K-PAX di Gene Brewer

Letteratura

Torna nelle librerie italiane ‘K-PAX’ uno dei libri più belli di Gene Brewer

11 Giugno 2026

 K-PAX’ di Gene Brewer torna nelle librerie a venticinque anni dalla sua prima pubblicazione per i tipi di Accento edizioni. Un romanzo che corre su un filo tutto sospeso tra psichiatria, fantascienza e relazioni umane. Un libro scritto benissimo e tradotto altrettanto bene, talmente bene da lasciare il lettore, alla fine della lettura, con varie questioni da risolvere e con quel senso di nostalgia che solo i grandi libri sanno provocare. Al centro della narrazione c’è un paziente dell’Istituto psichiatrico di Manhattan. Dice di chiamarsi prot (rigorosamente con la minuscola) e di venire da ‘K-PAX’ (rigorosamente tutto maiuscolo), un pianeta i cui abitanti vivono oltre mille anni, sanno viaggiare alla velocità della luce, seguono un’alimentazione vegetale e non hanno carceri né chiese. La storia di prot emerge nel corso di una serie di sedute psichiatriche e da alcune sessioni di ipnosi regressiva a cui sarà sottoposto. Il libro è scritto in prima persona dallo psichiatra a cui viene affidato il paziente che dice di rispondere, appunto, al nome di prot. 

Ogni capitolo di ‘K-PAX’ di Gene Brewer coincide con la sintesi di una di queste sedute psichiatriche e ognuna di esse rivela un pezzo del mistero che prot porta con sé. Perché prot sembra conoscere orbite misteriose, sa parlare con gli animali, riesce persino a curare altri pazienti della clinica. E sostiene che nel giro di poche settimane tornerà a casa sul suo pianeta. Del suo viaggio di rientro sa fornire data ed orario preciso. Ma prot è davvero un alieno o un paziente psichiatrico dalla fantasia sproporzionata? La narrazione aderisce perfettamente alla scadenza dichiarata del protagonista del romanzo, creando una suspense che tiene il lettore attaccato alle pagine del libro fino all’ultimo. Nel corso delle sedute di ipnosi lentamente il mistero di prot viene svelato, manifestandosi in uno sdoppiamento della personalità del protagonista e accendendo i riflettori su un comportamento psichiatrico causato da un fatto gravissimo che segnerà la sua vita per sempre. 

Il libro di Gene Brewer è stato trasposto cinematograficamente nel 2001 nel film “K-PAX – Da un altro mondo”, pellicola diretta da Iain Softley, con Kavin Spacey nelle vesti di prot e Jeff Bridges in quelle dello psichiatra. Una storia che meritava una versione cinematografica. Dalla versione per il cinema esce, infatti, un thriller psicologico assolutamente godibile e allo stesso tempo incisivo. La riflessione che ne emerge è quella sulla malattia mentale, sugli stati di lucidità e quelli di alterazione con cui ci troviamo ad avere a che fare. La lettura che se ne può trarre è che non è possibile conoscere la storia di un uomo o di una donna fino in fondo. ‘K-PAX’ è diventato negli anni un piccolo cult letterario, capace di indagare con delicatezza i traumi del passato e i miracolosi legami che si riescono a instaurare anche tra le creature più diverse, uomini compresi. 

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