Giornalismo
Piccola storia di un medium indipendente greco
Durante la crisi del debito, nasceva ad Atene un nuovo giornale, prima in forma ibrida, oggi solo online. Con un modello economico a metà tra egualitarismo e anarchismo digitale, ThePressProject è cresciuto negli anni fino a diventare la voce reale, affilata e ironica, di Atene.
La Grecia. Nella graduatoria dei paesi con la maggiore libertà di stampa, la Grecia si classifica come 89ª. E nel 2022 era addirittura scivolata al 108º posto. Preceduta da Romania, Ungheria, e Bulgaria (che occupano i posti, rispettivamente, 55, 68 e 70), è saldamente l’ultima delle nazioni europee. Se ipotizziamo che il panorama dei media – e la loro indipendenza dai capitali di riferimento – rifletta la vivacità del discorso pubblico in una società, allora l’immagine della Grecia si colora di sfumature grigiastre con questi risultati molto deludenti. Quando non nere, come nel caso del giornalista Giorgos Karaiváz, ucciso a colpi d’arma da fuoco, qualche anno fa – e colpevoli e mandanti non sono ancora stati trovati.
In un certo senso, tutto questo vuol dire che quanto in Grecia si scrive e dice in pubblico deve essere prima letto guardando a chi ha permette di scrivere. Certo, si dirà, è sempre così. Ma in Grecia lo è di più, e la situazione è ovviamente peggiorata con la crisi economica. Anche gli anni, ipoteticamente più stabili, dell’uscita ufficiale dalla crisi, hanno solo certificato la situazione asfittica dei media. Insomma, certe cose, in Grecia, non si possono dire.
In questo contesto, e nel cuore della crisi, nasceva ThePressProject (TPP). E nasceva nella testa di una persona che non c’è più. Kóstas Efímeros, ideatore e primo editore del progetto mediatico, muore per un attacco di cuore nel 2017. La sua idea era creare un giornale che circolasse in forma sia cartacea sia online, e che fosse una fonte di informazione indipendente dai partiti politici. Quello che Kóstas non avrebbe forse potuto immaginare è quanto sarebbe cresciuta la sua idea, e soprattutto quanto, negli anni, sarebbe riuscita ad autofinanziarsi esclusivamente grazie alla propria comunità di lettori.
Da allora, TPP è stabilmente cresciuto, basandosi su un modello economico relativamente semplice, fondato cioè su pochi principi: esce solo in edizione online; no paywall, ogni contenuto è, cioè, completamente disponibile; finanziato unicamente da sottoscrizioni e donazioni dei soci-lettori; fornisce una piattaforme fonte di notizie affidabili, reportages e podcasts, in lingua greca e su ogni aspetto della vita dei cittadini nella Repubblica Ellenica. TPP offre inoltre una scelta dei contenuti più rilevanti tradotti in lingua inglese.
“I nostri lettori non ci pagano per poterci leggere, ma ci finanziano affinché continuiamo a scrivere”, spiega l’attuale editore e caporedattore di TPP, che ha raccolto il testimone del suo amico Kósta: Konstantínos Poulís, in un TEDx Talk in cui presenta il progetto.
In questo video Konstantínos racconta anche della sua parabola personale, passata attraverso studi di sociologia e poi per il teatro di strada. Ciò che unisce questi punti e li collega alla piattafiorna che ora dirige è l’importanza che il rapporto con i lettori ha in queste forme di produzione culturale. Nella antica società orale, il cantore (poniamo, Omero) si basava, per la riproduzione del proprio messaggio, sì sulla propria abilità, ma anche sul pubblico; nel gruppo di teatro di strada con cui Poulís ha recitato in passato (il gruppo noto come Tsiritsantsoules), gli spettacoli si finanziavano sui contributi degli spettatori occasionali di quelle rappresentazioni; e, ora a un altro livello, TPP cerca di usare le potenzialità di diffusione di internet, senza però essere usato da esso.

Un’altra trasmissione è Tríto Théma – Terzo Tema (o Terza Pagina, si potrebbe tradurre), condotto da Iliána Zervoú e Nektaría Psaráki, che si occupa invece delle notizie che scivolano facilmente al terzo posto della cronaca (in senso proprio: il racconto dei tempi), ma che la redazione di TPP ritiene che debbano essere una parte importante del dibattito pubblico.

Ora, è interessante che spesso queste trasmissioni funzionino come una buffer zone, affrontino cioè temi tratti dall’attualità politica e sociale, ma creando anche uno spazio di discussione che molto spesso si sviluppa in reportages più analitici (responsabile dei reportages è Jenny Tsiropoúlou), oppure che confluiscano spessonella madre di tutti gli interventi digitali di TPP: I Anaskópisi, o La Retrospettiva, una trasmissione satirica, presentata dallo stesso Poulís, che affronta, a cadenza solitamente settimanale, un tema in maniera analitica e, insieme, ironica. Questa trasmissione, nel frattempo, è diventata uno degli strumenti principali con cui TPP si diffonde nella cultura delle città greche. Tocca, anche con un certo cinismo, temi caldi o meno della vita del paese: offre insomma una finestra davvero non banale sullo spirito (in tutti i sensi) greco.
Una piattaforma “parlata”, e ironica. Mi ha sempre colpito molto come la comunità abbia nella cultura greca un senso leggermente diverso da quello che potrebbe avere nel paese in cui sono cresciuto, l’Italia. Questo senso di comunità può essere facilmente visto in maniera nostalgica da chi non appartiene a quella comunità. Ma quella nostalgia, o malcelata invidia, non serve, non fa capire cioè cosa stia nella testa dei Greci. ThePressProject mi pare si fondi infine proprio su quella voglia che la comunità greca ancora ha di parlare di se stessa e a se stessa. Mi sembra insomma che ci sia qualcosa di molto vivo in questo medium. E se uno volesse chiedersi, non solo metaforicamente, quale sia la vera voce di Atene, mi verrebbe da rispondere che, nel frastuono di fondo, mediatico e reale, e in un certo senso nel bene e nel male, questa voce oggi si può trovare in quello che TPP diffonde e fa, e soprattutto nell’idea che rappresenta. Uno sforzo esplicitamente collettivo, e non individuale, di raccontare, con ironia sistematica e documentata, ma soprattutto con la propria voce, come sia e cambi il proprio paese.


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