Come è esemplare Venezia

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24 Novembre 2019

Venezia non è un museo, ma una città viva. L’acqua alta la vitalizza. Ma quando supera i limiti può ucciderla, come si vide nel 1966. Non un’emergenza, dunque, ma una realtà. Che denuncia un vizio italiano, non veneziano.
Visto il problema, si pensa ai rimedi. Da qui nasce l’idea di paratie che si sollevino e che non evitino l’acqua alta, ma i suoi eccessi. Il Mose. Si può discutere all’infinito se quella sia, o meno, l’idea migliore: è quella scelta. Dopo di che succedono tre cose: a. i costi e i tempi di realizzazione si dilatano patologicamente; b. malaffare e corruzione prendono piede; c. nonostante l’opera sia comunque realizzata al 95%, quando serve non è in funzione.
Secondo taluno noi italiani siamo destinati e ci meritiamo questa sorte. Dissento: l’autostrada del sole fu terminata in anticipo. I guai ce li procuriamo diffondendo l’irresponsabilità. Nessuno ha il potere, nessuno porta responsabilità, tutti hanno un ruolo, sicché i fronti di potenziale blocco o corruzione si moltiplicano. Le norme si accavallano, ogni volta sempre più stringenti e severe, salvo il fatto che nessuno ci capisce più nulla e per ovviare si nominano i commissari. Ovvero si prova ad assicurare la legalità e l’operatività aggirando le leggi e colpendo gli operatori. Così procedendo ci si occupa di scandali e presunti moralizzatori, trascurando la sostanza: l’opera.
Di tempo (e denaro) se ne perde così tanto che si riaccende lo scontro sull’opera stessa: sarà utile? si deve completare? Nel parapiglia non si completa e si continua a spendere. Poi arriva l’alta marea e si grida all’emergenza.
Non è una storia veneziana, ma una fotografia italiana. Riprodotta mille volte. Basterebbero regole chiare e stabili, giustizia occhiuta e veloce, serietà e un pizzico di buon senso. Volendo, si può.

Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it
@DavideGiac

TAG: italia
CAT: appalti e concessioni

Un commento

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  1. federico.gnech 10 mesi fa

    Senta Giacalone, ma come fate voi del centrodestra a sostenere ancora la panzana de ”il MOSE bloccato dalla burocrazia”, quando persino Galan è arrivato almeno ad ammettere che il concessionario unico è stato un errore madornale? Il Consorzio Venezia Nuova ha gestito in totale autonomia fondi per cinque miliardi e mezzo come fosse un piccolo ministero autonomo, e i risultati si sono visti. Altro che lacci e lacciuoli. In questo senso è esemplare: le grandi opere prive di un controllo molto strettoia parte dello Stato generano corruzione, non vengono terminate in tempo e con costano tre volte tanto.
    Infine, un rilievo tecnico, per lei e per tanti miei concittadini: l’opera è QUASI finita, non finita, e alzare le paratie due settimane fa sarebbe stato inutilmente rischioso. Per usare le parole del suo progettista, Alberto Scotti – che ne saprà qualcosa in più di noi ingegneri da osteria, non crede? – sarebbe stato come “guidare una Ferrari senza freni”.

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