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Oleodotto Transalpino TAL

UE

Cosa sappiamo finora del (presunto) sabotaggio dell’oleodotto Transalpino in Friuli

di redazione

A fine marzo interrotto il flusso di greggio verso la Germania. I media tedeschi parlano di sabotaggio, ma il gestore TAL smentisce: solo «rallentamento tecnico». Indaga la DDA di Trieste. Terna parla di “danneggiamento” della linea elettrica commesso da ignoti.

11 Aprile 2026

Resta avvolta nell’incertezza la natura dell’interruzione che alla fine di marzo ha colpito per alcuni giorni il flusso di greggio lungo l’oleodotto transalpino TAL, una delle principali infrastrutture energetiche del continente europeo, gestito dall’omonimo Gruppo TAL. Il caso si è rapidamente divenuta questione di rilievo internazionale, sospesa tra ipotesi di sabotaggio, versioni contrastanti e accertamenti ancora in corso.

A innescare il dibattito sono state alcune ricostruzioni della stampa tedesca, tra cui Business Insider e Welt am Sonntag, che hanno ipotizzato un possibile sabotaggio alla rete elettrica di una stazione di pompaggio situata in Carnia, nell’area di Tolmezzo. Secondo queste fonti, l’interruzione del flusso di greggio sarebbe stata provocata da un attacco mirato, forse attraverso il danneggiamento di un cavo elettrico nei pressi di un’infrastruttura di distribuzione. Un’ipotesi che, se confermata, configurerebbe un episodio di natura ben diversa da un semplice guasto operativo, introducendo il tema della vulnerabilità delle reti energetiche.

Interruzione oledotto TAL, la versione del gestore

La versione ufficiale fornita dal Gruppo Tal è però di segno opposto. In una nota, la società ha escluso qualsiasi azione dolosa, parlando di un rallentamento tecnico dovuto a diversi fattori. «Nel mese di marzo – scrive il gruppo – l’oleodotto è stato interessato da un rallentamento tecnico delle attività dovuto a molteplici occorrenze, proprie e di terzi». I media tedeschi «si riferiscono al fermo operativo dovuto alla richiesta, rivolta a TAL da Terna il 25 marzo 2026, di scollegare l’impianto di pompaggio di Paluzza dalla linea elettrica, per consentire l’inizio immediato di un intervento di riparazione di un traliccio situato a oltre 12 km dal più vicino impianto TAL».

Secondo TAL, «qualsiasi informazione relativa ad azioni esterne da parte di terzi nei confronti di qualsiasi parte dell’impianto di TAL è non veritiera. La linea elettrica, che serve anche altri impianti, è stata riparata in tre giorni dal gestore Terna e l’oleodotto ha ripreso la completa operatività». Quanto al danneggiamento delll’infrastruttura di Terna, TAL attende dal gestore e dalle autorità di conoscere l’esito delle verifiche in corso».

Nonostante la smentita, il quadro resta aperto. Il ministero dell’Energia ha ammesso al Foglio che «qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto» lungo una delle arterie più sensibili del sistema energetico europeo, sottolineando come le verifiche siano ancora in corso. In questo contesto si inseriscono le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste, che, insieme al Ros dei carabinieri, sta approfondendo le cause dell’interruzione della rete elettrica nei pressi di Tolmezzo. Gli accertamenti sono condotti in stretto coordinamento con le autorità tedesche, a conferma della dimensione internazionale del caso.

I fatti, per quanto ricostruibili finora, indicano che il problema si è verificato in una stazione di pompaggio nella zona di Terzo di Tolmezzo, causando uno stop del flusso di greggio per circa tre giorni. A valle, alcune delle principali raffinerie della Germania meridionale, tra cui MiRO e Bayernoil, hanno dovuto fare ricorso alle scorte per mantenere operativi gli impianti. Nessuna emergenza immediata, ma una pressione significativa su un sistema che si basa su equilibri logistici estremamente delicati.

A rendere ancora più evidente la criticità della situazione è stato quanto osservato nel golfo di Trieste negli stessi giorni: un numero insolitamente elevato di petroliere in attesa di scaricare greggio, segnale di una catena di approvvigionamento rallentata.

Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale ad alta tensione, ha dichiarato invece di aver subito  il danneggiamento per mano di ignoti di un sostegno in Friuli, che si è verificato il 25 marzo scorso. Il problema ha riguardato un sostegno della linea a 132 kV Tolmezzo-Paluzza n. 416, nel comune di Tolmezzo (Udine), che ha comportato la “disalimentazione dell’impianto del cliente  ‘Società Italiana per l’Oleodotto Transalpino S.p.A. – SIOT’, nel comune di Paluzza, per la durata delle attività di ripristino e non ha generato significative ripercussioni sull’alimentazione delle utenze civili gestite dal distributore locale”.

Le versioni, dunque, restano divergenti. Da un lato, la spiegazione tecnica che richiama la fisiologia operativa di una rete complessa e interconnessa; dall’altro, il sospetto – rilanciato da parte della stampa internazionale – che l’episodio possa essere riconducibile a un’azione deliberata. Nel mezzo, un’indagine ancora in corso e un contesto geopolitico in cui le infrastrutture energetiche sono tornate a essere potenziali obiettivi sensibili.

L’oleodotto Transalpino (TAL), infrastruttura chiave per l’Europa

L’Oleodotto Transalpino (TAL), costruito tra il 1964 e il 1967, è una conduttura quasi interamente interrata che collega il porto di Trieste con il cuore industriale dell’Europa centrale. Lungo 753 chilometri, esso rappresenta una delle principali arterie per il trasporto di greggio nel continente ed è gestito dal Gruppo TAL, attraverso tre società che operano nei Paesi attraversati dall’Oleodotto: Società Italiana per l’Oleodotto Transalpino S.p.a. (S.I.O.T.) in Italia, Transalpine Ölleitung in Österreich Ges.m.b.H. in Austria, Deutsche Transalpine Oelleitung G.m.b.H. in Germania. L’infrastruttura è controllata da un consorzio internazionale di compagnie petrolifere, tra cui OMV, Shell, ExxonMobil, Eni e BP.

Il suo peso strategico è rilevante: attraverso questa rete passa circa il 40% del fabbisogno petrolifero della Germania (coprendo interamente regioni come Baviera e Baden-Württemberg), il 90% dell’Austria e oltre il 50% della Repubblica Ceca. Otto raffinerie europee dipendono esclusivamente da questo sistema.

Il tracciato parte dal terminale marittimo di Trieste, uno dei principali hub petroliferi del Mediterraneo, e attraversa il Friuli Venezia Giulia per poi superare le Alpi tramite una serie di tunnel in territorio austriaco. In Germania, il punto nevralgico è rappresentato dal nodo di Lenting, da cui il flusso si dirama verso Karlsruhe e Neustadt.

Con una capacità di trasporto di circa 45 milioni di tonnellate di greggio all’anno e un valore stimato di 1,2 miliardi di euro, il TAL è una infrastruttura essenziale per la sicurezza energetica europea. Proprio questa centralità rende ogni interruzione, anche temporanea, un evento sensibile non solo dal punto di vista tecnico, ma anche geopolitico.

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