Scuola

La scuola è finita…forse

7 Giugno 2026

A poche ore dal suono dell’ultima campanella, tra l’euforia degli studenti per l’inizio delle vacanze e il sospiro di sollievo dei docenti, giunge al termine anche quest’anno scolastico. É il momento dei saluti ma anche il momento dei bilanci, un altro anno intenso e complesso da non archiviare in modo semplicistico, quanto piuttosto sul fermarsi a riflettere su ciò che è accaduto nella scuola odierna e su qual è lo stato della nostra istruzione. I mesi trascorsi lasciano in dote una mappa chiara di ciò che ha funzionato e di cosa richiede interventi immediati: se da un lato la scuola dimostra sempre più una forte spinta al cambiamento e all’innovazione, quello che ci lasciamo alle spalle non è stato un anno qualunque, ma un percorso fatto di luci e ombre. La scuola è chiamata a reggere una complessità sempre maggiore: bambini, ragazzi e famiglie con situazioni sempre più fragili e complesse. Quando il portone apre e chiude i cancelli, l’intera impalcatura dei ritmi familiari viene sollecitata: schiacciate dal ritmo del lavoro, le famiglie si trovano a fare i conti con la corsa mattutina, fonte di stress per genitori e figli, il ruolo dei nonni – laddove presente questa fonte di ricchezza – diventa fondamentale, via libera al car-pooling tra conoscenti, laddove i rapporti risultano cordiali, i costi del supporto privato, le vacanze estive e i costi delle attività extrascolastiche rappresentano un punto nevralgico per le famiglie. In questo macchinoso sistema di incastri, un errore di percezione, purtroppo comune, è quello di associare la scuola ad un servizio di baby-sitting: gli insegnanti sono professionisti dell’educazione e formatori, non intrattenitori o sostituti genitoriali. Vale la pena sottolineare che i famigerati mesi estivi non rappresentano, per la classe insegnante, l’interruzione del lavoro per dedicarsi al relax psico-fisico più che meritato, perché è anche durante questo periodo che il personale scolastico si dedica all’aggiornamento e alla formazione, i cui contenuti saranno messi in pratica con la riapertura del nuovo anno scolastico.

Nello scenario di una scuola con casistiche differenti e sempre più fragili, emerge con forza la necessità di più figure educative nelle classi: educatori, mediatori, tutor, orientatori, psicologi e specialisti per affiancare e supportare il lavoro dei docenti, “non per sostituirli”, ma per renderlo più efficace e sostenibile. Stiamo assistendo a una spinta sempre più marcata verso la personalizzazione dell’insegnamento, che se da un lato tiene conto dei bisogni di ciascuno studente, dall’altro può minare la loro comprensione del significato di educare all’attesa, alla frustrazione… sin da piccoli, i bambini devono confrontarsi con le difficoltà, perché sono un allenamento emotivo essenziale per la vita. In questo bilancio di osservazioni, un altro elemento che emerge con forza è la crescente difficoltà di concentrazione degli alunni: l’abitudine quotidiana verso la conoscenza dei contenuti sulle pagine del libro, rappresenta sempre più un impegno e una fatica insormontabile. L’esposizione precoce e prolungata ai device e del “tutto e subito” , ha reso più difficile il contatto con la conoscenza basata sul piacere della lettura in silenzio, della lentezza nella riflessione critica, per avvicinarsi gradualmente e con la propria logica ai contenuti: senza sforzo non c’è crescita, senza fatica non c’è apprendimento profondo. La rivoluzione digitale ha portato radicali cambiamenti nelle abitudini quotidiane, la familiarità con la tecnologia comporta certo numerosi vantaggi nei diversi settori della vita: dall’apprendimento scolastico più stimolante ed immediato, alla praticità di svolgere le proprie mansioni lavorative attraverso computer portatili e tablet. L’utilizzo del computer, del tablet e maggiormente l’avvento dell’AI, hanno però contribuito a far perdere al libro la sua ricchezza intrinseca nell’ambito della formazione e della cultura, la lettura in generale sta passando in secondo piano proprio nelle scuole. É quasi paradossale pensare alla presenza delle biblioteche nelle scuole: seppur luogo di crescita, dove le pagine offrono agli studenti la possibilità di acquisire un apprendimento lungo tutto l’arco della vita, i libri assumono sempre più le sembianze dell’oggetto obsoleto, da sostituire con i device, con un notevole risparmio in termini ambientali.

