Mondo

L’errore che genera orrore

27 Gennaio 2026
L’ho già detto e lo ripeto, e senza tentennamenti: per me il “Giorno della memoria”, in rapporto diacronico con la storia dei nostri giorni, si carica di significati che travalicano il recinto di Auschwitz, simbolo dell’Olocausto.
Da tempo apprendo da tre donne di origini ebraiche, Hannah Arendt, Edith Stein, Simone Weil. Da quest’ultima, che adoro, imparo, ricevo indicazioni di lettura, accolgo l’invito a sperimentare. E febbrilmente, ormai, approfondisco, analizzo e indago le sue riflessioni, le intuizioni e le invettive che ne derivavano. Non contento, disegno la sua figura e il suo volto in mille modi, sempre a memoria, pensandola al centro del suo umanesimo decostruito, ferma nell’unica e (in)divisibile espressione da contemplare nella serie infinita delle fattezze del viso.
Ebbene, tutte e tre le studiose, oggi, con la chiarezza e la fermezza che le distinguevano avrebbero saputo cosa dire e fare in merito alla degradazione del sionismo e la sconsideratezza dell’imperialismo americano, la cui ultima deriva è rappresentata dall’abuso e la brutalità assassina dell’ICE. L’orrore del male che viene dalla mediocrità, la volgarità e la malvagità dei governi egemoni del mondo sarebbe stato scomposto e valutato in men che un attimo mediante la semplicità e la potenza di un linguaggio comprensibile, simbolico e vibrante della specificità femminile. E la montagna di stupidità che regola il dibattito pubblico sulle guerre dell’attualità e la crisi etica dell’Occidente sarebbe venuta giù! Tutte e tre le donne, ne sono certo, in merito alla presunzione e all’arroganza di quella parte del mondo che si crede la più evoluta, avrebbero dimostrato concretamente l’inconvenienza di essere sottoposti a un sistema che umilia fuori misura le intelligenze, la storia e le conformità dei popoli di cui è composta.
Ognuna di loro, alla propria maniera e secondo coscienza, con rigoroso e comune metodo dottrinale, avrebbe rimarcato l’errore davvero banale che, al di là dell’orrore, snatura la civiltà occidentale. L’orrore, nella sua totalità di nozione, idea e immagine, è ben presente nella mente di noi occidentali, anche se facciamo fatica a registrarlo nella memoria collettiva.
Ma dell’errore irremissibile della leadership sionista e americana, sostenuta dalla vassalla Europa, che destabilizza la pace e la politica internazionale, generando strategie stragiste, genocidarie e suprematiste in contrasto con gli umanesimi della storia occidentale, non si riesce a discutere nell’unica maniera con cui andrebbe preso in considerazione, senza aggiungere ciarle inutili e improduttive. Sic et simpliciter, senza forzare l’interpretazione, la filosofica triade femminile, onesta, determinata e di sostanza, avrebbe argomentato sull’errore fondamentale che snatura la civiltà di noi occidentali, consistente nell’oscenità di relegare le culture dei popoli come entità monolitiche in scontro, ignorando che la convivenza, in un regime di evoluzione, si basa sul confronto e lo scambio. L’America e Israele, oggi, tolgono speranza, tradendo le istanze di emancipazione collettiva promosse, nel tempo, dai movimenti progressisti della storia dell’umanità. Vi invito a passare in lettura, anche poche pagine, le opere delle tre magnifiche umaniste. A scelta, tra “La banalità del male, “Il problema dell’empatia”, “L’ombra e la grazia”, rispettivamente di Hannah, Edith e Simone, vi porteranno a prendere visione della piccineria della cultura politica dei nostri tempi e di chi stenta a raccontarla.
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