Turismo

Gli Stadi-monumento: Como e le altre città

Il progetto di riqualificazione dello Stadio Sinigaglia di Como valutato alla luce di altre esperienze cittadine

28 Agosto 2026

Gli Stadi-monumento: Como e le altre città

 

di Luca Michelini

 

 

  1. Introduzione

La riqualificazione dello stadio Giuseppe Sinigaglia non può essere valutata soltanto come un intervento di ammodernamento sportivo. Lo stadio è un bene comunale, possiede un riconosciuto valore storico e architettonico e occupa una posizione eccezionale all’interno del lungolago di Como, accanto al Monumento ai Caduti, al Novocomum, al Tempio Voltiano, alla Canottieri Lario e ad altri edifici rappresentativi dell’architettura del Novecento. La proposta presentata dal Como 1907 e sviluppata da Populous investe quindi un intero paesaggio urbano storico, oltre che il singolo impianto.

Il confronto con gli stadi italiani più simili, in particolare il Flaminio di Roma, l’Artemio Franchi di Firenze e il Renato Dall’Ara di Bologna, permette di comprendere meglio la natura dell’operazione comasca. I quattro casi condividono alcuni elementi: proprietà pubblica, valore monumentale, necessità di adeguamento alle norme contemporanee, presenza di un soggetto sportivo interessato all’utilizzo dell’impianto e richiesta di introdurre nuove funzioni capaci di produrre ricavi. Differiscono, tuttavia, nel modo in cui è stato definito l’interesse pubblico e nel momento in cui sono intervenute le competenze indipendenti, la comparazione progettuale e la partecipazione dei cittadini.

Da questo punto di vista, l’iter comasco non appare privo di controlli amministrativi. Esistono un DOCFAP, una Conferenza dei servizi, i pareri della Soprintendenza e l’intervento di numerose amministrazioni competenti. Ciò che sembra mancare è soprattutto un livello preliminare, autonomo rispetto al proponente, rivolto a stabilire che cosa debba essere conservato, quali funzioni siano compatibili con il luogo, quali alternative debbano essere confrontate e come debbano essere distribuiti costi, rischi e benefici tra la collettività e il concessionario privato.

 

 

  1. Il Sinigaglia come monumento e sistema urbano

Il Sinigaglia fu edificato tra il 1926 e il 1927 su progetto di Giovanni Greppi, in occasione delle celebrazioni voltiane. Negli anni Trenta il complesso venne ampliato e trasformato da Gianni Mantero, che intervenne sulla facciata e aggiunse piscina, palestra e uffici. Lo stadio nacque dunque come componente di un sistema polisportivo e non come contenitore esclusivamente calcistico. Successivi interventi, soprattutto dalla seconda metà del Novecento, ne hanno modificato in parte la configurazione, eliminando le piste originarie, ricostruendo la tribuna e aggiungendo strutture provvisorie o metalliche, ora sostituite da strutture in cemento che vengono però presentate dalla squadra di calcio come “provvisorie”, suscitando la reazione di un comitato di cittadini.

La sua importanza non dipende soltanto dalla materia storica sopravvissuta. Dipende anche dal rapporto con il lago, con gli spazi aperti e con le architetture vicine. Lo stadio è incluso nel catalogo di Lombardia Beni Culturali come complesso architettonico del primo quarto del Novecento, di proprietà di un ente pubblico territoriale. La tutela dovrebbe quindi riguardare almeno quattro livelli: l’edificio, le sue stratificazioni, il paesaggio monumentale circostante e la memoria sportiva legata alla continuità dell’uso.

Nel febbraio 2025 Como 1907 ha depositato un Documento di fattibilità delle alternative progettuali ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 38/2021. Il progetto, elaborato con Populous, prevede uno stadio utilizzabile per tutto l’anno, una capacità intorno ai 15.000 posti, nuove tribune, aree pedonali, spazi commerciali e di servizio e interventi sugli spazi esterni. La proprietà dovrebbe rimanere comunale, mentre la durata e le condizioni della concessione devono essere definite nell’iter successivo.

