Calcio
Baresi: il miglior capitano
Anche per chi non è appassionato di calcio e non pone attenzione allo sport, vi sono tuttavia alcune figure- atleti – che, per l’eleganza comportamentale,con la quale hanno agito nel perimetro e contesto della loro disciplina, hanno lasciato un segno indelebile.
31 Luglio 2026
Anche per chi non è appassionato di calcio e non pone attenzione allo sport, vi sono tuttavia alcune figure- atleti – che, per l’eleganza comportamentale,con la quale hanno agito nel perimetro e contesto della loro disciplina, hanno lasciato un segno indelebile.
Penso a Gigi Riva, Pietro Mennea, Fausto Coppi, Marco Pantani, Antonio Juliano, Pelé, Maradona, Cruyff, Franz Beckenbauer, Gaetano Scirea.
Franco Baresi se n’è andato con pudicizia, con il candore dei migliori.
Se ne innamorò Nils Liedholm: giocava,nella primavera del Milan, originariamente da mediano: ma il Barone-grande allenatore e scopritore di talenti-aveva la vista lunga e inventò il libero inteso come regista basso.
Baresi non solo era ieratico, granitico, una roccia, una diga insormontabile nella sua area di rigore come difensore, ma era regale, quando si proiettava a centrocampo: alzava la testa, impettito, come un gladiatore che squarcia l’arena e fendeva, con la sua corsa tumultuosa il campo di calcio, come un Dio del mare che taglia e respinge le onde, perché domina le acque.
Ed i suoi lanci erano lunghi e millimetrici.
Faceva paura: come se la sua squadra avesse un giocatore in più: ed era lui il re che si allontanava dalla postazione difensiva e si cimentava in avanti.
E toccava il pallone con la grazia vellutata di chi- come diceva Gianni Brera- aveva i piedi buoni.
Vederlo era uno spettacolo: Maradona diceva che Franco Baresi era uno dei migliori difensori al mondo, il più forte che aveva incontrato e si scambiò la maglia con lui in un’epica partita di calcio al San Paolo, in segno di riconoscimento e devozione commendevole.
Gli allenatori che lo hanno avuto ne erano estasiati, dalle sue movenze, dalla personalità che imprimeva al suo ruolo e dalla visione di gioco.
Era soprannominato Kaiser Franz, in ricordo di Franz Beckenbauer,il libero tedesco di statura mondiale e di classe sopraffina.
E Baresi ha vinto tutto con il suo Milan che lo ha amato, al punto che il suo magnifico Presidente- Silvio Berlusconi- decise di ritirare la maglia con il numero 6: la poteva indossare per l’eternità solo Franco Baresi.
Era di poche parole: parlava con gli occhi, il suo era un silenzio sontuoso in campo e fuori.
Lo abbiamo visto per l’ultima volta come tedoforo alle olimpiadi invernali: ed ha sorriso, come quando giocava a calcio e vinceva.
Mi ricordo che pianse una volta e non era una giornata qualunque: quando perdemmo la finale al mondiale nel 1994 con il Brasile. E giocò come un Dio e come Baggio sbaglio’ uno dei rigori, in quella maledetta lotteria.
Ma è stato per tutto lo sport italiano il miglior capitano.
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