Pretendo un paese che non ha paura di candidarsi per le Olimpiadi. È grave?

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15 dicembre 2014

Ci risiamo. Ogni paio di governi spunta un’ipotesi olimpica, e ogni paio di governi la discussione è la stessa. Da un lato, chi vuole le Olimpiadi perché sono un sogno, perché sono il più grande evento mondiale, perché portano indotto, perché sono le Olimpiadi. E dall’altro chi, guardando velocemente il cv del paese in questione, l’Italia, immagina il Pil della corruzione interna schizzare a vette inimmaginabili perfino per noi, si figura ruberie che perfino quelle che censiamo da decenni scolorirebbero, oltre a ritardi e buchi di gestione impressionanti, che le figuracce dei vari G8 e gli affanni di Expo – anche loro – sembrerebbero marachelle di ragazzini che non hanno fatto i compiti. Figurarsi, poi, se la candidatura per le Olimpiadi italiane viene ufficializzata adesso, la città prescelta è naturalmente Roma, e siamo solo nel pieno svolgimento di un’inchiesta epocale come quella di Mafia CapitaleLa voce dei secondi, degli scettici e dei contrari, è sempre stata forte e l’ultima volta si udì tonante per elogiare Mario Monti, come ben ricorda Michele Fusco e Massimiliano Gallo che, un paio di giornali fa, stavano con me sulla linea dei favorevoli alle Olimpiadi. Ma la voce di chi le Olimpiadi non le vuole è in questi giorni più forte, maggioritaria e – diciamocelo – ragionevole che mai, e l’ha espressa in modo chiaro il nostro Carlo Maria Miele.

Eppure, eppure qualcosa non torna. Non a me, quantomeno, che effettivamente continuo a pensare che la storia e la cultura di un popolo non sono il suo destino naturale, ma un insieme di scelte, decisioni, regole, pratiche e mentalità. Tutte cose che succedono e si formano, appunto, nella storia. Cose che cambiano, che si plasmano, che si forzano perfino. Elementi rispetto ai quali, i paesi civili e democratici si confrontano anche aspramente e fanno battaglia civica e politica. Qui, da queste parti, respiro invece la solita mesta aria di rassegnazione, che “tanto siamo così”, che “immaginati che ruberie”, che “non se ne esce”. A chi muova l’obiezione sul fatto che la via maestra non passa per la rinuncia, ma per il ripristino delle regole di legalità, rispetto, civiltà, si risponde che la battaglia è semplicemente persa, chiunque sia a combatterla dal lato delle istituzioni, perché la mafia che è dentro di noi è semplicemente più forte. Nel passaggio finale, i critici, ricordano l’esempio greco, quello di un paese profondamente disordinato che con le Olimpiadi s’è scavato l’ultimo pezzo di fossa. Già.

Ora, io capisco bene che la sfida sia improba, enorme e non è così realistico immaginare che in pochi anni il barometro della civiltà italica volga al bello. Lo capisco bene, e lo capirebbe anche un bambino. Quel che non capisco è come si possa semplicemente accettare che lo scenario presente sia ineluttabile e immodificabile, e mentre si dice questo non si ammetta, conseguentemente, che l’unica cosa che si può fare di qui è andarsene. Eh sì, perché se l’unica cosa che possiamo essere è la cosa peggiore che siamo – ladri, incapaci, senza-rispetto-e-senza-legge – allora tanto vale mollare baracca e burattini e andare in paesi normali, in cui la valutazione sulla candidatura a un grande (e meraviglioso) evento come le Olimpiadi è soggetta a riflessioni politiche, non a divieti metafisici sulla natura e il carattere della nazione. Siccome per il momento siamo ancora quasi tutti qua, varrà la pena di rimboccarsi le maniche e di combattere per un paese decente.

A questo finale di racconto – è vero – manca un passaggio non da poco. La classe dirigente che c’è, quella che propone le Olimpiadi a Roma per il 2024, ha spalle abbastanza grandi per reggere questa sfida? Per combattere una battaglia culturale epocale? La domanda è lecita, e i dubbi anche. Perché per presentarsi a questo “concorso”, e magari vincere, e infine fare tutto quel che serve, c’è bisogno di una classe dirigente davvero robusta, con idee chiare, una macchina organizzativa forte, una visione precisa sia di scenario sia di dettaglio. Probabilmente è troppo per quel che è oggi la nostra politica. Ma davvero vogliamo condannarci a credere che lo sarà, inevitabilmente, anche per i prossimi 5, 10, 50 anni?

