Cronaca

Difterite, che cos’è e perché se ne parla di nuovo in Italia

A Palermo una bambina di quattro anni è morta di difterite. Non era vaccinata. In Italia non si registrano casi dal 1996. Il vaccino è infatti disponibile dal 1920 e grazie alla vaccinazione di massa la malattia è diventata rara

24 Agosto 2026

La morte a Palermo di una bambina di quattro anni, non vaccinata contro la difterite, ha riportato al centro dell’attenzione una malattia infettiva che in Italia è diventata rarissima proprio grazie alla vaccinazione. Il caso, che ha fatto scattare un’indagine epidemiologica e il tracciamento dei contatti, ricorda però che la difterite non è scomparsa e che, quando l’immunizzazione viene meno, un’infezione considerata appartenente al passato può ancora provocare conseguenze molto gravi. Era dal 1996 che non si registravano casi in Italia.

La bambina, Anna Rosa Bartolotta, è morta il 20 agosto all’ospedale Civico di Palermo e i genitori sono indagati per omicidio colposo dalla Procura di Palermo. Nelle ore e nei giorni successivi sono emersi altri elementi: un cuginetto di quattro anni è risultato positivo ed è stato ricoverato e sembra che le sue condizioni siano migliorate, mentre almeno una decina di familiari della cerchia della bambina sono risultati positivi ai tamponi. Le persone risultate positive, secondo le informazioni disponibili, sono prevalentemente minori vaccinati e fortunatamente non presentano sintomi e condizioni gravi ma dovranno stare in isolamento. L’Asp di Palermo sta cercando di ricostruire la catena dei contagi e di individuare l’origine della trasmissione. “Stiamo svolgendo diverse attività – ha detto spiegato ieri Bruno Marsala direttore del dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Palermo -. Intanto l’indagine epidemiologica per risalire al paziente zero cioè il soggetto che ha trasmesso la malattia e tracciare tutti i contatti, cioè tutte le successive persone che hanno avuto contatti con la bambina e con chi ha avuto contatti con lei”.

Che cos’è la difterite

La difterite è un’infezione batterica causata principalmente dal Corynebacterium diphtheriae. Il batterio può colonizzare le vie respiratorie e, attraverso alcuni ceppi in grado di produrre una tossina, provocare una malattia potenzialmente grave. La tossina difterica può danneggiare diversi organi e tessuti. Le forme respiratorie possono provocare un’infiammazione della gola e delle vie aeree, con la formazione delle caratteristiche pseudomembrane che possono ostacolare la respirazione. Nei casi più gravi la tossina può raggiungere altri organi e provocare complicanze cardiache e neurologiche.

La trasmissione avviene principalmente attraverso le secrezioni respiratorie, ma può verificarsi anche attraverso il contatto con lesioni cutanee infette. Uno degli aspetti che rende oggi difficile riconoscere tempestivamente la malattia nei paesi in cui è diventata rara è proprio la sua eccezionalità: medici e pediatri possono avere una probabilità molto bassa di incontrare un caso nel corso della propria attività professionale.

Una malattia diventata rara grazie ai vaccini

La storia della difterite è anche la storia dell’efficacia delle vaccinazioni. Disponibile fin dal 1920, il vaccino antidifterico contiene la tossina batterica, trattata in modo da non essere più tossica per l’organismo, ma comunque in grado di stimolare la produzione di anticorpi protettivi da parte del sistema immunitario. Il ciclo di base del vaccino è costituito da tre dosi, da praticare al terzo, quinto e dodicesimo mese di vita del bambino. Successivamente vengono eseguite due dosi di richiamo, all’età di 6 e 14 anni.

L’introduzione della vaccinazione di massa ha ridotto drasticamente la circolazione del batterio e il numero di persone colpite. In Europa la difterite rimane oggi una malattia rara, ma non è scomparsa. Secondo l’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), tra il 2016 e il 2020 venivano registrati nell’Unione europea in media circa 27 casi l’anno di difterite causata da Corynebacterium diphtheriae. Nel 2022 si è verificato un brusco aumento, con 320 casi, legato soprattutto a un focolaio che ha interessato prevalentemente persone migranti recentemente arrivate in Europa. Dopo quel picco, il numero di casi è progressivamente diminuito: 165 nel 2023, 56 nel 2024 e 13 nel 2025, secondo i dati ECDC. Il calo non significa però che la sorveglianza possa essere abbandonata. L’ECDC ha infatti continuato a segnalare la presenza di trasmissione locale in alcuni gruppi vulnerabili e la necessità di mantenere elevata la copertura vaccinale.