Il Comune ha convocato una Conferenza dei servizi preliminare semplificata e asincrona, coinvolgendo, tra gli altri, Soprintendenza, Regione Lombardia, Provincia, ARPA, ATS, Prefettura, Questura, Vigili del fuoco, ENAC, Aero Club, gestori dei servizi e aziende di trasporto. Dopo le osservazioni della Soprintendenza e la presentazione di un addendum da parte del Como 1907, la Conferenza è stata riavviata nel luglio 2025 e si è conclusa positivamente con determinazione del 7 gennaio 2026.

Si tratta di un’istruttoria amministrativa articolata. Tuttavia, la sua struttura rivela un elemento fondamentale: la proposta iniziale, il programma funzionale e il concept architettonico sono stati definiti dal club e dal progettista incaricato dal club. Gli enti pubblici intervengono successivamente per esprimere prescrizioni, richiedere modifiche e controllare la compatibilità dell’intervento. L’interesse pubblico viene quindi costruito soprattutto in forma reattiva, attraverso la correzione di una proposta privata.

 

 

  1. Il Flaminio: la conoscenza come presupposto della trasformazione

Lo Stadio Flaminio di Roma, progettato da Pier Luigi e Antonio Nervi tra il 1957 e il 1958 e inaugurato nel 1959 in vista delle Olimpiadi del 1960, costituisce il riferimento metodologico più avanzato. L’edificio comprendeva non soltanto il terreno di gioco e le tribune, ma anche palestre, una piscina e altri ambienti pensati per funzionare in modo relativamente autonomo. Come nel caso del Sinigaglia, la struttura sportiva faceva parte di un più ampio sistema urbano e sociale.

La differenza fondamentale consiste nel fatto che, prima di selezionare una specifica destinazione e di autorizzare una trasformazione, il Flaminio è stato oggetto di un Piano di conservazione interdisciplinare. Il lavoro è stato finanziato dalla Getty Foundation attraverso il programma Keeping It Modern e sviluppato dal 2017 al 2020 da L’Università La Sapienza di Roma, Pier Luigi Nervi Project Association e Docomomo Italia. Furono coinvolti specialisti di ingegneria strutturale, architettura, restauro, storia dell’architettura, rilievo e modellazione digitale.

Il piano ha prodotto una piattaforma HBIM, rilievi geometrici e materici, verifiche statiche e sismiche, analisi delle trasformazioni, documentazione del degrado e indicazioni per la futura manutenzione e il riuso. La ricerca è stata organizzata in tre grandi fasi: riconoscimento dei valori culturali, analisi dello stato esistente e delle modificazioni intervenute nel tempo, definizione delle politiche di conservazione.

Il valore del modello Flaminio non risiede soltanto nella quantità di dati raccolti. Consiste nella separazione tra due momenti: prima si definisce scientificamente il bene, poi si decide come trasformarlo. Il piano di conservazione agisce come strumento intermedio tra il riconoscimento giuridico dell’interesse culturale e il progetto edilizio. Carughi e Vittorini (2021) osservano che il semplice vincolo tende a indicare perché un edificio debba essere protetto, ma non fornisce necessariamente istruzioni operative sufficienti; il piano di conservazione traduce invece il significato culturale in criteri di intervento.

Rispetto a tale modello, nel caso comasco manca un documento autonomo di analoga natura. Il DOCFAP contiene relazioni, elaborati urbanistici, studio ambientale, piano finanziario e disegni progettuali, ma resta parte della proposta commissionata dal Como 1907. Una relazione storico-architettonica prodotta all’interno del gruppo del proponente non è equivalente a un piano di conservazione elaborato preliminarmente da un organismo scientifico indipendente e destinato a valere per qualsiasi ipotesi progettuale.

Per Como sarebbe necessario definire pubblicamente quali parti del Sinigaglia siano intangibili, quali trasformazioni storiche abbiano acquisito valore, quali elementi possano essere rimossi, quali visuali vadano protette e quale sia la capacità massima di trasformazione dei diversi settori. Il piano dovrebbe riguardare non soltanto lo stadio, ma anche il rapporto con il Monumento ai Caduti, il Novocomum, la Canottieri, il Tempio Voltiano, l’Aero Club e il fronte lacustre.

