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Criminalità

Crime-Terror Nexus. ‘Ndrangheta e Hezbollah: l’alleanza segreta nella Tripla Frontera che minaccia l’Europa

Non più solo con altre associazioni criminali, ma anche, e soprattutto, con cellule terroristiche internazionali, ovunque ciò costituisca un vantaggio, un’opportunità, una convenienza

8 Luglio 2026

Il termine “Crime-Terror Nexus” non è più un’astrazione da manuale di criminologia, ma una realtà operativa certificata dalle più autorevoli istituzioni internazionali. A fotografare questa pericolosa convergenza è stato il primo rapporto globale sulle mafie internazionali presentato dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC). Un documento che ha scosso le coscienze e ridisegnato i confini della minaccia globale.

Secondo Giovanni Gallo, capo della sezione dell’UNODC, le organizzazioni mafiose italiane hanno conservato le loro strutture gerarchiche, i codici comportamentali e la capacità intimidatoria, ma hanno al contempo sviluppato una “capacità camaleontica” che consente loro di stringere alleanze di convenienza in tutto il mondo. Non più solo con altre associazioni criminali, ma anche, e soprattutto, con cellule terroristiche internazionali, ovunque ciò costituisca un vantaggio, un’opportunità, una convenienza. Come ha osservato il professor Vincenzo Musacchio, esperto di strategie di contrasto alla criminalità organizzata, il “Crime-Terror Nexus” rappresenta uno degli aspetti più complessi e pericolosi della geopolitica criminale contemporanea. La mafia, mossa da obiettivi puramente economici, e il terrorismo, guidato da motivazioni ideologiche, politiche o religiose, sono oggi due realtà che cooperano, si integrano e, in alcuni contesti, si fondono.

Il terreno d’incontro privilegiato è il mercato nero globale. I terroristi hanno bisogno di denaro per finanziare logistica, armi e propaganda; le mafie controllano le rotte commerciali illecite. La collaborazione si sviluppa principalmente su tre fronti: il narcotraffico, asse portante del connubio; il traffico d’armi; e il contrabbando di esseri umani.

La Tripla Frontera: il crocevia dove ‘Ndrangheta e Hezbollah si incontrano

L’elemento più clamoroso emerso dal rapporto UNODC riguarda i collegamenti tra la ‘Ndrangheta e cellule di Hezbollah nella regione della Tripla Frontera tra Argentina, Brasile e Paraguay. Non si tratta di una collaborazione ideologica, ma di un’alleanza funzionale, puramente utilitaristica. In quest’area, le cosche calabresi, esponenti di cartelli sudamericani e cellule di Hezbollah interagiscono per facilitare il riciclaggio di denaro e l’accesso alle rotte del traffico verso il Medio Oriente; in cambio, i terroristi ottengono finanziamenti per le loro attività. È un sistema che trasforma la ‘Ndrangheta in una piattaforma relazionale globale, dove la logica del profitto si sposa con le esigenze del terrorismo internazionale.

Dal Sahel a Boko Haram: le nuove rotte del narcotraffico e l’alleanza con l’Africa occidentale

Ma il fenomeno non si esaurisce in Sud America. L’UNODC segnala anche collegamenti tra le mafie italiane e i gruppi criminali dell’Africa occidentale, in particolare nel delta del Lagos, in Nigeria, dove opera Boko Haram. L’area del Sahel è diventata una rotta primaria per il narcotraffico, alternativa agli ingressi tradizionali attraverso Spagna, Portogallo e Rotterdam. Un sistema criminale internazionale che, secondo il rapporto, funziona ormai come una “multinazionale”, con segmenti specializzati che gestiscono singole fasi della filiera del narcotraffico: non esiste più un’unica organizzazione in grado di controllare tutta la catena, dalla produzione alla distribuzione finale. Le attività sono affidate a reti specializzate che si occupano di trasporto, stoccaggio e distribuzione, con veri e propri “subappalti” criminali. L’Onu ha persino documentato l’esistenza di veri e propri corsi di formazione per i corrieri della droga, finalizzati a eludere i controlli e perfezionare le tecniche di occultamento delle sostanze stupefacenti.

Le conseguenze per la sicurezza globale: armi, carceri e radicalizzazione

Questa convergenza tra mafia e terrorismo non è più una congettura, ma una convergenza operativa. Le implicazioni per la sicurezza internazionale sono profonde. La proliferazione di armi provenienti da conflitti come quello dell’ex Jugoslavia e della guerra in Ucraina rappresenta una minaccia concreta, con il rischio che queste finiscano nelle mani di gruppi terroristici attraverso le reti mafiose. Le carceri, inoltre, rappresentano un punto cruciale per il reclutamento e la radicalizzazione, dove i membri di organizzazioni mafiose possono entrare in contatto con ideologi del terrorismo.

La risposta italiana: espulsioni, arresti e il caso Hamas

Le autorità italiane sono in prima linea in questo contrasto. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in un’informativa alla Camera del gennaio 2026, ha rivelato che l’imam Mohammad Hannoun era, secondo l’ipotesi investigativa, il capo della cellula italiana di Hamas. “Dietro il linguaggio dell’umanitarismo e della religiosità, è emerso un sistema stabile di propaganda e finanziamento del terrorismo”, ha affermato Piantedosi, descrivendo una rete presente a Genova, Milano e Roma, attiva nella raccolta di denaro in moschee, eventi pubblici e manifestazioni. Un sistema che, come ha sottolineato il ministro, ha squarciato il velo su attività che, dietro il paravento di iniziative in favore della popolazione palestinese, venivano sistematicamente dirottate verso strutture di Gaza riconducibili ad Hamas. Il 10 giugno 2026, Piantedosi ha reso noto alla Camera che erano stati espulsi 250 stranieri pericolosi e che proprio in quei giorni erano stati arrestati a Milano due cittadini egiziani ritenuti esponenti della Fratellanza Musulmana in Italia, organizzazione notoriamente legata ad Hamas.

I numeri del dramma e la sfida delle cause profonde

Il dato complessivo è impressionante: la criminalità organizzata provoca ogni anno circa 95.000 omicidi volontari nel mondo, un numero che l’UNODC paragona alle vittime dei conflitti armati. Un numero che, da solo, racconta la portata di un fenomeno che non è più confinabile entro i confini nazionali o le tradizionali categorie di “mafia” e “terrorismo”. Come ha osservato Gallo, la sola repressione non basta: “È indispensabile intervenire sulle cause economiche e sociali che alimentano il narcotraffico”. Per contrastare il legame tra mafia e terrorismo, è necessaria una strategia che colpisca i flussi di denaro e le rotte di contrabbando, oltre a migliorare il coordinamento tra le forze di polizia a livello globale.

Un sistema criminale globale da affrontare con urgenza

In conclusione, il rapporto dell’UNODC del maggio 2026 ci consegna un’immagine chiara e inquietante: le mafie italiane, e in particolare la ‘Ndrangheta, non sono più semplici organizzazioni criminali territoriali, ma attori globali in grado di dialogare con gruppi terroristici, cartelli della droga e reti finanziarie illecite in un sistema criminale frammentato ma straordinariamente efficiente. Un sistema che, per essere contrastato, richiede un approccio altrettanto globale, che unisca repressione, cooperazione internazionale e intervento sulle disuguaglianze economiche e sociali che alimentano il narcotraffico. La sfida è epocale, e il tempo per raccoglierla è adesso.

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