TAG: coni, Matteo Renzi, olimpiadi, roma 2024
CAT: Bilancio pubblico, Eventi, Roma

7 Commenti

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  1. gianluca-ruggieri 4 anni fa
    A Monaco di Baviera, nel novembre 2013, i cittadini hanno votato contro l'ipotesi di ospitare le olimpiadi invernali. Gerhard Mumelter commentava i risultati così: "Il voto a sorpresa di Monaco conferma che le Olimpiadi in molti paesi non sono più considerate eventi di prestigio, ma raduni di massa costosissimi e ad alto rischio di sicurezza, che lasciano debiti enormi e impianti sproporzionati e costosi come la pista per le gare di slittino dei giochi di Torino. Saranno sempre meno le città disposte a candidarsi a Olimpiadi e Mondiali. In Europa e Nordamerica l’interesse cala, mentre si fanno avanti gli stati autoritari e le dittature ricche di petrodollari. A due giorni dalla scadenza del termine, infatti, i candidati per i giochi invernali del 2022 sono due: Almaty, in Kazakistan, e la superinquinata Pechino." [La selezione della città che ospiterà i Giochi olimpici invernali nel 2022, avverrà il 31 luglio 2015] http://www.internazionale.it/opinione/gerhard-mumelter/2013/11/12/olimpiadi-no-grazie
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    1. lorenzo.grande 4 anni fa
      sono d'accordo sulla necessità di rompere questa narrativa del piagnisteo in Italia. Credo però che i miliardi necessari a organizzare un'olimpiade sia meglio investirli nel lungo termine in piccole opere (campi da corsa, ciclabili, palestre all'aperto, campi da calcetto comunali ecc.) che hanno un beneficio immediato sull'economia, andando a interessare le piccole aziende e non i moloch del cemento, e al contempo generano un riscontro immediato sul benessere della popolazione, creando quella cultura dello sport che porta i popoli del Nord Europa sui podi delle competizioni internazionali. Le Olimpiadi passano, le medaglie e un manipolo di maratoneti che batte i parchi della città tutta la settimana (rendendoli anche piú sicuri) restano.
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  2. andrea.gilardoni 4 anni fa
    Diciamo che se le Olimpiadi fossero solo sport, e non comportassero costi spropositati e insopportabile messeinscena propagandistiche (basta guardare le ultime edizioni per scoraggiarsi), potrebbero anche essere gradevoli. Forse è giunto il momento di ripensarle, e di tornare all'essenziale. Non è possibile lasciare poi paesi ancora più indebitati e corrotti di prima.
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  3. stefano-iannaccone 4 anni fa
    Jacopo Tondelli non è grave. Ma è difficile da pensare in un Paese reduce dallo scandalo di Roma...
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  4. andrea-ferraretto 4 anni fa
    Jacopo Tondelli non è paura, emozione positiva che serve a conoscere i propri limiti, ma rassegnazione per un paese condannato a inseguire i grandi eventi. non è solo una questione di soldi e corruzione, ma qualcosa di più grande, di assenza di futuro nell'agenda.
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  5. francesco.maselli 4 anni fa
    Jacopo Tondelli sono d'accordo con te. Quando ho letto l'ANSA dell'annuncio ho subito pensato "ma che figata, ovunque mi trovo nel mondo nel 2024 almeno una settimana alle Olimpiadi di Roma la dedico". E poi ho visto il diluvio di commenti negativi perché "siamo un paese di corrotti che non ce la può fare". Bisogna ribellarsi a questo modo di pensare, dobbiamo tornare a dirci che tutto si può fare, perché in Italia tutto abbiamo fatto (e anche bene, vedi un po'). E poi magari interrogarsi sul rapporto costi-benefici, ché magari è una cosa che al momento non ci conviene organizzare eccetera. Bisognerebbe, come al solito, cercare di fare un passo avanti nella discussione. Sono contento che almeno qui su Gli Stati Generali ci si provi.
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