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Teatro

Se la governante resiste.

di Paolo Randazzo

A Palermo una ripresa del celebre e bellissimo testo di Vitaliano Brancati.

1 Novembre 2026

Palermo. Nel portare in scena “La governante” di Vitaliano Brancati, Valerio Santoro ha realizzato uno spettacolo caratterizzato da una parte da un’elegante nettezza del segno registico e della struttura complessiva dell’allestimento e dall’altra da una serie di domande che mettono in discussione questo lavoro sul versante della necessità e dell’urgenza rispetto alla realtà della società italiana contemporanea che lo dovrà accogliere e recepire. Lo spettacolo ha debuttato in prima nazionale sabato 17 ottobre sulla scena del Teatro Biondo di Palermo (diretto appunto da Santoro), che lo produce insieme con “Marche Teatro”. In scena ci sono interpreti solidi e d’indiscussa levatura: i protagonisti Franco Branciaroli e Giovanna Di Rauso e con loro Paride Benassai, Massimo De Matteo, Eletta Del Castillo, Emanuele Fortunati, Carolina Sisto, Valentina Violo. Le scene sono di Luigi Ferrigno, i costumi di Dora Argento, le musiche di Paolo Coletta, il suono di Hubert Westkemper, le luci infine di Cesare Accetta. Lo spettacolo racconta della vicenda di Caterina Leher, neo assunta governante della casa romana di Leopoldo Platania: lei, una calvinista dall’atteggiamento inappuntabile, colta e dai rigidissimi costumi, lui un ricco siciliano trasferitosi a Roma per seguire meglio i suoi affari. Insieme con Platania vivono il figlio, classicamente donnaiolo (Fortunati) e la nuora Elena (Del Castillo) non molto solida caratterialmente e culturalmente ma aperta, disponibile alla crescita personale e irresistibilmente attratta dalla modernità che nella capitale si manifesta in tutto il suo fascino. E poi c’è Francesca (Violo), la giovane cameriera siciliana, una serva devota di antica e disarmante semplicità (molte ed evidenti le ascendenze letterarie nel costruire questo personaggio), su cui Caterina, proprio per nascondere la sua omosessualità, riversa falsamente l’accusa di aver provato a sedurla. Leopoldo, conseguentemente alla sua mentalità tradizionalista e bigotta (da vero maschio “siciliano…”), caccia immediatamente l’innocente Francesca e da quel momento tutto va per come deve andare: ben presto verrà a sapere del suicidio di Francesca sopraffatta dal dolore, dalla mancanza dei bambini che lei cresceva come una madre e dalla vergogna, si troverà a scoprire l’omosessualità di Caterina e la sua reale e malvagia doppiezza, si troverà a capire il vero (e analogo) motivo della misteriosa e per lui ancora dolorosissima morte di sua figlia. Non è difficile capire quanto complessa sia questa vicenda e quanto possa essere difficile tenere in equilibrio l’interpretazione di ciascun personaggio e le reciproche relazioni. Da questo punto di vista lo spettacolo è pienamente riuscito e, se il grande Branciaroli, pur talvolta eccedendo nell’interpretare sé stesso, costruisce un personaggio credibile (con intelligenza Santoro non gli ha chiesto alcun accento siciliano), se a sua volta la Di Rauso si mostra molto solida nell’attraversare il personaggio di Caterina, che in tutta evidenza conosce benissimo (lo aveva già affrontato nel 2012 in una regia di Scaparro), è l’insieme della compagnia che sembra fare la differenza e reggere bene il nodo della complessità della trama. Una complessità a cui Santoro e Branciaroli aggiungono un’eco ulteriore e interessante quando Leopoldo, venendo a conoscenza dell’infinita voragine della sua ignoranza esistenziale, sembra riecheggiare pagine celeberrime della storia del teatro occidentale. Cosa non convince invece di questo lavoro? La sua totale, programmatica (ma ugualmente incomprensibile) indifferenza alla realtà contemporanea: quanto hanno dovuto soffrire per secoli e secoli le persone omosessuali schiacciate, rifiutate, perseguitate nella loro umana verità dalla società maschilista, patriarcale e violenta? Tantissimo, ed è solo grazie alla forza delle battaglie di liberazione che i movimenti omosessuali (e i movimenti culturali e politici che li hanno supportati) hanno promosso che oggi non è più così, e meno male che non è più così. Non si tratta solo della vittoria della libertà su un vuoto bigottismo meridionale, maschilista e pseudo-cattolico, su un asfittico perbenismo, su un’ipocrisia sociale persistente (basti pensare alla censura democristiana che ha colpito immediatamente questo testo brancatiano nel 1952 e tenuto bloccato sino al ’65), ma proprio della sacrosanta affermazione dei diritti civili (di alcuni diritti) delle minoranze omosessuali (oggi si direbbe LGBTQ+) e della cultura della diversità contro la cultura, violenta, di ogni pseudo-normalità. Non è possibile insomma riflettere su questo lavoro teatrale, senza riflettere anche su questa vicenda di libertà che, partendo dal coraggio politico di uomini liberi come Vitaliano Brancati, ha saputo raggiungere oggi fortunatamente dimensioni ben più significative.

 

La governante. Dal 17 al 25 ottobre Teatro Biondo Palermo, Sala Grande. Testo di Vitaliano Brancati, regia Valerio Santoro, con Franco Branciaroli, Giovanna Di Rauso e con Paride Benassai, Massimo De Matteo, Eletta Del Castillo, Emanuele Fortunati, Carolina Sisto, Valentina Violo. Scene di Luigi Ferrigno, costumi di Dora Argento, musiche di Paolo Coletta, suono di Hubert Westkemper, luci di Cesare Accetta. Assistente alla regia Giuseppe Bongiorno, assistente alle scene Michele Lubrano Lavadera. Produzione Teatro Biondo Palermo / Marche Teatro. Crediti fotografici di Tommaso Le Pera. Tournee: Ancona, Teatro delle Muse – dal 17 al 21 febbraio 2027; Roma, Teatro Valle – dal 23 al 28 febbraio 2027; Borgo San Lorenzo, Teatro Giotto – 3 marzo 2027.

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