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Per Netanyahu e i media israeliani “Khamenei è morto”
Khamenei è morto: la frase rimbalza da ore tra social e notiziari, ma al momento non esiste una conferma ufficiale verificabile sulla sorte della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei. Le voci più “istituzionali” vengono attribuite a dichiarazioni del premier israeliano Benjamin Netanyahu: in resoconti ripresi da più testate, Netanyahu ha parlato di “segnali” o “molti indizi” secondo cui Khamenei potrebbe non essere più vivo, dopo i raid congiunti USA-Israele su obiettivi a Teheran, inclusa – secondo queste ricostruzioni – l’area del suo compound. A rafforzare l’ipotesi ci sono anche servizi di media israeliani che citano fonti non nominate e parlano di assenza di contatti con Khamenei, precisando però che le sue condizioni restano sconosciute.
Teheran, invece, respinge le ricostruzioni: alcune testate riportano dichiarazioni di esponenti iraniani secondo cui Khamenei sarebbe “ancora vivo” (o “per quanto ne sappia”) e che le affermazioni israeliane sarebbero propaganda di guerra. I dubbi restano numerosi. Primo: l’assenza di immagini recenti o di un messaggio video/audio non prova di per sé un decesso, specie in un contesto di sicurezza estrema. Secondo: la TV di Stato avrebbe annunciato un intervento di Khamenei che non è arrivato entro la giornata, alimentando la speculazione senza chiuderla. Terzo: analisi pubbliche basate su fonti aperte indicano che lo “status” di Khamenei rimane incerto. “Khamenei è morto” ripete Netanyahu, mentre l’Iran lo nega e non c’è ancora una prova indipendente conclusiva. In attesa di conferme ufficiali o evidenze verificabili, swi inizia comunque a pensare al “dopo”. Sul quale le incognite sono le stesse di quando Khamenei wera il nemico numero uno dell’Occidente.
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