Criminalità
Casuzze (RG) – Il mare è troppo visibile: Santa Croce diventa il terminale nascosto della cocaina
Da Malta e Casuzze alle serre di Santa Croce e ai capannoni di Comiso: la rotta che dall’Ecuador attraversa l’Africa occidentale e il Mediterraneo potrebbe cambiare pelle proprio nel Sud Est siciliano
Quando la costa diventa troppo visibile
A Casuzze è bastato un serbatoio vuoto perché per pochi minuti una rotta costruita per restare invisibile venisse a galla. Un motoscafo proveniente da Malta fermo davanti alla costa, centinaia di migliaia di euro gettati in mare, Jeffrey Cassar e Sage Gauci indicati dalla stampa maltese tra gli uomini presenti sull’imbarcazione, Owen Jones indicato come proprietario del mezzo e, sullo sfondo, una pista che dal Malta Freeport e dalle reti criminali dell’isola potrebbe spingersi verso il Sud Est siciliano.
Il mare aveva restituito un errore. Adesso l’inchiesta prova a capire che cosa accade quando chi organizza quei traffici comprende che proprio quel tratto di mare è diventato troppo visibile.
Perché una rotta criminale non necessariamente scompare quando viene scoperta: può cambiare forma, spostare uomini, modificare approdi, moltiplicare intermediari, allontanare dalla costa il punto più delicato dell’operazione e trasferire sulla terraferma ciò che il mare non riesce più a nascondere. Ed è seguendo questo movimento, dal motoscafo di Casuzze verso le campagne di Santa Croce Camerina e Comiso, che potrebbe emergere il secondo tempo della stessa storia.
Negli ultimi mesi le inchieste giornalistiche sulle rotte della cocaina nel Sud Est siciliano hanno acceso riflettori sempre più forti sulla costa ragusana, sui piccoli approdi, sulle spiagge, sulle imbarcazioni veloci e sui trasferimenti compiuti lontano dai porti ufficiali, rendendo progressivamente più visibile un tratto di mare che per lungo tempo potrebbe avere garantito anonimato e libertà di movimento.
Quella costa è diventata così sempre più esposta all’attenzione investigativa e ciò che un tempo poteva confondersi con il traffico ordinario della pesca o del diporto oggi rischia più facilmente di attirare l’attenzione, rendendo plausibile la necessità, per chi organizza quei traffici, di modificare rotte, punti di contatto e modalità di trasferimento.
È in questo scenario che, secondo fonti riservate, alcune settimane fa si sarebbe svolta una riunione alla quale avrebbero preso parte alcune delle figure oggi indicate come centrali negli equilibri criminali di Vittoria e del territorio circostante: u Puorcu, i Matriali, Denny Lalollari e Daiu Lorenc, dentro un quadro nel quale le stesse fonti considerano ancora parte degli equilibri criminali anche Gianfranco Stracquadaini, nonostante la sua attuale detenzione.
L’incontro sarebbe stato finalizzato a ridisegnare l’assetto logistico del traffico di cocaina nel Sud Est siciliano. Al centro della discussione ci sarebbe stata la possibilità di non concentrare più l’intera operazione sull’approdo diretto lungo una costa ormai troppo esposta, ma di trasferire una parte decisiva della filiera verso l’interno, affidando a una rete albanese radicata nell’area di Santa Croce Camerina una funzione di raccordo tra fornitori internazionali, cartelli sudamericani, intermediari collegati alla ’ndrangheta calabrese e uomini incaricati di ricevere, occultare, frammentare e redistribuire i carichi.
Non si tratterebbe soltanto di spostare un eventuale punto di sbarco di alcuni chilometri, precisamente nella zona della forestale, in zona Punta Braccetto, ma di modificare il metodo: moltiplicare rotte, imbarcazioni, passaggi e intermediari, facendo diventare la costa soltanto uno dei segmenti di una catena molto più lunga, mentre la terraferma assumerebbe la funzione più delicata, quella di assorbire ciò che arriva dal mare e renderlo progressivamente irriconoscibile.
Gli uomini ai quali sarebbe affidata questa funzione non sarebbero necessariamente comparsi improvvisamente sul territorio. Alcuni nomi ricorrono in operazioni condotte negli anni dalle forze dell’ordine e rimandano a reti che avrebbero costruito nel tempo relazioni, conoscenza delle campagne, disponibilità logistiche e capacità di movimento fra Santa Croce, Comiso, Vittoria e le località della costa.
L’obiettivo sarebbe semplice soltanto in apparenza: trasferire il carico dal punto più esposto, il mare, verso un territorio nel quale possa essere nascosto, frammentato e rimesso in movimento senza che il percorso complessivo diventi immediatamente riconoscibile.
I mezzi che sembrano giocattoli
Dentro questa geografia anche gli oggetti cambiano significato, perché una potente moto d’acqua, un idrogetto o un motoscafo, che agli occhi di chi li osserva dalla spiaggia possono apparire come strumenti di svago, simboli di benessere, vacanza o esibizione, inseriti dentro una filiera marittima del narcotraffico possono trasformarsi in veri mezzi di lavoro.
