Milano
Milano Politics Week: dieci storie su cui riflettere (e anche sorridere)
Dal curioso look calcistico di Silvia Sardone fino alla toccante intervista televisiva di Franco Mirabelli, passando per polemiche e speranze di successo elettorale
Prima che i frizzi e lazzi della design week monopolizzino l’attenzione mediatica, vale la pena ripercorrere gli episodi più interessanti e curiosi dell’ultima settimana politica. Dieci storie di palazzo e di vita, alcune per sorridere e altre per riflettere.
Remigrazione col Grifone
L’evento più discusso è stato la manifestazione in Piazza Duomo dalla Lega, con Silvia Sardone in primissima fila. Molti hanno ironizzato sul fatto che per l’occasione la vicesegretaria federale abbia stranamente scelto di indossare la seconda maglia del Genoa, bianca e sormontata dalla croce di San Giorgio che simboleggia la città portuale. Certo, è identica a quella di Milano, ma allora perché non utilizzare la divisa del Centenario dell’Inter, che ne è praticamente copia conforme? Oltretutto è impossibile che l’europarlamentare non lo sappia, essendo tifosa nerazzurra di stretta osservanza: come dimenticare lo slogan “Inter campione, vota Sardone” sui manifesti dell’ultima campagna elettorale? Le ha pure portato piuttosto bene: 74.873 voti, seconda solo a Vannacci.
Inciampo azzurro
La manifestazione sovranista è stata preceduta da aspre polemiche in consiglio comunale per via della mozione contraria presentata dalla Presidente Elena Buscemi e approvata a maggioranza. Forza Italia si è astenuta, rispettando le consegne di partito, ma senza approfittare del fatto che al centrosinistra mancava il numero legale: se fossero usciti dall’aula, come il resto dell’opposizione, la seduta sarebbe stata sospesa, con annesso autogol dell’amministrazione in carica. Invece, si è finito col discuterne sul fronte opposto. E piuttosto aspramente.
Manate e manine
Non che le polemiche in maggioranza siano mancate, su tutte la scelta della Giunta di proseguire col gemellaggio con Tel Aviv, nonostante la volontà espressa dal Consiglio. La protesta più vibrata è stata quella del consigliere Dem Michele Albiani, il quale ha sostenuto che la lettera del Sindaco Ron Huldai al collega meneghino Beppe Sala fosse stata presentata su un file Word la cui ultima modifica era registrata a nome di un dipendente comunale. Episodio davvero strano. Oltre allo schiaffo (politico), c’è pure una manina?
Sfumature di verde
Commenti altrettanto accesi sono stati scatenati dall’improvvida intervista di Michele Sacerdoti, subentrante in consiglio comunale al compianto Carlo Monguzzi. Nel giorno dei funerali dello storico esponente ambientalista, l’articolo sul Corriere recava il titolo “Io in Comune sullo scranno di Monguzzi, ma non sono come lui: non cercherò lo scontro di tutto”. Inevitabilmente, gli sono piovute addosso critiche di ogni tipo, ma anche la più sagace osservazione di chi nei corridoi ha fatto notare: “Non è nemmeno vero che Sacerdoti siederà sullo scranno di Monguzzi”. Già, perché i posti andranno riassegnati: le poltrone dei Verdi sono in seconda fila, mentre Monguzzi aveva chiesto di stare nella prima, accanto a Giulia Pastorella di Azione, e gli era stato concesso uno strappo alla regola in ossequio al suo curriculum politico e istituzionale. Ma di Monguzzi, appunto, ce n’è uno solo.
Note liete per Minniti
Successo clamoroso del “Block Party” del rapper Marracash nella sua Barona. Una vittoria su tutta la linea per chi ha reso possibile l’evento: Santo Minniti, che sta concludendo il secondo e ultimo mandato da Presidente del Municipio 6. C’è persino chi ha accostato il concerto all’ormai celebre dj-set di Charlotte de Witte a Genova, il quale ha contribuito a fare impennare ulteriormente la hype sulla Sindaca Silvia Salis. Non solo, se a Palazzo Tursi c’è stata qualche polemica (sterile) sui costi dell’evento, Minniti i soldi li ha portati: l’incasso di 240.000 euro sarà usato per la riqualificazione del quartiere. Chapeau. Ovviamente non basterà per contendere a Salis il ruolo di aspirante leader del centrosinistra nazionale, ma giocare un ruolo importante nei prossimi assetti di Palazzo Marino certamente sì.
Primarie in overbooking
A sinistra tutti pensano già alle prossime elezioni, da tempo. Chi più, chi meno palesemente. Rientra nella seconda categoria l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, il quale medita di giocare una scommessa piuttosto azzardata: fare da punto di caduta nella competizione tra i colleghi Anna Scavuzzo e Emmanuel Conte, entrambi determinati a raccogliere l’eredità di Beppe Sala. Ancora più impervia la strada di Tommaso Goisis, attivista sui temi della mobilità e della partecipazione molto apprezzato nell’inner circle – è anche consulente di altri Comuni – ma non particolarmente conosciuto dall’elettore medio. Tra gli aspiranti candidati alle primarie, restano solo posti in piedi.
Pacini non è una meteora
Al suo evento alla Cascina Nascosta nel Parco Sempione sono accorse 300 persone. Su Instagram ha oltre 68.000 follower. Numeri capaci di fare impallidire chi fa politica da prima che Lorenzo Pacini venisse al mondo, 30 anni fa. Rosso corposo tra tanti calici di rosè sbiadito, l’assessore del Municipio 1 ha la rara capacità di smuovere la generazione scesa in campo per Gaza e l’Iran. Inoltre, non viaggia in solitaria, ma si appoggia su una rete di sostegno molto fitta e ricca di competenze. Bisognerà farci i conti.
La tentazione di Lupi
E nel centrodestra? I politici tendono a stare alla larga dalla durissima sfida milanese. Il più convinto di tutti – se non proprio l’unico – è Maurizio Lupi, che è anche il più temuto dal centrosinistra: tutti gli riconoscono le capacità amministrative e la conoscenza della città che sono necessarie per il ruolo. Questo però, eventualmente, si vedrà dopo: vincere le elezioni e governare sono due sport diversi e nel primo servono i voti. L’intenzione è lasciar scoprire le carte al centrosinistra: se l’investitura cadrà su un nome “ingiocabile”, è molto probabile che si propenda per una candidatura più di bandiera che di sostanza.
Una campagna fuori tempo
Il cima all’interno del centrodestra non è caratterizzato dall’ottimismo, come si evince anche da un divertente dietro le quinte. Un gruppetto di esponenti dell’opposizione riuniti davanti a un caffè sparla amabilmente dell’amministrazione e uno di loro si sofferma sulla mobilità, attaccando ciclabili e divieti per gli scooter. Appena se ne va, però, gli altri cambiano decisamente direzione: “Se continuiamo a fare campagna su queste cose, facciamo loro solo un favore. La città ormai è cambiata. Semmai, attacchiamoli sui mezzi pubblici che vanno potenziati”.
La lezione di Mirabelli
Ha commosso davvero tutti l’intervista di Franco Mirabelli a Marco Damilano, per “Il cavallo e la torre”. Malato di SLA dal 2022, il senatore Dem è immobilizzato, ma continua a lavorare, grazie alla tecnologia che gli permette di comunicare. “Finché potrò essere utile, la vita avrà senso”: una lezione per tutti, soprattutto per chi si sente importante pensando solo a se stesso, senza porsi il problema di mettersi al servizio degli altri. Eppure, il senso dovrebbe essere proprio questo, specialmente per chi sceglie di fare politica.
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