Geopolitica

La disinformazione come campo di battaglia

L’articolo analizza come, in un contesto di tensione politica e militare, la disinformazione diventi un’arma centrale: proliferano voci, speculazioni e letture interessate, mentre si richiama alla prudenza analitica e alla verifica dei fatti per evitare narrazioni distorte.

7 Gennaio 2026

Nei momenti di estrema tensione politica e militare, come quello che vive oggi il Venezuela dopo il sequestro del presidente Nicolás Maduro, la prima cosa che di solito cade non è un governo né un’istituzione: la prima cosa che muore è la verità. E su quel vuoto si costruisce rapidamente un festino di voci, speculazioni affrettate, operazioni psicologiche e conclusioni interessate.

È esattamente ciò a cui stiamo assistendo. Un clima saturo di disinformazione, amplificato dai social network, da portavoce apparentemente critici e, cosa ancor più delicata, da settori che si definiscono rivoluzionari ma che finiscono per certificare, da sinistra, le tesi dell’avversario.

È troppo presto per affermare tradimenti, consegne o patti occulti. Non solo perché non esistono informazioni verificabili sufficienti, ma perché il contesto stesso di un’operazione imperiale di sequestro aiuta a spiegare molti dei fatti che oggi vengono usati come “prove” di una cospirazione interna. La schiacciante superiorità tecnologico‑militare degli Stati Uniti, l’uso della guerra elettronica, il controllo dello spazio aereo, gli attacchi preventivi a installazioni strategiche e l’esperienza accumulata in operazioni di cattura e destabilizzazione fanno parte di un manuale ben noto.

A ciò si aggiunge un elemento che contraddice direttamente i primi racconti che parlavano di assenza di vittime o di un’operazione quasi incruenta. Con il passare dei giorni, informazioni già pubblicate da vari media e comunicati ufficiali hanno confermato un numero significativo di morti. Tra questi figurano membri della sicurezza cubana assegnata alla protezione presidenziale, una struttura chiave di intelligence e difesa, così come membri della scorta diretta, aiutanti militari, effettivi delle forze armate venezuelane e civili che si trovavano nelle zone colpite dagli attacchi. Le cifre che circolano oggi superano ampiamente le prime versioni e, sebbene non esista ancora un bilancio definitivo, i rapporti coincidono nel dire che le vittime superano già diverse decine, rafforzando l’idea di un’operazione violenta e ad alta intensità, non di una presunta consegna concordata.

L’imperialismo non ha necessariamente bisogno di traditori quando dispone di droni, satelliti, forze speciali, intelligence elettronica e decenni di interventi diretti e indiretti in America Latina e nel mondo. Trasformare ogni colpo riuscito dell’avversario in un romanzo di tradimenti interni non è solo intellettualmente povero: è politicamente funzionale alla sua strategia, che mira a seminare sfiducia, fratturare le direzioni politiche ed erodere la morale popolare.

Le voci su una presunta consegna di Maduro si basano, finora, su fonti dello stesso apparato politico e militare statunitense e su interpretazioni forzate di gesti politici che sono sempre esistiti in contesti di conflitto. Tentativi di negoziazione, canali diplomatici aperti o ricerche di soluzioni politiche non costituiscono tradimento; costituiscono politica in condizioni estreme, come è avvenuto in praticamente tutti i processi storici di confronto con l’imperialismo.

Come rivoluzionari, come militanti con senso storico, abbiamo una responsabilità maggiore: non riprodurre il racconto dell’avversario, non confondere lo smarrimento con la certezza né il dubbio con l’accusa. La critica è necessaria, ma deve partire da fatti comprovabili, non da voci; da un’analisi materiale, non dall’ansia politica.

Ci sarà tempo per valutare responsabilità, errori, correlazioni di forza ed esiti. Oggi ciò che serve è serietà analitica, prudenza politica e chiarezza strategica. Perché quando ripetiamo senza prove le tesi dell’avversario, non siamo più lucidi né più radicali: stiamo facendo il suo lavoro gratuitamente.

La fretta è una cattiva consigliera e confondere velocità con chiarezza è un errore antico; inoltre, chi perde la calma perde la rotta, e il racconto senza prove è solo rumore.

 

Di Delfo Acosta

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