E per fare uno scorno fu edificato il Duomo normanno!

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17 Novembre 2018

La storia è, più o meno questa.

Un  giorno il giovane re di Sicilia, Guglielmo II, detto il Buono, era impegnato in una battuta di caccia nel territorio di Monreale, forse per la stanchezza, forse per il gran caldo senti le sue palpebre chiudersi e si addormentò sotto l’ombra di un grande carrubo.

Il re sognò la Madonna che gli indicava che in quel posto c’era nascosto un tesoro  e che gli chiedeva di disseppellirlo per impiegare l’oro per la costruzione di un tempio a sua gloria. Appena il re si svegliò, ordinò di scavare nel luogo indicato.

Proprio lì sarebbe stato rinvenuto il tesoro che Guglielmo avrebbe destinato alla costruzione del Duomo di Monreale, una delle grandi meraviglie del glorioso periodo normanno.

La realtà, messe da parte le leggende, fu ben diversa. Guglielmo, da qualche tempo, era in contrasto con l’arcivescovo di Palermo, Gualtiero Offamilio, che era stato il suo precettore e mal sopportava le sue ingerenze e soprattutto il grande potere che veniva dalla titolarità della sede diocesana più importante della Sicilia.

Per ridimensionarne il potere decise, dunque, di erigere – e lo poteva fare in forza delle prerogative derivatigli dalla bolla sull’Apostolica Legazia nella versione rinnovata a Salerno in modo più cogente dal padre Guglielmo I detto il Malo –  una nuova e potente diocesi, affidata ai monaci benedettini dell’abbazia di San Martino, che potesse competere con quella di Palermo.

Per realizzare questo progetto, particolarmente impegnativo, attinse a piene mani all’enorme tesoro reale e chiamò a raccolta le migliori maestranze presenti nel regno.

Fu così che venne realizzato con apporti gotici, tipica e la struttura ad ecclesia munita,  e con apporti bizantini lo splendido Duomo che ancor oggi impreziosisce la città di Monreale.

Il luogo prescelto non era senza significato.

L’area del monrealese era, allora, abitata da fortissime ed irrequiete minoranze islamiche accresciute da quanti musulmani avevano preferito, dopo i disordini che avevano segnato il regno di Guglielmo I, lasciare Palermo e rifugiarsi in luoghi più sicuri fra le montagne.

La presenza del Duomo, oltre alle motivazioni delle quali abbiamo scritto, aveva anche la funzione di garantire un ulteriore controllo del territorio.

Quella di Monreale, per decisione del re, divenne la diocesi con l’estensione territoriale più vasta dell’intera Sicilia.

Come era naturale, l’arcivescovo di Palermo si lamentò di questa scelta che incideva sull’estensione del suo potere e Guglielmo, appariva imbarazzato per quelle rimostranze.

A sciogliere l’imbarazzo e risolvere la querelle venne in aiuto “madre natura”.

Nel 1169, infatti, un terribile terremoto danneggiò pesantemente la cattedrale di Palermo tanto da renderla inagibile.

A questo punto, senza farselo consigliare da altri, intervenne Guglielmo che, con grande generosità si accollò le spese per la riedificazione dando l’aspetto che ancor oggi mantiene.

A questo punto, di fronte alla generosità del sovrano le lamentele di Gualtiero perdevano ogni ragion d’essere, nonostante il forte ridimensionamento aveva avuto la sua soddisfazione.

Una soddisfazione a cui si aggiungeva, in lui che rappresentava il partito tedesco che avrebbe portato all’infausto matrimonio fra Costanza d’Altavilla e Enrico di Hohenstaufen,  il rapido risalire nelle posizioni perdute nel cuore del sovrano.

TAG: Cattedrale di Palermo, Duomo di Monreale, Guglielmo II, Normanni in Sicilia
CAT: Architettura e urbanistica, Storia

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