Beni culturali
Musei italiani, è ancora l’anno zero. Il nostro report (numero zero)
Casi, modelli e conti di un sistema che a metà luglio non ha ancora prodotto i numeri 2025. Dossier sulla struttura gestionale delle istituzioni museali italiane, dai siti più visitate, ai musei nazionali, sino alle strutture comunali, i poli regionali e le fondazioni private.
MUSEI D’ITALIA, NUMERO ZERO
A metà 2026, non conosciamo ancora i numeri dei musei italiani nel 2025. La raccolta ufficiale Istat dei dati si è infatti chiusa, con una proroga, il 17 luglio 2026. E i dati non sono ancora stati elaborati dal Sistan, il Sistema Statistico Nazionale. Nel 2024, gli ultimi dati che possediamo, i musei statali italiani avevano chiuso l’anno con il miglior risultato di sempre: oltre 60,8 milioni di visitatori, quasi 382 milioni di euro di incassi lordi, una crescita del 29% in due anni. Il Ministero della Cultura lo ha comunicato con la soddisfazione di chi consegna un bilancio in attivo, e i numeri, va detto, sono veri. Ma un numero, da solo, non è una politica culturale. Dietro l’aggregato nazionale che finisce nei comunicati stampa convivono sistemi di governance profondamente diversi tra loro, per statuto giuridico, per grado di autonomia, per trasparenza contabile, per modo di stare sul mercato, che raramente vengono letti uno accanto all’altro. È da questa scomposizione che nasce il lavoro che presento qui. L’ho chiamiato volutamente “numero zero”. Pubblicare oggi un confronto strutturato tra i modelli prevalenti del sistema museale italiano significa quindi fissare una fotografia di partenza, una base metodologica e una prima serie di casi macroscopici, sapendo che tra qualche mese sarà possibile aggiornarla con un secondo anno di dati e cominciare a leggere delle vere tendenze, non solo delle istantanee.
Il criterio che ho seguito non è enciclopedico. Non ho provato a censire l’universo dei musei italiani, che conta migliaia di istituti di ogni dimensione, ma a selezionare, gruppo per gruppo, i casi più rappresentativi di ciascun modello di gestione: i luoghi della cultura statali più visitati, i grandi musei autonomi nati dalla riforma Franceschini del 2014, le fondazioni private e miste che affiancano allo Stato capitali e collezioni private, i musei civici gestiti direttamente dai Comuni, e infine, a chiudere il cerchio, i poli e i sistemi museali che questi stessi soggetti mettono in rete, a livello regionale e nazionale, senza mai diventarne proprietari. Cinque dossier, cinque angolazioni sulla stessa domanda: chi decide, chi paga, chi rendiconta, nel sistema museale italiano del 2024. Cinque più uno, perché in conclusione ho voluto dedicare un’appendice a Gallerie d’Italia, che a mio parere si sta configurando come un sistema museale diffuso con caratteristiche del tutto peculiari, che meritano un approfondimento.
Se c’è un primo dato che emerge da questa analisi, è l’evidenza di quanto sia disomogenea la trasparenza dei dati. I musei autonomi statali versano allo Stato il 20% dei propri incassi in un meccanismo di redistribuzione interna che sostiene gli istituti minori; le fondazioni a partecipazione pubblica come Palazzo Strozzi o la Fondazione Musei Civici di Venezia pubblicano bilanci sociali dettagliati, mentre le fondazioni familiari come Prada o Sandretto Re Rebaudengo non sono tenute a farlo; i musei comunali fanno rifluire quasi sempre i propri conti nel bilancio generale del Comune, senza una rendicontazione separata; le reti e i poli museali, statali o regionali che siano, non possiedono per costruzione né un bilancio né un organico propri, perché coordinano istituti che restano economicamente altro da sé. Non è un dettaglio tecnico: è la misura di quanto sia difficile, oggi, rispondere con un solo numero alla domanda su quanto costi e quanto renda la cultura in Italia.
Questa disomogeneità non è nata negli ultimi anni. È l’eredità diretta della stagione avviata nel 2014 dal ministro Dario Franceschini, quando la formula della “cultura petrolio del Paese” divenne il paradigma esplicito delle politiche culturali italiane: autonomia scientifica, finanziaria e organizzativa per i grandi musei, direttori selezionati con bandi internazionali, poli museali regionali per riorganizzare gli istituti minori, un meccanismo di redistribuzione delle risorse tra le istituzioni maggiori e quelle in difficoltà. Un impianto che, con qualche ridenominazione (poli museali diventati Direzioni regionali Musei, poi Direzioni regionali Musei nazionali) è ancora oggi lo scheletro amministrativo su cui corre il sistema, autonomia dei musei da 44 a 60 istituti compresa, decisa nel 2023 dal governo Meloni proprio ampliando lo stesso impianto ereditato dal 2014.
Ciò che a quel paradigma non è ancora seguito, in questi anni, è un indirizzo alternativo altrettanto esplicito. Al netto della crescita dei visitatori, trainata in larga parte dal turismo internazionale e da politiche di bigliettazione più che da una nuova visione dichiarata, il tratto più visibile della gestione culturale recente resta il cambio, spesso ravvicinato, alla guida degli istituti: la Pinacoteca di Brera passata da James Bradburne ad Angelo Crespi a febbraio 2024, il MAXXI con una nuova presidenza nello stesso anno, il trasferimento di Eike Schmidt dagli Uffizi a Capodimonte in coincidenza con un movimento di risorse tra i due istituti, la direzione ad interim del MANN dopo la fine del mandato di Paolo Giulierini. Sono episodi che vanno valutati singolarmente, alla luce dei dati 2025, allorché li avremo finalmente in forma aggregata. La nuova recente tornata di nomine potrà dare invece i primi riscontri solo nel 2027. La destra ha ereditato la stessa logica di spoil syste, già praticata dai governi di centrosinistra. Non è compito di questo lavoro giudicare le singole nomine, né entrare nel merito politico di una stagione che è ancora in corso. In qualche caso, come Brera, ma anche Capodimonte, è evidente che vi sia stato un tratto di discontinuità molto forte e un cambio di passo. Brera in particolare è una realtà totalmente trasformata, che ha assunto un ruolo di protagonismo nuovo, che va letto naturalmente anche alla luce della trasformazione della città. Questo tipo di analisi va però al di là degli strumenti di lettura che abbiamo definito. Ci siamo limitati a definire cinque modelli, applicando gli stessi indicatori economico-gestionali applicati a ciascuno nella misura in cui i dati pubblici lo consentono, e tracciando una prima mappa dei casi macroscopici che comporranno, di anno in anno, la serie completa. Il numero zero finisce qui. Il numero uno, con i dati 2025, arriverà quando il Ministero li pubblicherà, e con essi, ci auguriamo, qualche indizio in più su dove stia andando, oltre le poltrone, la politica culturale italiana.
Indice dei cinque dossier
- I dieci luoghi della cultura statali più visitati d’Italia (dati Sistan 2024)
- Dieci grandi musei nazionali autonomi: bilanci, personale, finanziamento pubblico
- Dieci grandi fondazioni culturali italiane di diritto privato
- Dieci musei comunali: gestione diretta e trasparenza disomogenea
- I poli museali, regionali e non: modelli di rete a confronto
- Appendice. Le Gallerie d’Italia d’Intesa San Paolo: il Polo Museale di una banca.
I DIECI MUSEI NAZIONALI PIÙ IMPORTANTI D’ITALIA
Analisi individuale dei luoghi della cultura statali più visitati
Dati di riferimento: Ministero della Cultura / Sistan, anno 2024 (pubblicati maggio 2025)
Nota metodologica
Il presente report analizza singolarmente i dieci luoghi della cultura statali italiani con il maggior numero di visitatori nel 2024, secondo la classifica ufficiale diffusa dal Ministero della Cultura (MiC) tramite Sistan, il proprio servizio statistico, pubblicata il 13 maggio 2025. La classifica comprende musei, gallerie, parchi archeologici e residenze storiche di proprietà statale. Ogni sezione che segue è costruita come scheda autonoma, con una propria narrazione storica, una descrizione del patrimonio conservato e i dati quantitativi 2024 relativi a quel singolo luogo. Le sezioni non vengono confrontate né aggregate tra loro: ciascun museo è trattato come caso a sé, nell’ordine di posizione in classifica. Per ciascuna scheda vengono riportati, quando disponibili: il numero di visitatori nel 2024, l’incasso lordo generato e la variazione rispetto al 2023.

1. Parco Archeologico del Colosseo
Roma
Visitatori 2024: 14.733.395 visitatori
Incassi 2024: 101.902.884 € di incassi lordi
Variazione: +20% circa di visitatori e +28% di incassi rispetto al 2023
Il Parco Archeologico del Colosseo è l’istituto autonomo del Ministero della Cultura che riunisce tre dei monumenti più celebri dell’antichità romana: l’Anfiteatro Flavio (il Colosseo), il Foro Romano e il colle Palatino. Nato come parco archeologico unificato nel 2017 per superare la gestione frammentata delle singole aree, ha progressivamente assunto un ruolo di traino per l’intero sistema museale statale italiano.
Il Colosseo, inaugurato nell’80 d.C. sotto l’imperatore Tito, poteva ospitare fino a circa 50.000-70.000 spettatori per giochi gladiatori, cacce simulate (venationes) e naumachie. Il Foro Romano, cuore politico, religioso ed economico dell’Urbe per oltre un millennio, conserva i resti di templi, basiliche e archi trionfali, tra cui l’Arco di Tito e la Curia Iulia. Il Palatino, colle su cui la tradizione colloca la fondazione di Roma, custodisce le vestigia delle residenze imperiali, dalla Domus Flavia alla Domus Augustana.
Il complesso è, con ampio margine, il luogo della cultura statale più visitato d’Italia: nel 2024 ha superato i 14,7 milioni di ingressi, un dato che lo colloca stabilmente tra le attrazioni culturali più frequentate al mondo. La crescita registrata rispetto al 2023 è stata trainata sia dalla ripresa del turismo internazionale sia da politiche di bigliettazione e valorizzazione (percorsi serali, aperture dell’arena e dei sotterranei) che hanno ampliato l’offerta di visita.
2. Gallerie degli Uffizi
Firenze
Visitatori 2024: 5.294.968 visitatori
Incassi 2024: 61.943.626 € di incassi lordi
Variazione: +3% di ingressi e +28% di incassi rispetto al 2023
Le Gallerie degli Uffizi costituiscono un complesso museale unico che comprende, oltre alla celebre Galleria omonima, il Corridoio Vasariano, le collezioni di Palazzo Pitti (Galleria Palatina, Appartamenti Reali, Galleria d’Arte Moderna, Museo degli Argenti, Museo della Moda e del Costume, Galleria del Costume) e il Giardino di Boboli. Nel loro insieme rappresentano una delle raccolte d’arte più importanti del mondo per quantità e qualità delle opere.
L’edificio degli Uffizi fu progettato da Giorgio Vasari a partire dal 1560 su commissione di Cosimo I de’ Medici come sede delle magistrature fiorentine (’uffici’); divenne galleria d’arte già nel Cinquecento grazie alle collezioni medicee, che nel 1737, con il Patto di Famiglia stipulato da Anna Maria Luisa de’ Medici, furono vincolate a restare per sempre a Firenze. La collezione spazia dalla pittura toscana del Duecento e Trecento (Cimabue, Giotto) al Rinascimento fiorentino e italiano, con capolavori come la Nascita di Venere e la Primavera di Botticelli, l’Annunciazione di Leonardo da Vinci, la Doni Tondo di Michelangelo e opere di Raffaello, Tiziano e Caravaggio.
Nel 2024 il complesso ha registrato oltre 5,29 milioni di visitatori, confermandosi il secondo luogo della cultura statale più visitato d’Italia e il museo di gran lunga più frequentato del Centro-Nord. La crescita degli incassi, particolarmente marcata, riflette anche l’ampliamento dell’offerta di visita legata a Palazzo Pitti e al Giardino di Boboli, oggi inclusi nello stesso biglietto integrato.
3. Parco Archeologico di Pompei
Pompei (Napoli)
Visitatori 2024: 4.267.233 visitatori
Incassi 2024: 55.291.542 € di incassi lordi
Variazione: +5% di visitatori e +5% di incassi rispetto al 2023
Il Parco Archeologico di Pompei conserva i resti dell’antica città romana sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che ne cristallizzò la vita quotidiana sotto metri di cenere e lapilli. Riscoperta a partire dal Settecento, Pompei è oggi uno dei siti archeologici più estesi e meglio conservati al mondo, patrimonio UNESCO dal 1997 insieme a Ercolano e Torre Annunziata.
Il sito si estende su oltre 66 ettari, di cui circa due terzi portati alla luce: strade basolate, case patrizie con affreschi e mosaici (come la Casa del Fauno e la Villa dei Misteri), terme, un anfiteatro tra i più antichi conosciuti, il foro e botteghe artigiane restituiscono un quadro straordinariamente dettagliato della vita urbana romana del I secolo. Gli scavi sono tuttora attivi e producono periodicamente nuove scoperte, che alimentano un costante interesse mediatico internazionale.
Nel 2024 Pompei ha registrato oltre 4,26 milioni di visitatori, terzo risultato assoluto tra i luoghi della cultura statali, con una crescita del 5% sia nei visitatori sia negli incassi rispetto al 2023. Il parco rappresenta il principale polo di attrazione turistico-culturale della Campania insieme al Parco Archeologico di Ercolano.
4. Pantheon
Roma
Visitatori 2024: 4.086.947 visitatori
Incassi 2024: 14.712.752 € di incassi lordi
Variazione: Primo anno intero di bigliettazione a pagamento (introdotta a luglio 2023)
Il Pantheon di Roma, tempio dedicato a ’tutti gli dei’, fu ricostruito nella forma attuale dall’imperatore Adriano intorno al 125 d.C., sul luogo di un edificio precedente voluto da Marco Vipsanio Agrippa. È considerato uno dei monumenti antichi meglio conservati al mondo, grazie alla sua trasformazione in chiesa cristiana (Santa Maria ad Martyres) nel 609, che ne garantì la sopravvivenza attraverso i secoli.
La sua cupola, con un diametro di 43,3 metri identico all’altezza interna dell’edificio, resta la più grande cupola in calcestruzzo non armato mai costruita e un riferimento ineludibile per l’architettura di ogni epoca, da Brunelleschi a Michelangelo. L’oculo centrale, unica fonte di luce naturale, crea effetti scenografici che mutano con il passare delle ore e delle stagioni. All’interno sono custodite le tombe di Raffaello Sanzio e dei primi due re d’Italia, Vittorio Emanuele II e Umberto I.
Il 2024 rappresenta per il Pantheon un anno di svolta statistica: è stato il primo anno solare completo con ingresso a pagamento per i visitatori non aventi diritto a esenzioni, introdotto a partire da luglio 2023. Il risultato di oltre 4 milioni di ingressi e quasi 14,7 milioni di euro di incassi lo ha proiettato immediatamente al quarto posto della classifica nazionale, superando istituzioni con biglietteria già consolidata da anni, a conferma della fortissima capacità di attrazione del monumento anche in un regime di accesso a pagamento.
5. Galleria dell’Accademia
Firenze
Visitatori 2024: 2.189.103 visitatori
La Galleria dell’Accademia di Firenze nacque nel 1784 come raccolta didattica annessa all’Accademia di Belle Arti, per offrire agli allievi modelli di studio tratti dalla grande tradizione artistica toscana. Nel corso dell’Ottocento e del Novecento si è trasformata in uno dei musei più visitati d’Italia, soprattutto grazie a un’unica, straordinaria attrazione.
Il museo è infatti la sede, dal 1873, del David di Michelangelo Buonarroti, trasferito qui da piazza della Signoria per proteggerlo dagli agenti atmosferici (in piazza rimane oggi una copia). Attorno alla statua, alta oltre 5 metri e scolpita tra il 1501 e il 1504 in un unico blocco di marmo di Carrara, la Galleria conserva anche i celebri ’Prigioni’ michelangioleschi, non finiti, oltre a una ricca collezione di pittura fiorentina del tardo Medioevo e del Rinascimento e una collezione di strumenti musicali storici appartenuti ai Medici e ai Lorena.
Con oltre 2,18 milioni di visitatori nel 2024, la Galleria dell’Accademia si conferma quinta nella classifica nazionale e seconda tra le istituzioni fiorentine dopo le Gallerie degli Uffizi, sostenuta da un flusso turistico pressoché costante durante tutto l’anno, in gran parte concentrato sulla visita al David.
