Copertina del libro La mafia porta via vite innocenti. Storie di vittime minorenni raccontate dai ragazzi delle scuole

Criminalità

La mafia porta via vite innocenti. Un libro sulle vittime minorenni raccontate dai ragazzi delle scuole

Il 21 gennaio 2026 è uscito il nuovo libro “La mafia porta via vite innocenti. Storie di vittime minorenni raccontate dai ragazzi delle scuole.”

5 Febbraio 2026

La storia di Emanuela Sansone, diciassettenne quando fu uccisa nel 1986 e riconosciuta come prima donna vittima di mafia, è una delle trentuno storie di vittime minorenni di mafia raccontate nel libro uscito da qualche settimana La mafia porta via vite innocenti. Storie di vittime minorenni raccontate dai ragazzi delle scuole. pubblicato da In Dialogo/ITL Libri che raccoglie diversi volumi di taglio formativo ed educativo. L’opera è sostenuta dalla BCC (Banca di credito cooperativo) di Busto Garolfo e Buguggiate. Il presidente, Roberto Scazzosi, sottolinea che la legalità non è teoria, bensì vita quotidiana, costruzione di futuro e cura di legami: “Non siamo qui per finanziare una semplice stampa, ma per sostenere una voce che assume ancor più valore perché è quella degli studenti. La memoria delle vittime innocenti è un atto di responsabilità verso i giovani, chiamati a diventare cittadini consapevoli.” Le prime copie del libro sono state consegnate a Papa Leone XIV, all’arcivescovo di Milano Mario Delpini e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

All’interno del volume si trova la prefazione scritta da Alessandra Dolci, capa aggiunta della Direzione distrettuale antimafia di Milano, che afferma: “La mafia uccide anche i bambini, come dimostrato dai numeri e dalle storie raccontate. Vi sono bambini uccisi “per errore”, per vendetta o per intimidazione, perché la violenza mafiosa non conosce né limiti né codici morali. Non esiste una mafia né “buona” né “accettabile.”. La postfazione è invece redatta da don Luigi Ciotti.

La cooperativa sociale La Tela di Rescaldina (a Milano), che gestisce La Tela Osteria Sociale Del Buon Essere, un bene confiscato alla criminalità organizzata e restituito alla collettività, ma diventato oggi ristorante, luogo di aggregazione, centro culturale e presidio di legalità, in collaborazione con Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, proprio l’associazione di promozione sociale presieduta da don Luigi Ciotti, fondata nel 1995 su ispirazione di Luciano Violante, ex magistrato e politico italiano ma anche presidente della Commissione parlamentare antimafia dal 1992 al 1994, e Saveria Antiochia, attivista antimafia, con l’intento di esortare la società nella lotta alla criminalità organizzata, ed altri enti del territorio, ha indetto un concorso destinato agli studenti delle scuole secondarie dell’Altomilanese (Istituto Superiore Carlo Dell’Acqua ed Istituto Barbara Melzi a Legnano, Istituto Comprensivo Statale Aldo Strobino plesso Dante Alighieri a Cerro Maggiore, Istituto Comprensivo Statale Viale Legnano a Parabiago, Istituto Comprensivo Edmondo De Amicis plesso Alessandro Volta ad Inveruno, Istituto Comprensivo Statale Alessandro Manzoni plesso Raimondi a Rescaldina, Istituto Statale d’Istruzione Secondaria Cipriano Facchinetti a Castellanza).

Gli studenti si sono impegnati per raccontare storie vere di minorenni vittime di mafia tramite testi narrativi, racconti, fumetti e ricostruzioni iconografiche. Gli insegnanti hanno aiutato gli alunni a ricercare diverse fonti storiche, archivi, libri e siti d’informazione come sorgenti da cui partire. Dal 1945 ad oggi, sono centodiciassette i minori uccisi dalla mafia in Italia: bambini a volte molto piccoli ma anche ragazzi o adolescenti che si sono trovati nel luogo ed al momento sbagliato e che hanno pagato con la vita il coinvolgimento mafioso dei loro familiari. Dietro ogni numero, vi è un nome e dietro ogni nome c’è una storia che merita di non essere scordata. Gli studenti, tramite queste pagine, hanno dato voce a trentuno di queste centodiciassette vittime, loro coetanei a cui la mafia ha strappato la possibilità di vivere un’esistenza serena e pacifica. Sono numerose le storie raccontate, tra le quali – oltre a quella precedentemente citata di Simonetta – menzioniamo anche le seguenti. Nicola “Cocò” Campolongo aveva tre anni quando fu ucciso nel 2014 dalla ’ndrangheta perché coinvolto nell’esplosione dell’auto del nonno assieme alla sua compagna; Simonetta Lamberti aveva undici anni quando fu colpita ed uccisa in un attentato destinato al padre magistrato; Giuseppe Di Matteo aveva dodici anni quando fu rapito ed assassinato perché il padre era un collaboratore di giustizia; Vincenzo Mulè aveva quindici anni quando fu ucciso dalla mafia nel 1981 a Cattolica Eraclea (in Sicilia).

Perché è davvero importante leggere le storie di vittime minorenni di mafia

La mafia porta via vite innocenti. Storie di vittime minorenni raccontate dai ragazzi delle scuole. è capace di restituire a queste piccole vittime innocenti di mafia la giusta memoria, che in molti casi si era dimenticata nel corso degli anni. E’ un libro ispirato ai valori di giustizia, legalità e solidarietà. La sensibilità degli insegnanti ha contribuito alla maturazione di quest’opera rappresentante uno strumento d’approfondimento per tutta la società attuale a partire dalle persone più vicine ai ragazzi: i loro compagni e le loro compagne, i loro familiari ed i loro amici. Le storie raccontate sono tentativi di restituzione della dignità alle vittime di mafia e di rottura del silenzio attorno a questa tematica generale. Gli studenti, narrando le vite di questi minori, pongono al centro l’innocenza spezzata e la responsabilità del ricordare. Tra le righe del volume si scorge empatia, rispetto, rigore, ma specialmente la dimostrazione del fatto che la scuola può essere un ambiente di profonda educazione alla cittadinanza.

“Quest’opera nasce dallo stesso principio che anima la nostra cooperativa fin dall’inizio – spiega Giovanni Arzuffi, presidente della cooperativa – ossia generare cultura, coscienza civile e partecipazione. Abbiamo chiesto ai ragazzi di non limitarsi a studiare, ma di entrare nelle storie e farsi carico di un dolore che non li riguarda direttamente: il risultato ha oltrepassato ogni aspettativa.”

Dunque – come sottolinea anche don Luigi Ciotti – la lettura di questo libro, pensato per tutte le età, rappresenta un ottimo modo per poter apprendere un’altra sfaccettatura delle stragi mafiose; egli asserisce: “La lettura di questo volume non costituisce solo un mero esercizio scolastico, bensì chiama in causa l’intera comunità. E’ uno strumento d’impegno civile, anche perché senza azione, la memoria rischia di spegnersi definitivamente.”

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