Costume
Matrimonio in chiesa: per sempre, salvo aggiornamenti
Dal possibile ricorso di Emanuele Filiberto di Savoia alla Sacra Rota per sciogliere il lungo matrimonio con Clotilde Courau, nasce una domanda: quanto dura davvero un “per sempre”?
Stamattina caffè e Sacra Rota si sono incontrati.
Leggevo del desiderio di un reale, o ex tale, di annullare un lungo matrimonio religioso per poterne celebrare un altro.
Succede anche nelle migliori famiglie: ci si innamora, si sogna una vita insieme, si desidera un “per sempre” certificato dallo Stato e dalla Chiesa.
Il matrimonio religioso continua a piacere, magari meno di un tempo, ma resiste.
Piacciono le chiese piene di amici e di fiori. Piace il sacro che benedice in formula definitiva. Piace il “per sempre”.
Passano gli anni e può arrivare il desiderio di ricominciare.
Magari con un altro amore.
E la scena si ripete: stessa necessità di chiese, amici e fiori. Stessa necessità di un sacramento.
Stessa necessità di pronunciarlo di nuovo, quel “per sempre” che con l’età assume contorni statisticamente più prudenti.
A quel punto entrano in scena avvocati rotali, diritto canonico, verifiche sulla validità originaria del vincolo.
La Chiesa, del resto, non parla di divorzio: deve stabilire se quel matrimonio sia esistito davvero.
È una distinzione antica e teologica, eppure letta davanti a un caffè, può indurre pensieri stolti: ci si rivolge proprio a un vincolo dichiarato eterno per ottenere una cancellazione retroattiva.
Non è sorprendente che un amore finisca.
Succede.
Più singolare è chiedere al “per sempre” di considerarlo mai avvenuto.
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