6. Castel Sant’Angelo
Roma
Visitatori 2024: 1.315.063 visitatori
Castel Sant’Angelo sorge sulla riva destra del Tevere e nasce come Mausoleo dell’imperatore Adriano, costruito tra il 130 e il 139 d.C. per accogliere le spoglie dell’imperatore e della sua famiglia. Nel corso dei secoli la struttura, collegata al Vaticano dal celebre ’Passetto’, mutò funzione più volte: fortezza militare, prigione papale, residenza dei pontefici in caso di pericolo (come durante il Sacco di Roma del 1527) e infine museo.
Il nome attuale deriva, secondo la tradizione, dall’apparizione dell’arcangelo Michele che nel 590 avrebbe indicato a Papa Gregorio Magno la fine di un’epidemia di peste, episodio commemorato dalla statua bronzea dell’angelo che corona la sommità dell’edificio. Oggi il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo espone armi e armature antiche, dipinti, e conserva gli appartamenti papali rinascimentali affrescati, oltre a offrire dalla terrazza superiore uno dei panorami più celebri su Roma.
Con oltre 1,3 milioni di visitatori nel 2024, il monumento si colloca al sesto posto della classifica nazionale, confermandosi una delle tappe più frequentate del centro storico romano insieme al Colosseo e al Pantheon.
7. Museo Egizio
Torino
Visitatori 2024: 1.036.689 visitatori
Incassi 2024: circa 7,5 milioni € di incassi
Il Museo Egizio di Torino, fondato nel 1824 quando Carlo Felice di Savoia acquistò la collezione di antichità egizie raccolta dal console generale di Francia Bernardino Drovetti, è il museo più antico al mondo interamente dedicato alla civiltà egizia ed è considerato, per importanza e ricchezza dei reperti, secondo soltanto al Museo Egizio del Cairo.
Le collezioni comprendono oltre 40.000 reperti, tra cui la celebre Tomba di Kha e Merit, giunta intatta e non violata dai razziatori, la Mensa Isiaca, il Papiro delle Miniere d’Oro (la più antica mappa geografica giunta fino a noi) e un’ampia raccolta di sarcofagi, statue, sfingi e testi funerari. Il museo ha vissuto una profonda rinascita a partire dal 2015, quando una nuova gestione fondazionale e un radicale rinnovamento degli allestimenti ne hanno rilanciato l’attrattività su scala internazionale.
Nel 2024 ha registrato oltre 1 milione di visitatori, risultato che lo conferma come il polo museale più visitato del Nord Ovest italiano e settimo a livello nazionale tra i luoghi della cultura statali, superando in classifica realtà storicamente più blasonate come la Reggia di Caserta.
8. Reggia di Caserta
Caserta
Visitatori 2024: 902.410 visitatori
Incassi 2024: circa 6,5 milioni € di incassi
La Reggia di Caserta è una delle più grandi residenze reali mai costruite in Europa. Voluta da Carlo di Borbone, re di Napoli, come nuova capitale amministrativa del Regno lontana dal mare e quindi più sicura da attacchi navali, fu progettata dall’architetto Luigi Vanvitelli, che ne pose la prima pietra il 20 gennaio 1752. I lavori, proseguiti dal figlio Carlo Vanvitelli e da altri architetti dopo la morte del progettista nel 1773, si conclusero solo nel 1845.
Il complesso comprende il palazzo vero e proprio, con oltre 1.200 stanze disposte su quattro piani attorno a quattro cortili, il celebre scalone d’onore, gli Appartamenti Reali affrescati e arredati in stile settecentesco, e l’immenso parco all’italiana che si estende per oltre 3 chilometri, punteggiato da fontane monumentali e dalla cascata artificiale della Peschiera Grande. Al complesso appartengono anche l’Acquedotto Carolino, opera idraulica di Vanvitelli per alimentare le fontane, e il borgo di San Leucio, antica colonia serica voluta dai Borbone. L’insieme è stato riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 1997.
Con circa 902.000 visitatori nel 2024, la Reggia si conferma l’ottavo luogo della cultura statale più visitato d’Italia e il principale polo museale della Campania interna, oltre a essere stata più volte utilizzata come set cinematografico internazionale, incluse alcune scene della saga di Star Wars.
9. Villa Adriana e Villa d’Este
Tivoli (Roma)
Visitatori 2024: 729.907 visitatori
Il sito riunisce due complessi monumentali distinti ma gestiti come un unico istituto statale: Villa Adriana e Villa d’Este, entrambi a Tivoli, entrambi patrimonio UNESCO (rispettivamente dal 1999 e dal 2001). Villa Adriana fu fatta costruire dall’imperatore Adriano tra il 118 e il 138 d.C. come residenza suburbana e reggia diffusa, concepita come una sintesi ideale dei luoghi e delle architetture ammirati dall’imperatore nei suoi viaggi attraverso l’impero, dall’Egitto alla Grecia.
Il complesso, esteso su circa 120 ettari, comprende il Teatro Marittimo, il Canopo con il suo lungo canale evocativo dell’omonima città egiziana, le Grandi e Piccole Terme e numerosi padiglioni residenziali, oggi in gran parte allo stato di rudere ma di straordinario impatto scenografico. Villa d’Este, realizzata a partire dal 1550 per volere del cardinale Ippolito II d’Este su progetto di Pirro Ligorio, è invece considerata il capolavoro assoluto del giardino manierista italiano, celebre per il sistema di fontane e giochi d’acqua alimentati per sola gravità, tra cui la Fontana dell’Organo e il Viale delle Cento Fontane.
Con quasi 730.000 visitatori complessivi nel 2024, il sito si colloca al nono posto della classifica nazionale, rappresentando la principale meta di turismo culturale dell’area romana esterna alla capitale.
10. Museo Nazionale del Bargello
Firenze
Visitatori 2024: 720.470 visitatori
Incassi 2024: oltre 3,5 milioni € di incassi
Il Museo Nazionale del Bargello ha sede nel Palazzo del Bargello, uno dei più antichi edifici pubblici di Firenze, costruito a partire dal 1255 come sede del Capitano del Popolo e successivamente del Podestà. Nel corso dei secoli l’edificio ospitò anche il tribunale e le prigioni cittadine, da cui deriva il nome ’Bargello’, legato alla figura del capo della polizia granducale che vi ebbe sede in epoca medicea.
Trasformato in museo nel 1865, in occasione del sesto centenario della nascita di Dante e nell’anno in cui Firenze divenne capitale del Regno d’Italia, il Bargello fu il primo museo nazionale italiano dedicato interamente alla scultura. Le sue collezioni comprendono capolavori assoluti del Rinascimento, tra cui il David bronzeo e il San Giovannino di Donatello, il Bacco giovanile di Michelangelo, il Mercurio Volante del Giambologna e un ricchissimo nucleo di opere di Luca della Robbia e Benvenuto Cellini, oltre a una vasta collezione di armi, avori, sigilli e maioliche.
Con circa 720.000 visitatori nel 2024, chiude la top ten nazionale, terzo museo fiorentino della classifica dopo Uffizi e Accademia, punto di riferimento imprescindibile per lo studio della scultura rinascimentale italiana.
Fonte dei dati
I dati quantitativi (visitatori, incassi, variazioni) sono tratti dal comunicato del Ministero della Cultura ’MiC: la top 30 2024 dei luoghi della cultura statali’, pubblicato il 13 maggio 2025 sulla base dell’elaborazione Sistan, e da resoconti giornalistici che ne hanno ripreso il dettaglio completo. Le descrizioni storico-artistiche sono redatte sulla base della documentazione pubblica relativa a ciascun istituto.

DIECI GRANDI MUSEI NAZIONALI: SINTESI ECONOMICO-GESTIONALE
Secondo gruppo. schede individuali con dati di bilancio, personale, mostre e finanziamento statale
Fonti: bilanci consuntivi 2024 dei singoli istituti, comunicati del Ministero della Cultura, Portale della Trasparenza MiC, stampa specializzata
Nota metodologica
Questo secondo report analizza singolarmente dieci grandi musei nazionali italiani diversi da quelli trattati nel primo report (i dieci luoghi della cultura statali più visitati nel 2024). Il gruppo qui esaminato (MAXXI, Pinacoteca di Brera, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Gallerie dell’Accademia di Venezia, Gallerie Nazionali Barberini Corsini, Galleria Borghese, Museo Nazionale Romano, Musei Reali di Torino, Museo Archeologico Nazionale di Napoli e Palazzo Ducale di Mantova) è stato scelto sulla base delle indicazioni dirette dell’utente, integrate con quattro istituzioni di rilievo comparabile per completare il numero di dieci.
Rispetto al primo report, qui si aggiungono, dove disponibili, quattro tipi di dati economico-gestionali: il budget complessivo (valore della produzione o totale entrate accertate), il costo del personale, il numero di iniziative espositive annue e l’entità del finanziamento pubblico ricevuto dallo Stato.
È necessaria una premessa sulla comparabilità di questi dati. Nove dei dieci istituti sono “musei autonomi statali” nati dalla riforma Franceschini del 2014: enti pubblici dotati di autonomia scientifica, finanziaria e organizzativa, il cui personale è per lo più composto da dipendenti di ruolo del Ministero della Cultura (i cui stipendi sono spesso contabilizzati centralmente e non compaiono per intero nel bilancio del singolo museo) e che sono tenuti a versare allo Stato il 20% dei propri introiti da bigliettazione, in un sistema di redistribuzione tra le istituzioni maggiori e quelle minori. Il MAXXI, invece, è una fondazione di diritto privato partecipata dal Ministero della Cultura, dalla Regione Lazio e da Enel: pur essendo un museo nazionale a tutti gli effetti, adotta un bilancio societario ordinario e assume il proprio personale con contratti privatistici, il che rende i suoi dati di costo del personale pienamente confrontabili con un’azienda, a differenza degli altri nove istituti.
Per questo motivo alcuni dati (in particolare il costo del personale) non sono omogenei tra i dieci musei: per gli istituti statali in senso stretto, il dato disponibile riflette spesso solo le spese accessorie sostenute direttamente dal museo (buoni pasto, missioni, incarichi aggiuntivi), mentre le retribuzioni di base sono erogate centralmente dal Ministero e non sono scorporabili istituto per istituto nei documenti pubblici consultati. Dove il dato non è disponibile in forma comparabile, lo si segnala esplicitamente anziché stimarlo.
1. MAXXI — Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo
Roma (con sede distaccata a L’Aquila)
Natura giuridica: Fondazione di diritto privato partecipata da Ministero della Cultura, Regione Lazio ed Enel S.p.A.
Visitatori 2024: circa 204.500 a Roma, circa 16.200 a L’Aquila, 5.913 alla Casa Museo Giacomo Balla
Budget (valore della produzione) 2024: 21.778.826 €, in crescita del 13% sul 2023
Finanziamento pubblico 2024: 16.145.684 € dal Ministero della Cultura (funzionamento, acquisto opere, sede aquilana), a cui si aggiungono 350.000 € dalla Regione Lazio e 600.000 € da Enel; il finanziamento pubblico copre circa il 60% del valore della produzione
Costo del personale 2024: 3.298.345 €, per 63 dipendenti a tempo indeterminato più 2 dirigenti (incidenza del 15% sul valore della produzione)
Iniziative espositive 2024: circa 10 tra mostre maggiori e progetti speciali (tra cui “Ambienti 1956-2010”, una monografica su Giovanni Anselmo, “Passeggiate Romane”, “Architettura Instabile”, “Memorabile-Ipermoda” e il MAXXI Bvlgari Prize), oltre a due mostre nella sede aquilana
Risultato d’esercizio 2024: utile netto di 108.031 €
Il MAXXI, inaugurato nel 2010 su progetto dell’architetta Zaha Hadid, è l’unico museo nazionale italiano interamente dedicato all’arte e all’architettura contemporanee, ed è guidato da una Presidente (Maria Emanuela Bruni, subentrata nel 2024 ad Alessandro Giuli, nominato Ministro della Cultura) e da un Direttore artistico, Francesco Stocchi, il cui primo anno intero di programmazione è stato il 2024, e che ha recentemente dato le proprie dimissioni, mentre Paola Macchi è il nuovo direttore genereale, appena nominato.
A differenza degli altri musei trattati in questo report, il MAXXI non è un ente pubblico ma una fondazione di diritto privato: ciò significa che il suo bilancio segue le regole del Codice civile e che il personale, sebbene in parte affiancato da cinque unità in distacco dal Ministero, è assunto con contratti privatistici Federculture. Questo rende il costo del personale del MAXXI un dato pienamente comparabile a quello di un’azienda culturale, circostanza che non vale per gli altri nove istituti qui esaminati.
Il 2024 si è chiuso con un utile netto contenuto ma positivo, a conferma di una gestione in equilibrio nonostante l’aumento dei costi energetici e dei trasporti. È inoltre proseguito il progetto “Grande MAXXI”, un ampliamento e rinnovamento della sede romana finanziato con circa 37,5 milioni di euro tra fondi del Ministero della Cultura, del Ministero delle Infrastrutture e del PNRR.
2. Pinacoteca di Brera
Milano
Natura giuridica: Museo autonomo statale di I fascia (riforma 2014), diretto da un dirigente generale del Ministero della Cultura
Budget 2024: 9.244.414 € di entrate accertate di competenza (di cui 8.953.574 € correnti e 290.841 € in conto capitale), in crescita del 45% circa sul 2023
Finanziamento pubblico 2024: 2.848.061 € di trasferimenti correnti dal MiC per il funzionamento, più 290.841 € per investimenti; a questi si aggiungono le retribuzioni del personale, erogate centralmente dal Ministero e non contabilizzate nel bilancio dell’istituto
Entrate proprie 2024: 6.072.677 € da vendita di biglietti, royalties e concessioni (di cui 4.317.464 € di sola bigliettazione, al lordo dell’aggio del concessionario)
Personale 2024: 171 unità di ruolo statale (dipendenti pubblici assegnati dal Ministero della Cultura), integrate da personale della società in house ALES per sorveglianza e accoglienza; il costo diretto per il personale a carico del bilancio della Pinacoteca (missioni, buoni pasto, incarichi) è stato di circa 190.568 €, mentre le retribuzioni ordinarie sono a carico del bilancio centrale del MiC e non sono scorporabili
Iniziative espositive: programmazione continuativa di mostre-dossier nel formato “Brera mai vista” incentrate su singole opere, affiancata da mostre di maggiore respiro; nel 2024 la Pinacoteca ha inoltre acquisito la gestione del Cenacolo Vinciano
La Pinacoteca di Brera è un museo statale in senso proprio: un ufficio del Ministero della Cultura dotato di autonomia scientifica, finanziaria e contabile ma il cui personale resta, salvo eccezioni, personale pubblico di ruolo. Dal febbraio 2024 la direzione è affidata ad Angelo Crespi, subentrato a James Bradburne.
Il bilancio consuntivo 2024 mostra un ente ancora fortemente dipendente dai trasferimenti statali per la copertura dei costi di funzionamento (utenze, vigilanza, pulizia, manutenzione), mentre la parte più consistente delle uscite in conto capitale è destinata a interventi strutturali di lungo periodo, tra cui il completamento di Palazzo Citterio, la nuova ala della Pinacoteca dedicata all’arte del Novecento.
Un elemento distintivo del sistema dei musei autonomi statali, di cui Brera è un caso emblematico, è la redistribuzione interna delle risorse: ogni museo autonomo versa allo Stato il 20% dei propri introassi da biglietteria, somme che vengono poi in parte redistribuite a istituti minori o in difficoltà finanziaria, secondo un meccanismo di solidarietà di sistema.
3. Museo e Real Bosco di Capodimonte
Napoli
Natura giuridica: Museo autonomo statale di I fascia
Direttore: Eike Schmidt, in carica da gennaio 2024 (già direttore delle Gallerie degli Uffizi fino a dicembre 2023)
Finanziamento pubblico straordinario 2024: 1,2 milioni di € trasferiti dal bilancio delle Gallerie degli Uffizi a quello di Capodimonte, in base al meccanismo di redistribuzione tra musei autonomi (ciascuno dei quali versa allo Stato il 20% degli incassi da biglietteria)
Investimenti in corso: partenariato pubblico-privato con Engie Italia per un progetto di transizione energetica e digitale del complesso, per un investimento complessivo di circa 46 milioni di euro — il primo progetto italiano di questo tipo realizzato tramite project financing
Iniziative espositive 2024: tra le principali: “Oltre Caravaggio. Un nuovo racconto della pittura a Napoli”; l’installazione contemporanea “Damasa” di Gian Maria Tosatti; la mostra “Sogno mediterraneo. Sergio Vacchi” (chiusa con circa 35.000 visitatori)
Il Museo e Real Bosco di Capodimonte, ospitato nella reggia fatta costruire da Carlo di Borbone a partire dal 1738, conserva la collezione Farnese e una delle più importanti raccolte di pittura del Rinascimento e del Barocco italiano, oltre a un parco di 134 ettari dichiarato nel 2014 il più bello d’Italia.
