Italia
Disagio giovanile, controllo parentale
Il disagio giovanile cresce mentre aumentano controllo e sorveglianza. Abbiamo tolto ai ragazzi il rischio, l’errore, la responsabilità. Non per amore ma per paura. Così li rendiamo innocui e incapaci di stare al mondo. Il problema non sono loro. Siamo noi.
Crescono i segnali di disagio tra adolescenti, tra episodi di violenza e abbandono. I dati aumentano. Le domande no.
Ogni volta che esce un dato sul disagio giovanile, reagiamo allo stesso modo. Ci preoccupiamo, organizziamo convegni, cerchiamo soluzioni. È il modo più elegante per non farci una domanda. Non su di loro. Su di noi.
Perché i ragazzi non stanno male per caso. Non sono una generazione fragile. Sono una generazione che cresce dentro un sistema in cui abbiamo spostato tutto. Abbiamo tolto loro la responsabilità e ce la siamo presa noi. Non per amore. Per paura.
Abbiamo costruito dispositivi che controllano ogni cosa. Il registro elettronico che segnala, traccia, certifica. L’assenza diventa una notifica, un’anomalia da correggere, un problema da gestire. Non è più un gesto, una scelta, uno strappo. È un dato. E questo è un atto di irresponsabilità.
Perché crescere significa anche poter sbagliare senza che qualcuno intervenga subito a rimettere ordine. Significa attraversare il rischio, non evitarlo per conto terzi. Noi invece abbiamo fatto il contrario. Abbiamo preso in carico tutto. Abbiamo sterilizzato il percorso. Poi ci stupiamo se non reggono.
Ma mentre controlliamo loro, perdiamo noi.
Li osserviamo, li misuriamo, li monitoriamo. E intanto siamo altrove. In coda, in metropolitana, a tavola. Con lo smartphone in mano. Sempre connessi, mai presenti. Abbiamo trasformato l’attenzione in sorveglianza e la presenza in un’illusione.
Diciamo che li stiamo proteggendo. In realtà li stiamo sostituendo. Decidiamo per loro, anticipiamo gli errori, neutralizziamo le cadute. E nel farlo, li priviamo dell’unica cosa che li renderebbe capaci di stare al mondo. La responsabilità.
Per questo stanno male. Non perché sono deboli. Ma perché li vorremmo innocui.
Una ragazza, un ragazzo, vogliono sperimentare il mondo. Non evitarlo.
Dei nostri tentativi di privarli del rischio, se ne fottono.
Ed è giusto così. Perché noi non siamo più Maestri. Siamo il controllo parentale.
Devi fare login per commentare
Accedi