Salute mentale

Back to work blues: genere musicale o sindrome da rientro?

La sindrome da rientro, tornare alla frenesia del lavoro ma con rigeneranti pause di sonno, riprendere la forma fisica in modo sicuro, la riapertura della scuola: come evitare di essere sopraffatti dalle incombenze e annaspare? La parola d’ordine è…gradualità.

1 Settembre 2026

Settembre è per molti sinonimo di ripartenze, il mese dei buoni propositi, la fine delle vacanze e il rientro alle responsabilità. Accade ogni anno: archiviate le giornate di spensieratezza e ritornati alla routine quotidiana, ecco che la “sindrome da rientro” colpisce tutti con la difficoltà di adattamento ai cambiamenti, nonché al rientro alla vita di tutti i giorni. Dopo un periodo più o meno lungo di disconnessione, si riprende accompagnati dalla fatica e la necessità di ritrovare l’equilibrio fisico e mentale. Già durante gli ultimi sgoccioli delle vacanze, la stragrande maggioranza si ritrova ad affrontare un ritorno al lavoro tutt’altro che semplice. Il “back to work blues” è la forma di stress psicofisico che si manifesta e, tende a risolversi nell’arco di una o due settimane, al passaggio repentino da giornate lente, dedicate al riposo, ai ritmi serrati e carichi di impegni che attendono. Le percentuali vanno dallo stress da lavoro (57%) al ritorno alla vita da pendolare (43%). È inevitabile rimettersi in carreggiata, ma i ricordi del mare e del tempo lento, oltre all’idea di impostare nuovamente la sveglia, rappresentano momenti emotivamente complessi a cui la mente fatica a riadattarsi, sopraggiunge il post-vacation blues ovvero la risposta naturale al cambiamento da ritorno. Non è semplice tornare alla routine quotidiana vivendo ancora di ricordi emotivi, passare dalla leggerezza dei giorni di pausa alla scansione serrata della quotidianità. La malinconia e una leggera irritabilità sono esperienze comuni, generano un senso di malessere che rappresenta il fisiologico passaggio da un contesto libero a uno strutturato, la motivazione diminuisce e il “ritorno ai ruoli” lavorativi e sociali necessita del tempo adeguato. La mente non cambia marcia all’istante richiede una fase di transizione necessaria perché a livello organico, dopo la fase di stasi vacanziera, sopraggiunge una vera e propria fase di disorientamento. A volte non è il rientro in sé a pesare, ma tutto ciò che lo circonda: mail, telefonate, chat con gruppi di lavoro, faldoni arretrati e il senso di urgenza che il tempo libero non prevedeva. Rientro che non deve ripartire con la smania del perfezionismo perché il ri-sincronizzarsi richiede un morbido riadattamento biologico che non deve certamente indurre a richiedere la consulenza psicologica.

Per facilitare il riavvicinamento alle proprie routine, assieme al lavoro, è importante continuare a coltivare le proprie passioni, gli hobbies, lo sport, quest’ultimo fondamentale dopo la vacanza, in cui solitamente si tende a cedere alle occasioni di gusto, perché assaggiare i piatti tipici fa parte dell’esperienza del viaggio. Tuffarsi a capofitto nel tran tran quotidiano e nella routine lavorativa richiede lungimiranza: diminuendo gradualmente il rimuginare sulle vacanze appena trascorse e pianificando dei mini-break. E il grande classico del dopo estate, a partire da settembre – dopo aver ceduto alle tipicità gastronomiche dei luoghi visitati, per comprenderne al meglio la cultura e le tradizioni – è dedicarsi alla dieta per ritornare in forma. Durante le vacanze la corretta alimentazione passa in sordina: aperitivi, pranzi, cene in compagnia, street food diventano il tema principale, il relax fa svanire i sacrifici a tavola svolti durante l’anno. Alimentazione sana è la raccomandazione ovvia ma mai abbastanza seguita, seguire un’alimentazione equilibrata è fondamentale ma non vuol dire necessariamente eliminare cibi, saltare pasti o nutrirsi unicamente di cibi mirati perché “Nessun alimento, preso singolarmente, contiene tutti i nutrienti necessari”, come sottolinea il Ministero della Salute. Per questo risulta fondamentale variare la dieta il più possibile, è la strategia più efficace e ispirata dal buonsenso senza ricorrere a consigli alimentari poco corretti o affidandosi a soluzioni estreme.