Il passaggio di 1,2 milioni di euro dal bilancio degli Uffizi a quello di Capodimonte, disposto a inizio 2024 dal direttore generale Musei Massimo Osanna, ha attirato attenzione mediatica per la coincidenza con il cambio di direzione (lo stesso Schmidt, in uscita da Firenze, si è trovato alla guida dell’istituto beneficiario), ma rientra in un meccanismo strutturale, non discrezionale, di redistribuzione previsto dalla riforma dei musei autonomi del 2014.
Il museo non compare tra i primi trenta luoghi della cultura statali per numero di visitatori nel 2024, pur restando tra le istituzioni di maggior prestigio scientifico del sistema museale nazionale; non è stato reperito un dato ufficiale e consolidato sui visitatori 2024, a differenza di quanto avviene per i musei rientranti nella classifica del Ministero.

4. Gallerie dell’Accademia di Venezia
Venezia
Natura giuridica: Museo autonomo statale
Direttore: Giulio Manieri Elia
Visitatori 2024: 309.202 (dato Sistan/MiC)
Iniziative espositive 2024: in concomitanza con la 60ª Biennale d’Arte, la mostra “Willem de Kooning e l’Italia” (16 aprile-15 settembre) e “Affinità elettive. Picasso, Matisse, Klee e Giacometti” con opere dal Museo Berggruen di Berlino; nei soli due mesi tra il 16 aprile e il 16 giugno 2024 le Gallerie hanno registrato 77.451 visitatori, il 33% in più rispetto allo stesso periodo del 2023
Le Gallerie dell’Accademia occupano dal 1807 l’ex complesso della Scuola Grande di Santa Maria della Carità sul Canal Grande e custodiscono la più importante collezione di pittura veneziana dal Trecento al Settecento, con opere di Bellini, Giorgione, Tiziano, Tintoretto, Veronese e Carpaccio, oltre al celebre Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci, esposto solo occasionalmente per ragioni conservative.
Il 2024, anno della Biennale d’Arte, ha rappresentato per l’istituto un momento di forte crescita dei flussi turistici, trainato soprattutto dalla mostra dedicata a Willem de Kooning, che ha sfruttato la concomitanza con l’evento espositivo veneziano per eccellenza per ampliare significativamente il pubblico internazionale.
Come per la maggior parte dei musei autonomi statali di dimensioni non straordinarie, non sono stati reperiti dati di bilancio dettagliati (costo del personale, finanziamento pubblico specifico) resi pubblici in forma sintetica e facilmente consultabile; le Gallerie pubblicano il proprio bilancio di previsione e conto consuntivo attraverso il proprio ufficio di ragioneria, ma senza una sintesi divulgativa equivalente a quella offerta da altri istituti.
5. Gallerie Nazionali Barberini Corsini
Roma
Natura giuridica: Museo autonomo statale, articolato in due sedi (Palazzo Barberini e Palazzo Corsini)
Direttore: Thomas Clement Salomon, in carica da gennaio 2024 (succeduto a Flaminia Gennari Santori, direttrice dal 2015 al 2023)
Visitatori 2024: oltre 300.000, in crescita del 40% sul 2023
Finanziamento pubblico storico: 9 milioni di € stanziati dal CIPE tra il 2016 e il 2020 per interventi straordinari; un preventivo di funzionamento ordinario dichiarato dalla precedente direzione di circa 3 milioni di € annui, salito a circa 5 milioni comprendendo quota parte dei fondi straordinari
Iniziative espositive 2024-2025: esposizione del ritrocchiare “Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini” dipinto da Caravaggio prima dell’elezione al soglio pontificio come Urbano VIII (fino al 23 febbraio 2025); nel 2025 si è svolta una grande mostra su Caravaggio, con oltre 450.000 spettatori.
Le Gallerie Nazionali Barberini Corsini riuniscono in un unico istituto due sedi storiche: Palazzo Barberini, capolavoro barocco voluto da Urbano VIII e realizzato da Bernini, Borromini e Pietro da Cortona, e Palazzo Corsini a Trastevere, sede storica della Galleria Nazionale d’Arte Antica sin dal 1895. Insieme conservano oltre 5.000 opere di arte antica dal Duecento al Settecento.
Divenute autonome nel 2015 con la riforma Franceschini, le Gallerie hanno attraversato una fase di forte rilancio sotto la direzione di Flaminia Gennari Santori, che ne ha completato l’allestimento e ampliato l’offerta al pubblico. Dal gennaio 2024 la direzione è affidata a Thomas Clement Salomon, sotto la cui guida il 2024 ha segnato una crescita particolarmente marcata dei visitatori.
Il salto di visitatori (+40%) colloca le Gallerie Nazionali tra i casi di maggiore dinamismo del sistema museale romano nel 2024, pur restando lontane, in termini assoluti, dai grandi poli archeologici della Capitale.
6. Galleria Borghese
Roma
Natura giuridica: Museo autonomo statale
Direttrice: Francesca Cappelletti, in carica da novembre 2020
Visitatori 2024: 599.104 (dato Sistan/MiC)
Modello di accesso: ingressi contingentati per fasce orarie (regime adottato per ragioni conservative, in vigore da anni), che limita strutturalmente la capacità di crescita dei visitatori rispetto ad altri grandi musei (è in discussione la possibilità di un ampliamento o sdoppiamento della struttura, nel Parco pinciano o altrove).
Iniziative espositive 2024: “Un Velázquez in galleria” (marzo-giugno); “Louise Bourgeois: L’inconscio della memoria” (giugno-settembre); “La poesia e la pittura. Giovan Battista Marino e le arti sorelle” (novembre 2024-febbraio 2025).
La Galleria Borghese, ospitata nella palazzina seicentesca al centro di Villa Borghese, conserva una delle collezioni private più importanti mai raccolte, messa insieme dal cardinale Scipione Borghese nel primo Seicento: sculture di Bernini e Canova, e dipinti di Caravaggio, Tiziano, Raffaello e Correggio.
A differenza di quasi tutti gli altri grandi musei italiani, la Galleria adotta da tempo un sistema di ingressi contingentati per fasce orarie di due ore, pensato per tutelare la conservazione degli ambienti e delle opere: una scelta che pone un tetto strutturale al numero massimo di visitatori annui, indipendentemente dalla domanda.
La direttrice Francesca Cappelletti ha impostato una programmazione che affianca stabilmente linguaggi contemporanei (Louise Bourgeois nel 2024, dopo Giuseppe Penone nel 2023) alla collezione storica, in una logica dichiarata di “museo come organismo vivente” piuttosto che di successione di grandi mostre-evento.
7. Museo Nazionale Romano
Roma
Natura giuridica: Museo autonomo statale, articolato in quattro sedi (Palazzo Massimo alle Terme, Palazzo Altemps, Terme di Diocleziano, Crypta Balbi)
Visitatori 2024: 284.937 (dato Sistan/MiC)
Il Museo Nazionale Romano è tra le più importanti collezioni al mondo di arte e archeologia romana, distribuita in quattro sedi distinte nel centro di Roma. Palazzo Massimo alle Terme conserva capolavori della scultura e della pittura murale romana (tra cui gli affreschi della Villa di Livia); Palazzo Altemps ospita la collezione Ludovisi di sculture antiche; le Terme di Diocleziano, il più grande complesso termale dell’antichità romana, accolgono un percorso dedicato alla protostoria del Lazio; la Crypta Balbi documenta la stratificazione urbana di Roma dall’antichità al medioevo.
Il museo ha adottato negli anni recenti la piattaforma di gestione diretta della biglietteria promossa dal Ministero della Cultura, che consente l’incasso senza intermediazione di concessionari esterni, un modello sperimentato anche da altre grandi istituzioni come le Terme di Caracalla e il Museo di Capodimonte.
Rispetto ad altri musei archeologici romani di eguale prestigio scientifico, il Museo Nazionale Romano registra flussi di visitatori relativamente contenuti, riflesso della sua natura di museo diffuso su quattro sedi meno centrali nei circuiti turistici standard rispetto al Colosseo o al Pantheon.

8. Musei Reali di Torino
Torino
Natura giuridica: Museo autonomo statale, complesso che riunisce Palazzo Reale, Armeria Reale, Galleria Sabauda, Museo di Antichità, Giardini Reali, Biblioteca Reale e Cappella della Sindone
Direttore delegato: Mario Turetta, Capo Dipartimento per le Attività Culturali del Ministero della Cultura
Visitatori 2024: 660.934 (dato Sistan/MiC)
Eventi 2024: 300° anniversario della fondazione del Museo di Antichità e 400° anniversario della nascita dell’architetto Guarino Guarini, celebrati con una programmazione dedicata che ha contribuito a un significativo incremento degli ingressi
Iniziative espositive 2024: tra le altre, “La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo” e la mostra dossier “Cleopatra. La donna, la regina, il mito” (23 novembre 2024-23 marzo 2025)
I Musei Reali di Torino costituiscono uno dei complessi museali più estesi d’Italia, con oltre 55.000 mq di percorso che uniscono l’ex residenza dei Savoia, l’armeria di corte, una delle maggiori collezioni di pittura del Nord Italia (Galleria Sabauda) e uno dei musei archeologici più antichi d’Europa (Museo di Antichità, fondato nel 1724).
Il 2024 è stato per l’istituto un anno di ricorrenze importanti, che hanno permesso di rilanciare la comunicazione e attrarre nuovo pubblico, come testimonia il primo Report delle attività pubblicato dai Musei Reali nel febbraio 2025, un documento pensato non solo per gli addetti ai lavori ma per rendere leggibile al pubblico più ampio il ruolo dell’istituzione.
La collaborazione con soggetti privati del territorio, come la Fondazione Compagnia di San Paolo per la valorizzazione dei Giardini Reali, rappresenta un ulteriore canale di finanziamento complementare ai trasferimenti ministeriali, in un modello che affianca progressivamente il sostegno pubblico con partnership locali.
9. Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN)
Napoli
Natura giuridica: Museo autonomo statale di I fascia
Direzione: ad interim affidata dal novembre 2023 a Massimo Osanna, direttore generale Musei del MiC, dopo la conclusione del doppio mandato di Paolo Giulierini (2015-2023). Dall’ottobre del 2025 il direttore è Francesco Sirano.
Visitatori 2024: 532.985 (dato Sistan/MiC)
Budget ordinario: circa 10 milioni di € annui, di cui in media 4 milioni da trasferimenti diretti dello Stato e degli enti territoriali; il restante 54% è autofinanziato tramite vendita di biglietti e canoni di prestito delle opere per mostre in Italia e all’estero
Finanziamenti straordinari 2016-2022: quasi 54 milioni di € complessivi da fondi comunitari, Fondi di Sviluppo e Coesione (FSC) e, più di recente, PNRR
Iniziative espositive: 129 mostre organizzate durante gli otto anni di direzione di Paolo Giulierini (2015-2023), pari a una media di circa 16 l’anno, di cui 124 mostre temporanee realizzate all’estero in collaborazione con istituzioni come l’Ermitage, il Getty Museum e il Tokyo National Museum tra il 2016 e il 2022
Il MANN conserva una delle raccolte archeologiche più importanti al mondo, incentrata sui reperti provenienti da Pompei ed Ercolano (tra cui i mosaici della Casa del Fauno) e sulla collezione Farnese, con capolavori come il Toro Farnese e l’Ercole Farnese.
L’autonomia gestionale, introdotta con la riforma del 2014, ha permesso al museo di sviluppare un modello di finanziamento diversificato in cui l’autofinanziamento — trainato in particolare dai prestiti internazionali di opere, che rendono il MANN il primo prestatore archeologico nazionale — supera per incidenza i trasferimenti ministeriali diretti.
Il cambio alla direzione, con la fine del mandato di Paolo Giulierini a novembre 2023 e la conduzione ad interim di Massimo Osanna, ha coinciso con un 2024 di consolidamento dei risultati raggiunti negli anni precedenti, sostenuto anche dal proseguimento dei lavori di riqualificazione finanziati con 11,275 milioni di euro dal Fondo Sviluppo e Coesione.
10. Palazzo Ducale di Mantova
Mantova
Natura giuridica: Museo autonomo statale (“Complesso Museale di Palazzo Ducale”)
Direttore: Stefano L’Occaso, in carica dal 2020, confermato per un secondo mandato fino al 2028 (decreto del 31 ottobre 2024)
Visitatori 2024: 269.698 (dato Sistan/MiC); circa 290.000 nel 2023, con il 2024 sostanzialmente stabile su questi livelli
Criticità dichiarate dalla direzione: carenza di personale e un previsto taglio dei fondi ministeriali, riferiti dal direttore L’Occaso a fine 2024
Iniziative espositive 2024: riallestimento della Sala del Pisanello dedicata alle armi medievali e rinascimentali (febbraio 2024); preparazione della mostra “Diana Scultori, intagliatrice rara”, dedicata alla prima incisora donna della storia dell’arte italiana
Palazzo Ducale di Mantova, per secoli residenza della famiglia Gonzaga, conserva capolavori assoluti come gli affreschi tardogotici del Pisanello, la Camera degli Sposi dipinta da Andrea Mantegna e opere barocche di Rubens, in un complesso di circa 500 stanze distribuite su una superficie di 34.000 mq.
La direzione di Stefano L’Occaso, giunta nel 2024 al rinnovo per un secondo mandato quadriennale, ha visto un impegno prioritario nell’avvio di importanti cantieri di restauro e riqualificazione (tra cui i lavori al Salone dell’Armeria e al Palazzo del Capitano), a fronte di una programmazione culturale più contenuta rispetto ad altri grandi istituti, e di difficoltà di organico segnalate esplicitamente dallo stesso direttore.
Il caso di Mantova illustra, meglio di altri, le tensioni strutturali del sistema dei musei autonomi statali di media dimensione: da un lato l’autonomia gestionale consente di programmare restauri e mostre con relativa indipendenza; dall’altro la dipendenza dai trasferimenti ministeriali, uniti alla scarsità cronica di personale di ruolo, pone vincoli non sempre superabili con le sole risorse proprie da bigliettazione.
Fonti
I dati di bilancio del MAXXI derivano dal Bilancio consuntivo 2024 della Fondazione (relazione sulla gestione e nota integrativa). I dati della Pinacoteca di Brera derivano dalla Nota integrativa al rendiconto generale 2024, pubblicata sul sito dell’istituto. I dati sui visitatori dei musei rientranti nella classifica ministeriale sono tratti dal comunicato MiC “Top 30 2024 dei luoghi della cultura statali” (13 maggio 2025) e da resoconti giornalistici che ne riportano il dettaglio completo. Le informazioni su Capodimonte, MANN, Musei Reali di Torino, Palazzo Ducale di Mantova, Galleria Borghese, Gallerie Nazionali Barberini Corsini e Gallerie dell’Accademia di Venezia sono tratte da comunicati istituzionali, portali di trasparenza del Ministero della Cultura e articoli di stampa specializzata (Il Sole 24 Ore – Il Giornale dell’Arte, Artribune, Finestre sull’Arte).
DIECI GRANDI FONDAZIONI CULTURALI ITALIANE DI DIRITTO PRIVATO
Terzo gruppo — bilanci, personale, mostre e sbigliettamento nel 2024, sul modello del MAXXI
Fonti: bilanci e annual report degli istituti, comunicati stampa, articoli di settore (Il Sole 24 Ore, Artribune, VeneziaToday, ecc.)
Nota metodologica
Questo terzo report prende in analisi un gruppo di dieci grandi fondazioni culturali italiane, scelte tra le piu rilevanti per dimensione, prestigio e impatto sul sistema museale nazionale: Fondazione Palazzo Strozzi (Firenze), Fondazione La Triennale di Milano, Fondazione Prada (Milano/Venezia), Palazzo Grassi – Punta della Dogana/Pinault Collection (Venezia), Fondazione Musei Civici di Venezia, Fondazione Torino Musei, Collezione Peggy Guggenheim (Venezia, parte della Solomon R. Guggenheim Foundation), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino), Fondazione Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli (Torino) e Mart di Trento e Rovereto. Come richiesto, le due fondazioni vengono trattate separatamente: questo report non incrocia né aggrega i dati con quelli dei due gruppi di musei statali gia analizzati.
