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Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo architetto della mossa su MPS per rispondere all'offerta di BPM

Finanza

Intesa Sanpaolo con BPER sfida Banco Bpm su Mps: Mediobanca e Generali sono il vero premio

di redazione
8 Giugno 2026

Il risiko bancario italiano entra in una fase nuova. Dopo la proposta amichevole avanzata da Banco Bpm per una fusione alla pari con Monte dei Paschi di Siena, nella serata di domenica 7 giugno è arrivata la risposta di Intesa Sanpaolo, destinata a riaprire completamente la partita e a ridisegnare gli equilibri della finanza nazionale.

Secondo le ricostruzioni circolate nelle ore precedenti all’apertura dei mercati, il consiglio di amministrazione guidato da Carlo Messina avrebbe dato il via libera a un’operazione congiunta con Unipol e Bper. Un progetto che dovrebbe essere illustrato ad analisti e investitori nella mattinata di lunedì e che punta a costruire un’alternativa al disegno presentato da Banco Bpm.

L’architettura dell’operazione sarebbe particolarmente ambiziosa. A Intesa Sanpaolo andrebbero infatti le attività riconducibili a Mediobanca, compreso il business del wealth management, dell’investment banking e del credito al consumo, oltre alla partecipazione del 13,2% detenuta da Piazzetta Cuccia in Generali. Una quota considerata strategica per il controllo degli equilibri del Leone di Trieste e dell’intero sistema finanziario italiano. A Bper verrebbe invece affidata la componente bancaria di Monte dei Paschi, con la maggior parte della rete di filiali e delle attività commerciali.

Più che una fusione tradizionale, il progetto assomiglia a una redistribuzione selettiva degli asset più pregiati. L’obiettivo industriale dichiarato sarebbe quello di rafforzare i campioni nazionali e accelerare il consolidamento del settore, ma la lettura prevalente negli ambienti finanziari è che la partita abbia anche una forte dimensione strategica e personale.

Il bersaglio implicito della mossa sarebbe infatti Andrea Orcel. Con questa operazione Intesa consoliderebbe la propria leadership nel risparmio gestito e nei servizi finanziari a maggiore redditività, limitando contemporaneamente il peso di Crédit Agricole nell’orbita Banco Bpm e restringendo gli spazi di manovra di UniCredit sul dossier Monte dei Paschi. Una risposta che arriva proprio mentre il mercato sembrava orientato verso un asse Mps-Banco Bpm.

La proposta di Giuseppe Castagna non nasce però nel vuoto. L’ipotesi di una combinazione tra Banco Bpm e Monte dei Paschi è stata per anni una delle opzioni considerate più coerenti dal Ministero dell’Economia per completare il rilancio della banca senese dopo il salvataggio pubblico. Quando UniCredit ha lanciato la propria offensiva su Banco Bpm, quello scenario era passato in secondo piano. L’iniziativa del gruppo guidato da Castagna lo ha riportato improvvisamente al centro del tavolo.

Anche il governo osserva con attenzione e sembra preferire la “soluzione BPM”. Il Tesoro possiede ancora il 4,8% di Monte dei Paschi, una quota modesta sul piano numerico ma significativa sul piano simbolico. L’obiettivo politico degli ultimi anni è sempre stato quello di chiudere definitivamente il capitolo del salvataggio pubblico attraverso un’operazione capace di garantire stabilità e prospettive industriali alla banca. In questo senso, una fusione con Banco Bpm avrebbe rappresentato il coronamento di un percorso iniziato oltre un decennio fa.

A rendere ancora più delicato il quadro contribuiscono gli assetti azionari. In un eventuale gruppo nato dall’unione tra Mps e Banco Bpm, Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, resterebbe il primo azionista con una quota superiore all’11%, rafforzando ulteriormente il proprio ruolo nel capitalismo finanziario italiano.

La mossa di Intesa cambia però tutte le carte in tavola. Se confermata, aprirebbe uno scontro diretto tra i principali protagonisti del credito nazionale, con Mediobanca e Generali trasformate nel vero premio finale della partita. Non più soltanto il futuro di Monte dei Paschi, dunque, ma il controllo degli snodi strategici della finanza italiana. E una sfida che mette di fronte, ancora una volta, Carlo Messina e Andrea Orcel, i due banchieri che negli ultimi anni hanno incarnato modelli diversi di crescita e consolidamento del settore.

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