Immigrazione
Irlanda: “L’estrema destra cavalca la crisi sociale”
A colloquio sui fatti di Belfast (e non solo) con Paul Murphy, deputato socialista al Dáil Éireann.
I raid contro le comunità straniere a Belfast la scorsa settimana non sono un episodio isolato, ma l’ultimo di una lunga catena di casi analoghi avvenuti nell’ultimo anno nelle due Irlande e in Gran Bretagna, sfondo esemplare all’avanzata dell’estrema destra nella regione. In Gran Bretagna Nigel Farage e il suo Reform UK, mattatori alle recenti amministrative, rischiano di essere scavalcati a destra da Restore Britain, il partito remigrazionista finanziato da Elon Musk. Per capire più a fondo il quadro socio-economico in cui maturano episodi di questo genere ci siamo rivolti a Paul Murphy, eurodeputato dal 2011 al 2014 e dal 2014 membro del Dáil Éireann, il Parlamento dell’Irlanda del sud. Murphy è anche dirigente di People before Profit, partito socialista che opera anche nell’Irlanda del nord ed è stato tra i promotori della riuscita manifestazione antirazzista di sabato scorso a Belfast.
Una settimana fa l’aggressione alle comunità straniere a Belfast. Qualche giorno prima a Southampton, in Inghilterra, cortei e scontri con la polizia al grido di White Lives Matters, dopo che un 18enne inglese, accoltellato da un 23enne sikh, era stato lasciato morire dissanguato da una pattuglia di agenti, che lo aveva ammanettato credendolo l’aggressore. Che cosa sta succedendo? In che contesto politico e sociale maturano questi eventi?
È una bella domanda. Naturalmente ci sono vari livelli di risposta possibili. Il più immediato è che c’è stato un attacco brutale, il tentativo di decapitazione ai danni di un cittadino irlandese, Stefen Ogilvie, per mano di un rifugiato sudanese con regolare permesso di soggiorno. L’aggressione è stata ripresa da alcuni passanti, il video pubblicato sui social e il clamore suscitato subito amplificato, brandito come un’arma, sfruttato come leva per fare appello ad andare in piazza, col contributo di personaggi come Elon Musk e Tommy Robinson, fascista inglese molto noto. La gente si è riversata nelle strade e per almeno due notti a Belfast, nelle aree unioniste a nord, ma anche in alcune zone a maggioranza cattolica, ci sono state manifestazioni che prima di scemare si sono trasformate in veri e propri pogrom, con abitazioni assaltate e auto in fiamme. Nel mirino dei manifestanti non solo rifugiati, ma anche migranti, persone di colore e musulmani, identificati dall’estrema destra e dalle bande paramilitari lealiste, che all’estrema destra sono legate a doppio filo, come obiettivo da colpire. Come ricordavi non è un episodio isolato. Un anno fa, sempre in Irlanda del Nord, sono stati aggrediti alcuni immigrati rumeni. In Inghilterra, oltre al caso Southampton che hai citato, anche le scorse estati ci sono stati episodi analoghi. Mentre qui in Irlanda del sud se la sono presi con una famiglia di immigrati con bambini.
Come si spiega questa escalation?
La situazione sociale peggiora, ci sono disaffezione e rabbia e assistiamo alla corrispondente ascesa del razzismo e dell’estrema destra, che punta il dito contro l’immigrazione presentandola come la radice dei problemi. Un fenomeno che in Gran Bretagna è ancor più visibile che in Irlanda.
In Gran Bretagna mi pare che ci sia anche un altro aspetto: i laburisti fanno a gara con Reform UK, il partito di Farage, per presentarsi come intransigenti avversari dell’immigrazione.