Il rapporto epidemiologico ECDC pubblicato nel luglio 2026, inoltre, segnala che nel 2024 sono stati notificati complessivamente 151 casi di difterite nell’UE/SEE, comprendendo sia le infezioni da C. diphtheriae sia quelle dovute a Corynebacterium ulcerans. Tra i casi per i quali era disponibile l’informazione sullo stato vaccinale, il 62% risultava non vaccinato oppure vaccinato con un numero di dosi sconosciuto.

Difterite
Il grafico riporta l’incidenza della difterite nel mondo dal 1980 fino al 2013 (in azzurro) e l’andamento della copertura vaccinale (in blu i dati ufficiali riportati dai Paesi, in rosso le stime dell’Oms e dell’Unicef)

Perché il vaccino resta fondamentale

La difterite è una malattia prevenibile attraverso la vaccinazione. Il vaccino contiene il tossoide difterico, cioè una forma inattivata della tossina che permette al sistema immunitario di sviluppare una protezione senza provocare la malattia. L’ECDC considera la vaccinazione l’unico metodo efficace per prevenire la malattia mediata dalla tossina e sottolinea l’importanza di mantenere elevate coperture vaccinali nella popolazione. Nei soggetti completamente vaccinati la comparsa della malattia è molto rara.

Questo non significa che il vaccino elimini ogni possibilità di infezione o che una persona vaccinata non possa mai entrare in contatto con il batterio. Significa però che la vaccinazione riduce in modo sostanziale il rischio di sviluppare forme gravi e contribuisce a limitare la circolazione della malattia. Il caso di Palermo rende evidente proprio questa differenza: mentre la bambina deceduta non era vaccinata, il cuginetto risultato positivo era vaccinato ed è attualmente in miglioramento. Anche diversi familiari risultati positivi ai tamponi, secondo le informazioni diffuse, sono vaccinati e non presentano sintomi gravi.

Il rischio in Europa e in Italia

Il ritorno della difterite nel dibattito pubblico non deve però essere interpretato come la presenza di una nuova epidemia generalizzata in Italia. I dati europei mostrano che la malattia rimane complessivamente rara e che il grande aumento registrato nel 2022 è stato seguito da una significativa riduzione dei casi. Allo stesso tempo, però, sarebbe sbagliato considerarla una malattia definitivamente scomparsa. L’ECDC ha continuato a documentare casi anche dopo il focolaio del 2022, compresa la circolazione di alcuni ceppi in diversi paesi europei. Per questo sono fondamentali sorveglianza, identificazione tempestiva dei casi, tracciamento dei contatti e accesso alla vaccinazione per le persone che ne sono prive.

La fiducia nella scienza è anche una questione politica

La prevenzione delle malattie infettive non è soltanto una questione medica. È anche una questione di fiducia nelle istituzioni. Quando una malattia diventa rara non si vedono più gli effetti di un’infezione che, prima della vaccinazione, poteva essere molto più frequente e pericolosa. Per questo le istituzioni hanno una responsabilità importante: spiegare con chiarezza perché una vaccinazione viene raccomandata, quali sono i benefici e quali i possibili rischi, distinguendo sempre le evidenze scientifiche dalle informazioni prive di fondamento. La fiducia non si costruisce soltanto chiedendo ai cittadini di fidarsi della scienza, ma attraverso trasparenza, informazioni verificabili e una comunicazione coerente nel tempo.

È un compito che riguarda anche la politica. Le questioni che riguardano la sanità pubblica, troppo spesso maltrattata dai governi, hanno bisogno di essere sostenute da una comunicazione istituzionale seria, capace di rendere comprensibili i dati scientifici senza trasformarli né in allarmismi né in slogan. Rafforzare la fiducia dei cittadini nella ricerca e nei vaccini significa anche investire nell’educazione sanitaria e nel contrasto alla disinformazione.

La difterite appartiene oggi alle malattie rare nei paesi europei ad alta copertura vaccinale. Ma rara non significa impossibile, come dimostra il caso di Palermo. Quando la protezione della popolazione diminuisce, le malattie spesso si ripresentano. La vaccinazione, la sorveglianza epidemiologica, la diagnosi tempestiva e una comunicazione pubblica fondata sulle evidenze scientifiche rimangono gli strumenti attraverso cui tenerle sotto controllo.

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