Per ciascuna fondazione si riportano, dove disponibili: il budget o valore della produzione, il costo del personale, il finanziamento pubblico ricevuto, il numero di iniziative espositive nel 2024 e, quando pubblicati, i dati di sbigliettamento delle singole mostre.
Va segnalata una premessa cruciale, ancora piu marcata che nel report precedente: le dieci fondazioni qui esaminate appartengono a due famiglie profondamente diverse. Da un lato ci sono fondazioni miste, con una componente pubblica significativa nella governance e nel finanziamento (Palazzo Strozzi, Triennale, MUVE, Fondazione Torino Musei), che per statuto e prassi pubblicano bilanci sociali e annual report dettagliati, spesso certificati secondo standard di rendicontazione (GRI Standards, Linee Guida del Terzo Settore). Dall’altro lato ci sono fondazioni d’impresa o familiari, sostenute quasi integralmente da un singolo soggetto privato (Fondazione Prada dal gruppo Prada, Palazzo Grassi da Francois Pinault, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, la Pinacoteca Agnelli dalla famiglia Agnelli), che non sono tenute per legge a pubblicare bilanci dettagliati accessibili al pubblico generalista e, nei fatti, non lo fanno. Per queste ultime il report segnala esplicitamente l’assenza di dati economici pubblici anziche stimarli, limitandosi a descrivere programmazione e visitatori dove noti.
1. Fondazione Palazzo Strozzi
Firenze
Natura giuridica: Fondazione di diritto privato senza scopo di lucro, partecipata da Comune di Firenze, Regione Toscana, Camera di Commercio di Firenze, Fondazione CR Firenze e dal Comitato Partner (tra cui Intesa Sanpaolo)
Visitatori 2024: oltre 200.000 alle mostre, di cui 104.200 visitatori “esclusivi” (persone recatesi a Firenze principalmente per le mostre della Fondazione)
Budget 2024: proventi totali per 9.200.000 euro: 49% da sponsor e donazioni private (4.480.000 euro), 32% da ricavi propri/biglietteria (2.980.000 euro), 19% da contributi pubblici (1.740.000 euro)
Finanziamento pubblico 2024: 1.740.000 euro (19% dei proventi totali), da Comune di Firenze, Regione Toscana, Camera di Commercio di Firenze e contributi ministeriali residui
Spese 2024: 8.780.000 euro totali, di cui 3.580.000 euro per la produzione delle mostre, 2.040.000 euro per i costi di struttura, oltre 3.100.000 euro per costi generali, educazione e comunicazione
Risultato d’esercizio 2024: avanzo di gestione di circa 430.000 euro
Iniziative espositive 2024: due grandi mostre al Piano Nobile (Anselm Kiefer. Angeli caduti; Helen Frankenthaler. Dipingere senza regole) e l’installazione Shy Society di Drift nel Cortile
Sbigliettamento per mostra: Anselm Kiefer. Angeli caduti (22 marzo-21 luglio 2024): 124.613 visitatori, la mostra piu vista dell’anno; Helen Frankenthaler. Dipingere senza regole (27 settembre 2024-26 gennaio 2025): 71.554 visitatori nella sola parte 2024
Impatto economico dichiarato: 62,7 milioni di euro sul territorio fiorentino, secondo stima aggiornata da KPMG Advisory
Palazzo Strozzi e, tra le dieci fondazioni qui esaminate, quella che pubblica il rendiconto piu dettagliato e trasparente: dal 2024 l’Annual Report si e trasformato in un vero e proprio Bilancio Sociale e di Sostenibilita, redatto secondo le Linee Guida del Terzo Settore e gli Standard GRI (Global Reporting Initiative).
Diretta da Arturo Galansino, la Fondazione ha costruito negli anni un modello di partenariato pubblico-privato spesso citato come caso di scuola: nel 2022 la componente pubblica dei proventi era gia scesa a circa il 23%, per attestarsi al 19% nel 2024, segno di una crescente capacita di autofinanziamento tramite sponsorizzazioni private e biglietteria.
Il dato sullo sbigliettamento delle singole mostre, raro tra le istituzioni esaminate in questo report, mostra chiaramente come la programmazione a due grandi mostre l’anno sia calibrata per massimizzare sia l’affluenza sia la sostenibilita economica, con la mostra della primavera-estate (Kiefer) che ha performato quasi il doppio di quella autunnale (Frankenthaler, il cui conteggio 2024 e peraltro parziale poiche la mostra e proseguita fino a gennaio 2025). La mostra sul Beato Angelico (co doppia sede espositiva tra Strozzi e Museo di San Marco) e quella dedicata a Mark Rotkho hanno registrato grande succeso, l’una con 250.000 visitatori, l’altra a oggi con 240.000 (è aperta sino al 23 agosto).

2. Fondazione La Triennale di Milano
Milano
Natura giuridica: Fondazione di diritto privato con partecipanti di diritto pubblici (Ministero della Cultura, Comune di Milano, Regione Lombardia, Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi) e partner istituzionali privati (Deloitte, Lavazza Group, Salone del Mobile.Milano)
Visitatori: oltre 3 milioni nel quadriennio 2022-2026 (dato non scorporato per il solo 2024)
Budget: fatturato consolidato di 20 milioni di euro nel 2025 (dato piu recente disponibile in forma sintetica), di cui 57% da fonti private (45% sponsorizzazioni, 22% biglietteria, il resto da servizi aggiuntivi, partnership internazionali e progetti speciali) e 43% da fonti pubbliche
Patrimonio: cresciuto di oltre 6 milioni di euro tra il 2022 e il 2025
Iniziative espositive/attivita: nel 2024 e stato istituito un nuovo dipartimento moda, affidato alla consulenza scientifica di Luca Stoppini; a febbraio 2024 ha aperto Cuore – Centro studi, Archivi, Ricerca, un nuovo spazio di 400 mq per il centro di ricerca dell’istituzione
La Triennale di Milano e una fondazione di diritto privato con una componente pubblica strutturale molto forte, essendo il Ministero della Cultura stesso tra i partecipanti di diritto. Il mandato di Stefano Boeri come presidente (due mandati, 2018-2026) si e concluso nell’aprile 2026 con un bilancio complessivo di 190 mostre prodotte o coprodotte, tre Esposizioni Internazionali e 4,6 milioni di visitatori totali durante gli otto anni. Il nuovo mandato, affidato a Vincenzo Trione, ha appena preso l’abbrivio, e inizierà a produrre i propri risultati dalla seconda parte del 2026.
A differenza di Palazzo Strozzi, la Triennale non pubblica in forma facilmente reperibile un dato di budget e visitatori isolato per il solo anno 2024: le comunicazioni istituzionali piu recenti forniscono cifre aggregate sul quadriennio 2022-2026 o sul solo anno 2025. Il 2024 e comunque identificabile come anno di consolidamento gestionale e di avvio di nuove aree di attivita, nel quadro di un piano di riqualificazione del Palazzo dell’Arte di Giovanni Muzio affidato all’architetto Luca Cipelletti.
Va segnalato che i bilanci di esercizio integrali della Fondazione sono pubblicati sul sito istituzionale nella sezione Trasparenza, ma non è stato reperito in questa sede un comunicato di sintesi con le cifre disaggregate del solo anno 2024.
3. Fondazione Prada
Milano (con sede a Venezia)
Natura giuridica: Fondazione di diritto privato creata nel 1993 da Miuccia Prada e Patrizio Bertelli, presieduta e diretta dalla stessa Miuccia Prada
Finanziamento: sostenuta pressoche integralmente da risorse del gruppo Prada e della famiglia fondatrice; non risultano contributi pubblici significativi ne bilanci consuntivi pubblicati in forma accessibile al pubblico generalista
Iniziative espositive 2024: programma su quattro sedi (Milano, Venezia, Shanghai, Tokyo): tra le mostre principali, personali di Michael Borremans (Shanghai, marzo-maggio), Meriem Bennani, Christoph Buchel, Miranda July e una retrospettiva su Pino Pascali, oltre alla programmazione continuativa del Cinema Godard
Dati economici: non disponibili in forma pubblica: la Fondazione non pubblica un bilancio sociale o un annual report con cifre di budget, costo del personale o numero di visitatori, a differenza di Palazzo Strozzi o del MAXXI
Fondazione Prada rappresenta il caso piu netto, tra le dieci istituzioni esaminate, di fondazione d’impresa a finanziamento privato quasi esclusivo: e sostenuta dal gruppo Prada S.p.A. (che nel 2024 ha registrato ricavi per 5,431 miliardi di euro e un utile netto di 838,9 milioni), senza che questo si traduca in una rendicontazione pubblica dell’attivita culturale paragonabile a quella delle istituzioni a partecipazione pubblica.
La programmazione 2024, articolata su quattro sedi internazionali, conferma la vocazione della Fondazione a operare come piattaforma globale piuttosto che come singolo museo territoriale, un modello che la rende difficilmente comparabile, anche solo sul piano dei visitatori annui aggregati, con istituzioni come Palazzo Strozzi o la Triennale.
Va detto con chiarezza che l’assenza di dati pubblici non implica un giudizio sulla gestione economica della Fondazione, che e saldamente sostenuta dal gruppo proprietario: riflette piuttosto una scelta di comunicazione istituzionale diversa da quella delle fondazioni a governance mista.
4. Palazzo Grassi – Punta della Dogana (Pinault Collection)
Venezia
Natura giuridica: Palazzo Grassi S.p.A., societa interamente controllata da Francois Pinault attraverso il gruppo Artemis; gestisce due sedi espositive, Palazzo Grassi e Punta della Dogana, oltre al Teatrino di Palazzo Grassi
Finanziamento: interamente privato, senza contributi pubblici; non risultano bilanci o dati di budget pubblicati
Iniziative espositive 2024: a Punta della Dogana, la personale di Pierre Huyghe (17 marzo-24 novembre 2024, in collaborazione con il Leeum Museum of Art di Seoul); a Palazzo Grassi, la personale di Julie Mehretu (17 marzo 2024-inizio 2025); al Teatrino, il progetto video Song to the Siren di Edith Dekyndt (da aprile 2024)
Dati sui visitatori: non pubblicati; l’istituzione non diffonde comunicati con cifre annuali di affluenza, a differenza dei musei civici veneziani (MUVE) o della Collezione Peggy Guggenheim
Palazzo Grassi e Punta della Dogana, entrambi rinnovati dall’architetto Tadao Ando, sono gli spazi veneziani della Pinault Collection, una delle raccolte d’arte contemporanea private piu importanti al mondo. Come Fondazione Prada, rappresentano un modello di istituzione culturale a totale finanziamento privato, priva di soci pubblici e non tenuta ad alcuna rendicontazione trasparente verso terzi.
La programmazione 2024, imperniata sulle personali di Pierre Huyghe e Julie Mehretu, entrambe realizzate in collaborazione con importanti musei internazionali, conferma il posizionamento dell’istituzione come piattaforma di calibro museale internazionale, capace di attrarre pubblico nonostante l’assenza di qualunque comunicazione pubblica su numeri di visitatori o dati economici.
Questo silenzio sui dati quantitativi e coerente con lo status giuridico dell’istituzione: essendo una societa per azioni di proprieta interamente privata e non una fondazione con soci pubblici, Palazzo Grassi S.p.A. non ha alcun obbligo di pubblicare un bilancio sociale, e infatti non lo fa.
5. Fondazione Musei Civici di Venezia (MUVE)
Venezia
Natura giuridica: Fondazione di diritto privato costituita dal Comune di Venezia, che gestisce undici musei civici (tra cui Palazzo Ducale, Museo Correr, Ca’ Rezzonico, Museo Fortuny, Museo del Vetro di Murano, Museo del Merletto)
Presidente: Mariacristina (Cristina) Gribaudi
Visitatori 2024: oltre 2,3-2,4 milioni complessivi (+4,3% sul 2023), di cui 1,24 milioni a Palazzo Ducale (+2,1%)
Budget 2024: valore della produzione di 40,5 milioni di euro (+4,5% sul 2023)
Autofinanziamento: il 97% della sostenibilita economica e garantito da ricavi propri (biglietteria, bookshop, caffetterie), con un fatturato da questa fonte di circa 39 milioni di euro (era 38,6 milioni nel 2023); il finanziamento pubblico diretto risulta quindi marginale rispetto al totale
Investimenti 2024: 20 milioni di euro finanziati e realizzati, destinati tra gli altri a Museo del Vetro, Centro Culturale Candiani di Mestre, Palaplip e Pescherie di Rialto
Iniziative espositive 2024: 29 mostre realizzate in Italia e all’estero, con il coordinamento di prestiti per 271 opere delle collezioni
Sbigliettamento per mostra: “I mondi di Marco Polo. Il viaggio di un mercante veneziano del Duecento” (Palazzo Ducale, 6 aprile-29 settembre 2024): quasi 80.000 visitatori
La Fondazione Musei Civici di Venezia rappresenta, tra le dieci istituzioni di questo report, il caso piu marcato di autosufficienza finanziaria pur restando una fondazione a controllo pubblico (del Comune di Venezia): il 97% delle risorse proviene da attivita proprie, un dato che ne fa un modello di sostenibilita economica citato spesso come esempio nel dibattito sulla gestione dei musei civici italiani.
La rete di undici sedi, che spazia da Palazzo Ducale (di gran lunga la piu visitata) a piccoli musei tematici come il Museo del Merletto di Burano o il Museo Fortuny (quest’ultimo in crescita del 21,5% nel 2024 dopo un recente restauro), consente alla Fondazione di distribuire i flussi turistici su tutto il territorio della citta lagunare.
Il 2024 ha inoltre visto risultati significativi sul fronte della tutela: nei depositi del Museo Correr e stata riscoperta e restaurata una “Madonna con bambino, San Giovannino e sei Sante” con l’impronta stilistica del Mantegna, un dipinto di fine Quattrocento.

6. Fondazione Torino Musei
Torino
Natura giuridica: Fondazione di diritto privato che gestisce GAM (Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea), MAO (Museo d’Arte Orientale), Palazzo Madama (Museo Civico d’Arte Antica) e la fiera Artissima
Visitatori 2024: oltre 658.000 complessivi (GAM 290.354, Palazzo Madama 243.733, MAO 89.795, Artissima 34.200 in quattro giorni di fiera), in significativo aumento sul 2023 (573.000)
Iniziative espositive 2024: 29 mostre e progetti espositivi inaugurati nei tre musei, oltre a 187 eventi (performance, conferenze, corsi di storia dell’arte, workshop, concerti)
Eventi collaterali: 80 visite guidate dedicate alla formazione dei dipendenti comunali, con 2.300 partecipanti
La Fondazione Torino Musei riunisce sotto un’unica governance tre musei civici torinesi di natura molto diversa (arte moderna e contemporanea alla GAM, arte orientale al MAO, arte antica a Palazzo Madama) e la fiera d’arte contemporanea Artissima, che ne rappresenta la quarta linea di attivita.
Il 2024 ha segnato l’avvio, in concomitanza con il cambio di direzione, di un importante progetto di riqualificazione della GAM, che nonostante un mese di chiusura per lavori ha comunque registrato 290.354 ingressi, il dato piu alto tra i tre musei del sistema. L’edizione 2024 di Artissima e stata definita dalla stessa Fondazione la migliore Art Week di sempre per la citta.
Non e stato reperito, in fonti pubbliche facilmente consultabili, un dato di budget complessivo, costo del personale o finanziamento pubblico ricevuto dalla Fondazione per il 2024: le comunicazioni istituzionali si concentrano su visitatori e programmazione culturale, mentre i dati economici risultano pubblicati nei bilanci ufficiali ma non ripresi in comunicati di sintesi accessibili.
7. Collezione Peggy Guggenheim
Venezia
Natura giuridica: Parte della Solomon R. Guggenheim Foundation, fondazione di diritto statunitense con sede a New York; la sede veneziana ha sede a Palazzo Venier dei Leoni
Direttrice: Karole P. B. Vail
Visitatori 2024: oltre 388.000 ingressi in 313 giorni di apertura (+2,5% sul 2023), pari a una media giornaliera di 1.240 visitatori; il museo di arte moderna e contemporanea piu visitato d’Italia nel 2024
Provenienza pubblico: 75% straniero, 25% italiano
Attivita educative 2024: oltre 10.000 partecipanti a Public Programs e Kids Day; adesione di 230 scuole venete al progetto “A scuola di Guggenheim”, con oltre 7.280 studenti coinvolti
Iniziative espositive 2024: “Jean Cocteau. La rivincita del giocoliere” (13 aprile-16 settembre 2024) e “Marina Apollonio. Oltre il cerchio” (12 ottobre 2024-3 marzo 2025)
La Collezione Peggy Guggenheim, fondata dalla stessa Peggy Guggenheim nel palazzo che fu la sua abitazione privata sul Canal Grande, e parte della rete di musei della Solomon R. Guggenheim Foundation, la stessa organizzazione statunitense che gestisce il Guggenheim Museum di New York e il Guggenheim Bilbao. Si autofinanzia principalmente tramite biglietteria, membership e attivita di raccolta fondi legate alla rete internazionale Guggenheim, senza contributi pubblici italiani significativi.