Sì, questo è un altro fattore rilevante. Alcuni ricercatori hanno analizzato il programma del BNP, il British National Party fascista, dei primi anni 2000 ed evidenziato come molti di quei punti siano entrati a pieno titolo nell’agenda politica odierna. Insomma c’è stato un generale scivolamento a destra del quadro politico e i laburisti si sono adeguati, adottando un immaginario in cui lo Union Jack sventola ovunque, è diventato obbligatorio proclamare l’amore per la patria e ci si adegua persino a slogan come “Stop the boats!” (Fermiamo i barconi!). Del resto è comprensibile: man mano che la situazione sociale peggiora anche a loro viene bene dire che la colpa non è di chi governa, ma degli immigrati. Ed è un fenomeno che non riguarda solo Gran Bretagna e Irlanda, ma avanza in tutta Europa.
A giudicare dai risultati delle recenti amministrative inglesi però non sembra una strategia efficace…
Certo, ormai dovrebbe essere chiaro che se metti al centro il “problema dell’immigrazione” crei il terreno migliore per la crescita della destra. In Gran Bretagna i Tories ormai sono di fatto sostituiti da Reform UK, che a sua volta è insidiato da Restore Britain, il partito finanziato da Elon Musk.
Che cos’è questo Restore Britain?
Al momento è una formazione minoritaria, ma la situazione gioca a suo favore. Giovedì in Gran Bretagna si vota per le elezioni suppletive in alcuni collegi. Nel collegio di Makerfield sarà una partita a due tra Andy Burnham, il candidato laburista, ex sindaco di Manchester, che usa questa candidatura come trampolino di lancio per lanciare la sfida a Keir Starmer e conquistare la leadership del Partito, e il candidato di Reform UK, che in questa zona alle amministrative ha stravinto. Tuttavia l’ago della bilancia potrebbe essere proprio Restore Britain, a cui alcuni sondaggi attribuiscono quasi il 10%, che parla di remigrazione e non si presenta come un partito di estrema destra, ma ha comunque quel tipo di retroterra. E a livello nazionale è accreditato come una forza politica che vale il 4%. [Giovedì nelle suppletive a Makerfield si è imposto Burnham, ma Restore Britain ha ottenuto il 6,8% NdR].
E per quanto riguarda la posizione dei lavoratori e del sindacato?
Nel caso particolare di Belfast devo dire che c’è stata una buona risposta della sinistra e del movimento sindacale, buona e solida. Noi abbiamo preso subito posizione, condannando i pogrom, il Sinn Fèin ha fatto altrettanto e anche il sindacato si è mobilitato, facilitato anche dal fatto che in molti posti di lavoro, come la sanità, c’è una foltissima rappresentanza di lavoratori stranieri, il che ha alimentato una naturale solidarietà verso gli aggrediti. La manifestazione di sabato è stata un successo: 20 mila persone in una città con mezzo milione di residenti è un risultato straordinario, che mi pare abbia avuto un effetto demoralizzante sull’estrema destra.
Ho letto che a Belfast sono nate anche ronde di cittadini che hanno pattugliato i quartieri degli immigrati per proteggerli.
Sì, ci sono stati episodi di questo genere nella parte occidentale di Belfast. La gente è andata nelle strade, ha bussato alla porta delle famiglie di immigrati esortandole a non farsi intimidire e impegnandosi a vigilare sulla loro sicurezza.
Prima hai accennato a People before Profit, il tuo partito. Qual è la vostra posizione sul tema dell’immigrazione?
Subito dopo i primi attacchi, come ho detto, abbiamo detto che era necessario reagire, lanciare una manifestazione e coinvolgere il sindacato. Ma più in generale crediamo che sia necessario sfidare l’estrema destra, mobilitarsi contro il razzismo ed esprimere solidarietà agli immigrati, ma allo stesso tempo anche organizzarsi con loro anche su temi economici come la casa e il carovita. Non è solo una rivendicazione di tipo sindacale, ma anche un modo per affermare la nostra forza nella società. Su questo, a differenza del Sinn Fein, noi non pensiamo che l’immigrazione sia “un problema da gestire”. Anzi, è una posizione disastrosa. Non si possono addossare all’immigrazione problemi che in realtà sono diretta conseguenza di come funziona il sistema capitalista.
Intervista tratta dalla newsletter di PuntoCritico.info del 19 giugno.
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