Michele Coppola: «Così Intesa Sanpaolo produce cultura»

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20 luglio 2018

Michele Coppola è il responsabile dei beni archeologici storici e artistici di Intesa Sanpaolo e il direttore delle Gallerie d’Italia. Torinese, nato nel 1973, Coppola, è stato in precedenza membro del consiglio di amministrazione della Venaria Reale, del Museo Egizio e della Film Commission di Torino e infine Assessore alla cultura della Regione Piemonte e presidente dell’Associazione Torino Musei. A conclusione di una stagione estremamente importante per i tre poli museali del gruppo (Milano, Napoli e Vicenza) proviamo a tracciare con lui un bilancio delle attività più rilevanti nell’ambito dell’attenzione al contemporaneo, che rappresenta uno dei “filoni” collezionistici, curatoriali e scientifici in cui si esplica l’attività delle Gallerie d’Italia.

Con quello che il vostro presidente Giovanni Bazoli ha definito “un gesto di straordinaria liberalità”, il Cavaliere del Lavoro Luigi Agrati ha voluto affidare a Intesa Sanpaolo la propria collezione, al fine di valorizzarla pienamente e farla conoscere alla collettività. Come s’inserisce questa donazione nel palinsesto espositivo delle Gallerie d’Italia, dove convivono la collezione permanente e un programma di mostre sempre più articolato?

Le Gallerie di Piazza Scala con mostre originali raccontano la storia della grande arte italiana ma si identificano anche come luogo aperto alla valorizzazione e all’approfondimento del contemporaneo. Pensiamo all’esposizione “New York, New York”, alle monografiche di artisti presenti nelle nostre raccolte come Isgrò, Fausta Squatriti, Omar Galliani, o all’antologica di Pino Pinelli, condivisa con Palazzo Reale e Museo del Novecento. E pensiamo soprattutto a Cantiere del ‘900, lo spazio permanente delle Gallerie che racconta le collezioni Intesa Sanpaolo in percorsi sempre nuovi e originali. La raccolta Agrati si inserisce pienamente e completa il nostro patrimonio d’arte del Novecento arricchendolo di uno straordinario nucleo internazionale, grazie ai capolavori europei e americani, da Christo a Warhol, che vediamo esposti in questi mesi nella mostra Arte come rivelazione. Voglio anche sottolineare come la scelta di affidare le opere a Intesa Sanpaolo sia un importante segno di riconoscimento dell’impegno e dei risultati ottenuti dalla nostra Banca nella promozione dell’arte e della cultura in tutto il territorio nazionale.

Quando nel 1970, durante il Festival del Nouveau Réalisme, Christo entrò nelle cronache milanesi prima impacchettando con un telo bianco il monumento a Vittorio Emanuele in Piazza del Duomo e poi coprendo il monumento a Leonardo in Piazza della Scala, Luigi e Peppino Agrati commissionarono immediatamente all’artista una serie di interventi per la loro villa. Questa donazione ci sembra dunque rafforzare ancor più il legame di Gallerie d’Italia con le vicende artistiche milanesi. In che maniera intendete valorizzare, sotto il profilo delle politiche e strategie di marketing culturale, questa compenetrazione profonda tra le vostre collezioni e l’identità in forte evoluzione di Milano?

Negli ultimi tre anni Milano è stata capace di diventare una delle più importanti vetrine dell’Italia nel mondo. Arte e cultura sono parole chiave dell’identità nazionale e una straordinaria calamita turistica per tutto il nostro Paese. Le Gallerie d’Italia di Piazza Scala hanno contributo a valorizzare e celebrare la pittura, scultura e cultura italiana proprio come sa fare un importante museo di un grande Paese. Milano è business, industria, design e moda e ospita splendidi musei e collezioni. L’offerta culturale milanese in questi anni non è seconda ad altre capitali europee e non manca il nostro sostegno costante per garantire il successo delle tante iniziative programmate. In sinergia con l’amministrazione comunale, affianchiamo le più importanti realtà museali e le principali istituzioni culturali, dal teatro alla musica, dalle mostre alla promozione del libro e della lettura.

La Collezione Luigi e Peppino Agrati è di fatto una straordinaria selezione di arte del Novecento, che abbraccia momenti fondamentali dell’arte italiana e americana. Ci sono le sculture di Melotti, i capolavori di Fontana, Klein e Burri, alcuni delle espressioni e dei momenti più iconici della Pop Art, da Warhol a Rauschenberg, sino al concettuale di Nauman e Kosuth, alle ricerche di Boetti e Agnetti, per approdare a un artista straordinariamente ricco come CY Twombly, che sembra riconnettere con sensibilità inimitabile l’astrattismo e la cultura figurativa italiana. Avete organizzato questo straordinario patrimonio nella mostra “Arte come Rivelazione”. Cosa insegna questa collezione privata e la sua donazione in merito al valore della condivisione dell’esperienza prodotta dall’arte? E dunque in che maniera suggestiona e orienta il vostro lavoro di conservatori e valorizzatori del patrimonio culturale?

