Criminalità
Sud Est siciliano: dove la cocaina diventa invisibile. Puntata 2 — La costa dove arrivano i carichi
Un’inchiesta in più puntate sul nuovo narcotraffico nel Sud-Est siciliano: dalle piantagioni del Sud America alle coste africane, fino alla Sicilia delle serre, dei porti minori e delle campagne.
Il mare, a questo punto, ha già finito il suo lavoro.
La barca non c’è più. Le onde hanno cancellato le ultime impronte lasciate sulla battigia e la costa è tornata a essere quella di sempre, silenziosa, immobile, apparentemente estranea a ciò che potrebbe essere accaduto durante la notte. È proprio in questo momento che la storia cambia direzione, perché il tratto più delicato della nuova rotta della cocaina non si consuma davanti al mare, ma pochi chilometri più all’interno, lungo quella continuità territoriale che unisce senza interruzioni spiagge, serre, strade provinciali, magazzini agricoli e campagne, fino a trasformare il Sud Est siciliano in un unico spazio logistico nel quale diventa sempre più difficile distinguere il punto in cui il carico arriva da quello in cui comincia realmente il suo viaggio.
Il punto, infatti, non è lo sbarco. Lo sbarco dura pochi minuti. Il vero nodo è ciò che accade subito dopo, quando la cocaina smette di essere un carico appena approdato e comincia lentamente a confondersi con un territorio che non ha bisogno di nasconderla perché possiede qualcosa di molto più efficace: la capacità di assorbirla dentro la propria quotidianità, fino a renderla indistinguibile da tutto il resto.
È in questo passaggio che entra in scena Vittoria.
Non perché sia un porto o un terminal marittimo, ma perché rappresenta una funzione logistica che le grandi mappe del narcotraffico internazionale raramente raccontano. Quando si parla delle rotte della cocaina l’immaginario corre inevitabilmente ai grandi scali commerciali, ai terminal container di Gioia Tauro, Rotterdam o Anversa, ai porti oceanici attraverso cui transitano milioni di merci provenienti da ogni parte del mondo. Vittoria non appartiene a questa geografia. Non possiede banchine, non movimenta container, non compare nei rapporti internazionali come uno dei grandi snodi del commercio marittimo. Ed è proprio questa apparente marginalità a costituire, secondo diverse fonti e numerosi elementi raccolti nel corso delle indagini e delle inchieste degli ultimi anni, uno dei suoi principali punti di forza.
La città non serve a fare entrare la droga. Serve a farle perdere identità.
Ogni giorno centinaia di camion lasciano il mercato ortofrutticolo trasportando pomodori, zucchine, melanzane, peperoni, uva, fiori e prodotti destinati ai mercati italiani ed europei. È una macchina economica costruita sulla velocità, sulla deperibilità delle merci e sulla necessità di rispettare tempi di consegna rigidissimi, nella quale ogni ritardo comporta perdite economiche immediate e ogni rallentamento produce conseguenze lungo l’intera filiera commerciale. All’alba il mercato entra in funzione come un organismo perfettamente sincronizzato: i motori dei camion restano accesi, i muletti attraversano i piazzali senza sosta, gli operatori contrattano prezzi, movimentano cassette, compilano documenti e preparano partenze che devono rispettare orari e destinazioni prestabilite. Tutto appare ordinario. Tutto sembra appartenere esclusivamente all’economia agricola che da decenni rappresenta uno dei motori produttivi del territorio.
È proprio questa normalità a costituire il vero valore strategico del sistema.
Secondo chi osserva da anni l’evoluzione criminale del Sud Est siciliano, la forza di Vittoria non consiste nell’offrire un approdo alla cocaina, ma nel permettere che essa scompaia all’interno di una filiera economica legittima, perdendo rapidamente ogni elemento che possa renderla riconoscibile. Una volta inserito nel flusso della logistica commerciale, un carico diventa opaco, si confonde con migliaia di altre spedizioni, segue gli stessi percorsi, gli stessi tempi e gli stessi mezzi utilizzati ogni giorno dall’economia legale. È questa la differenza sostanziale rispetto ai grandi porti europei: qui il vantaggio non nasce dalla clandestinità, ma dalla normalità, perché il sistema più efficace non è quello che nasconde la droga, ma quello che riesce a farla diventare invisibile senza alterare in alcun modo il funzionamento ordinario del territorio.
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