 

  1. Il Franchi: la competizione progettuale e i suoi limiti

Il caso più vicino a Como sul piano politico e giuridico è quello dello Stadio Artemio Franchi di Firenze. Progettato da Pier Luigi Nervi tra il 1929 e il 1932, il Franchi è una delle opere più importanti dell’ingegneria italiana del Novecento. Torre di Maratona, scale elicoidali, tribune in cemento armato e pensilina a sbalzo costituiscono un sistema nel quale struttura e forma architettonica coincidono. L’edificio è stato dichiarato di interesse culturale nel 2020 ed è oggetto di un confronto internazionale sulla compatibilità tra conservazione e adeguamento agli standard del calcio contemporaneo.

Nel 2020 la Fiorentina, con il sostegno del Comune, chiese al Ministero della Cultura di individuare gli elementi la cui conservazione fosse indispensabile ai sensi della disciplina speciale sugli impianti sportivi. Nel novembre 2020 il Comitato scientifico di ICOMOS dedicato al patrimonio architettonico del XX secolo, insieme alla Pier Luigi Nervi Project Association, organismo di studio e valorizzazione dell’opera di Nervi, lanciò un Heritage Alert sullo Stadio Artemio Franchi. L’Heritage Alert è una segnalazione pubblica di carattere scientifico: non produce direttamente un vincolo giuridico e non sospende i lavori, ma richiama l’attenzione delle autorità e dell’opinione pubblica sul rischio di perdita o alterazione di un bene culturale. Nel caso fiorentino, ICOMOS temeva che la modernizzazione dello stadio potesse limitarsi a conservare pochi elementi simbolici dell’opera di Nervi, inserendoli in un impianto sostanzialmente nuovo. Chiese, pertanto, che qualsiasi trasformazione fosse preceduta da uno studio indipendente sulle condizioni strutturali dell’edificio, sui suoi valori architettonici complessivi e sugli interventi realmente necessari per mantenerlo in uso.

Il Comune di Firenze decise di organizzare un concorso internazionale di progettazione in due fasi, bandito nel giugno 2021. L’amministrazione definì il programma e gli elementi da tutelare, mentre diversi gruppi furono chiamati a proporre soluzioni per lo stadio e per l’area di Campo di Marte. Otto progetti raggiunsero la fase finale e nel marzo 2022 fu selezionata la proposta guidata da Arup.

La procedura fiorentina non ha risolto ogni controversia. ICOMOS ha rinnovato le proprie critiche, sostenendo che il progetto vincitore rischi di compromettere la leggibilità dell’opera di Nervi, benché ne conservi alcuni elementi. Il nodo è importante: la tutela non può ridursi alla sopravvivenza di frammenti prestigiosi. Se una torre, una scala o una pensilina vengono inglobate in un nuovo sistema molto più imponente, la loro conservazione materiale può accompagnarsi alla perdita dell’unità architettonica originaria.

Proprio per questo, il modello fiorentino è istruttivo anche nei suoi limiti. Il concorso non garantisce automaticamente un risultato rispettoso del monumento, ma rende visibili le alternative, obbliga l’amministrazione a formulare un programma pubblico e separa, almeno parzialmente, il momento della selezione progettuale dagli interessi economici del club utilizzatore.

A Como non si è svolta una competizione comparabile. Populous è stato scelto dal Como 1907, non dal proprietario pubblico mediante concorso aperto. Il Comune valuta la proposta ricevuta, ma non dispone di progetti indipendenti costruiti a partire dallo stesso quadro funzionale e sottoposti al giudizio di una giuria multidisciplinare. La pluralità delle alternative rimane prevalentemente interna al DOCFAP del promotore.

La lacuna non riguarda il prestigio di Populous, studio dotato di indiscutibile esperienza internazionale. Riguarda la procedura. Anche il miglior progettista risponde al programma del proprio committente. Nel caso comasco il committente di Populous è il soggetto che aspira a utilizzare e gestire economicamente il bene comunale. Sarebbe pertanto opportuno affiancare alla proposta privata una valutazione comparata commissionata dal Comune, capace di verificare se gli obiettivi sportivi possano essere raggiunti con minori volumetrie, differenti funzioni o un diverso equilibrio tra spazi gratuiti e spazi commerciali.

