Miguel Anxo Fernandez Lopes, sindaco di Pontevedra

Cronaca

Sogni e rivoluzione urbana: storia del sindaco di Pontevedra, che investe sulla felicità

Miguel Anxo Fernandez Lopes da 30 anni è alla guida di Pontevedra, in Galizia, dove ha orientato tutto sulle politiche sociali abolendo le auto in centro e scommettendo sul turismo lento

11 Febbraio 2026

Miguel Anxo Fernandez Lopes, sindaco di Pontevedra, è uno dei realizzatori “della città a quindici minuti” per la disponibilitá di tutti i servizi di prossimità raggiungibili a piedi. Pontevedra è il comune della Galizia che lui già 26 anni fa ha voluto interdire alle auto e nel quale i pochi mezzi di servizio in circolazione sono obbligati a stringenti limiti di velocità.

La rappresentazione  più nota di Lopes, quella che ha fatto il giro del mondo, lo propone come il sindaco anticonformista che ha rotto con i centri del potere per affermare un modello urbano sostenibile. L’altra, meno conosciuta ma più familiare nella provincia spagnola, è quella del socialista del Blocco Nazionalista Galiziano, che ha scommesso tutto sulle relazioni sociali, considerate, già in epoche lontane dai moderni filoni delle scienze sociali applicate all’economia, la porta d’ingresso per lo sviluppo di società felici. Pontevedra come Amsterdam o Copenaghen per richiamare due modelli sperimentali di economia della felicità proposti da Stefano Bartolini, docente e studioso dell’Università di Siena, in una recente intervista concessa a Gli Stati Generali.

Alla sede dell’Onu, dove Pontevedra ha ricevuto un riconoscimento come modello di città orientata al miglioramento della qualità della vita, Miguel Anxo Fernandez Lopes è andato in veste istituzionale di amministratore locale virtuoso. I panni del paladino dell’economica della felicità li indossa invece in casa, nella piazza centrale di Pontevedra, città che amministra senza sosta da quasi trenta anni e, ancor prima, a Villalonga, piccolo centro spagnolo dove è cresciuto e ha combattuto la lunga dittatura franchista. Le scelte pubbliche, d’altronde, sono da sempre figlie della storia di chi le compie e, nel caso di Lopes, corrono sul binario del sostegno ai grandi ideali.

Audacia nelle idee ma soprattutto orgoglio, lo stesso che il sindaco di Pontevedra chiama Galeguidade, termine che nella vulgata spagnola significa proprio senso di appartenenza alla provincia e affermazione dell’idioma locale. Il sindaco della sua battaglia urbana restituisce l’immagine del centro del comune spagnolo che passa dai volti di un disabile che si riappropria delle strade in sicurezza, un anziano che chiacchiera con i giovani e un bambino che può andare a scuola senza che i genitori lo accompagnino.

Eccolo il modello Pontevedra, quello che per Lopes punta alla riaffermazione della socialità di strada, lo stesso che favorisce il commercio di prossimità, alimenta l’associazionismo e riproduce in parte la Galizia interna dalla quale è partito. La terra di mezzo dominata da miseria e discriminazione ma profondamente ancorata alle reti sociali e sindacali che gli hanno consentito di riscattare la propria esistenza. L’istantanea delle origini riporta ai piccoli borghi spagnoli dove Lopes cresce in una famiglia di agricoltori abituati alle fatiche, votati all’impegno sociale contro la repressione della dittatura franchista e la rivendicazione di condizioni migliori per i lavoratori.

Anche la scelta successiva di diventare medico non è casuale se è vero, come lui afferma, che socialità e cura sono direttamente correlate nell’assistenza sanitaria come pure nella amministrazione pubblica. Lopes è convinto che dall’aiuto ai singoli, sperimentato negli studi medici, la missione di un camice bianco-amministratore pubblico diventa quella di curare le comunità locali.

In definitiva sono i fatti a dargli ragione: il sindaco che vanta il primato di essere uno dei più riconfermati di Spagna in quasi 30 anni ha onorato la sua storia con politiche sociali importanti, accreditamento del comune come polo congressuale internazionale, nello sport, con il coinvolgimento ai mondiali di triathlon e judo e in numerose iniziative in favore della cultura, la storia e la salute pubblica. Ambiti non scelti casualmente perché orientati alle persone e Lopes, da medico del sociale, come lo chiamano in tanti, di loro intende continuare ad occuparsi. Pontevedra, non a caso, oltre a ridurre drasticamente i livelli di inquinamento, azzerare gli incidenti stradali, è una delle tappe del cammino di Santiago di Compostela e chi sceglie di percorrerlo impersona quella determinazione che nella sua lunga carriera lo ha da sempre ispirato. Un cammino, il suo, fatto di resilienza e replica delle pratiche virtuose sperimentate da altre comunità internazionali, sapientemente calate nella dimensione locale.

Dall’Italia Lopes, ad esempio, ha voluto importare a Pontevedra l’idea di “Citta dei bambini” proposta dal pedagogista e scrittore di Fano Francesco Tonucci. L’impegno a sostegno dei più piccoli che ritorna. Il seme per il futuro che lui rivede anche nelle battaglie ecologiste, di classe, nella centralità del lavoro contro la rendita e nella riduzione delle disuguaglianze. Proiezioni politiche importanti ma in definitiva troppo astratte per il sindaco anticonformista che è abituato a muoversi con i piedi piantati per terra nella sua Pontevedra.

Oggi il suo sogno incompiuto è quello di liberare la Ria, un importante corso d’acqua urbano compromesso dall’inquinamento prodotto da una fabbrica di cellulosa. Ancora sostenibilità e ambiente ma ancor prima felicità. Parola di Lopes, il sindaco, inguaribile sognatore, della città che ha scelto di progredire a passo lento.

 

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