseppe D’Alonzo racconta il suo nuovo album. In questa intervista, un’analisi profonda del disco e dei suoi brani.

“Clues” raccoglie canzoni scritte durante la tua gioventù e rimaste a lungo nel cassetto. Che effetto ti ha fatto riascoltarle oggi e decidere finalmente di pubblicarle?

E’ stato davvero interessante riprendere in mano quegli spartiti e rivisitarne gli arrangiamenti con il mio attuale gusto e la mia esperienza acquisita in anni e anni di musica.
Il risultato mi ha davvero stupito, le melodie non sono cambiate, ma è cambiato il mood dei brani, probabilmente ai tempi non ero musicalmente maturo per produrle.

Nel brano “Avere di già” parli delle pressioni e delle responsabilità che gravano sulle nuove generazioni. Quali sono, secondo te, le principali differenze tra la tua giovinezza e quella dei ragazzi di oggi?

Io sono stato davvero fortunato, sono cresciuto negli anni ’90, non eravamo bombardati da informazioni, non eravamo preoccupati dell’intero pianeta, ma solo di quello che accadeva nel nostro quartiere, se deragliava un treno al di fuori del nostro paese, difficilmente si veniva a sapere se non leggendo i quotidiani con accuratezza. Non c’è dubbio che oggi si viene catapultati nel tutto e nel niente. Deve essere davvero difficile orientarsi, specie se i genitori sono loro stessi travolti da questo mare infuriato. Tutta questa ansia è a dir poco nociva.

Il disco alterna brani in italiano e in inglese. Come scegli la lingua con cui raccontare una storia o un’emozione? Cambia il tuo modo di scrivere?

Decisamente, cambia il modo di scrivere ma soprattutto i brani scritti in italiano tendono ad essere più melodici, più cantautorali, quelli più rock sono spesso in inglese, per ovvie ragioni, però se riesco sperimento volentieri, come in AKAI ITO. Molti brani intimi, come “dove non eri tu” li ho scritti in italiano, sono usciti proprio così, però anche “Lost gaze”, che considero forse il mio brano più intenso, l’ho scritto in inglese, e rifletteva un periodo molto complesso della mia vita, per cui davvero non so spiegare a pieno questa mia doppia anima. Probabilmente è stato l’ascolto quasi ossessivo del blues in età giovanile che mi ha influenzato. Poi in età adulta ho apprezzato il cantautorato nostrano, altrettanto meraviglioso.

In “Clues” convivono energia rock e momenti più intimi e riflessivi. Quanto rispecchia la tua personalità questa alternanza tra impeto e introspezione?

Tantissimo,  non sono bipolare, per fortuna, ma a volte me lo chiedo!

Hai definito queste canzoni una sorta di “capsula del tempo”. C’è un brano che più degli altri rappresenta il Giuseppe di allora e uno che senti particolarmente vicino al Giuseppe di oggi?

Clues e Akai Ito rappresentano proprio la mia gioventù. Avere di già è più attuale.

Nel corso della tua carriera hai attraversato diverse fasi musicali, dal rock blues delle origini fino alla canzone d’autore in italiano. In che modo “Clues” si inserisce nel tuo percorso artistico e cosa aggiunge alla tua discografia?

Me lo sono chiesto anche io e la risposta che mi sono dato è che finalmente sono riuscito a fondere le mie inclinazioni musicali che negli anni avevo ben distinto: primi 3 Cd in inglese e successivi 3 in italiano. Questo mi ha permesso di aprire una nuova via, forse quella più matura, che supera tutti i miei ostacoli e preconcetti e mi permette di creare senza pormi troppe domande. Sto già scrivendo nuovi brani in inglese, era tanto che non lo facevo.

Nel disco emerge una riflessione sull’amore, sulla speranza e sull’umanità in un periodo storico complesso. Quale messaggio vorresti che gli ascoltatori portassero con sé dopo aver ascoltato “Clues”?

Il disco è rivolto a due categorie ben precise con messaggi differenti. Ai giovani cerco di dare ascolto, comprensione e speranza, per quanto possibile. Agli adulti, provo a parlare come uno di loro, che comprende i nostri peccati, vuole fare ammenda, ma per farlo è necessario agire: apriamo gli occhi e vediamo oltre lo schermo dello smartphone, ci stiamo autodistruggendo, o meglio, stiamo distruggendo il futuro delle prossime generazioni, vogliamo proprio accettare tutto questo senza far niente? Il tempo dell’indignazione è finito, adesso serve consapevolezza e azione, ognuno nel proprio piccolo…ma organizzati.

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