 

  1. Il Dall’Ara: il partenariato e la trasparenza economica

Il Renato Dall’Ara di Bologna offre un terzo modello. Inaugurato negli anni Venti come Stadio Littoriale e progettato da Giulio Ulisse Arata con Umberto Costanzini, è caratterizzato dalla cinta muraria in laterizio, dalla Torre di Maratona e dal rapporto con il tessuto urbano bolognese, il portico di San Luca e la Certosa. Il complesso nacque con una funzione polisportiva e civile più ampia del solo calcio.

Il progetto di ristrutturazione prevede il mantenimento della proprietà pubblica, la conservazione della cinta originaria e della Torre di Maratona, l’eliminazione delle superfetazioni realizzate per i Mondiali del 1990, una nuova copertura, tribune più vicine al terreno di gioco, adeguamento alla categoria UEFA 4 e utilizzo dell’impianto sette giorni su sette. È inoltre contemplata la costruzione di uno stadio temporaneo per permettere al Bologna FC di disputare le partite durante il cantiere.

L’operazione si sviluppa come partenariato pubblico-privato tra Bologna FC e Comune. Il progetto è stato elaborato dallo studio GAU Arena e Webuild ha assunto un ruolo negli approfondimenti di fattibilità tecnica e nella possibile realizzazione. Tuttavia, l’incremento dei costi ha messo in difficoltà l’equilibrio finanziario: le stime iniziali sono cresciute fino a circa 200 milioni di euro e oltre, rendendo necessaria una complessa negoziazione tra quota privata, contributo comunale e possibile ingresso di altri investitori.

Il Dall’Ara dimostra che l’equilibrio economico è parte costitutiva della tutela. Conservare un edificio storico, adeguarlo sismicamente, costruire una copertura, realizzare impianti temporanei e sistemare le aree circostanti genera costi difficili da determinare nella fase iniziale. Le variazioni dei prezzi, le prescrizioni sopravvenute e i ritardi possono cambiare radicalmente i rapporti tra pubblico e privato.

Nel caso del Sinigaglia, il piano economico-finanziario è incluso nel DOCFAP, insieme a una bozza dei principali termini della convenzione. Non emerge però, dalle informazioni pubblicamente accessibili, una rappresentazione sufficientemente dettagliata e comprensibile di costo complessivo, capitale investito, durata della concessione, canone, ricavi attesi, tasso di rendimento, opere pubbliche collegate e ripartizione dei rischi. Alla presentazione del febbraio 2025 Suwarso affermò che era ancora prematuro indicare un costo preciso.

Il punto è decisivo perché un investimento può essere formalmente sostenuto dal privato e contemporaneamente contenere un rilevante sostegno pubblico indiretto. Una concessione molto lunga, un canone inferiore al valore economico del bene, opere viarie a carico del Comune, parcheggi pubblici funzionali alle attività private, rinunce a usi alternativi dell’area o trasferimenti del rischio costituiscono vantaggi economicamente quantificabili. Per valutare il Sinigaglia non basta quindi sapere chi paga il cantiere. Occorre misurare il valore dei diritti trasferiti e la quota del valore prodotto che ritornerà alla collettività.

 

  1. Conclusioni

Dal breve confronto proposto emergono alcune lacune precise.

La prima è l’assenza di un Piano di conservazione indipendente, paragonabile a quello del Flaminio. Como dispone di studi prodotti nell’ambito del DOCFAP, ma non di una carta pubblica dei valori e della trasformabilità dell’intero sistema monumentale.

La seconda è l’assenza di una reale comparazione competitiva delle alternative. A Firenze il concorso ha permesso di confrontare differenti soluzioni. A Como le alternative sono elaborate all’interno del quadro definito dal medesimo promotore e dal suo progettista.