Il 2024, anno della Biennale d’Arte, ha coinciso con un risultato record per l’istituzione, che ha beneficiato della concomitanza con l’evento veneziano per eccellenza per attrarre pubblico internazionale, in continuita con la crescita gia registrata nel 2023.
Come per Fondazione Prada e Palazzo Grassi, non sono stati reperiti dati pubblici su budget, costo del personale o finanziamento complessivo della sede veneziana: la comunicazione istituzionale si concentra sistematicamente su visitatori e programmazione.
8. Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
Torino (con sedi a Madrid e a Guarene d’Alba)
Natura giuridica: Fondazione di diritto privato senza scopo di lucro, nata nel 1995 su iniziativa della collezionista Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, tuttora presidente
Finanziamento: sostenuta principalmente da risorse della fondatrice; ingresso gratuito alla sede torinese; non risultano bilanci pubblicati con cifre di budget o costo del personale
Iniziative espositive 2024: programmazione continuativa di personali di artisti emergenti italiani e internazionali nella sede di Torino (ex area industriale Fergat) e in quella di Guarene d’Alba (Palazzo Re Rebaudengo); in occasione di Artissima 2024, la mostra “Hearsay” di Bekhbaatar Enkhtur, vincitore del relativo premio
Dati sui visitatori: non pubblicati in forma aggregata annuale
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e tra le realta private piu longeve e riconosciute a livello internazionale nel sostegno alla giovane arte contemporanea italiana, con un modello che privilegia la produzione e committenza di nuove opere rispetto all’acquisizione di un patrimonio storicizzato.
L’ingresso gratuito alla sede torinese, unito all’assenza di un bilancio sociale pubblico, riflette una scelta gestionale tipica delle fondazioni familiari di questa scala: l’attivita e sostenuta direttamente dalla fondatrice, senza la necessita di rendicontare a soci pubblici o a una platea di sponsor esterni.
Il quarto ampliamento annunciato nel 2022, con l’apertura prevista di una sede sull’isola di San Giacomo in Paludo a Venezia, conferma una strategia di crescita internazionale che accompagna ormai da un trentennio la missione originaria della Fondazione.
9. Fondazione Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli
Torino
Natura giuridica: Fondazione di diritto privato, gestisce il museo ospitato nello “Scrigno” progettato da Renzo Piano sul tetto del Lingotto
Finanziamento: sostenuta dalla famiglia Agnelli; non risultano bilanci pubblicati con cifre di budget, costo del personale o finanziamento pubblico
Direzione artistica: Sarah Cosulich
Iniziative espositive 2024: “Arrivare in Tempo” (1 novembre 2024-25 maggio 2025), la piu grande mostra postuma dedicata all’artista Salvo (Leonforte, 1947-Torino, 2015); proseguimento della programmazione sulla Pista 500, l’ex circuito di collaudo Fiat aperto al pubblico con installazioni d’arte contemporanea
Dati sui visitatori: non pubblicati in forma aggregata annuale
La Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, inaugurata nel 2002 come dono della famiglia Agnelli alla citta di Torino, conserva una selezione della collezione privata dei coniugi Agnelli (opere di Canaletto, Tiepolo, Canova, Renoir, Manet) nello Scrigno, la struttura sospesa progettata da Renzo Piano sopra l’antica pista di collaudo Fiat.
Sotto la direzione artistica di Sarah Cosulich, l’istituzione ha avviato negli ultimi anni una trasformazione verso una programmazione piu sistematicamente dedicata a mostre temporanee e progetti site-specific di arte contemporanea, affiancata alla collezione storica permanente.
Come per le altre fondazioni familiari esaminate in questo report, l’assenza di un bilancio sociale pubblico rende impossibile fornire cifre di budget, costo del personale o finanziamento in questa sede; cio non implica alcuna valutazione sulla solidita economica dell’istituzione, sostenuta da uno dei principali gruppi imprenditoriali italiani.
10. Mart – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto
Rovereto e Trento
Natura giuridica: Fondazione di diritto privato partecipata dalla Provincia autonoma di Trento; gestisce quattro sedi (Mart di Rovereto, Casa d’Arte Futurista Depero, Galleria Civica di Trento, Palazzo delle Albere)
Presidente: Vittorio Sgarbi (dal 2019; nuovo CdA insediato nel 2024 con il vicepresidente Silvio Cattani e la consigliera Nicoletta Boschiero)
Direttore: Diego Ferretti
Budget mostre: circa 3 milioni di euro annui negli ultimi anni, raddoppiati rispetto alla media di 2,7 milioni del periodo 2012-2014, secondo i dati forniti dall’assessora provinciale Francesca Gerosa in risposta a un’interrogazione consiliare
Costo del personale: dal 2019 la voce “personale” non compare piu nel bilancio del Mart, essendo passata in capo alla Provincia autonoma di Trento, per un valore stimato di circa 2,5 milioni di euro annui
Visitatori: in crescita del 45% dal 2019 al 2023 (+51% per la sola sede di Rovereto, +39% per la Casa d’Arte Futurista Depero); il 2023 si e chiuso a 139.000 visitatori per il solo Mart di Rovereto, e il 2024 ha superato ampiamente i livelli pre-pandemia secondo le dichiarazioni della Fondazione
Iniziative espositive 2024: 7 mostre principali a Rovereto (tra cui “Arte e Fascismo”, “Surrealismi. Da de Chirico a Gaetano Pesce”, “Il sogno di Luigi Serafini”, “Etruschi del Novecento”), 4 mostre alla Galleria Civica di Trento, oltre a un progetto alla Casa d’Arte Futurista Depero; 40.003 utenti nelle attivita dell’Area educazione e mediazione culturale
Il Mart, tra le istituzioni di questo report, e quella con il profilo di governance piu politicamente esposto: la presidenza di Vittorio Sgarbi, in carica dal 2019 e piu volte oggetto di dibattito consiliare in Provincia di Trento, ha comunque coinciso con un raddoppio del budget dedicato alle mostre e con una crescita sostenuta dei visitatori rispetto al periodo pre-pandemico.
Un elemento peculiare della struttura finanziaria del Mart, diverso da tutte le altre istituzioni di questo report, e che dal 2019 il costo del personale e stato trasferito direttamente in capo alla Provincia autonoma di Trento, uscendo cosi dalla voce di spesa diretta della Fondazione: una soluzione che rende il bilancio dell’istituto piu leggero ma che sposta di fatto l’onere sul bilancio pubblico provinciale.
La programmazione 2024, con la grande mostra “Arte e Fascismo” come punto di riferimento (circa 400 opere e documenti) e la mostra conclusiva “Etruschi del Novecento” realizzata in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati di Milano, conferma un orientamento tematico spesso incentrato sulla riscoperta di autori e temi meno noti al grande pubblico.
Sintesi sulla trasparenza dei dati
Un risultato trasversale di questa ricerca, forse piu significativo dei singoli numeri raccolti, riguarda la disponibilita stessa dei dati. Le fondazioni a partecipazione o controllo pubblico (Palazzo Strozzi, Triennale, MUVE, Fondazione Torino Musei) pubblicano sistematicamente bilanci sociali, annual report o comunicati di sintesi con cifre dettagliate su budget, finanziamento pubblico e, in alcuni casi, sbigliettamento delle singole mostre. Le fondazioni d’impresa o familiari a finanziamento privato pressoche esclusivo (Fondazione Prada, Palazzo Grassi, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Pinacoteca Agnelli) non pubblicano, nella prassi osservata, dati equivalenti, pur mantenendo una programmazione culturale di altissimo profilo internazionale. La Collezione Peggy Guggenheim occupa una posizione intermedia: pubblica sistematicamente i dati sui visitatori, in quanto parte di una rete museale internazionale abituata a comunicarli, ma non quelli di budget o costo del personale relativi alla sola sede veneziana.
Fonti
I dati su Fondazione Palazzo Strozzi derivano dal comunicato stampa e dagli articoli di sintesi sull’Annual Report Integrato 2024, pubblicato il 12 giugno 2025. I dati su Fondazione Musei Civici di Venezia derivano dal comunicato sul bilancio consuntivo 2024 e da articoli di sintesi (VeneziaToday, Il Sole 24 Ore, Artemagazine). I dati su Fondazione Torino Musei derivano dal comunicato del 1 gennaio 2025 sui risultati dell’anno. I dati sulla Collezione Peggy Guggenheim derivano dal comunicato stampa istituzionale del 2 gennaio 2025. I dati sul Mart derivano dall’Annual Report 2024 dell’istituzione e da un’interrogazione consiliare della Provincia autonoma di Trento del novembre 2024. Per Fondazione Prada, Palazzo Grassi, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e Pinacoteca Agnelli non sono stati reperiti bilanci o comunicati con dati economici aggregati; le informazioni riportate derivano dai siti istituzionali e da articoli di settore relativi alla sola programmazione espositiva.
DIECI MUSEI COMUNALI ITALIANI: ANALISI ISTITUZIONALE E GESTIONALE
Quarto gruppo — schede individuali su musei gestiti direttamente da Comuni o da loro enti strumentali, distinti dai musei statali e dalle fondazioni già trattati
Fonti: siti istituzionali e portali di biglietteria dei Comuni, comunicati stampa, articoli di stampa specializzata, Art Newspaper Museum Index
Nota metodologica
Questo quarto report analizza singolarmente dieci musei comunali italiani, cioè istituzioni la cui titolarità e gestione fanno capo direttamente a un Comune (attraverso una Direzione o Assessorato alla Cultura, oppure tramite un ente strumentale quale una “Istituzione” ai sensi dell’art. 114 del Testo Unico degli Enti Locali). Il gruppo esaminato — Musei Capitolini (Roma), Castello Sforzesco e Museo del Novecento (Milano), Musei Civici Fiorentini/Palazzo Vecchio (Firenze), Musei di Strada Nuova (Genova), Istituzione Bologna Musei (Bologna), Musei Civici di Verona/Castelvecchio (Verona), Musei Civici di Padova/Cappella degli Scrovegni (Padova), Museo Revoltella (Trieste) e Galleria d’Arte Moderna “Empedocle Restivo” (Palermo) — è stato scelto per rappresentare la varietà geografica e dimensionale dei musei civici italiani, restando distinto dai musei statali, dalle fondazioni miste e dalle fondazioni private già trattati nei tre report precedenti (compresi i Musei Civici di Venezia e la Fondazione Torino Musei, già esaminati come fondazioni).
È necessaria una premessa sulla comparabilità dei dati, ancora più marcata che nei report precedenti. I musei statali sono soggetti a una rilevazione unificata e obbligatoria (il sistema Sistan del Ministero della Cultura, che pubblica ogni anno una classifica dettagliata di visitatori e incassi), e le grandi fondazioni pubblicano bilanci e annual report strutturati secondo standard di rendicontazione. I musei comunali italiani non dispongono invece di un sistema di rilevazione centralizzato e omogeneo: alcuni Comuni (Roma, Milano, Bologna) diffondono con regolarità dati aggregati di affluenza tramite comunicati stampa o assessorati, mentre altri pubblicano relazioni annuali tecniche non sempre accessibili in forma sintetica, o non diffondono affatto dati di sintesi confrontabili a livello nazionale. Il numero di visitatori, quando disponibile, si riferisce dunque a fonti eterogenee (comunicati istituzionali, classifiche di testate specializzate, relazioni di singoli musei) e a periodi non sempre coincidenti con l’anno solare 2024; dove il dato aggregato 2024 non risulta pubblicato, il report lo segnala esplicitamente anziché stimarlo.
Per lo stesso motivo, i dati economico-gestionali (budget, costo del personale, finanziamento pubblico) che caratterizzavano il secondo e il terzo report sono qui disponibili solo in misura molto più limitata: la contabilità dei musei civici è quasi sempre incorporata nel bilancio generale del Comune di appartenenza, senza una rendicontazione economica separata e pubblica per singolo museo, a differenza dei musei autonomi statali o delle fondazioni. Ogni scheda riporta quindi, oltre all’inquadramento giuridico-amministrativo, i dati quantitativi effettivamente reperiti (visitatori, iniziative espositive, eventuali incassi) e una descrizione del patrimonio storico-artistico conservato.
1. Musei Capitolini
Roma
Natura giuridica: Museo civico di Roma Capitale, in capo alla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali (Assessorato alla Crescita Culturale); i servizi di accoglienza, biglietteria e comunicazione sono affidati a Zètema Progetto Cultura, società in house di Roma Capitale
Visitatori: 860.018 nel 2025 (90° posto nella classifica mondiale The Art Newspaper); il portale web dei Musei Capitolini ha registrato nel 2024 oltre 1 milione di visite (+16% sul 2023) e oltre 3 milioni di pagine viste, mentre l’insieme dei portali del sistema “Musei in Comune” ha superato i 6 milioni di visite web (+31%): si tratta però di dati di traffico digitale, non di ingressi fisici, che il Comune non ha diffuso in forma sintetica separata per il 2024
Iniziative espositive 2024: tra le altre, “Goya e Caravaggio: verità e ribellione”, “Filippo e Filippino Lippi. Ingegno e bizzarrie nell’arte del Rinascimento”, l’esposizione della Statua colossale di Costantino ricostruita a Villa Caffarelli e, dal novembre 2024, “Agrippa Iulius Caesar, l’erede ripudiato”
I Musei Capitolini, sulla piazza del Campidoglio disegnata da Michelangelo, sono considerati il più antico museo pubblico del mondo: nascono nel 1471, quando papa Sisto IV donò al popolo romano un gruppo di grandi bronzi antichi provenienti dal Laterano, tra cui la Lupa Capitolina e lo Spinario. Il complesso occupa Palazzo dei Conservatori e Palazzo Nuovo, collegati dalla Galleria di Congiunzione sotterranea realizzata tra il 1939 e il 1941, e conserva capolavori della scultura antica come il Galata morente e la Venere Capitolina, insieme a un’importante collezione di pittura (la Pinacoteca Capitolina).
Come principale istituzione del sistema “Musei in Comune” di Roma Capitale, i Musei Capitolini restano un caso particolare tra i musei civici italiani per la scala della propria organizzazione: la gestione dei servizi al pubblico è esternalizzata a Zètema, società controllata dal Comune, un modello che consente flessibilità operativa ma rende meno immediata la lettura dei dati di bilancio rispetto a un museo direttamente amministrato in via ordinaria dal personale comunale.

2. Castello Sforzesco e Musei del Castello
Milano
Natura giuridica: Complesso di otto musei civici (Museo d’Arte Antica, Pinacoteca, Museo dei Mobili e delle Sculture Lignee, Museo delle Arti Decorative, Museo degli Strumenti Musicali, Museo Egizio, Museo della Preistoria e Protostoria, Museo della Pietà Rondanini) gestiti dalla Direzione Cultura del Comune di Milano
Visitatori: il sistema complessivo dei musei civici milanesi è passato da circa 1,3 milioni di visitatori nel 2019 a una stima di circa 1,7 milioni nel 2024, secondo il Comune di Milano; il solo Castello Sforzesco viene descritto, nella comunicazione comunale più recente, come luogo che riceve “oltre mezzo milione di visitatori” annui ai propri musei, senza un dato disaggregato 2024 pubblicato separatamente
Iniziative 2024: apertura serale straordinaria prolungata per tutto agosto 2024 (fino alle 19.30); esposizione della riproduzione in scala 1:1 del monumento equestre a Ludovico il Moro nell’Armeria; mostra sui disegni a sanguigna nelle Salette della Grafica
Il Castello Sforzesco, eretto a partire dalla metà del Trecento dai Visconti e poi ampliato dagli Sforza, divenne sede museale civica negli anni Ottanta del Novecento grazie a un allestimento firmato dallo studio BBPR, tuttora considerato un modello nella museografia italiana del dopoguerra. Ospita capolavori come la Pietà Rondanini, l’ultima scultura incompiuta di Michelangelo, la Sala delle Asse affrescata da Leonardo da Vinci (temporaneamente chiusa per restauro) e dipinti di Bellini, Antonello da Messina e Mantegna nella Pinacoteca.
A differenza dei grandi musei statali, il Castello Sforzesco non pubblica un bilancio autonomo né relazioni annuali dettagliate accessibili al pubblico generalista: i dati di affluenza circolano soprattutto attraverso comunicati stampa comunali in occasione di anniversari o di iniziative straordinarie, e non attraverso una rendicontazione sistematica paragonabile a quella dei musei autonomi statali.
