Vino, pasta e salumi: le esportazioni nel 2021 crescono del 9,2 percento

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29 Marzo 2022

Come sta l’agroalimentare in Italia? Nel 2021 le esportazioni a prezzi correnti dei distretti agro-alimentari italiani si chiudono con un bilancio positivo, superando la cifra di 22 miliardi di euro e realizzando un aumento del 9,2 percento rispetto all’anno precedente.

L’agroalimentare si conferma da anni settore chiave della nostra economia, in tutte le sue componenti. Il trend di crescita prosegue ininterrotto dal 2010 e non si è arrestato neanche durante la pandemia, si legge nel Monitor dei distretti agroalimentari, a cura della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo. Al contrario, gli altri distretti manifatturieri italiani hanno realizzato un rimbalzo maggiore (+20,3 percento) dopo la forte battuta d’arresto del 2020. Le esportazioni italiane di cibi e bevande, inoltre, hanno superato nel 2021 il traguardo dei 50 miliardi di euro.

Sul risultato influisce anche una dinamica di rialzo dei prezzi alla produzione: l’indice dei prezzi alla produzione sul mercato estero per le industrie alimentari ha infatti registrato una crescita del 2,6 percento nel 2021 rispetto all’anno precedente, con un’accelerazione nell’ultimo trimestre dell’anno in particolare per alcuni comparti. Il comparto più interessato è quello dell’olio (+10,3 percento), seguito a distanza dal lattiero-caseario (+3,3 percento); tutti gli altri comparti registrano aumenti contenuti e inferiori alla media di settore, con le bevande che hanno invece sperimentato un lieve calo.

Quasi tutte le filiere si posizionano su livelli di esportazioni superiori al pre-pandemia. La filiera del vino, prima per valori esportati nel 2021, supera per la prima volta la soglia dei 6 miliardi di euro, con una crescita del 12,5 percento rispetto all’anno precedente (+10,6 percento rispetto al 2019). Il maggior contributo arriva da parte del distretto dei Vini di Langhe, Roero e Monferrato (+15,3 percento nel 2021), ma registrano una performance molto positiva anche i Vini dei colli fiorentini e senesi (+20,7 percento), il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene (+15,5 percento), i Vini e distillati del Friuli (+20,5 percento) e i Vini e liquori della Sicilia occidentale (+15,7 percento).

Anche la filiera dei prodotti agricoli prosegue sul trend del 2020 e registra una crescita del 9,4 percento. Tutti i distretti si posizionano ampiamente al di sopra dei livelli del 2019; spicca in particolare il Florovivaistico di Pistoia (+30,6 percento rispetto al 2020).

Nella filiera della pasta e dolci  che cresce del 7,4 percento emergono il distretto dei Dolci di Alba e Cuneo (+15,1 percento) e dei Dolci e pasta veronesi (+13,2 percento). In contrazione, ma ampiamente al di sopra dei livelli di export del 2019, i comparti pasta dell’Alimentare di Avellino e dell’Alimentare napoletano.

Nella filiera delle carni e salumi (+16,2 percento) spiccano in maniera particolare i Salumi del Modenese (+22,4 percento nel 2021) e il Prosciutto San Daniele (+34,2 percento). L’unico distretto ad arretrare parzialmente nel 2021 è quello dei Salumi dell’Alto Adige (-1,9 percento; ma +3,2 percento rispetto al pre-pandemia).  Anche la filiera del lattiero-caseario registra un deciso progresso nel 2021 (+15,5 percento). In lieve ritardo solo il Lattiero-caseario di Reggio Emilia.

Positiva anche la dinamica della filiera del caffè (+14,1 percento tendenziale), con tutti e tre i distretti in forte crescita, in particolare il Caffè, confetterie e cioccolato torinese cresciuto del 15,1 percento).

Nella filiera dell’olio, il distretto dell’Olio toscano, che pesa per il 70% sul totale, si posiziona su livelli invariati rispetto al 2020 (-0,2 percento), mentre crescono sia l’Olio umbro (+8,4 percento) che il comparto olio dell’Olio e pasta del barese (+5 percento).

