Partiti e politici
Più che una legge-truffa pare una riforma utile proprio al centro-sinistra
Pare immotivata la definizione di questa legge come una “legge truffa”, come sottolinea il centrosinistra. Non è infatti chiaro chi sarebbe il soggetto truffato. Forse è quasi una truffa contro se stessa da parte del centrodestra, penalizzata a meno che non si allei con Vannacci
La nuova legge elettorale ha tagliato il traguardo del Senato e, al di là delle polemiche che l’hanno accompagnata, merita di essere osservata soprattutto per gli effetti che potrebbe produrre sugli equilibri politici del Paese. Come si sa, lo Stabilicum prevede un premio di maggioranza alla coalizione che supera il 42% dei voti. Se nessuna coalizione raggiungerà quella soglia, si tornerà invece a un sistema proporzionale puro.
Quella soglia del 42% rende interessante il nuovo meccanismo, alla luce dell’attuale frammentazione politica. I sondaggi, con tutte le cautele necessarie quando si cerca di fotografare una situazione ancora in divenire, indicano oggi un centrodestra che, senza considerare Vannacci, non arriverebbe nemmeno al 40%, mentre il cosiddetto Campo largo potrebbe superare il 42%, sempre che sia davvero “largo”, comprendendo anche Renzi, +Europa e altre forze minori.
Ed è proprio qui che emerge quella che potrebbe essere una vera e propria contraddizione della riforma. Il centrodestra rischia infatti di essere penalizzato dalla nascita e dalla crescita di Futuro Nazionale, che sottrae consensi sia alla Lega sia a Fratelli d’Italia. Se FN riuscisse a conservare una quota di elettorato vicina al 10% e non si alleasse con il centrodestra, per la coalizione di governo diventerebbe molto difficile raggiungere la soglia necessaria per ottenere il premio di maggioranza.
Il paradosso è che una legge pensata per garantire maggiore stabilità potrebbe, in determinate condizioni, produrre l’effetto opposto. Se nessuno raggiungesse la soglia prevista, infatti, il risultato delle urne non sarebbe sufficiente a determinare una maggioranza di governo e i partiti dovrebbero tornare a cercarla in Parlamento, con il rischio di riproporre proprio quelle trattative e quei compromessi che la riforma vorrebbe in qualche modo superare.
Come ha sottolineato più volte anche il costituzionalista Stefano Ceccanti, sarebbe stato il ballottaggio a offrire una risposta più chiara alla frammentazione: un secondo turno avrebbe restituito ai cittadini la decisione sul futuro governo. Esattamente come accade nelle elezioni comunali, al primo turno si può votare il proprio “partito del cuore”; al secondo, invece, si sceglie la coalizione che si considera più adatta a governare. Il ballottaggio avrebbe dunque reso più agevole anche il cosiddetto voto utile, evitando che la formazione della maggioranza dipendesse successivamente da accordi parlamentari.
Pare invece immotivata la definizione di questa legge come una “legge truffa”, utilizzata dal centrosinistra. Non è infatti chiaro chi dovrebbe essere il soggetto truffato. L’unico elemento che può suscitare qualche perplessità è la designazione preventiva del candidato premier, che potrebbe introdurre surrettiziamente una sorta di premierato. Ma il presidente della Repubblica non sarebbe comunque obbligato a conferirgli l’incarico e, del resto, anche in passato era abbastanza evidente che l’incarico di formare il governo sarebbe stato affidato al leader della coalizione vincente. Più che una truffa, la designazione del premier rappresenta semmai un problema per il centrosinistra, alle prese con la difficoltà di scegliere tra Schlein e Conte.
Resta poi la questione della partecipazione. L’astensione, con ogni probabilità, continuerà a crescere. Le ultime indagini indicano un rifiuto del voto superiore al 40 per cento. Molti cittadini sembrano sempre più lontani da una politica percepita come concentrata sui propri equilibri interni e sui giochi di potere, anziché sui problemi che considerano decisivi: dal caro-vita alla sanità pubblica, dall’occupazione all’emergenza abitativa.
Un discorso diverso riguarda i giovani. Possono mobilitarsi, come si è visto anche in occasione del referendum sulla giustizia, ma difficilmente saranno attratti dal costante “teatrino della politica”. Le nuove generazioni sembrano reagire soprattutto quando vengono affrontati temi che considerano cruciali per il loro futuro, dall’ambiente alle prospettive occupazionali e sociali. Molto meno quando la politica appare concentrata esclusivamente sui propri giochi di potere.
Alla fine, dunque, questa riforma potrebbe produrre un risultato piuttosto singolare. Nonostante le contestazioni delle opposizioni di centrosinistra, a essere potenzialmente favorita dalla soglia del 42% potrebbe essere proprio quell’area, grazie a un fattore che al momento della progettazione della legge era probabilmente imprevedibile: l’ascesa di Vannacci e la conseguente frammentazione del centrodestra. E forse, guardando agli equilibri attuali, il governo ha sbagliato due volte: prima costruendo una legge che non tiene abbastanza conto della frammentazione politica e poi rinunciando alla possibilità di un ballottaggio.
Università degli Studi di Milano
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