Il ruggito della Leonessa vince sui figli del Caimano

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26 Maggio 2021

Brescia campione d’Italia. Magari non se ne accorge nessuno. Ma Brescia, dopo mille anni, ha spezzato l’egemonia della Pro Recco in uno degli sport più belli del mondo

Nella grande confusione seguita al fischio finale degli arbitri, ho cercato invano il volto serio del Caimano, ma senza trovarlo. Certamente sarà stato triste per il fatto che la Pro Recco, dopo 14 anni, abbia perso lo scudetto, ma che credo che lui, il più grande giocatore di pallanuoto di sempre, abbia segretamente goduto della vittoria del Brescia. Lo dico da non tifoso di una squadra, ma da appassionato di uno degli sport più belli del mondo. Perché Brescia non ha solo giocato bene, ma ha giocato con l’anima (ed un portiere, Del Lungo, che credo sia tra i più forti del pianeta), senza fare schemi strani, ma vincendo gli scontri fisici, vincendo in quei millisecondi in cui due giganti si confrontano in una lotta titanica, ed a vincere è il guizzo, non la martellata.

Non mi ha stupito veder piangere Christian Presciutti, 39 primavere sul volto da combattente segnato dagli anni, che da 12 anni, ogni anno, ha ripreso in mano il Brescia e lo ha condotto alla finale contro il Recco, perdendo sempre con la squadra più ricca, meglio pagata e con il team più costoso d’Europa. Mi ha stupito la timidezza di Alessandro Bovo, l’allenatore, che ricordo benissimo vincere da giocatore l’oro alle Olimpiadi di Barcellona, un milione di anni fa. Mi ha emozionato vedere che questo gioco, cambiato mille volte nella ricerca dell’appetibilità televisiva, è rimasto quello di Eraldo Pizzo, il Caimano, che dopo la guerra si allenava nelle acque del porto di Recco, tra i resti dei pontili bombardati. Uno sport fatto di forza leonina, di velocità da serpente, di quella capacità di emergere dalle acque, più alti di tutti, per scatenare in una bracciata la potenza di un dardo di Giove.

La serie, in realtà, Brescia l’aveva vinta ieri, battendo il Pro Recco 4-2 ai rigori. Impossibile non pensare alla palombella rossa di Nanni Moretti. Ma stavolta c’era pochissimo pubblico, a causa delle norme sulla pandemia, ma vi assicuro che nessuno aveva voglia di uscire dal piano vasca per vedere un film, e nessuno, in acqua, era tradito da fantasmi giovanili e turbe adolescenziali. Ogni rigore una legnata che solo persone coraggiose come i portieri di questo sport possono osare di prendere.

Mi ha fatto tornare in mente l’emozione di Gianni De Magistris, a fine campionato 1976, quando la Rari Nantes Florentia aveva sorprendentemente battuto il Pro Recco, che anche allora inanellava titoli, un anno dopo l’altro. E mi ha fatto pensare che presto ci saranno le Olimpiadi, e che questi ragazzi, riuniti in una sola squadra, saranno ancora in vasca. Lo sapevano bene, perché dopo la partita, tra giocatori delle due squadre ci sono stati complimenti ed abbracci – cosa non del tutto usuale per uno sport in cui il nazionalismo ed il campanilismo esagerato, nel passato, ha prodotto scene da dimenticare.

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Un commento

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  1. franco-pecchio 6 mesi fa

    Presciutti… quante volte in nazionale! grazie per l’articolo per uno sport di cui ci si ricorda solo alle olimpiadi e ai mondiali ma che dice molto a migiaia di appassionati.

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