Mondo
La “potenza ghiacciata” del gesto olimpico che unisce il Mondo nella debolezza della politica globale.
Il gesto olimpico come atto di pace con regole condivise promuovendo il merito e la responsabilità nella coesione
Le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali sono la rappresentazione potente della forza dell’umano e queste di Milano-Cortina lo sono più delle precedenti per ordine, rigore, affidabilità e perché segno anche della necessaria unità ricostruttiva tra città e montagna nella pluralità di luoghi, terre e culture unite da indelebili valori comuni e non negoziabili nella convivenza nonostante le incombenti minacce armate. Perché ogni gesto sullo sci o sulla lama nel palazzo del ghiaccio piuttosto che sullo snowboard volteggiando in aria rappresentano la forza dell’umano nella danza inesausta con la natura. La forza espressiva nello sci alpino, la creatività della poesia di corpi danzanti sul ghiaccio, le giravolte in aria con lo snowboard, la spinta riflessiva del fondo e l’immaginazione pensosa del curling si uniscono nell’esplorazione della grazia di un gesto del corpo e della mente e delle sue protesi scivolose e filanti sul bianco e freddo dell’intorno. Nel loro insieme olistico di quasi 3mila atleti in 16 specialità abbiamo ammirato la zampillante meraviglia di questi gesti che convergono uniti verso la dinamica dell’umano che scivola su una superficie “sfuggente” tra razionalità, codici nell’equilibrio tra forza, lo spazio-tempo e la creatività . Una prova di leggerezza forzando spesso le leggi della fisica e la resistenza del corpo e della mente nel duro e paziente allenamento di anni o decenni in silenzio e lontani dal clamore quotidiano e rombante di altri sport e dei social anche divertendo e divertendosi con gioia e passione. Un filtro o uno specchio nel quale l’uomo e la donna cercano di misurarsi sul limite, di forzarlo spostandolo, governando dinamicamente un equilibrio instabile imparando il “giusto codice” di una performance superiore “oltre” la genetica, ma innanzitutto partecipando nella moltitudine sportiva di un popolo silenzioso della fatica che ci insegna a cadere e rialzarci. Promuovendo gesti utili (o impossibili) sul filo del rasoio, che ti mantengono verticale giù per la libera o in piedi piuttosto che orizzontali proiettati in avanti come lo skeleton nell’ice tube come un dardo nell’aria, Oppure realizzando spettacolari volteggi in aria con una tavola ai piedi per poi tornare a scivolare su quello specchio di ghiaccio. Laboratorio innovativo di nuove protesi e innovazione industriale dove l’AI stà a guardare sfogliando i dati. Perché rappresentazione di un corpo come non luogo della forza e sempre anche della fragilità in bilico sui volteggi misteriosi della mente che si rispecchia in quella lama di ghiaccio che serve ad ogni atleta per superare la sofferenza della ricerca del gesto più performativo e – possibilmente – anche di una medaglia, da solo o con altri compagni di fatica. Ma soprattutto è l’esplorazione del confine non performativo di quello sforzo che è fisico, mentale e – insieme – anche cognitivo e spirituale che da senso alla nostra identità e che ci educa a rialzarci sempre dopo ogni caduta per riprovare e riprovare ancora. Scavando nei segreti della vita come prova, appunto che spinge ad apprendere sempre. Una proiezione verso la bellezza solitaria di un gesto tecnico in un corpo avvitato in un disegno emotivo che unisce l’intera umanità che in quel gesto si riconosce, senza confini di nazionalità, di religione e culture e di capacità dei singoli atleti uniti in una immensa comunità globale. Perché il merito performante che premia ogni atleta solo nella partecipazione è un premio per tutti, atleti e anche non atleti che in quel gesto ci ritroviamo come un unico corpo vitale planetario, oltre ogni barriera, come unica e unita “razza umana” che accompagna e sostiene i suoi “romantici forzati” alla violazione delle leggi geometriche della fisica e della bio-genetica e che non è mai “pura forza”. Uno sforzo dell’anima che ci fa sentire una comunità coesa anche nella sconfitta dei tantissimi che non salgono sul podio eppur felici di esserci e noi con loro aiutandoli a rialzarsi quando cadono con un abbraccio. Uniti anche nel riconoscere l’errore tragico del CIO per aver escluso l’eroico atleta ucraino del casco con le foto dei suoi compagni morti sulla linea del fuoco russo e che non hanno potuto esserci. Il casco che con lui tutti vorremmo portare, per non dimenticare. Un esempio vivente di come vorremmo fosse l’umanità-mondo in una forza collettiva di una Comunità di Nazioni e dei Popoli fatta di persone nella diversità plurale che agisce, resiste e non dimentica per potere guardare al futuro: unita, impegnata, perseverante, instancabile, inclusiva e tollerante. Questa la “forza ghiacciata” del gesto olimpico nel bianco della leggerezza ed eleganza della fatica che si fa bellezza come “bene comune” da costruire e realizzare con pazienza e costanza quale estrema “lezione di vita” per tutti gli uomini e tutte le donne: politici e imprenditori, lavoratori e artisti e studenti, giovani e anziani di tutte le latitudini. Una “gara coopetitiva” che ha visto protagoniste le donne in tutte le specialità tra rispetto e responsabilità, tra tolleranza e dignità e che ci indica ancora una volta la via oltre il “gender gap”. Una lezione forte del popolo delle nevi alla società politica ed economica e alle istituzioni a partire dal rapporto con la natura e con la storia e dunque con il genere umano tutto e con i viventi di quell’ambiente del quale siamo solo una parte. Sapremo accogliere questo messaggio, sapremo seguirlo? Unica “ombra involontaria” della Società dei Cinque Cerchi di non essere riuscita a fermare le guerre nemmeno con una “sospensione olimpica” e i costi (che vedremo solo tra mesi o anni) di ciò che rimarrà sul terreno oltre il ricordo, nel corpo e nell’ anima dei miliardi di persone che hanno partecipato a questo rito planetario sul palcoscenico della “vita buona“ – direbbe David Hume – che viene da lontano e ancora da quella Olimpia della generosità che ancora doveva scoprire gli sci e la neve ma che già conosceva nella volontà di pace ed eguaglianza le vibrazioni del canto della speranza che un mondo più giusto e un uomo più umano sono ancora possibili uniti nei cinque cerchi di una “magia eterna” di quel gioco che non sarà mai di “pura forza”!
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