la banalità del male secondo lars von trier

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31 marzo 2019

Nessuna casa è perfetta una volta costruita.

Nessuna musica è perfetta una volta eseguita.

Nessun film è perfetto una volta girato.

La distanza tra risultato e ideazione può però variare, e di molto, ma la differenza principale sta nel fatto che l’opera venga o non venga  eseguita.

Jack (Matt Dillon) è un ingegnere che però si sogna architetto, sa leggere la musica ma vorrebbe suonarla, come spiega al suo Virgilio (Bruno Ganz) mentre viene accompagnato all’inferno;  sì all’ inferno, perchè Jack è un killer seriale e i cinque episodi in cui divide la sua confessione sono quelli che compongono l’ultimo immenso film di Lars Von Trier.

Avvitata intorno al rapporto tra arte e vita la pellicola è una lunga riflessione, un testamento artistico e un omaggio al cinema stesso. Il dialogo che apre il film è lo stesso che lo chiude, in una circolarità che sembra racchiudere la colpa ed eternarla in un viaggio dantesco dove il contrappasso si perpetua davanti ai nostri occhi.

Virgilio (Bruno Ganz) è ancora un angelo che guarda le macerie di una città che però adesso è una vita; malinconico e svagato suggerisce giudizi senza darne e porta il protagonista nel fondo dell’inferno davanti a un ponte crollato sotto al quale scorrono fiumi di lava.

Il ponte crollò prima dei suoi tempi, e nessuno è mai riuscito a superarlo, dice Virgilio a Jack  ma questi sfida vanamente la sorte e cerca, arrampicandosi sulle pareti laterali, di superarlo.

La lezione  è chiara, durante tutto il film i due si sfidano in dispute tra natura e cultura, tra arte e vita, tra bene e male, ma Virgilio sentenzia più volte che Jack non ha letto le parole giuste, quelle che tengono separato il bene dal male e per questo “ha studiato Blake esattamente come satana leggerebbe la bibbia”, e quando arriva a parlare della quercia sotto cui il giovane Goethe ideò alcune sue opere,  quella stessa quercia che era nel campo di concentramento di Buchenwald, tocca l’acme della tensione morale del film, il successo iconico del male compete con quello del bene e per questo Il libero arbitrio va vissuto come responsabilità prima che come opportunità oppure il creatore si farà distruttore.

Jack non costruirà la sua casa ma il film è al cinema.

 

 

 

TAG: bruno ganz, la casa di jack, Lars von Trier, matt dillon
CAT: Arte, Cinema

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