Intesa Sanpaolo possiede un patrimonio storico artistico di grande importanza e bellezza, formato da palazzi storici e raccolte d’arte che contano oltre 30.000 opere dall’archeologia al contemporaneo, tra le quali non mancano capolavori come l’ultima tela dipinta da Caravaggio. Da sempre ci prendiamo cura responsabilmente del nostro patrimonio, per conservare, promuovere, condividere con il pubblico beni d’arte che appartengono alla Banca ma che costituiscono valore e identità dell’intero Paese. È questa la ragione per cui sono nate le Gallerie d’Italia, i tre musei di Intesa Sanpaolo a Milano, Napoli e Vicenza, dove palazzi dedicati alle attività di business sono diventati luoghi di cultura e di esposizione delle opere di proprietà. L’impegno della Banca è rivolto anche alla tutela del patrimonio nazionale, come testimonia il programma di restauri Restituzioni. Anche in questo progetto è centrale il tema della condivisione. Lo dimostra il senso stesso dell’iniziativa, “restituire” alle comunità i capolavori ritrovati, e la realizzazione di una grande esposizione finale dopo i restauri per presentarne al pubblico i risultati, come accade in questi mesi alla Reggia di Venaria con la mostra La fragilità della bellezza.

Oggi Gallerie d’Italia è uno straordinario polo museale diffuso, un ecosistema che possiede una straordinaria biodiversità culturale, all’interno del quale convivono realtà, identità e vocazioni molto diverse. Penso, per fare qualche esempio, all’attività di “Restituzioni”, che vi vede restaurare ed esporre a Venaria Reale i capolavori del nostro patrimonio archeologico ed artistico; alle iniziative espositive che hanno come oggetto uno studio filologico e un approccio curatoriale alle vostre collezioni, si tratti del Settecento, dell’Ottocento o del Contemporaneo; alle acquisizioni di cicli pittorici e interventi site specific, come quelle degli ultimi mesi che hanno avuto come oggetto i lavori di Alessandro Papetti e Omar Galliani; alla coraggiosissima e bellissima mostra “L’ultimo Caravaggio”, che ribaltava più di un luogo comune sulla pittura del Seicento. Come convivono nel disegno complessivo delle vostre strategie culturali questi eventi, quali sono le priorità che avete individuato e qual è l’identità distintiva che tiene assieme, unitamente al brand, le diverse realtà, da Napoli a Vicenza, da Venaria Reale a Milano, di questo ecosistema?

La straordinaria civiltà artistica italiana, di cui le collezioni Intesa Sanpaolo sono significativo esempio, è ricca di protagonisti, stagioni, luoghi, tradizioni. I percorsi espositivi proposti alle Gallerie d’Italia di Milano, Napoli e Vicenza sono principalmente dedicati alla valorizzazione della cultura e dell’identità dei territori di riferimento. Ma nostra ambizione è far crescere un grande progetto culturale che sia capace di raccontare la complessità, la ricchezza, le tante storie, forme, linguaggi con cui si è espressa la creatività italiana. Le mostre e le iniziative che realizziamo nei nostri musei e che sosteniamo in tutto il Paese celebrano la pittura, la scultura, le forme del contemporaneo e la fotografia, alla quale Intesa Sanpaolo dedica una particolare attenzione, come dimostrano la collaborazione con la Fondazione CAMERA-Centro Italiano per la Fotografia di Torino e la recente acquisizione dell’Archivio Publifoto, uno dei più importanti archivi fotografici del Novecento in Italia. L’intento del nostro Progetto Cultura è sempre quello di diffondere la conoscenza e la bellezza del patrimonio del Paese.

Le pongo infine una domanda di ordine economico. In un momento storico di forte contrazione delle risorse pubbliche a sostegno dell’arte, le amministrazioni comunali si sono orientate per lo più per la messa a sistema di palinsesti espositivi che garantiscano ritorni diretti e indiretti, affidando a soggetti produttori per lo più esterni la gestione delle mostre, e fondando le proprie scelte su logiche – perdoni la brutalità- di botteghino. Già una ventina d’anni fa era però chiaro come questo modus operandi nel lungo periodo non fosse operante, perché porta a inseguire il risultato senza poter costruire una linea editoriale e progettuale forte, e dunque realmente efficace sul piano delle politiche di marketing culturale. In questo quadro, dunque tra necessità di ritorni economici o comunque di chiusura in attivo del bilancio anche in virtù del botteghino, e, di contro, il maggior spazio consentito a un produttore culturale che non ha logiche di risultato, voi dove vi posizionate?

Intesa Sanpaolo “produce cultura” con la stessa dedizione e professionalità con cui “fa banca”, ispirata da un forte senso di responsabilità sociale e da una grande passione per l’arte e la cultura del nostro Paese.

TAG: Gallerie d'Ia, giovanni bazoli, Intesa San Paolo, Michele Coppola
CAT: Arte

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