Lo slang “Ozempic Face” si riferisce all’aspetto del viso svuotato e talvolta rugoso, spesso associato al dimagrimento rapido, dovuto all’utilizzo sempre più diffuso dell’omonimo farmaco per curare il diabete. Un fenomeno che sempre più frequentemente si osserva: diversi personaggi pubblici e celebrity di Hollywood fino a Emma Marone e Arisa, hanno fatto affidamento al farmaco e perso diversi chili in breve tempo, con conseguenze visibili in viso. E nonostante i recenti progressi nella body positivity, ossia l’accettazione di tutti i corpi, a prescindere dal peso e dalle forme, le intense pressioni della cultura della dieta sono altalenanti. L’estetica della magrezza torna come un boomerang, gli standard culturali stanno virando nuovamente verso la magrezza estrema, causando nuovamente un declino della rappresentazione delle taglie forti. Dopo anni di sforzi per favorire la diversità della fisionomia corporea, la società occidentale sta vivendo un revival dell’estetica skinny. L’affidamento a terapie farmacologiche come l’Ozempic dilaga costante sui social quando, persino la bambola più famosa al mondo, la Barbie, si era avvicinata a noi in termini di proporzioni estetiche. L’edizione curvy assomiglia più fedelmente al corpo femminile reale, con le principali proporzioni corporee del rapporto vita-fianchi più realistiche ma, i modelli estetici talvolta estremi, imposti dalla società e dai social network, sono sempre rapidi ad attingere ad ogni veicolo comunicativo per diffondere mode e cambiamenti e alla Barbie si sono affidati con meme e vignette persino per rappresentare lo stress da rientro.

La celebre bambola è stata rappresentata, con eyeliner e mascara sbavato sul viso, in un momento di crisi esistenziale, ironizzando il contrasto tra il mondo ideale delle vacanze alla stregua Barbieland e il brusco ritorno alla realtà quotidiana fatta di scadenze, routine, sveglie e sonno mancante, a causa del numero di ore dedicate agli impegni di lavoro. Per il sonno però bisognerebbe rifarsi alla tradizione giapponese. In Giappone, al termine lavoro si associa la parola “Inemuri” letteralmente significa “essere presenti mentre si dorme”, una pratica sociale molto diffusa, dunque il permesso di schiacciare un pisolino in ufficio o in treno. Questa pratica non è semplicemente tollerata ma è apprezzata, perché significa che si è profuso un tale impegno nel compiere le proprie attività da aver bisogno di rigenerarsi attraverso il sonno. I giapponesi sono laboriosi, tanto da destinare pochissime ore al giorno al sonno, così praticano l’Inemuri per sfruttare tutti i momenti utili per riposarsi, e questi micro-sonnellini sono considerati come il segno di una persona stanca perché lavora duramente, non come mancanza di professionalità. Dunque dormire in treno, in metro o al lavoro è un po’ come dire: “Sto chiudendo gli occhi per pensare meglio”, una forma di brainstorming avanzato. Qui entra in gioco l’Inemuri che, al pari della pennichella occidentale, ha numerosi benefici per la salute, in particolare per il ripristino di energia, per ridurre lo stress e migliorare la memoria. L’evoluzione tecnologica e il potere della creatività giapponese, ha portato a realizzare dispositivi di interior design, per i luoghi di lavoro e non solo, dove poter godere di piccole pause di relax. Invenzioni fantascientifiche per le nostre abitudini e tipologie di lavoro, ma la Nap Box, la capsula per dormire in posizione eretta, è stata pensata per offrire ai lavoratori un riposo breve e rigenerante a cui, anche le aziende occidentali dovrebbero simpaticamente “pensare”, per un approccio più flessibile al lavoro…i pisolini aumenterebbero addirittura la produttività dei dipendenti. Ma si aprirà presto la disponibilità al mercato globale, al costo di soli 55 euro, del Gogo na Makura, ovvero il “Cuscino del pomeriggio”, un cuscino ergonomico da scrivania, dotato di apertura morbida dove poggiare la testa: pensato per proteggere le articolazioni del collo, per permettere una corretta respirazione, l’appoggio delle braccia, con tanto di display per la pausa sonno e sveglia vibrante…una comoda struttura pieghevole, così da poter essere trasportato nello zaino. Provocazioni o apparente ironia ma questi progetti, già sperimentati in una delle nazioni più avanzate e innovative al mondo, gettano luce sulla modalità di concepire il lavoro, per trasformare gli uffici in luoghi più accoglienti, familiari, con maggiore disponibilità di spazi dedicati al relax, al riposo, alla condivisione, con il vantaggio che, un pisolino pomeridiano – rigorosamente limitato a 20 minuti – non assume effetti positivi solo psicologici, ma anche professionali, dunque favorisce il fatturato!

