Giornalismo
E ora “Allegro ma non troppo” può cominciare!
Un segmento narrativo che sarebbe piaciuto da morire a Orson Welles, che da par suo ha esplorato temi complessi come il potere e la moralità.
Anche se non puntualmente, seguo con interesse e piacere “Report”. Da Gabanelli a Ranucci, il programma mantiene un modo e un tono che giovano alla responsabilità e alla concretezza delle inchieste al suo interno. Per dirla tutta, lo seguo anche con una certa simpatia, dovuta al piglio e alla bravura dei suoi bravi giornalisti, tra cui Giorgio Mottola, che è delle mie parti e che ho conosciuto nella redazione di un giornale locale a cui collaboravo anch’io. Mai, però, seguendo il programma, mi sarei aspettato di assistere in diretta a un episodio che per me è tra i più clamorosi e sorprendenti della storia della Rai. A Luca Barbareschi in veste di conduttore di “Allegro ma non troppo”, che la scorsa settimana oltre a lamentarsi per non essere annunciato dal “collega” che lo precede, ha usato il mezzo pubblico per manifestare l’intenzione di querelare il consulente di “Report”, Gian Gaetano Bellavia, che a suo dire lo stava spiando da due anni. Una ricostruzione che secondo Ranucci nasce da un errore in buona fede, alimentato da una campagna di stampa studiata ad hoc. Infatti, dichiara: «Barbareschi si è documentato sui giornali sbagliati, quelli del gruppo Angelucci: Il Giornale, Libero, Il Tempo. Hanno orchestrato una campagna di fango nei confronti di Report e del sottoscritto, strumentalizzando un’avventura che è capitata al nostro Bellavia.» Ma il coup de théâtre di Ranucci non riguarda lo spionaggio, che nega nella maniera più assoluta, ma i numeri dei più importanti teatri d’Italia, l’Eliseo, di cui Barbareschi è proprietario.
Ebbene, i bilanci di questo teatro presentano dei conti a dir poco stupefacenti. Barbareschi, che vanta tra le sue attività anche quella di parlamentare con diverse formazioni di centrodestra, ha ottenuto come proprietario del Teatro Eliseo, tra il 2017 e gli anni successivi, 13 milioni di euro, di cui otto con un emendamento bipartisan del 2017, mediante il quale il Parlamento ha finanziato il centenario dell’Eliseo, che era già stato festeggiato nel 2000. E, qui, Ranucci, con la naturalezza che gli è abituale, ha sottolineato la questione con una frase conclusiva nitida e secca, che più eloquente non c’è: «Dovrebbe restituire otto milioni di euro … Ora “Allegro ma non troppo” può cominciare.» Un segmento narrativo che sarebbe piaciuto da morire a Orson Welles, che da par suo ha esplorato temi complessi come il potere e la moralità, mescolando generi e creando atmosfere visionarie, sorretto dal linguaggio potente e teatrale di autori come William Faulkner e H.G. Wells. Sì, mi dico certo che se questo gigante del cinema avesse assistito alla semplice e genuina performance di Ranucci, ne sarebbe oltremodo rimasto entusiasta. Certo, Ranucci non è un attore e la recitazione non gli si addice, ma la sua autenticità, che lo fa apparire spontaneo e credibile, muove le azioni e le emozioni di un personaggio reale, vero, serio. Prerogative, queste, sempre più rare in questi tempi così minimi e confusi.
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