Pina Picierno

Partiti e politici

Pina Picierno lascia il Pd: si è accorta adesso che non è il partito per lei

“La casa dei riformisti non c’è più. Non si può essere ambigui con il fascismo putiniano e gli estremismi. È ora di lavorare a qualcosa di nuovo, per vincere le elezioni”. Pina Picierno spiega a Il Foglio la sua uscita dal Partito Democratico di Elly Schlein

4 Giugno 2026

L’addio di Pina Picierno al Partito Democratico chiude una lunga stagione di distinguo più che di appartenenza. La vicepresidente del Parlamento europeo ha annunciato la sua uscita dal Pd sostenendo che il partito abbia progressivamente smarrito la propria vocazione riformista e la capacità di rappresentare culture politiche diverse. Una scelta maturata nel tempo e preceduta da mesi di tensioni e polemiche interne.

In un’intervista rilasciata a Il Foglio, spiega: “Di dubbi ne ho avuti moltissimi, mi sono più che lacerata, ma credo che per rispetto della mia dignità politica e personale sia arrivato il momento di lasciare il Partito Democratico di Elly Schlein che è divenuto un posto diverso da quello che abbiamo fondato e perché ho sempre chiesto alla politica la forza e il coraggio di fare in coscienza le scelte più giuste. Ora tocca a me avere coraggio”.

Negli anni le posizioni dell’europarlamentare, infatti, sono apparse sempre più spesso lontane dalla linea e dai valori condivisi della comunità democratica. Dall’Ucraina alle questioni legate alla giustizia, fino alle strategie politiche del centrosinistra, Picierno ha frequentemente assunto posizioni autonome e critiche verso la dirigenza del partito, alimentando un confronto che in molti casi si è trasformato in uno scontro aperto. “Dopo gli anni della Margherita – argomenta – abbiamo provato a unire le migliori tradizioni democratiche del Paese, a conciliare la giustizia sociale con la libertà individuale, ad avvicinare e tenere insieme le aspirazioni socialiste e liberali. Questo era e sarebbe dovuto essere il Pd. Ma ha subìto uno snaturamento avvenuto per scivolamenti inesorabili, senza nemmeno una reale discussione, senza nemmeno il privilegio di poterne discutere in un congresso, come ho più volte chiesto. Il Pd che abbiamo voluto al Lingotto non esiste più ed è necessario prenderne atto, ma le ragioni per cui è nato esistono ancora. Resto democratica, non torno indietro”.

La distanza tra l’europarlamentare e il Pd si è fatta via via più evidente fino a rendere quasi inevitabile la separazione. Secondo Picierno “serve un riformismo coerente e popolare, in grado di entusiasmare e di far scattare quella scintilla di costruire con fiducia il cambiamento. Credo che ci possa e ci debba essere un impegno comune per fare nascere, tenendo insieme le differenze e le storie, un nuovo soggetto politico largo, che tenga insieme, che nasca per unire esperienze e personalità politiche diverse. Mi metto al servizio di questa idea e di questo progetto”.

Particolarmente divisiva è stata la sua postura sul conflitto in Medio Oriente. Picierno ha espresso con continuità un sostegno a Israele che molti, dentro e fuori il Pd, hanno giudicato privo delle necessarie sfumature rispetto alle conseguenze della guerra nella Striscia di Gaza e alle critiche rivolte al governo di Benjamin Netanyahu. Una posizione che le ha garantito consenso in alcuni ambienti moderati e atlantisti, ma che ha anche provocato forti contestazioni nel mondo progressista.

Proprio questa vicinanza alle ragioni israeliane le è valsa frequenti accuse di filosionismo, spesso utilizzate in chiave polemica dai suoi avversari politici. Al di là delle etichette, il tema ha contribuito ad ampliare una distanza già esistente tra l’europarlamentare e una parte significativa della base democratica.

Non pochi osservatori fanno notare come l’uscita dal partito rappresenti la presa d’atto di una incompatibilità politica che si trascinava da tempo, più che una rottura improvvisa maturata negli ultimi mesi. Su X il leader di Azione Carlo Calenda ha scritto che la vicepresidente “ha avuto il coraggio di lasciare il Partito democratico per non rinunciare ai propri valori. In questo momento della storia l’europeismo non può essere un tratto retorico così come la politica estera – Ucraina in primis – non può essere oggetto di negoziati con i populisti filorussi. Spero che potremo lavorare insieme per costruire un’alternativa europeista, liberale e riformatrice al bipopulismo”.

Sandro Gozi ha commentato dicendo che Picerno “ha avuto il merito di affermare una verità che molti vedono e pochi hanno il coraggio di dire. Non si può essere europeisti a giorni alterni, atlantisti a convenienza o riformisti solo a parole. Abbiamo il dovere costruire una grande forza europea di governo, che unisca riformisti, liberali, democratici ed ecologisti pragmatici, per rispondere in modo credibile alle sfide del nostro tempo”.

L’uscita di scena dal Pd appare quindi come l’approdo naturale di un percorso politico nel quale le differenze hanno finito per prevalere sugli elementi di appartenenza. Un addio che priva il partito di una figura di rilievo nelle istituzioni europee, ma che allo stesso tempo certifica una separazione politica che, nei fatti, era già avvenuta da tempo. Fonti vicine alla vicepresidente del Parlamento europeo hanno dichiarato all’ANSA che Picierno potrebbe aderire ora al Partito Democratico europeo, del quale è segretario proprio Sandro Gozi e che all’Eurocamera milita nel gruppo Renew.

 

Commenti

Devi fare login per commentare

Accedi

Gli Stati Generali è anche piattaforma di giornalismo partecipativo

Vuoi collaborare ?

Newsletter

Ti sei registrato con successo alla newsletter de Gli Stati Generali, controlla la tua mail per completare la registrazione.