Accorgimenti non solo per gli uffici: già nel 2015, l’importanza del riposo, ha spinto diversi istituti scolastici a introdurre un programma strutturato di 15 minuti di sonnellino pomeridiano post-pranzo, alias sonnellini istituzionali. Durante questo lasso di tempo, le luci delle classi vengono spente, si tirano le tende e viene diffusa una musica rilassante per incrementare la concentrazione, l’umore e le prestazioni cognitive degli studenti durante le attività pomeridiane. E del rientro alla normalità anche la riapertura delle scuole a settembre richiede una riorganizzazione e una graduale ripresa alle abitudini quotidiane per tutti: è una delle fasi più stressanti dell’anno, sia per i genitori che per i bambini e i ragazzi. Adattarsi alle nuove routine, riprendere le giuste fasi di sonno-veglia e gestire le emozioni, rappresentano le sfide comuni che spesso portano a un aumento di pressione psicologica intensa. La calendarizzazione degli impegni, la preparazione del materiale scolastico, l’affiancamento durante i compiti, generano nei genitori stessi stati di nervosismo e confusione. Non esiste un modus operandi universalmente valido per riprendere con leggerezza il nuovo anno scolastico, i bambini in particolar modo, sono sensibili ai cambiamenti, ogni nuovo inizio rappresenta un’avventura che esalta ma al contempo può spaventare, con pensieri e malesseri che non vanno sottovalutati. Compito dei genitori è accompagnare i propri figli in ogni nuovo percorso e suggerire, con il corretto dialogo rasserenante, come affrontare con impegno ed educazione, il ritorno sui banchi di scuola, evitando di pretendere da loro che siano reattivi sin dal primo giorno: la parola d’ordine è gradualità.

Dunque per evitare i disturbi della sindrome da rientro e la difficoltà a riadattarsi ai ritmi della città e alla frenesia del lavoro, è consigliabile rinunciare alle vacanze? Mai, anzi, l’ideale sarebbe pianificarne di più, più brevi e distribuite nell’arco dell’anno, tentando o fingendo di cogliere gli aspetti gradevoli delle attività quotidiane al rientro. Che le vacanze siano state impegnative o rigeneranti, divertenti o faticose, è confermata l’assenza dei placidi pomeriggi di riposo sulla spiaggia ma il relax di cui si è goduto più o meno intensamente, ha offerto l’occasione per allontanarsi dai ritmi consolidati e ripartire con idee nuove, ma evitando di essere sopraffatti da tante incombenze e annaspare. Importante è procedere con gradualità, saper gestire il proprio tempo e dare la giusta importanza alle attività da svolgere, magari adottando  la matrice di Eisenhower: al rientro, tanti impegni che appaiono fondamentali, non sempre lo sono davvero!

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