3. Museo del Novecento
Milano
Natura giuridica: Museo civico del Comune di Milano, gestito dalla Direzione Cultura; ha sede nel Palazzo dell’Arengario, collegato a Palazzo Reale da una passerella sospesa
Visitatori: 254.131 nel 2022, ultimo dato puntuale reperito pubblicamente; il Comune non ha diffuso un aggiornamento disaggregato per il 2024, per cui il dato va considerato indicativo e non rappresentativo dell’affluenza più recente
Patrimonio: circa 300-400 opere esposte su un totale di quasi 4.000 appartenenti alle Civiche Raccolte Artistiche del Comune di Milano
Istituito il 6 dicembre 2010 nell’edificio razionalista dell’Arengario, in piazza del Duomo, il Museo del Novecento riunisce le collezioni d’arte italiana del XX secolo già appartenute al Civico Museo d’Arte Contemporanea (CIMAC), integrate da importanti donazioni di collezionisti milanesi. Il percorso, organizzato attorno a una scala elicoidale dominata dalla Struttura al neon di Lucio Fontana, si apre con il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo e attraversa le principali correnti del Novecento italiano, dal Futurismo di Boccioni all’Arte Povera, con nuclei significativi anche di arte internazionale (Picasso, Braque, Kandinskij, Modigliani).
Una parte della collezione è visibile anche nella Casa Museo Boschi Di Stefano, sede distaccata che accoglie il nucleo donato dai collezionisti Antonio Boschi e Marieda Di Stefano: un modello di valorizzazione diffusa del patrimonio civico che ricorre in diversi musei comunali italiani, spesso privi però di una rendicontazione unificata dei flussi di visita tra sede principale e sedi distaccate.
4. Musei Civici Fiorentini — Palazzo Vecchio
Firenze
Natura giuridica: Rete dei Musei Civici Fiorentini del Comune di Firenze (Servizio Musei Biblioteche e Archivi), che comprende, oltre a Palazzo Vecchio, il Museo Novecento di Firenze, il Museo Stefano Bardini, la Cappella Brancacci, la Fondazione Salvatore Romano e alcuni monumenti (Forte Belvedere, Torre San Niccolò, Porta Romana)
Visitatori: dato aggregato non pubblicato dal Comune in forma sintetica comparabile a quella dei musei statali; il Comune indica di raccogliere i flussi tramite rilevazioni giornaliere e rapporti mensili, senza tuttavia diffonderli come classifica pubblica annuale
Iniziative 2024-2025: apertura straordinaria e gratuita, da dicembre 2024, di nuove sale di Palazzo Vecchio mai visitate dal pubblico, legate alla figura di Bettino Ricasoli, in collaborazione con l’associazione Amici dei Musei e dei Monumenti Fiorentini
Palazzo Vecchio è il fulcro dei Musei Civici Fiorentini e il simbolo per eccellenza del governo cittadino, edificato a partire dal 1299 come sede dei Priori delle Arti. Ospita il Salone dei Cinquecento, fatto costruire da Savonarola e poi decorato da Giorgio Vasari con il ciclo dedicato alle vittorie di Cosimo I de’ Medici, la Giuditta e Oloferne di Donatello, gli affreschi di Bronzino nella Cappella di Eleonora e il Genio della Vittoria di Michelangelo. Il palazzo è tuttora sede del Comune di Firenze, una circostanza che comporta chiusure parziali o totali del percorso museale in occasione di cerimonie istituzionali.
Il sistema dei Musei Civici Fiorentini adotta una politica di gratuità differenziata rispetto ai musei statali: mentre lo Stato riserva l’ingresso gratuito a tutti nella prima domenica del mese, i musei comunali fiorentini la riservano ai soli residenti della Città Metropolitana di Firenze, un criterio che riflette la logica di servizio anzitutto alla comunità locale tipica della gestione municipale.
5. Musei di Strada Nuova — Palazzo Rosso, Palazzo Bianco, Palazzo Tursi
Genova
Natura giuridica: Musei civici del Comune di Genova, con sede in tre dei palazzi genovesi iscritti dal 2006 alla lista del Patrimonio Mondiale UNESCO (“Le Strade Nuove e il Sistema dei Palazzi dei Rolli”)
Visitatori: dato aggregato non pubblicato dal Comune in forma sintetica; le fonti disponibili documentano iniziative e allestimenti ma non forniscono cifre di affluenza annuale confrontabili
Allestimento: il percorso museale, riorganizzato nel 2019, si sviluppa su 35 sale tra Palazzo Bianco e il piano nobile di Palazzo Tursi, con un intervento museografico che risale in parte al progetto di metà Novecento dell’architetto Franco Albini
Il complesso riunisce tre palazzi affacciati su via Garibaldi, l’antica “Strada Nuova” aristocratica genovese del Cinquecento. Palazzo Rosso, dimora della famiglia Brignole Sale, conserva una quadreria con opere di Dürer, Van Dyck e Bernardo Strozzi; Palazzo Bianco ospita una pinacoteca con capolavori di Caravaggio, Veronese, Zurbarán e Van Dyck; Palazzo Tursi, oggi sede del Comune di Genova, custodisce le Sale Paganiniane con il celebre violino Guarneri del Gesù appartenuto a Nicolò Paganini, oltre a una scultura di Antonio Canova.
Come per Palazzo Vecchio a Firenze, la convivenza tra funzione museale e funzione istituzionale (Palazzo Tursi è sede del Municipio genovese) è un tratto ricorrente nei musei civici italiani ospitati in antichi palazzi di potere, e comporta vincoli di accesso e programmazione che non si riscontrano nei musei statali o nelle fondazioni con sedi dedicate esclusivamente all’attività museale.

6. Istituzione Bologna Musei — MAMbo e Musei Civici
Bologna
Natura giuridica: “Istituzione” del Comune di Bologna ai sensi dell’art. 114 del Testo Unico degli Enti Locali: ente strumentale dotato di autonomia gestionale ma privo di personalità giuridica propria, con bilancio di previsione e piano-programma approvati dal Consiglio Comunale; comprende MAMbo-Museo d’Arte Moderna, Museo Morandi, Casa Morandi, Villa delle Rose, Museo per la Memoria di Ustica, Museo Civico Archeologico, Museo Civico Medievale, Collezioni Comunali d’Arte, Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, Museo del Patrimonio Industriale, Museo e Biblioteca del Risorgimento, Museo internazionale e biblioteca della musica
Assessore alla Cultura: Daniele Del Pozzo ( dal 2024)
Visitatori 2024: 730.786 complessivi, in crescita del 14% sul 2023, di cui 539.150 alle collezioni permanenti e alle mostre temporanee e 191.636 fruitori delle attività programmate nelle sedi museali
Altri dati: a fine novembre 2024 ha riaperto Palazzo Pepoli, sede del Museo della Storia di Bologna gestita da un soggetto diverso dall’Istituzione (collaborazione tra Comune, Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e Fondazione Bologna Welcome), che ha registrato circa 6.000 visitatori nelle prime settimane di apertura
L’Istituzione Bologna Musei rappresenta, tra i casi qui esaminati, il modello organizzativo più strutturato di gestione civica del patrimonio: raggruppa dodici sedi museali sotto un’unica governance con bilancio e programmazione unificati, pur restando parte del bilancio generale del Comune di Bologna e sottoposta alla vigilanza del Collegio dei Revisori dei Conti comunale. Il MAMbo, ospitato nell’ex Forno del Pane, è tra i principali musei italiani di arte contemporanea, mentre il Museo Morandi conserva il più importante nucleo di opere di Giorgio Morandi al mondo.
Il fatto che il Comune di Bologna diffonda con regolarità un bilancio annuale delle presenze, comprensivo di variazione percentuale sull’anno precedente, colloca Bologna tra le poche amministrazioni italiane la cui comunicazione sui musei civici si avvicina, per completezza, a quella adottata dal Ministero della Cultura per i musei statali.
7. Musei Civici di Verona — Castelvecchio
Verona
Natura giuridica: Sistema museale unitario del Comune di Verona (Direzione Musei), che comprende il Museo di Castelvecchio, l’Anfiteatro Arena, la Casa di Giulietta, il Museo Archeologico al Teatro Romano, il Museo di Storia Naturale, il Museo Lapidario Maffeiano, il Museo degli Affreschi G.B. Cavalcaselle e la Galleria d’Arte Moderna Achille Forti
Visitatori: dato aggregato 2024 non pubblicato in forma sintetica; fonti comunali descrivono l’Arena e la Casa di Giulietta come mete di “centinaia di migliaia di visitatori” l’anno, senza cifre puntuali comparabili
Tariffe: dal 2024 il sistema ha adottato tre fasce di prezzo (12 € per Arena e Casa di Giulietta, 9 € per Castelvecchio e Teatro Romano, 6 € per gli altri siti) e una card annuale a 12 € riservata ai residenti del Comune di Verona
Ricorrenza 2026: centenario del Museo di Castelvecchio (1926-2026), celebrato con un percorso tematico dedicato all’allestimento storico e a quello firmato da Carlo Scarpa
Il Museo di Castelvecchio ha sede nella fortezza scaligera fatta costruire tra il 1354 e il 1356, trasformata in museo nel 1926 e riallestita tra il 1958 e il 1974 da Carlo Scarpa in un intervento considerato una pietra miliare della museografia italiana del Novecento. Le ventinove sale del percorso conservano sculture medievali, dipinti dal Trecento al Settecento — tra cui opere di Pisanello, Andrea Mantegna, Paolo Veronese e Jacopo Tintoretto — armi antiche e la statua equestre di Cangrande I della Scala, collocata su un belvedere sospeso che è diventato l’immagine simbolo del museo.
A differenza dei musei civici di Roma, Milano e Bologna, il Comune di Verona non diffonde comunicati periodici con il totale delle presenze del sistema museale, pur pubblicando online, dal 1994, le relazioni annuali tecniche della Direzione Musei: una circostanza che rende i dati potenzialmente disponibili ma non immediatamente accessibili in forma sintetica per un confronto rapido con altri sistemi civici.
8. Musei Civici di Padova — Cappella degli Scrovegni
Padova
Natura giuridica: Circuito “Padova Musei Civici” del Comune di Padova, che comprende la Cappella degli Scrovegni, i Musei Civici agli Eremitani (Museo Archeologico e Museo d’Arte Medievale e Moderna), Palazzo Zuckermann, Palazzo della Ragione e altre sedi minori
Visitatori: dato aggregato 2024 non pubblicato dal Comune in forma sintetica; l’accesso alla Cappella è comunque strutturalmente contingentato, con visite scaglionate di 15-30 minuti su prenotazione obbligatoria, il che limita il numero massimo di visitatori giornalieri indipendentemente dalla domanda
Riconoscimento UNESCO: gli affreschi trecenteschi di Padova, tra cui il ciclo giottesco della Cappella degli Scrovegni, sono stati iscritti nel 2021 alla lista del Patrimonio Mondiale UNESCO come “Padova Urbs Picta”
La Cappella degli Scrovegni, decorata da Giotto tra il 1303 e il 1305 su commissione del mercante Enrico Scrovegni, conserva il più celebre e meglio conservato ciclo di affreschi giotteschi, con le Storie della Vergine e di Cristo disposte su tre registri e il Giudizio Universale sulla controfacciata. I Musei Civici agli Eremitani, nei chiostri dell’ex convento adiacente, completano la visita con opere legate alla stessa temperie artistica, tra cui la Croce dipinta da Giotto originariamente collocata nella Cappella.
Il regime di accesso contingentato della Cappella, dettato da esigenze di conservazione degli affreschi (controllo di temperatura e umidità tramite un impianto di condizionamento preventivo), rende il caso padovano un esempio in cui il numero di visitatori non riflette la sola domanda turistica ma anche un limite tecnico di capienza imposto dalla tutela dell’opera, un fattore che andò tenuto presente nel confrontare l’affluenza di questo sito con quella di musei privi di analoghi vincoli.
9. Museo Revoltella
Trieste
Natura giuridica: Museo civico del Comune di Trieste, nato dal lascito testamentario del barone Pasquale Revoltella (1795-1869), che alla propria morte donò alla città il palazzo, la collezione d’arte e una rendita destinata ad accrescere il patrimonio museale
Visitatori: dato aggregato 2024 non pubblicato dal Comune in forma sintetica
Sedi: il museo occupa tre edifici comunicanti per una superficie espositiva di circa 4.000 mq: il Palazzo Revoltella ottocentesco, il Palazzo Brunner (trasformato in spazio espositivo da Carlo Scarpa e inaugurato nel 1992) e i relativi ampliamenti
Fondato nel 1872, il Museo Revoltella è una delle più importanti gallerie d’arte moderna italiane nate da un lascito privato ottocentesco, sul modello di altre istituzioni europee coeve. Già a fine Ottocento la collezione includeva opere di Francesco Hayez, Domenico Morelli, Giacomo Favretto e Luigi Nono, e nel corso del Novecento si è arricchita grazie all’ampliamento in Palazzo Brunner, il cui allestimento firmato da Carlo Scarpa — lo stesso architetto del Museo di Castelvecchio a Verona — è considerato tra gli esempi più significativi di museografia italiana del secondo Novecento.
Il caso Revoltella, come quello del Museo del Novecento a Milano o della Pinacoteca Agnelli a Torino, mostra come una parte significativa del patrimonio dei musei civici italiani derivi da donazioni e lasciti di collezionisti privati alla propria città: un modello di origine ottocentesca che ha preceduto, in molti casi, la nascita delle moderne politiche pubbliche di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale in Italia.
10. GAM — Galleria d’Arte Moderna “Empedocle Restivo”
Palermo
Natura giuridica: Museo civico del Comune di Palermo, con servizi educativi e di accoglienza affidati in concessione a Civita Sicilia
Visitatori: dato aggregato 2024 non pubblicato dal Comune in forma sintetica
Sede: il Complesso di Sant’Anna alla Misericordia, ex convento francescano barocco unito al gotico-catalano Palazzo Bonet, nel quartiere Kalsa del centro storico
Inaugurata il 24 maggio 1910 nel Ridotto del Teatro Politeama, la Civica Galleria d’Arte Moderna “Empedocle Restivo” nacque nel clima della Belle Époque palermitana, sull’onda dell’Esposizione Nazionale del 1891-1892 che aveva rilanciato l’ambizione della città di dotarsi di un museo dedicato all’arte contemporanea. La collezione, costituita con l’obiettivo esplicito di rappresentare l’arte moderna italiana, si formò in parallelo a raccolte analoghe nate nello stesso periodo a Roma, Torino e Trieste, in un momento in cui Palermo si proponeva come una delle capitali italiane dell’Art Nouveau.
Il trasferimento nella sede attuale di Sant’Anna alla Misericordia, di impianto barocco, ha permesso di ampliare significativamente gli spazi espositivi rispetto alla collocazione originaria. Come per altri musei civici di media dimensione qui esaminati, la GAM di Palermo non pubblica bilanci o report di affluenza strutturati: le uniche informazioni pubbliche regolari riguardano aperture straordinarie e iniziative correlate a manifestazioni nazionali come la Notte Europea dei Musei.
Fonti
I dati sui Musei Capitolini derivano dai comunicati di Roma Capitale e Zètema Progetto Cultura sui portali del sistema “Musei in Comune” (gennaio 2025) e dalla classifica The Art Newspaper Museum Index relativa al 2025, ripresa da Quotidiano Arte e greenMe. I dati sui musei civici di Milano derivano da comunicati del Comune di Milano e da resoconti giornalistici (artepassante.it, Mentelocale) relativi al 2024 e al 2026; il dato sul Museo del Novecento (2022) deriva da una guida turistica specializzata (Neiade) in assenza di un dato comunale più recente diffuso pubblicamente. I dati sui Musei Civici di Bologna derivano dal comunicato ufficiale del Comune di Bologna del 3 gennaio 2025, ripreso da ANSA e dalla stampa locale (Bologna24ore.it). Le informazioni su Palazzo Vecchio e i Musei Civici Fiorentini, sui Musei di Strada Nuova di Genova, sui Musei Civici di Verona, sui Musei Civici di Padova, sul Museo Revoltella di Trieste e sulla GAM di Palermo sono tratte dai rispettivi siti istituzionali comunali e da portali turistici ufficiali, in assenza di comunicati con dati di affluenza aggregati per il 2024.