Sono veloci, possono muoversi da tratti di costa privi di grandi infrastrutture portuali, raggiungere in pochi minuti un’imbarcazione più grande ferma al largo, trasferire persone, droga o denaro e rientrare verso terra senza necessariamente attraversare un porto commerciale.
La nave madre può così restare a distanza, mentre il mezzo più piccolo compie l’ultimo tratto, separando il grande trasporto internazionale dal momento più delicato dell’intera operazione: l’avvicinamento alla costa.
In questo schema il motoscafo rimasto bloccato davanti a Casuzze potrebbe rappresentare il tassello di una logistica costruita per funzionare lontano dai grandi porti, utilizzando il mare aperto come possibile zona di incontro e i piccoli natanti per coprire l’ultimo segmento della rotta, fino a quando un guasto imprevisto non ha reso visibile ciò che normalmente sarebbe rimasto nascosto.
Ma l’ultimo miglio non finisce sulla battigia.
Una volta superato il tratto più esposto, quello del mare, il carico deve entrare in un territorio capace di assorbirlo, nasconderlo e rimetterlo in movimento senza attirare attenzione. Ed è qui che la geografia cambia completamente: dalle imbarcazioni si passa alle serre, dai piccoli approdi ai magazzini, dal mare aperto alle strade secondarie.
È qui che comincia Santa Croce, il terminale nelle campagne
Il mare può consegnare il carico. È la terra, però, che deve farlo scomparire.
Quando si arriva a Santa Croce Camerina, ad accogliere chi percorre una delle strade che entrano nel paese c’è un semplice cartello bianco con una scritta nera: Santa Croce Camerina. Sulla carta geografica è poco più di un punto, quasi nascosto dentro una trama di strade che si diramano nelle campagne e che, osservate dall’alto, assomigliano alle arterie di un corpo umano, come se davanti agli occhi non ci fosse più una mappa, ma una radiografia.
Ed è proprio guardandola dall’alto che Santa Croce sembra mostrare due geografie sovrapposte.
La prima è quella che si sveglia presto, che apre le serre, entra nei magazzini, mette in moto camion e furgoni, lavora nei campi e nelle aziende agricole. È la Santa Croce della gente perbene, delle famiglie, dei ragazzi che alla fine della giornata si ritrovano nella piazza principale e che, con l’arrivo dell’estate, sembrano quasi disperdersi lungo la costa, tra Punta Braccetto, Casuzze, Marina di Ragusa e Scoglitti, in una sorta di diaspora giovanile verso il mare.
Poi ce n’è un’altra, molto meno visibile.
È la geografia che negli ultimi anni le indagini hanno raccontato attraverso arresti, operazioni antidroga, reti di spacciatori e presenze riconducibili alla criminalità albanese; una geografia parallela che utilizza le stesse strade, attraversa le stesse campagne e si muove dentro gli stessi spazi della città normale, ma attribuendo loro una funzione completamente diversa.
Una serra può essere soltanto una serra, un magazzino può contenere cassette di ortaggi, un furgone può trasportare pomodori e una casa isolata può essere semplicemente una casa di campagna. Ma proprio questa normalità rende il territorio interessante sotto il profilo logistico, perché ciò che deve essere nascosto non ha necessariamente bisogno di un bunker quando può confondersi con ciò che ogni giorno si muove davanti agli occhi di tutti.
Santa Croce Camerina non è un porto tradizionale e non possiede una grande infrastruttura commerciale dentro la quale occultare centinaia di chilogrammi di cocaina. Ma è proprio questa apparente debolezza a poter diventare la sua forza logistica.
Dentro questa geografia, un carico può essere frammentato, spostato da un mezzo all’altro, nascosto temporaneamente in un deposito, caricato su un veicolo inserito nell’ordinario movimento economico del territorio e successivamente rilanciato verso un’altra provincia.
La cocaina diventa invisibile non perché scompare, ma perché si confonde con ciò che ogni giorno attraversa quelle strade: camion, cassette, imballaggi, prodotti agricoli, mezzi commerciali e lavoratori. Il suo riparo più efficace non sarebbe dunque il silenzio assoluto, ma qualcosa di molto più sofisticato: la simulazione di una normalità economica credibile.
Santa Croce potrebbe così svolgere una funzione di primo occultamento, il punto nel quale la filiera internazionale incontra il territorio e il grande carico smette di apparire come un blocco unico per trasformarsi in partite più piccole, distribuite fra luoghi, mezzi e uomini differenti, fino a perdere progressivamente la propria riconoscibilità.
Ed è proprio quando dalla geografia si passa agli uomini che la storia comincia a diventare più concreta.