Le nuove tecnologie costituiscono una palestra propedeutica per i giovani che saranno sempre più predisposti al lavoro da casa: lo smartworking, costituisce la nuova frontiera lavorativa che consentirà ai lavoratori di domani di poter eseguire le proprie mansioni, anche senza presenza fisica in ufficio, riducendo i tempi di inefficienza lavorativa e i consumi energetici per gli spostamenti. In questo tradizionale momento delle somme di fine anno, non si può non riflettere sulle parole chiave che, alla luce degli ultimi accadimenti, richiederanno di essere attuate con il nuovo anno scolastico 2026/2027: autorità, ruolo, sicurezza e valorizzazione professionale. Il ruolo dei docenti è un lavoro poliedrico: si attua dal facilitare l’apprendimento all’aggiornamento professionale, stabilire rapporti positivi con le famiglie, ma soprattutto, grazie alla loro empatia innata, a favorire la serenità di ogni singolo alunno. Tra i numerosi compiti dei docenti c’è quello di far emergere da ogni studente, le sue potenzialità, è un ruolo che va ben oltre la trasmissione dei contenuti ma che, come psicologi e factotum, si prendono cura dei cuori dei propri alunni.  Gli insegnanti, sono inoltre, eroi silenziosi e sempre più coraggiosi: il fenomeno delle aggressioni al corpo docente è in aumento…offese verbali, minacce fisiche e digitali, vista quest’ultima scaltrezza in cui sono sempre più competenti le nuove generazioni.

L’ultimo eclatante episodio, avvenuto a Parma, nel mese di maggio, ha destato sgomento: due professori sono stati aggrediti in una colluttazione, generata a seguito di un rimprovero scolastico. E l’atto di violenza contro i docenti sarà ricordato per l’inverosimile, errata decisione di questi ultimi di non sporgere denuncia formale contro i ragazzi, evidenziando quanto sia sminuita l’autorità e l’autorevolezza del corpo docente, cosa che getta luce sulla fragilità e l’aumento della violenza delle giovani generazioni e di quanto sia divenuta più complessa e pericolosa la funzione educativa dei docenti che, necessita di maggiori tutele. Facendo un paragone con la scuola dei nonni, l’insegnante del passato godeva di un prestigio indiscusso riconosciuto dalla comunità, qualsiasi richiamo aveva il pieno consenso delle famiglie e i voti non adeguati venivano puniti doppiamente a casa. Tempi e sistemi accantonati che, riflettono i cambiamenti della società e della scuola e, quella degli anni ’70, ’80, ’90, viene spesso associata ad un modello di maggiore rigore e qualità rispetto a quella odierna.

La violenza scolastica che in passato non era contemplata, assume oggi forme diverse, amplificate dalla diffusione delle piattaforme digitali, le aggressioni vengono riprese con smartphone e diffuse sui social network, alimentando le dinamiche emulative. Ma nel momento dei bilanci di fine anno scolastico, non mancano certo gli aspetti positivi: le tante proposte progettuali che viaggiano in parallelo alle attività didattiche quotidiane – musicali, teatrali, cinematografiche, sportive, ricreative e di potenziamento didattico – fanno emergere al meglio i talenti dei giovani, tutte iniziative che favoriscono la relazionalità, l’aggregazione e la socialità di una scuola sempre più multietnica. La scuola stimola sempre di più l’apprendimento attivo, l’interdisciplinarità permette a ogni studente di esprimere i propri interessi, i propri punti di forza, dalla creatività alla manualità alla logica, dando la possibilità, già a partire dai più piccoli, di cominciare a testare le proprie attitudini personali e avvicinarsi, in modo più consapevole, al mondo del lavoro.

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha ribadito l’importanza della musica, del canto, del teatro, che permettono ai ragazzi di esprimersi e possono aiutarli a gestire meglio le emozioni che, si auspica non possano sfociare in atteggiamenti contrarianti. Lo studio della musica è fortemente interconnesso con lo studio della logica matematica, favorisce lo sviluppo delle abilità linguistiche, la memoria e la concentrazione. Dunque scuola magistra vitae, ma ricordiamo che l’educazione non è mai un compito individuale, la crescita dei bambini e degli adolescenti non dipende da un singolo attore, ma dal lavoro condiviso tra famiglie, scuola, territorio e istituzioni: educare è una responsabilità condivisa, perché se questa rete è forte e solidale, si prevengono le difficoltà dei giovani che possono sfociare emotivamente in modo problematico e devastante. La sinergia tra questi protagonisti fa sì che l’affettività, l’ascolto e la comprensione della famiglia, la funzione didattica-educativa della scuola, unite al ruolo della società – che ha il compito di offrire spazi di aggregazione sani ed attività di crescita extrascolastiche – possono favorire il benessere, prevenire le fonti di disagio e favorire uno sviluppo equilibrato delle nuove generazioni. Compito per il nuovo anno scolastico sarà dunque più rete, ma quella educativa, da non confondersi con la rete digitale, perché se da un lato la rete educativa ha un significato profondo, basato sulla collaborazione e il rispetto delle relazioni umane, la rete digitale con i suoi pericoli e le sue minacce, rischia di impoverire il significato di educazione e non possiede alcuna valenza educativa se non è guidata da identità sane…ovvero da coloro che svolgono il lavoro complesso, faticoso e autentico dell’essere docenti.

 

 

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