Questione islamica
Il primo Papa in Algeria: Leone XIV tra dialogo, speranza e libertà religiosa
Dal 13 al 15 aprile Papa Leone XIV effettuerà una visita ufficiale in Algeria, un evento destinato a segnare una pagina storica nei rapporti tra la Santa Sede e il Paese nordafricano. Sarà infatti la prima volta che un Pontefice metterà piede sul suolo algerino, con tappe previste ad Algeri e ad Annaba, l’antica Ippona, città legata alla memoria di Sant’Agostino.
L’annuncio, anticipato dal sito Casbah Tribune e atteso formalmente dal Vaticano nei prossimi giorni, ha già suscitato grande attenzione sia nella comunità cattolica locale sia negli ambienti diplomatici.
Ad Algeri il Pontefice terrà un discorso ufficiale e visiterà la storica basilica di Notre-Dame d’Afrique, simbolo della presenza cristiana nel Paese e luogo fortemente evocativo per il dialogo interreligioso. Affacciata sul Mediterraneo, segno di una vocazione alla fraternità che supera le appartenenze religiose.
La visita è stata menzionata già lo scorso 9 febbraio presso il Palazzo di El Mouradia dal nuovo ambasciatore della Santa Sede, Javier Herrera Corona, durante la presentazione delle credenziali al presidente Abdelmadjid Tebboune. Un passaggio che ha confermato il clima di interlocuzione istituzionale tra le due realtà.
Il viaggio toccherà poi Annaba, antica Ippona, dove Leone XIV visiterà la Basilica di Saint-Augustin, costruita su una collina che domina la città e vicina ai resti archeologici dell’antica sede episcopale di Sant’Agostino. Il richiamo al grande Padre della Chiesa, figura centrale per la teologia occidentale ma anche ponte culturale tra Africa ed Europa, conferisce al viaggio una forte dimensione simbolica.
Arrivando una settimana dopo la Pasqua cristiana, che quest’anno cade il 5 aprile, il Pontefice porterà un messaggio pasquale di pace e riconciliazione in un contesto delicato ma ricco di potenzialità.
Il viaggio si inserisce in una fase complessa per la Chiesa cattolica algerina, una comunità minoritaria di circa 5.000 fedeli in un Paese a larga maggioranza musulmana (97%). Dal 1° ottobre 2022, Caritas Algeria ha cessato definitivamente le sue attività su disposizione delle autorità algerine, chiudendo opere caritative e centri di assistenza.
La decisione è stata comunicata senza motivazioni ufficiali dettagliate ai vescovi locali. Secondo fonti ecclesiali, la Caritas sarebbe stata considerata alla stregua di una ONG straniera non autorizzata, in un quadro più ampio di restrizioni verso organizzazioni internazionali. Le comunicazioni del Ministero dell’Interno avrebbero fatto riferimento generico ad attività “fuori legge”, senza indicare articoli specifici violati.
Eppure la natura di Caritas è statutariamente diversa da quella di una ONG: essa rappresenta il braccio caritativo della Chiesa cattolica, impegnato in opere di assistenza senza finalità politiche. Le sue iniziative erano rivolte alle fasce più vulnerabili della popolazione algerina, inclusi migranti, malati e minori, operando alla luce del sole e in spirito umanitario.
Molti esponenti della comunità cattolica locale escludono che le misure siano motivate da ostilità religiosa. Piuttosto, sembrano inserirsi in una più ampia politica di controllo sulle organizzazioni straniere. In questo contesto, la visita papale potrebbe rappresentare un’occasione per riaprire il dialogo e chiarire la specificità ecclesiale delle attività caritative.
Non meno significativa è la situazione della comunità protestante in Algeria, storicamente radicata soprattutto nella regione della Cabilia tra convertiti di origine musulmana. Anche le chiese evangeliche operano in un ambiente sfidante, segnato da restrizioni amministrative e forti limitazioni alla libertà di evangelizzazione.
Una parola “disarmata”, come auspicano molti osservatori, potrebbe offrire conforto anche a loro, riaffermando il valore universale della libertà religiosa e del rispetto reciproco.
Il Papa potrebbe incoraggiare un modello di convivenza fondato sulla fraternità e sulla collaborazione per il bene comune, come già del resto avviene in Egitto ,Marocco e Tunisia. Nazioni, dove le organizzazioni della Chiesa Cattolica non hanno avuto e non hanno problemi ad operare ma spesso collaborano attivamente con lo Stato.
La visita di Leone XIV non sarà soltanto un evento ecclesiale, ma un gesto geopolitico e culturale. In un Mediterraneo attraversato da tensioni migratorie, conflitti e incomprensioni, il viaggio in Algeria assume il significato di un ponte tra le sponde, tra cristiani e musulmani, tra istituzioni e società civile.
Se riuscirà a favorire una ripresa del dialogo sulle attività caritative e a rafforzare la fiducia reciproca, questo storico viaggio potrebbe segnare l’inizio di una nuova stagione per la presenza cristiana nel Paese. Non si tratterà di numeri o di visibilità, ma di testimonianza silenziosa e concreta.
Nel solco di Sant’Agostino, Leone XIV potrebbe ricordare che la pace nasce da cuori riconciliati e da istituzioni capaci di ascolto. E che la fraternità, quando è autentica, non teme le differenze ma le trasforma in ricchezza condivisa.
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