Secondo fonti dell’inchiesta, alcune delle figure che potrebbero possedere capacità logistiche utili a una simile funzione non comparirebbero improvvisamente sul territorio. Alcuni nomi ricorrono infatti in precedenti operazioni delle forze dell’ordine e rimandano a reti che nel tempo avrebbero costruito relazioni, conoscenza delle campagne, disponibilità di mezzi e capacità di movimento fra Santa Croce, Comiso, Vittoria e le località della costa.
Il punto non è sovrapporre automaticamente fatti, persone e procedimenti diversi, né trasformare precedenti investigativi o giudiziari nella prova della pista aperta da Casuzze. È piuttosto verificare se capacità, relazioni e conoscenza del territorio emerse nelle indagini del passato possano rappresentare oggi alcuni dei pezzi necessari a comprendere una filiera più ampia.
Gli avamposti della costa e Kamarina Drugs 2
Per capire che cosa esistesse già dentro questa geografia prima del motoscafo di Casuzze bisogna aprire i fascicoli del passato. Ed è lì, molto prima dei 700 mila euro restituiti dal mare, che alcuni nomi, alcune relazioni e alcuni territori cominciano a comparire.
Ma per comprendere perché quei fascicoli assumano oggi un significato nuovo bisogna tenere davanti agli occhi la mappa dell’inchiesta precedente.
Una pista che parte dall’altra parte dell’Atlantico, dall’Ecuador e dal Brasile, attraversa possibili snodi dell’Africa occidentale, con Freetown e Bissau, raggiunge Malta, con il Malta Freeport e Marsaxlokk, e da lì guarda verso il Sud Est siciliano. È dentro questa cornice internazionale che tornano sulla mappa Santa Croce Camerina, Casuzze, Comiso e Vittoria, Pachino, Rosolini, Noto, Siracusa e Catania.
I due piani, però, non devono essere confusi.
La rotta Ecuador-Africa-Malta-Sicilia appartiene alla pista che questa inchiesta sta cercando di verificare. I fascicoli giudiziari del passato raccontano invece uomini, reti e capacità criminali già emerse nello stesso territorio. Non dimostrano che quelle persone facciano parte della nuova filiera internazionale, ma pongono una domanda inevitabile: quando una rotta internazionale tocca terra, quale geografia criminale trova ad aspettarla?
È precisamente qui che il passato investigativo del territorio acquista un significato diverso.
Prima ancora di chiedersi chi possa oggi ricevere, occultare o redistribuire un carico arrivato dal mare, bisogna capire quali reti abbiano già dimostrato di conoscere queste campagne, queste strade e questi collegamenti e quali uomini siano comparsi, negli anni, nelle indagini sul traffico di stupefacenti.
Uno dei fascicoli che permette di entrare dentro questa geografia porta il nome di Kamarina Drugs 2.
Quelle vicende non costituiscono una prova della pista aperta da Casuzze e nessuno dei nomi che emergono da quei procedimenti può essere, per questa sola ragione, associato al motoscafo, al denaro recuperato in mare o alla rotta internazionale che l’inchiesta sta ricostruendo. Servono però a capire quali presenze, relazioni e capacità operative siano già emerse negli anni in questo tratto della provincia di Ragusa.
Nell’operazione ricorrono, tra gli altri, i nomi di Daiu Lorenc, Luzim Ndreu, Elton Laraku, Ferit Hoxholli, Elis Rustami, Erjon Seferi e quelli dei fratelli Tosku. Nello stesso reticolo territoriale emerge anche il nome di Ismet Totraku, mentre alcune di queste presenze rimandano all’asse fra Santa Croce Camerina e le località costiere.
Non si tratta quindi di costruire retroattivamente un’unica organizzazione o di saldare procedimenti differenti dentro una stessa accusa, ma di misurare la profondità investigativa di un territorio che oggi torna al centro di una domanda molto più grande.
Perché l’asse che dalle campagne di Santa Croce Camerina scende verso Punta Braccetto, Casuzze e Punta Secca non può essere osservato soltanto come una geografia agricola e balneare. Molto prima che un motoscafo rimanesse senza carburante davanti a Casuzze e il mare restituisse centinaia di migliaia di euro, alcuni nomi, alcune strade e alcuni luoghi di questo territorio erano già entrati nei fascicoli degli investigatori.
Ed è proprio seguendo quei fascicoli che la mappa comincia ad allargarsi.
Santa Croce potrebbe essere soltanto una parte del dispositivo, il luogo nel quale ciò che arriva dal mare trova campagne, depositi e strade capaci di assorbirlo, ma non necessariamente quello nel quale tutto deve fermarsi.
Bastano pochi chilometri, seguendo quelle arterie che dall’alto attraversano il territorio come vene, perché la stessa geografia conduca verso un altro punto quasi invisibile sulla carta.
Le campagne restano, le strade si moltiplicano, ma alla possibile infrastruttura logistica si aggiungono capannoni, ville isolate, imprese, mezzi, collegamenti rapidi con Vittoria e un elemento ulteriore: un aeroporto.
Quel punto si chiama Comiso.
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