La terza riguarda il paesaggio urbano storico. La valutazione non dovrebbe limitarsi all’altezza dello stadio o alla conservazione della facciata. Dovrebbe includere coni visuali, percezione dal lago, illuminazione notturna, rapporti volumetrici con il Monumento ai Caduti e il Novocomum, continuità degli spazi aperti ed effetti cumulativi con le altre trasformazioni del waterfront.

La quarta lacuna è una valutazione economica pubblicamente leggibile. Occorre conoscere il valore della concessione, il rendimento atteso, le entrate commerciali, il canone, le compensazioni, il costo delle opere esterne e la ripartizione dei rischi.

La quinta riguarda la partecipazione istituzionale. Non basta che il club affermi di aver ascoltato cittadini e tifosi. Servono criteri, verbali, risultati e risposte motivate.

La sesta è l’assenza di un organismo indipendente di monitoraggio, nel quale possano essere rappresentati Comune, Soprintendenza, università, competenze di restauro, associazioni civiche e utilizzatori dell’area. Tale organismo dovrebbe seguire non soltanto la progettazione e il cantiere, ma anche l’attuazione della futura concessione.

Il confronto non dimostra che il progetto Populous debba essere respinto. Dimostra che un intervento di tale importanza richiede strumenti più robusti di quelli necessari per un ordinario impianto sportivo. Il Sinigaglia è contemporaneamente monumento, bene comunale, infrastruttura calcistica, componente del waterfront e possibile piattaforma commerciale. Il suo valore non può essere ridotto né alla facciata storica né alla capacità di produrre ricavi durante tutto l’anno.

Il Flaminio insegna che la conoscenza indipendente deve precedere il progetto. Il Franchi dimostra l’utilità, ma anche i limiti, di un concorso internazionale e della conservazione per elementi. Il Dall’Ara mostra che la tutela è inseparabile dalla sostenibilità finanziaria e dalla chiara ripartizione dei rischi. Como dispone di un’istruttoria amministrativa, ma non ancora di un vero Piano pubblico del Sinigaglia e del paesaggio monumentale del lungolago.

La carenza fondamentale consiste dunque nel fatto che l’interesse pubblico viene definito dopo la proposta del club, attraverso prescrizioni e negoziazioni, anziché prima della proposta, mediante una carta dei valori, la comparazione delle alternative e un programma urbanistico formulato dalla città. Senza questi strumenti, il dibattito rischia di essere ridotto alla contrapposizione tra modernizzazione e immobilismo, tra tifoserie prive della necessaria conoscenza per comprendere le poste in gioco. La domanda corretta è invece più complessa: quale modernizzazione è compatibile con il monumento, quale programma economico è proporzionato al luogo e quale quota del valore generato dal bene pubblico deve rimanere alla collettività?

 

 

Bibliografia

 

Battaglia, S. (2025). The stadium as a cultural asset between memory and contemporaneity: Tools and strategies for enhancement of sport infrastructures as opportunities for urban and social regeneration. In 4th VIBRArch: Wellbeing for All.

Carughi, U., & Vittorini, R. (2021). The legacy of the Roman Olympics: A new conservation strategy for the Flaminio Stadium. ICOMOS, Hefte des Deutschen Nationalkomitees, 76, 179-183.

Diacodimitri, A., Giodice, M., Romeo, F., & Balsi, M. (2021). Developing critical knowledge of twentieth-century cultural heritage via massive survey: The case of the conservation plan of the Stadio Flaminio in Rome. In Analysis of Cultural Heritage by Terrestrial Laser Scanning (pp. 1291-1317). Springer.

ICOMOS International Scientific Committee on 20th Century Heritage. (2020). ICOMOS Heritage Alert for the Stadio Artemio Franchi, Pier Luigi Nervi, 1929-31, Florence, Italy. ICOMOS.

ICOMOS. (2023). Update of the Heritage Alert for the Stadio Artemio Franchi, Florence, Italy. ICOMOS International.

Moretti, A. (2021). New stadiums between urban regeneration, socio-economic impact and territorial constraints. Annali del Dipartimento di Metodi e Modelli per l’Economia, il Territorio e la Finanza.

 

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