Arte
Il capolavoro di San Lorenzo in Lucina
1 Febbraio 2026
Ho notato che si fa un gran parlare intorno al “melonangelo” del pio sacrestano di San Lorenzo in Lucina. Mi rendo conto che Giorgia Meloni, nelle sembianze di una creatura celeste, possa sembrare concettualmente un’aberrazione, considerata la postura virulenta della sua indole. Come modesto appassionato d’arte, aggiungo che la gamma di espressioni del suo volto, ancorché ingentilite, difficilmente potrebbero rientrare in un canone storico che definisce esteticamente un angelo. Dirò di più, un vero e proprio studioso di angelologia, una branca della teologia che analizza la natura, la gerarchia, le funzioni e la presenza delle entità spirituali nelle Sacre Scritture e nella tradizione cristiana, sarebbe molto severo nel giudicare la bravata elaborata in una delle chiese più antiche di Roma. Mi auguro che la Soprintendenza di Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della capitale lo sia allo stesso modo.
Approfitto per illustrarvi i miei angeli preferiti, posti alla base della Madonna Sistina di Raffaello (1513-1514). Sono semplicemente favolosi! Uniscono il divino al mondo terreno, simboleggiando purezza e trascendenza, ma con un tocco di umana contemplazione e irriverenza. Appoggiati alla balaustra, osservano la scena con aria trasognata e distratta, quasi annoiata, come se fossero sfuggiti al coro celeste, introducendo nella visione sacra un elemento di familiarità, tant’è che rimandano all’espressione da premio Oscar assunta dalla bambina nello spot della Rinazina. (Spero l’abbiate presente). Raffaello, qui, nel tentativo di dimostrare il suo interesse per la fusione tra spiritualità e forma umana, è davvero incredibile! Dipinge due angeli non in atteggiamento di adorazione solenne, ma di ozio meditativo: un dettaglio unico! Naturalmente, me ne guardo bene dal proporre paragoni con il capolavoro contemporaneo di San Lorenzo in Lucina, che resta un’opera fuori categoria, dequalificante per una struttura religiosa di tale portata e svantaggiosa per l’equilibrio e il valore che ogni Chiesa ha il dovere di raggiungere nell’allestimento del suo corredo artistico. Per il resto se ne può anche ridere.
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