Luci e ombre invece per la filiera delle conserve (-3,7 percento nel 2021): i progressi registrati dalla metà dei distretti, Marmellate e succhi di frutta del Trentino-Alto Adige (+7,7 percento) e i comparti conserve dell’Alimentare di Parma e dell’Alimentare di Avellino (entrambi +8,1 percento), non riescono a compensare l’arretramento delle Conserve di Nocera (-3,7 percento) e dei comparti conserve dell’Alimentare napoletano (-0,3 percento) e dell’Ortofrutta e conserve del foggiano (-46,1 percento). La filiera, che si confronta con un 2020 di forte crescita sui mercati esteri, è nel complesso oltre i livelli del 2019. Stessa dinamica per la filiera del riso (-4,2 percento; +9,3 percento rispetto al 2019).

Infine, risultato positivo anche per il distretto dell’ittico, che con una crescita del 20,3% rispetto al 2020 recupera quasi completamente i livelli pre-crisi (-1,3%).

Nel complesso, sono in crescita le esportazioni dei distretti agro-alimentari verso tutti i principali mercati di destinazione, in particolare Germania (+4,5 percento), Stati Uniti (+13,9 percento) e Francia (+10 percento); in calo le vendite sul mercato britannico (-9,6 percento) a causa anche delle difficoltà logistiche e amministrative post Brexit.

Continuano a crescere anche le economie emergenti che raggiungono nel complesso un peso del 20% sul totale delle esportazioni dei distretti agro-alimentari.  Resta bassa invece l’esposizione verso il mercato russo ed ucraino, nel complesso solo l’1,6 percento delle esportazioni dei distretti agro-alimentari sono destinate a questi due Paesi, per un totale di 366 milioni. La filiera che esporta maggiormente verso queste due destinazioni è quella dei vini, con circa 145 milioni di euro (97 verso Russia e 46 verso Ucraina), che rappresentano il 2,4 percento del totale delle vendite all’estero dei distretti vitivinicoli. Maggiore l’incidenza dei due mercati per la filiera del caffè (6,7 percento) per un totale esportato di 75 milioni (63 verso Russia e 12 verso Ucraina), e per la filiera dell’olio, con 33 milioni che corrispondono al 3,6 percento del totale filiera.

Più concentrate le importazioni da Russia e Ucraina, per un valore complessivo di 242 milioni, ossia il 2,6 percento del totale importazioni dei distretti agro-alimentari, con una richiesta soprattutto da parte della filiera dei prodotti agricoli (187 milioni di euro) e dell’olio (circa 50 milioni di euro).

«Nel contesto attuale con l’obiettivo di supportare le imprese nei fabbisogni di liquidità per i pagamenti e di garantirne la continuità produttiva, Intesa Sanpaolo interviene con finanziamenti a 18 mesi con 6 di pre-ammortamento destinati a coprire il costo delle bollette passate e future. È una iniziativa che in un contesto di aumento dei costi consente alle imprese di mantenere liquidità rateizzando i pagamenti. E al fine di limitare gli impatti a conto economico derivanti dall’aumento dei prezzi delle commodity offriamo consulenza sulla copertura di tali rischi, per mitigarne la volatilità. – spiega Massimiliano Cattozzi, responsabile Direzione Agribusiness Intesa Sanpaolo – Per le imprese esportatrici verso la Russia e l’Ucraina abbiamo previsto, in aggiunta ai prestiti per liquidità, la sospensione delle rate per i finanziamenti in essere a 24 mesi, o 36 mesi per le imprese cerealicole. Oggi come ieri, siamo a fianco delle imprese per sostenerne le transizioni green e digitale, in coerenza con le iniziative del PNRR».

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TAG: agroalimentare, intesa sanpaolo
CAT: agroalimentare

Un commento

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  1. antoniettarosa 3 mesi fa

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