Partiti e politici
Svizzera neutrale: l’alabarda di Blocher e la balestra di Tell
Nell’era dei droni, lo Stimmvolk svizzero ha sonoramente bocciato una neutralità armata di Medioevo. Ma il vecchio patriarca della destra non si arrende
Un’intelligenza artificiale non avrebbe saputo inventare un’immagine più eloquente di questa foto vera: Christoph Blocher, quasi 86 anni, industriale e politico, capelli bianchi scompigliati, arringa i seguaci a pugni alzati. Dietro, il “sole che ride” nel logo della sua SVP su un verde da pascolo alpino. Davanti, un’alabarda. Quasi un programma politico: idillio a casa, arma in pugno, guerre degli altri fuori dalla porta.
Il 27 settembre lo Stimmvolk , il “popolo votante”, ha risposto: sette voti su dieci, No. I Sì sono stati appena due punti più del 27,9 per cento raccolto dalla SVP alle elezioni nazionali del 2023. Blocher però non disarma. Ha detto che il referendum era solo l’inizio della sua battaglia per una neutralità più rigida. I media svizzeri lo chiamano SVP-Übervater: padre-padrone, patriarca, grande vecchio.
Blocher ha edificato piramidi, non villette. La prima è Ems-Chemie: 25 stabilimenti in 16 paesi, 2.657 dipendenti, 1,95 miliardi di franchi di fatturato. La seconda è la SVP moderna, Schweizerische Volkspartei (“partito svizzero del popolo”). Con Blocher è passata dall’11,9 per cento nel 1991 al 27,9 nel 2023, diventando il primo partito svizzero, con due ministri su sette. Ne è stato architetto, stratega, tribuno e, nella mitologia del partito, custode della “vera Svizzera”.
La sua iniziativa voleva iscrivere nella Costituzione una neutralità permanente e armata, fuori dalle alleanze militari, con forti limiti alla cooperazione e alle sanzioni autonome. Dal 1848 la Costituzione non definisce la neutralità: affida a Parlamento e governo il compito di tutelarla. Punto.
Come emblema della sua battaglia Blocher ha scelto un’alabarda. Scelta curiosa. Fu una delle armi emblematiche dei mercenari svizzeri che per secoli combatterono per potenze straniere. Ben pagati. L’alabarda ricorda glorie militari, ma anche svizzeri che andavano a fare le guerre degli altri.
Nella mitologia elvetica c’è però un’altra arma: la balestra di Guglielmo Tell. Non il mercenario, ma il ribelle. Non combatte per chi paga, ma contro la tirannia. È talmente svizzera che Swiss Label l’ha scelta come marchio di swissnessper i prodotti elvetici. Due armi. Due racconti. La storia è più complicata dei simboli. Per questo i simboli funzionano così bene.
Blocher arruola anche la storia. A suo giudizio, fu soprattutto la neutralità integrale a salvare la Svizzera dalle guerre fasciste e naziste. Ricorda spesso il 1938, quando il paese, dopo aver applicato parte delle sanzioni contro l’Italia fascista nel 1935-36, tornò alla neutralità integrale e rinunciò a partecipare a future sanzioni. Secondo Blocher, quella scelta “salvò la Svizzera”.
L’alabarda, però, ha un problema: funziona male contro un drone. Le frontiere fermano soldati, non satelliti, codici, capitali. Qui il Medioevo finisce davvero.
Per Blocher, le sanzioni svizzere adottate il 28 febbraio 2022 contro la Russia violarono la neutralità e trasformarono la Svizzera in parte del conflitto. Pochi giorni dopo annunciò la battaglia per una neutralità costituzionale più rigida, che avrebbe impedito sanzioni autonome di quel tipo.
Ma la Svizzera sanzionava Stati da decenni: nel 1990 impose un embargo all’Iraq di Saddam Hussein; dal 1998 aderì, caso per caso, anche a sanzioni europee. L’iniziativa di Blocher arrivò invece con le sanzioni alla Russia, dove Eftec, società del gruppo Ems, ha due impianti.
Poco prima del referendum, il giornale d’inchiesta Republik ha pubblicato il reportage che ha fatto scalpore «Gli affari dei Blocher in Russia». La domanda viene da sola: un divieto costituzionale di sanzioni autonome avrebbe giovato anche agli interessi economici della famiglia del principale finanziatore del Sì?
Blocher ha messo quasi quattro milioni. Il Sì disponeva di 5,7 milioni, il No di 1,7. Neppure questo è bastato.
Sette svizzeri su dieci hanno lasciato l’alabarda a Blocher. La balestra, almeno stavolta, ha vinto. Ma sopra entrambe vola ormai il drone.
Blocher però non disarma. Ha detto che era solo l’inizio. A quasi 86 anni, l’uomo con l’alabarda prepara già la prossima battaglia.
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