I POLI MUSEALI ITALIANI, REGIONALI E NON: MODELLI DI GESTIONE A CONFRONTO
Quinto dossier — un’analisi per modelli di governance, non per singole schede, a chiusura del percorso avviato con i quattro report precedenti
Nota metodologica
I quattro report precedenti hanno analizzato, ciascuno con una propria unità di misura, singole istituzioni museali: i dieci luoghi della cultura statali più visitati, dieci grandi musei nazionali autonomi, dieci fondazioni culturali private o miste, dieci musei comunali. In tutti e quattro i casi l’oggetto dell’analisi era l’istituto singolo, con un proprio bilancio, un proprio direttore, una propria programmazione, per quanto i dati di dettaglio fossero più o meno reperibili a seconda della natura giuridica dell’ente.
Questo quinto dossier cambia deliberatamente oggetto e scala. I “poli museali” (termine che in Italia indica sia un preciso istituto amministrativo statale sia, più genericamente, qualsiasi rete che metta in relazione più musei) non sono singole istituzioni con un proprio bilancio e una propria collezione, ma modelli di coordinamento tra istituti che restano, nella grande maggioranza dei casi, giuridicamente ed economicamente autonomi gli uni dagli altri. Per questo motivo il dossier non propone dieci schede di poli museali confrontabili tra loro punto per punto, come nei report precedenti, ma descrive tre modelli distinti di rete riscontrabili in Italia, applicando a ciascuno le stesse categorie di dati usate finora (visitatori, budget, finanziamento pubblico, costo del personale, iniziative espositive) nella misura in cui tali categorie hanno senso a livello aggregato, anziché di singolo istituto.
Il risultato più significativo di questo esercizio, in linea con quanto già osservato nei report su fondazioni e musei comunali, riguarda proprio la disponibilità dei dati: nessuno dei tre modelli descritti pubblica un bilancio consolidato di rete, un costo del personale aggregato o un finanziamento pubblico riferito alla rete in quanto tale. Questa assenza non è un limite della ricerca ma una caratteristica strutturale del modello a rete italiano, che il dossier documenta esplicitamente anziché aggirare con stime.
1. Il modello statale a rete: le Direzioni regionali Musei nazionali (ex Poli museali regionali)
Il primo modello è quello con la storia amministrativa più lunga e complessa, ed è quello che ha dato origine al termine “polo museale” nel linguaggio corrente. Nato con la riforma Franceschini del 2014, il sistema è stato ridenominato più volte senza cambiare sostanza: nel 2014 nascono 17 Poli museali regionali, incaricati di gestire i numerosi musei statali privi di autonomia; nel 2019 vengono temporaneamente sostituiti dalle Direzioni territoriali delle reti museali; dal 5 febbraio 2020, con la riorganizzazione del Ministero, diventano Direzioni regionali Musei, affiancate dalla neoistituita Direzione dei musei statali della città di Roma, per un totale di 18 articolazioni periferiche della Direzione generale Musei. La riorganizzazione del Ministero avviata con la legge 137 del 2023 e il passaggio a una struttura per Dipartimenti ha portato, più di recente, alla denominazione attuale di Direzioni regionali Musei nazionali.
Un elemento decisivo per comprendere questo modello è che le Direzioni regionali non sono enti pubblici dotati di personalità giuridica propria, ma uffici dirigenziali di livello non generale, articolazioni interne della Direzione generale Musei del Ministero della Cultura. Il loro compito, per statuto, è “assicurare sul territorio l’espletamento del servizio pubblico di fruizione e di valorizzazione” dei musei statali non autonomi affidati loro, definendo strategie comuni di valorizzazione, favorendo l’integrazione dei percorsi di visita e promuovendo l’emersione di un vero e proprio sistema museale regionale sul territorio di competenza.
La platea di musei effettivamente gestiti da questo modello si è progressivamente ristretta: la riforma del 2014 aveva già sottratto alle strutture territoriali i grandi istituti dotati di autonomia scientifica, finanziaria e organizzativa (i musei analizzati nel secondo report di questa serie); la riforma Sangiuliano del 2023 ha portato il numero dei musei autonomi da 44 a 60, con 17 nuovi istituti “promossi” proprio dalle Direzioni regionali all’autonomia piena. Ciò che resta sotto il coordinamento diretto delle Direzioni regionali sono dunque, per definizione, i musei statali di dimensione minore, privi di un proprio direttore con poteri gestionali autonomi e di un proprio bilancio separato.
Visitatori: non esiste, salvo eccezioni locali, un dato pubblico che isoli in modo sistematico gli ingressi dei soli musei coordinati da una singola Direzione regionale rispetto ai musei autonomi della stessa regione. I numeri confluiscono nell’aggregato nazionale Sistan, che nel 2024 ha registrato oltre 60,8 milioni di visitatori e circa 382 milioni di euro di incassi lordi per l’intero comparto statale (musei, monumenti, aree archeologiche, incluso quindi anche il primo e il secondo gruppo di questa serie). Un caso di dettaglio regionale è quello della Lombardia, dove Pinacoteca di Brera, Palazzo Ducale di Mantova e i musei della Direzione regionale Musei nazionali Lombardia hanno totalizzato insieme 2.175.407 visitatori nel 2024, in crescita del 10% sul 2023.
Budget consolidato: assente per costruzione. Non essendo un ente ma un ufficio ministeriale, la Direzione regionale non redige un proprio bilancio consuntivo distinto da quello del Ministero: le entrate da biglietteria dei musei minori e le relative spese di funzionamento restano contabilizzate nel bilancio generale dello Stato, secondo lo stesso meccanismo già osservato nel secondo report a proposito della Pinacoteca di Brera, ente comunque dotato di autonomia contabile propria a differenza dei musei minori qui considerati.
Finanziamento pubblico e costo del personale: per lo stesso motivo, non sono disponibili cifre aggregate per direzione regionale: gli stanziamenti ministeriali e le retribuzioni del personale di ruolo statale assegnato ai musei minori sono voci del bilancio centrale del MiC, non scorporabili istituto per istituto né direzione per direzione nei documenti pubblici consultati.
Iniziative espositive: il ruolo delle Direzioni regionali non è produrre direttamente mostre, ma coordinare la programmazione dei musei del territorio e promuovere percorsi di fruizione integrati; a questo si affianca un meccanismo di solidarietà di sistema, già descritto nel secondo report, per cui i musei autonomi versano allo Stato il 20% dei propri introiti da biglietteria, redistribuito in parte a sostegno degli istituti minori e delle strutture territoriali.
2. Il modello regionale a rete volontaria: i sistemi museali delle Regioni
Il secondo modello nasce non dallo Stato ma dalle Regioni, in forza delle proprie competenze legislative in materia di musei di enti locali e di interesse locale. A differenza del modello statale appena descritto, qui la Regione non possiede né gestisce direttamente alcun museo: promuove e regola, tramite legge regionale, la costituzione di reti di adesione volontaria tra musei di proprietà eterogenea — comunale, diocesana, universitaria, privata, statale — accomunati da un territorio o da un tema.
Il caso più strutturato è quello della Lombardia, dove la legge regionale n. 25 del 7 ottobre 2016 definisce i sistemi museali come reti “basate su una rete codificata di relazioni tra istituzioni museali di differente titolarità, dimensione e tipologia”, distinguendo sistemi territoriali (istituti contigui geograficamente) e sistemi tematici (istituti omogenei per materia). Con la delibera di giunta del 14 ottobre 2024 la Regione ha aggiornato le linee guida per il riconoscimento: a oggi risultano attivi 18 sistemi museali sul territorio lombardo, di cui 15 già riconosciuti, con l’accesso a premialità e priorità nei bandi regionali come principale leva di incentivo, non un finanziamento strutturale.
Il Piemonte ha adottato un impianto simile ma più recente: con la delibera di giunta regionale n. 5-1694 del 20 ottobre 2025 la Regione ha avviato la procedura di accreditamento regionale degli istituti museali non statali, esplicitamente in coordinamento con il Sistema Museale Nazionale del Ministero e in applicazione dei Livelli Uniformi di Qualità definiti dal decreto ministeriale 113 del 21 febbraio 2018, gli standard minimi omogenei validi su tutto il territorio nazionale per musei, monumenti e aree archeologiche.
Visitatori: a differenza del modello statale, alcune Regioni pubblicano dati aggregati propri. La Lombardia ha rilevato 9.539.212 visitatori nel 2024 nei soli musei riconosciuti a livello regionale (non statali), che sommati ai musei statali della stessa regione portano il totale complessivo a 11.714.619 ingressi; la concentrazione è però fortemente polarizzata, con Milano che raccoglie da sola il 42,6% degli ingressi regionali.
Budget consolidato: assente, e strutturalmente inapplicabile al modello: ogni museo aderente al sistema regionale mantiene il proprio bilancio distinto (comunale, di fondazione, ecclesiastico, privato), esattamente come descritto nei report sui musei comunali e sulle fondazioni; il sistema regionale non consolida né aggrega questi bilanci in alcuna forma.
Finanziamento pubblico: la Regione non finanzia i musei aderenti in modo strutturale ma tramite bandi competitivi e premialità legate al riconoscimento del sistema; non esiste quindi un dato di “finanziamento pubblico del sistema” comparabile a quello riportato per i musei autonomi statali o per le fondazioni miste nei report precedenti.
Costo del personale: il personale impiegato nei musei aderenti resta alle dipendenze dei rispettivi enti titolari; la Regione non assume né retribuisce personale museale, salvo eventuali risorse dedicate al coordinamento amministrativo del sistema stesso, di entità marginale e non pubblicata in forma disaggregata.
Iniziative espositive: il sistema regionale non produce mostre proprie: il suo valore aggiunto dichiarato riguarda la qualificazione professionale del personale, la condivisione di servizi e buone pratiche, la promozione congiunta e, nel caso lombardo, l’equiparazione dei criteri regionali di riconoscimento ai Livelli Uniformi di Qualità nazionali, ottenuta nel 2019, che rende i musei riconosciuti automaticamente accreditati anche al Sistema Museale Nazionale.
3. Il modello trasversale nazionale: il Sistema Museale Nazionale e la piattaforma “Musei Italiani”
Il terzo modello non è regionale ma trasversale: il Sistema Museale Nazionale (SMN) è la rete di accreditamento volontario coordinata direttamente dalla Direzione generale Musei del Ministero della Cultura, indipendente dal livello territoriale e dalla titolarità dei musei aderenti. Vi possono aderire, su base volontaria, istituti pubblici e privati di proprietà statale, regionale, civica, diocesana o universitaria che soddisfino i Livelli Uniformi di Qualità stabiliti dal decreto ministeriale 113 del 21 febbraio 2018.
Il SMN funziona quindi come una rete di reti: dialoga sia con le Direzioni regionali Musei nazionali per la componente statale, sia con i sistemi museali regionali per la componente non statale, riconoscendo l’equipollenza dei criteri quando una Regione — come la Lombardia dal 2019 — allinea i propri standard di riconoscimento a quelli ministeriali. Lo strumento operativo più recente è la piattaforma digitale “Museitaliani”, sviluppata dalla Direzione generale Musei con fondi del PNRR, che raccoglie le schede dei musei accreditati e ne rende pubbliche le informazioni di base attraverso sito web e app dedicata.
Visitatori, budget, finanziamento pubblico, costo del personale: nessuno di questi dati esiste in forma aggregata a livello di Sistema Museale Nazionale, per la ragione più radicale tra i tre modelli esaminati: il SMN non è un ente gestore né un finanziatore diretto, ma un elenco di adesione a uno standard di qualità. I musei accreditati mantengono integralmente la propria natura giuridica, il proprio bilancio e il proprio personale, che siano essi i grandi musei autonomi statali del secondo report, le fondazioni del terzo o i musei comunali del quarto.
Iniziative espositive: il contributo del SMN non riguarda la produzione di mostre ma la standardizzazione dei servizi minimi al pubblico e la visibilità digitale condivisa tramite la piattaforma finanziata dal PNRR, in un ruolo di infrastruttura informativa più che di programmazione culturale.
Sintesi comparativa per metrica
La tabella che segue riassume, modello per modello, come si comportano le cinque categorie di dati utilizzate nei quattro report precedenti, evidenziando il tratto comune ai tre modelli di rete: nessuno possiede un bilancio, un organico o un finanziamento pubblico propri, a differenza di quanto osservato per i musei autonomi statali, le fondazioni e, in misura più limitata, gli stessi musei comunali.
| Metrica | Direzioni regionali Musei (statale) | Sistemi museali regionali | Sistema Museale Nazionale |
| Natura giuridica | Ufficio dirigenziale del MiC, articolazione della Direzione generale Musei | Rete volontaria istituita da legge regionale, senza personalità giuridica propria | Rete di accreditamento nazionale trasversale, coordinata dalla DG Musei |
| Titolarità dei musei aderenti | Stato (musei statali privi di autonomia) | Eterogenea: enti locali, diocesi, università, privati, Stato | Eterogenea, indipendente dalla proprietà o dal livello territoriale |
| Visitatori | Confluiscono nell’aggregato Sistan (60,8 milioni 2024 per l’intero comparto statale); dato di dettaglio per singola direzione regionale raramente isolato | Rilevati e pubblicati da alcune Regioni (es. Lombardia: 9,5 milioni 2024 nei musei riconosciuti) | Non rilevati come aggregato proprio: restano attribuiti ai singoli musei aderenti |
| Budget consolidato | Assente: nessun bilancio autonomo, spesa iscritta nel bilancio centrale del MiC | Assente: ogni museo aderente mantiene il proprio bilancio | Assente per natura di rete; risorse limitate a bandi e alla piattaforma PNRR |
| Finanziamento pubblico | Stanziamenti ministeriali diretti, non scorporabili per direzione | Contributi regionali a bando, premialità per i sistemi riconosciuti | Fondi PNRR per la piattaforma “Musei Italiani”; nessun finanziamento diretto ai singoli musei |
| Costo del personale | Personale di ruolo ministeriale, retribuito centralmente e non scorporabile | Nessuno: il personale resta alle dipendenze dei singoli musei aderenti | Nessuno: rete di adesione, non datore di lavoro |
| Iniziative espositive | Funzione di coordinamento e promozione di percorsi integrati tra i musei del territorio, non di produzione diretta | Formazione, standard di qualità, promozione congiunta; la programmazione resta dei singoli musei | Format e strumenti digitali condivisi (piattaforma Musei Italiani); la programmazione resta dei singoli musei |
Per chiudere il cerchio
I quattro report precedenti hanno mostrato come, nel sistema museale italiano, la stessa funzione — conservare, studiare, esporre un patrimonio culturale al pubblico — venga svolta sotto almeno quattro forme giuridiche profondamente diverse: il museo autonomo statale, la fondazione di diritto privato o mista, il museo comunale gestito direttamente o tramite società in house. Ciascuna di queste forme comporta un proprio grado di trasparenza contabile, dal bilancio sociale certificato secondo standard GRI di Palazzo Strozzi fino all’assenza quasi totale di dati pubblici per alcune fondazioni familiari e musei civici minori.
Il modello dei poli museali, regionale e non, aggiunge a questo quadro un quinto livello, di natura diversa dagli altri quattro: non un’ulteriore forma di proprietà o gestione diretta, ma un livello di coordinamento che attraversa tutte le precedenti, mettendo in relazione musei che restano, sotto il profilo giuridico ed economico, esattamente ciò che erano già nei report precedenti. Le Direzioni regionali Musei nazionali coordinano musei statali privi di autonomia propria; i sistemi museali regionali mettono in rete musei comunali, fondazioni e istituti privati senza mai diventarne titolari; il Sistema Museale Nazionale accredita, secondo uno standard unico, l’intero spettro delle forme di governance già censite. In questo senso, più che un sesto modello gestionale, il polo museale rappresenta l’infrastruttura di relazione che tiene insieme, sia pure in modo largamente informale e privo di rendicontazione consolidata, l’intero sistema museale italiano descritto nei cinque dossier di questa serie.
Fonti
I dati sulla storia istituzionale delle Direzioni regionali Musei nazionali (già Poli museali regionali) derivano dal sito della Direzione generale Musei del Ministero della Cultura e dal sito della Direzione regionale Musei Lombardia. I dati sui visitatori e sugli incassi 2024 dei luoghi della cultura statali derivano dai comunicati del Ministero della Cultura del novembre 2025 e dall’elaborazione Sistan ripresa da Artribune e Quotidiano Arte. I dati sulla riforma dei musei autonomi (da 44 a 60 istituti) derivano da articoli di Artribune, Exibart e Il Sole 24 Ore del luglio 2023 sulla bozza di decreto del Ministro Sangiuliano. I dati sui sistemi museali regionali della Lombardia derivano dal sito istituzionale di Regione Lombardia e dal portale “Musei riconosciuti in Lombardia”; i dati sul Piemonte derivano dal sito istituzionale di Regione Piemonte. Le informazioni sul Sistema Museale Nazionale, sui Livelli Uniformi di Qualità (D.M. 113/2018) e sulla piattaforma “Musei Italiani” derivano dai medesimi portali regionali e dal sito della Direzione generale Musei.
