Strada urbana italiana con auto parcheggiate su entrambi i lati

Diritti

Il prezzo della libertà (al litro)

Per le persone con disabilità l’auto non è una scelta, ma l’unico mezzo possibile. Il caro carburanti rischia di diventare un ulteriore fattore di esclusione.

7 Aprile 2026

Quando il caro carburanti si fa sentire, prima si riducono gli spostamenti, poi si rinuncia del tutto all’auto. E quando è necessario muoversi, si usano i mezzi pubblici o si va a piedi.
Non tutti, però, abbiamo tutte queste opzioni.

Usare l’auto può essere vitale, per qualsiasi motivo ci si sposti. Per lavoro, per una visita medica, anche solo per svago. Per le persone con disabilità, che guidino direttamente o siano accompagnate, muoversi in auto non è un lusso, non è uno spreco. È libertà.

Secondo i dati resi pubblici dall’ISTAT, in Italia oltre i due terzi dei disabili non è in grado di utilizzare i trasporti pubblici quando ne avrebbe bisogno.

Per queste persone, dunque, l’auto non è semplicemente il mezzo più utilizzato: è la scelta obbligata per vivere.

Per quasi 3 milioni di italiani, l’incremento del costo dei carburanti rischia di tradursi in una contrazione della libertà e dell’integrazione sociale.

Va tenuto, inoltre, conto che solo il 18,3% dei disabili è occupato e che, secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, le persone con disabilità che lavorano sono in genere pagate il 12% in meno degli altri lavoratori. Per chi non lavora, infine, le indennità INPS si aggirano tra i 300 e i 400 euro.

In questo quadro, l’innalzamento del prezzo dei carburanti è destinato a incidere severamente su una vita già contratta e su economie già limitate. Con risorse spesso modeste, ogni aumento impone una scelta: muoversi o non muoversi, muoversi o rinunciare ad altro. Ed è proprio questa sequenza di rinunce a restringere ulteriormente lo spazio della vita possibile.

È una questione concreta, materiale. Ma porta con sé anche un’altra conseguenza: l’incertezza, alimentata anche dal timore di possibili restrizioni nella disponibilità di carburante. Il rischio è quello di dover rinunciare, poco alla volta, a spostamenti necessari, a pezzi di autonomia, a spazi di vita.

Si dice che non sia possibile modulare per categorie di cittadini le accise che gravano sui carburanti.
Questo, però, non significa che non si possano immaginare misure diverse per sostenere chi usa l’auto per necessità. Si potrebbero istituire carte carburante riservate a chi è in possesso di determinati requisiti, oppure prevedere forme di detrazione fiscale per le spese sostenute.

Non sarebbe una novità assoluta. Strumenti simili sono già stati utilizzati per sostenere consumi essenziali o fasce specifiche della popolazione. Si tratterebbe, piuttosto, di riconoscere che in alcuni casi il carburante non è un bene accessorio, ma una condizione per esercitare diritti fondamentali.

Insomma, il problema non è adeguatamente considerato e viene liquidato con eccessiva semplicità. Forse perché le persone con disabilità non fanno rumore. Eppure è un tema che riguarda la qualità reale dell’inclusione, non solo la sua proclamazione.

La conseguenza reale del caro carburanti sulla vita delle persone con disabilità non è solo economica. È esistenziale: riguarda l’autonomia, la vita relazionale, l’immagine di sé. Le limitazioni non sono solo materiali. Incidono sul modo in cui si vive e ci si percepisce.

Le società mature queste cose le sanno. E non fanno finta di ignorarle. A cosa serve, altrimenti, un Ministero per le Disabilità?

Commenti

Devi fare login per commentare

Accedi
Dallo stesso autore

Gli Stati Generali è anche piattaforma di giornalismo partecipativo

Vuoi collaborare ?

Newsletter

Ti sei registrato con successo alla newsletter de Gli Stati Generali, controlla la tua mail per completare la registrazione.