Industria
Il manifatturiero si riunisce a Bologna. Instabilità geopolitica e alti costi dell’energia le grandi sfide
Il settore, tra l’altro alle prese con una crescente competizione internazionale e con l’impatto dirompente di tecnologie e trend come l’IA e l’elettrificazione, attraversa un fase complessa. Tuttavia può contare su molteplici asset che lo rendono resiliente e reattivo.
Dal 4 al 6 marzo si tiene a Bologna MECSPE, tra le maggiori fiere dedicate al manifatturiero italiano. Il settore, che vale il 15% del PIL nazionale e il 35% degli investimenti complessivi, sta attraversando una fase particolarmente critica. Gli alti costi dell’energia, la grave situazione geopolitica (oltre alla guerra in Ucraina, lo scoppio di un nuovo conflitto in Medio Oriente), il rallentamento di gran parte delle economie dell’eurozona e in particolare di quella tedesca (a cui il manifatturiero italiano è legato a doppio filo), sono ulteriori fattori di complessità per un settore già alle prese con una crescente competizione internazionale e con l’impatto dirompente di tecnologie e trend tecnologici come l’IA e l’elettrificazione.
Allo stesso tempo il manifatturiero italiano può contare su molteplici asset: dalla forza dei suoi distretti industriali alla resilienza di molte tra le PMI più evolute, dalla leadership in numerose nicchie chiave a una crescente diversificazione dei mercati di esportazione, sino alla buona produttività delle imprese più grandi. Numero due in Europa dopo il manifatturiero tedesco, il manifatturiero italiano continua a essere uno dei più importanti del mondo.
Nel 2025 hanno preso parte a MECSPE oltre duemila aziende (dall’Italia e dal resto del mondo) e più di 66mila persone. L’edizione del 2026, incentrata su formazione, sostenibilità e digitalizzazione, si preannuncia altrettanto frequentata e interessante. Ancora più forte del solito l’attenzione per l’innovazione di frontiera. Alla fiera un intero spazio, Start Up Factory, è dedicato alle startup e agli acceleratori; tra i focus, gli ecosistemi dell’innovazione dell’Italia centrale, come la Romagna, le Marche e l’Umbria.

«Se si vuole comprendere dove sta andando il manifatturiero italiano e internazionale, si va a MECSPE. La fiera è un osservatorio privilegiato unico, anche per la forte presenza di aziende dall’estero, ad esempio dall’area DACH o dall’Estremo Oriente – osserva il titolare di una società di analisi che lavora con PMI tech e startup, da anni assiduo frequentatore dell’iniziativa –. Certo, la crescente instabilità geopolitica preoccupa, ma le aziende italiane sono resilienti, e si stanno abituando in fretta alla policrisi e alla volatilità del mondo multipolare».
Tra le aziende presenti che ben incarnano le priorità del settore c’è Astreo, tech company con uffici a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) e al Bi-Rex di Bologna. Fondata da tre giovani ingegneri, Astreo permette di monitorare e ottimizzare i consumi energetici; considerando che le imprese italiane devono pagare l’energia elettrica un 30% in più rispetto alla media UE, si tratta di un obiettivo non da poco.
«Le bollette alte colpiscono duramente le PMI manifatturiere italiane, che costituiscono l’ossatura della nostra economia – nota Alberto Marri, AD e cofondatore di Astreo –. L’Italia, che è cresciuta nel dopoguerra anche grazie a una maggior autonomia energetica (pensiamo solo allo straordinario lavoro di Enrico Mattei), è tuttora davvero troppo dipendente dagli idrocarburi d’importazione, e deve puntare con ancora più forza sulle rinnovabili seguendo l’esempio di paesi come la Spagna. Però la transizione energetica non si può fare dalla sera alla mattina. Ecco perché è importante guardare alle nuove soluzioni tecnologiche che consentono alle aziende di monitorare e ottimizzare i consumi».
Foto di copertina: Pixabay
Devi fare login per commentare
Accedi