APPENDICE — LE GALLERIE D’ITALIA DI INTESA SANPAOLO: IL POLO MUSEALE DI UNA BANCA
Un caso a sé nella tassonomia dei cinque dossier: quattro sedi museali in quattro città, un solo proprietario privato, nessuna fondazione, nessun euro pubblico
Che cosa sono le Gallerie d’Italia
Le Gallerie d’Italia sono il polo museale di Intesa Sanpaolo: quattro sedi espositive permanenti — Vicenza, Napoli, Milano e Torino — nate dalla riconversione di altrettanti palazzi storici di proprietà della Banca, in gran parte ex sedi bancarie dismesse. Non sono citate nei quattro report dedicati a musei statali, musei autonomi, fondazioni e musei comunali, e non rientravano nemmeno nella tipologia a tre modelli del quinto dossier sui poli museali regionali e nazionali, per una ragione precisa che questa appendice chiarisce nelle conclusioni: le Gallerie d’Italia non coordinano musei di terzi, come fanno le Direzioni regionali, i sistemi museali regionali o il Sistema Museale Nazionale, ma sono di proprietà diretta e integrale di un unico soggetto privato, la banca stessa.
Il progetto nasce nel 1999 a Vicenza e si allarga progressivamente: Napoli nel 2007, Milano nel 2011, Torino nel 2022, anno in cui anche la sede napoletana viene trasferita nel nuovo, più ampio palazzo di via Toledo. Nel Piano d’Impresa 2022-2025 Intesa Sanpaolo ha esplicitamente raddoppiato l’investimento sulla rete, portando la superficie espositiva complessiva da 14.200 a 30.000 metri quadrati e rivendicando, nelle proprie comunicazioni istituzionali, il posizionamento tra i primi operatori culturali privati a livello internazionale per dimensione e valore finanziario della collezione.
Nel 2024 le quattro sedi hanno accolto complessivamente 750.000 visitatori, un risultato confermato quasi identico nel 2025 (420.000 nel solo primo semestre, circa 750.000 sull’intero anno secondo i risultati di bilancio del gruppo approvati il 2 febbraio 2026): a differenza di quasi tutti i modelli di rete censiti nel quinto dossier, qui il dato aggregato esiste, è pubblico e viene comunicato ogni anno, proprio perché tutte le sedi condividono lo stesso proprietario e lo stesso ufficio stampa.

Il Progetto Cultura: origine e governance
Le Gallerie d’Italia sono lo strumento operativo del Progetto Cultura, il piano pluriennale di iniziative culturali di Intesa Sanpaolo voluto dal Presidente Emerito Giovanni Bazoli. La responsabilità gestionale fa capo a Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici del Gruppo e, insieme, Direttore Generale delle Gallerie d’Italia: una figura che riunisce in sé sia il ruolo di responsabile della collezione d’impresa sia quello di direttore museale, una sovrapposizione impensabile negli altri modelli censiti in questa serie, dove direzione scientifica e proprietà dei beni restano tipicamente separate.
Dall’aprile 2024 il Progetto Cultura è stato collocato all’interno dell’Area di Governo Sostenibilità della Banca, guidata da Paola Angeletti: una scelta organizzativa che colloca esplicitamente l’attività culturale nel perimetro della responsabilità sociale d’impresa (ESG) del gruppo, anziché in una divisione dedicata separata. Il progetto è oggi parte del Piano d’Impresa, che destina complessivamente 1,5 miliardi di euro a interventi per il territorio italiano entro il 2027: una cifra che comprende però l’insieme dei programmi sociali, occupazionali e territoriali della Banca, non il solo capitolo cultura, e che non risulta scorporata in un dato di budget museale annuo pubblicamente disponibile.
Intesa Sanpaolo è stata inoltre la prima banca italiana a introdurre il fair value per la valutazione delle proprie collezioni d’arte, un modello contabile che integra il valore culturale a quello di mercato; la Banca ha di recente esteso questa metodologia, in collaborazione con il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, alla valutazione del patrimonio artistico delle chiese gestite dal Fondo Edifici di Culto.
Vicenza, Palazzo Leoni Montanari (1999)
La prima sede, e la più antica per data di apertura, occupa un palazzo barocco del 1678 nel centro di Vicenza. Ospita in via permanente tre collezioni della Banca: la pittura veneta del Settecento, con opere di Canaletto, Francesco Guardi, Pietro Longhi, Luca Carlevarijs e Giuseppe Zais; una delle raccolte di icone russe più importanti conservate in Occidente; e una collezione di ceramiche attiche e magnogreche, di cui una parte è esposta a rotazione nel progetto “Il Tempo dell’Antico”. Tra le opere di maggiore richiamo, “La caduta degli angeli ribelli” di Agostino Fasolato, scultura settecentesca ricavata da un unico blocco di marmo di Carrara e composta da circa sessanta figure. Nel 2025-2026 la sede ha ospitato, tra le altre, le mostre “Vedere l’invisibile. Icone russe dalla collezione Intesa Sanpaolo in dialogo con Valery Koshlyakov” e, in corso fino all’agosto 2026, “Giorgia Lupi. L’umanesimo dei dati”.
Napoli, Palazzo Piacentini, via Toledo 177 (2007, nuova sede dal 2022)
Aperta nel 2007 in un’ala di Palazzo Zevallos Stigliano, la sede napoletana è stata trasferita nella primavera del 2022 nell’adiacente Palazzo Piacentini, ex sede storica del Banco di Napoli, su un progetto architettonico di Michele De Lucchi – AMDL Circle che ha portato la superficie a oltre 10.000 metri quadrati. Il percorso permanente si articola in tre sezioni: “Da Caravaggio a Gemito”, dedicata all’arte napoletana e meridionale dal Seicento al primo Novecento e incentrata sul “Martirio di sant’Orsola”, l’ultimo dipinto di Caravaggio; la raccolta di ceramiche attiche e magnogreche, esposta per la prima volta nella sua interezza, in dialogo con i reperti del vicino MANN; e una selezione di opere del Novecento curata da Luca Massimo Barbero, con lavori di Lucio Fontana, Alberto Burri, Piero Manzoni, Mario Schifano, Jannis Kounellis, Sol LeWitt, Afro e Domenico Gnoli. Nel 2025 il “Martirio di sant’Orsola” è stato protagonista, in prestito, della mostra “The Last Caravaggio” alla National Gallery di Londra, che ha richiamato 300.000 visitatori diventando una delle esposizioni più viste dell’ultimo decennio nel museo londinese; nell’estate 2026 la sede ospita la mostra “OBEY: Power to the Peaceful”.
Milano, Piazza della Scala (2011)
La sede milanese occupa tre palazzi storici affacciati su Piazza della Scala — Palazzo Beltrami, ex sede della Banca Commerciale Italiana, Palazzo Anguissola Antona Traversi e Palazzo Brentani — e nasce dalla collaborazione tra Intesa Sanpaolo e Fondazione Cariplo, che ha conferito parte delle proprie collezioni. Il percorso permanente si sviluppa in due sezioni: “Da Canova a Boccioni”, dedicata alla pittura italiana dell’Ottocento in tredici sale (dai bassorilievi di Antonio Canova a Hayez, Segantini, Previati, fino al Simbolismo e al divisionismo), e “Cantiere del ’90”, dedicata al Novecento, con opere di Boccioni, Balla, Carrà, de Chirico, Sironi, Fontana, Manzoni, Burri, Vedova, Afro, Dorazio e Schifano, parte di un fondo complessivo di oltre 3.000 opere del XX e XXI secolo condiviso con la sede di Napoli. Annesso al museo, il giardino di Alessandro Manzoni, aperto al pubblico dal 2015, ospita sculture di arte contemporanea. Nell’estate 2026 la sede propone in contemporanea due mostre temporanee, “Bellezza e Bruttezza. Ideale, reale, caricaturale nel Rinascimento” e “Arnaldo Pomodoro. Una vita”, mentre per l’autunno è annunciata “LIBERE! 1946-2026. Le conquiste delle donne”.
Torino, Palazzo Turinetti (2022)
La sede più recente, inaugurata nel maggio 2022 a Palazzo Turinetti, sede legale storica di Intesa Sanpaolo in Piazza San Carlo, è l’unica delle quattro interamente dedicata alla fotografia e alla videoarte. Il progetto di Michele De Lucchi – AMDL Circle ha convertito in spazi espositivi gli ambienti ipogei del palazzo, un tempo caveau e archivi, ricavando dieci mila metri quadrati su cinque piani, di cui tre interrati, compresa una sala immersiva con diciassette proiettori 4K. Al piano interrato più profondo ha sede l’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo, circa sette milioni di fotografie scattate tra gli anni Trenta e Novanta del Novecento da una delle principali agenzie di fotogiornalismo italiane, fondata nel 1937 da Vincenzo Carrese; l’archivio non è accessibile fisicamente al pubblico ma è consultabile attraverso l’installazione interattiva “Archivio Vivo”. Al piano nobile resta visibile parte della collezione storica della Banca, compreso il ciclo pittorico dell’antico Oratorio della Compagnia di San Paolo. Nell’estate 2026 la sede ospita in contemporanea “Nick Brandt. The Day May Break. La luce alla fine del giorno” e “Diana Markosian. Replaced”.
Le iniziative oltre il museo
Il Progetto Cultura non si esaurisce nelle quattro sedi espositive. Il programma più longevo è Restituzioni, attivo dal 1989 e definito dalla Banca stessa il più importante programma di restauri al mondo per iniziativa privata: ha permesso di restaurare e restituire alla collettività oltre 2.200 beni artistici italiani, in collaborazione con le soprintendenze, le Direzioni regionali Musei e i musei autonomi statali già censiti nel primo e nel quinto dossier di questa serie, oltre ai principali centri di restauro nazionali; la mostra che raccoglie i beni restaurati nella ventesima edizione del programma si è tenuta a Roma nel 2025.
Rientrano inoltre nel perimetro del Progetto Cultura: la gestione e la condivisione dell’Archivio Storico di Intesa Sanpaolo, che raccoglie il patrimonio documentale degli istituti di credito confluiti nel gruppo nel tempo; Gallerie OFF, la rete di collaborazioni con istituzioni culturali su tutto il territorio nazionale che estende la presenza del progetto oltre le quattro sedi dirette (tra i casi più recenti, la Galleria di Palazzo degli Alberti a Prato); un programma Educational che comprende attività didattiche gratuite per le scuole di ogni ordine e grado — 100.000 studenti nel solo 2024 — una Junior Card dedicata e un corso di alta formazione, giunto alla sesta edizione, sulla gestione dei patrimoni artistico-culturali; la sezione Musei Online, con tour virtuali immersivi (tra cui uno dedicato a Giambattista Tiepolo), schede opere e archivio digitale consultabile da remoto; e un filone di iniziative musicali, SOUND, che nel 2025 ha incluso i concerti “Gallerie Sonore” con il musicista Davide Boosta Dileo e un evento con Patty Pravo intitolato “OPERA” nei musei di Milano e Napoli.
Sul piano dei rapporti istituzionali, il 2024 e il 2025 hanno visto un’intensificazione della collaborazione con la National Gallery di Londra — di cui Intesa Sanpaolo è stata leading exhibition sponsor per la mostra “Siena, The Rise of Painting 1300-1350”, in calendario a Londra dall’ 8 marzo al 22 giugno 2025 — oltre a partnership ricorrenti con Palazzo Strozzi a Firenze e con le fiere Artissima e Miart. Dal 2022, inoltre, l’ingresso alle quattro sedi è gratuito ogni prima domenica del mese.
I numeri, con le stesse metriche degli altri dossier
Visitatori: 750.000 nel 2024 e un dato sostanzialmente identico nel 2025 (420.000 nel primo semestre, confermato a circa 750.000 sull’intero anno dai risultati di bilancio del gruppo del 2 febbraio 2026); il totale cumulato dal 2022, anno di avvio dell’ingresso gratuito la prima domenica del mese, supera i 2,3 milioni di presenze. È, tra tutti i modelli censiti in questa serie di dossier, l’unico caso in cui un dato di visitatori realmente aggregato a livello dell’intera rete viene calcolato e comunicato ogni anno.
Superficie e patrimonio: 30.000 metri quadrati complessivi tra le quattro sedi, raddoppiati rispetto ai 14.200 del 2022 nell’ambito del Piano d’Impresa 2022-2025; oltre 35.000 opere nella collezione d’arte del gruppo, di cui circa 3.500 di particolare pregio museale, più i circa 7 milioni di fotografie dell’Archivio Publifoto.
Budget consolidato e finanziamento pubblico: nessun contributo pubblico: le Gallerie d’Italia sono finanziate integralmente da Intesa Sanpaolo. Non esiste, allo stesso tempo, un bilancio museale autonomo pubblicamente disponibile: le risorse rientrano nel più ampio piano da 1,5 miliardi di euro che il gruppo destina a interventi sociali e territoriali in Italia entro il 2027, cifra che copre l’insieme dei programmi ESG della Banca e non il solo capitolo cultura.
Costo del personale: non pubblicato separatamente; il personale del museo fa parte della Direzione Arte, Cultura e Beni Storici del gruppo bancario, dall’aprile 2024 inquadrata nell’Area di Governo Sostenibilità, e il relativo costo non compare come voce autonoma nei documenti di bilancio consultati.
Iniziative espositive: 12 grandi mostre e 60 incontri collaterali nel solo 2024, un ritmo confermato dal calendario 2025-2026, con più mostre in contemporanea in ciascuna delle quattro sedi e un programma autunnale 2025 aperto l’11 settembre a Torino con un’installazione multimediale dell’artista Erik Kessels costruita sulle oltre 60.000 immagini dell’Archivio Publifoto.
Perché le Gallerie d’Italia restano un caso a sé
Rispetto ai quattro modelli di fondazione culturale censiti nel terzo dossier, le Gallerie d’Italia non hanno una personalità giuridica autonoma: non sono una fondazione di partecipazione come Palazzo Strozzi, né una fondazione lirico-culturale come il MAXXI, ma una divisione interna di una società per azioni quotata, priva di un proprio statuto, di un proprio consiglio di amministrazione o di un proprio bilancio pubblico distinto da quello del gruppo bancario.
Rispetto ai tre modelli di rete censiti nel quinto dossier, le Gallerie d’Italia non coordinano musei di proprietà altrui restando esterne alla loro gestione, come fanno le Direzioni regionali Musei nazionali, i sistemi museali regionali o il Sistema Museale Nazionale: possiedono e gestiscono direttamente tutte e quattro le proprie sedi, in un modello più vicino, sul piano strutturale, a un museo unico multi-sede che a una rete di coordinamento. Eppure la stampa specializzata, e la stessa Intesa Sanpaolo nelle proprie comunicazioni, le definiscono correntemente “polo museale”: un utilizzo del termine che, più che descrivere un coordinamento tra soggetti terzi, indica semplicemente la presenza di più sedi sotto un solo marchio. È precisamente questa ambivalenza terminologica, insieme alla natura integralmente privata e priva di finanziamento pubblico del progetto, ad aver reso le Gallerie d’Italia un caso non immediatamente classificabile all’interno della tassonomia a tre modelli con cui si apriva il quinto dossier, e a giustificare, per completezza, questa appendice.
Fonti dell’appendice
I dati sui visitatori 2024 derivano dai comunicati di Intesa Sanpaolo del 30 dicembre 2024 e dalla rassegna stampa correlata (ESG News, ItaliaOggi, FIRSTonline, Teleborsa); i dati sui visitatori 2025 derivano dal comunicato dei risultati consolidati al 30 giugno 2025 e dal comunicato dei risultati consolidati al 31 dicembre 2025 (2 febbraio 2026) pubblicati sul sito Investor Relations del gruppo Intesa Sanpaolo. Le informazioni sulle singole sedi, sulle collezioni permanenti e sul programma espositivo 2025-2026 derivano dal sito ufficiale gallerieditalia.com e dalle relative pagine dedicate a Milano, Napoli, Torino e Vicenza, oltre che da approfondimenti di Artribune, Linkiesta, AMDL Circle e Wikipedia sulle singole sedi. Le informazioni sulla governance del Progetto Cultura, su Restituzioni, sull’Archivio Storico e sul fair value delle collezioni d’arte derivano dal portale istituzionale group.intesasanpaolo.com.

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