Italia

Sonia Bellanova e i papaveri resistenti: quando la memoria diventa un gesto che fiorisce

L’ANPI Mesagne coltiva memoria e impegno civile: il simbolo dei papaveri resistenti continua a germogliare nelle coscienze, soprattutto tra i più giovani. Tante le iniziative per il 25 aprile

22 Aprile 2026

Nel cuore della memoria collettiva italiana, il 25 aprile rappresenta molto più di una ricorrenza: è il giorno della riconquista della libertà, della fine dell’oppressione e della rinascita democratica del Paese. A Mesagne, in provincia di Brindisi, questa data assume un valore ancora più tangibile grazie all’impegno della sezione locale dell’ANPI, intitolata a Eugenio Santacesaria (combattente antifascista ucciso in Spagna). Fondata nel 2019, la sezione ha trovato negli ultimi anni una leadership energica e appassionata nella figura della dottoressa Carla Graduata, che ha consolidato e ampliato le attività associative rendendole un punto di riferimento culturale e civile per il territorio.

I papaveri resistenti: un’idea che fiorisce in tutta Italia

Tra le iniziative più significative spicca quella dei “Papaveri Resistenti”, ideata dalla partigiana Sonia Bellanova. Il papavero, fiore fragile ma tenace, diventa simbolo potente della Resistenza : ogni creazione rappresenta un partigiano caduto, un sacrificio che ha reso possibile la libertà odierna. Questi papaveri non sono semplici manufatti, ma veri e propri germogli di legalità e memoria, portati nelle scuole e condivisi con le nuove generazioni. L’iniziativa ha superato i confini locali, raggiungendo figure istituzionali come il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ex partigiane e partigiani ancora in vita, o scomparsi di recente, come Teresa Vergalli, Iole Mancini, ancora Luciana Romoli, Mirella Alloisio, e numerosi artisti, come Vinicio Capossela, Andrea Pennacchi, oltre ad intellettuali, tra cui giornalisti ed attivisti  impegnati nella difesa dei valori antifascisti come Lorenzo Tosa e  Patrick Zaki. Sono approdati sul gelido campo di Auschwitz, come segno di vita tra i resti di un orrore indicibile. Hanno viaggiato con la Flottilla, insomma, hanno dispensato ovunque luce e calore.

I “Papaveri Resistenti” non sono un semplice progetto etico, quanto soprattutto un gesto che trasforma la memoria in qualcosa di vivo, tangibile, necessario. In un tempo in cui il ricordo rischia di scolorire, questi piccoli fiori rossi fanno esattamente il contrario: restituiscono intensità, carne, presenza alla storia.

L’intuizione di Sonia Bellanova è potente proprio perché parte da un simbolo fragile. Il papavero non ha la forza apparente delle grandi icone, eppure resiste, cresce ovunque, anche dove il terreno è stato ferito. È qui che l’iniziativa trova la sua verità più profonda: la memoria non è monumento immobile, ma qualcosa che continua a germogliare, anche nelle crepe del presente. C’è poi un altro elemento che colpisce: questi papaveri non restano chiusi in una celebrazione retorica, ma viaggiano, incontrano, si contaminano. Arrivano nelle scuole, parlano ai più giovani, si posano accanto a chi la Resistenza l’ha vissuta davvero e a chi oggi ne custodisce i valori in forme nuove. In questo movimento continuo, diventano un linguaggio condiviso, capace di unire generazioni e sensibilità diverse. Il fatto che siano giunti fino ad Auschwitz non è solo un gesto simbolico: è una dichiarazione. Significa portare la vita esattamente dove la storia ha tentato di negarla. Significa affermare che la memoria, se è autentica, non si limita a ricordare il dolore, ma lo attraversa e lo trasforma in responsabilità. E Sonia Bellanova, con questa idea, dimostra qualcosa di raro: che l’impegno civile può essere insieme semplice e radicale. Non servono grandi strutture per incidere nella coscienza collettiva; a volte basta un segno riconoscibile, replicabile, umano. Un fiore, appunto. Ma carico di senso.

I “Papaveri Resistenti” funzionano perché non impongono memoria: la fanno nascere. E quando la memoria nasce, non è più possibile ignorarla.

Il significato storico della Resistenza

La Resistenza italiana fu un movimento politico e militare che, tra il 1943 e il 1945, vide uomini e donne di ogni estrazione sociale opporsi all’occupazione nazista e alla dittatura fascista. Dopo l’Armistizio di Cassibile, l’Italia fu divisa e occupata dalle truppe tedesche, sostenute dalla Repubblica Sociale Italiana guidata da Benito Mussolini da una parte. Dall’altra parte, invece, le truppe angloamericane furono facilitate in modo significativo dalla lotta partigiana e da tanta Resistenza civile. Come scrisse Italo Calvino, egli stesso partigiano: “La Resistenza non fu soltanto un fatto militare, ma un fatto morale”. E Piero Calamandrei ricordava: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione , andate nelle montagne dove caddero i partigiani.” La dittatura nazifascista aveva comportato la soppressione delle libertà fondamentali, persecuzioni razziali, repressione violenta del dissenso e la partecipazione a una guerra devastante. La Liberazione segnò la fine di quel regime e l’inizio del cammino democratico sancito dalla Costituzione del 1948.

Il programma del 25 aprile 2026 a Mesagne

Per il sesto anno consecutivo, l’ANPI Mesagne organizza una giornata intensa di memoria e partecipazione, in collaborazione con l’amministrazione comunale della città:

  • Ore 9:30 – Ritrovo in Piazza Orsini e trasferimento verso l’Auditorium del Castello di Mesagne
  • Ore 10:00 – Attività presso l’Auditorium:
    • esecuzione di canzoni della Resistenza
    • proiezione di video
    • presentazione di lavori, simboli e manifesti
    • interventi e riflessioni delle studentesse e degli studenti sul loro essere antifascisti
  • Ore 12:00 – Spostamento nel prato del Castello:
    • canti di Resistenza a cura del Laboratorio Corale Ipogeo
    • piantumazione dei Papaveri Resistenti, molti dei quali realizzati dai giovani partecipanti

A precedere la giornata, si è svolto un Laboratorio Creativo Antifascista che ha permesso a chiunque di realizzare il proprio papavero, rafforzando il legame tra memoria storica e partecipazione attiva.

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