L’art. 21 dà a Totti il diritto di parola: di cosa si offende Spalletti?

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21 Febbraio 2016

Ho frequentato giocatori, allenatori, presidenti per metà della vita. Ai miei tempi, per dire, Rivera ha cacciato il presidente e si è comprato il Milan. Ma era un Rivera diversamente forte, rispetto allo splendido quarantenne che è Totti. Il quale, non solo non può (più) comprarsi nulla, ma viene addirittura cacciato dal ritiro. Strappate le mostrine nel cortile della caserma, di fronte a reclute incredule. Umiliato la seconda volta, dopo gli incredibili quattro minuti con il Real (evidentemente l’algoritmo Rivera – sei minuti messicani – non ha più effetto sugli allenatori).

Ma di che cosa, di grazia, si sarebbe offeso il signorino Spalletti per cacciare non un semplice giocatore, ma un monumento giallorosso come Francesco Totti? Forse che il medesimo, con garbo, compostezza, educazione, abbia espresso, ai sensi dell’articolo 21 della Costituzione, la libera espressione dei suoi pensieri: che certe cose avrebbe preferito sentirle di persona e non tramite i giornali, che in certe occasioni sarebbe necessario più rispetto. E che con Spalletti siamo al “buongiorno e buonasera”. Questioni risaputissime.

Gira la più classica e omertosa delle giustificazioni, sentita mille e mille volte, che ha sempre qualcosa di torbido perche tende a nascondere ciò che tutti sanno e ripetono almeno dieci volte giorno nei peggiori bar della Capitale: «Certe cose devono rimanere in spogliatoio». Resta che la verità, raccontata in forma anche un filo surreale, come appartiene a Francesco Totti, ha sempre qualcosa di rivoluzionario. La verità misurata, senza volgarità, senza la corrente maleducazione di qualsiasi ventenne, fa molto male. È insopportabile. Non è sopportabile. Chi è intelligente si misura su quel paradigma, chi non è intelligente, come in questo caso l’Offeso, mette fintamente davanti il supremo interesse della squadra per scacciare in realtà la sua stessa debolezza.

Adesso molti tifosi, che non vogliono mai dolori, dicono: doveva appendere le scarpe al chiodo, uscire alla grande, con una grande partita d’addio,con tante lacrime e abbracci planetari. Questo andava bene per un altro calcio, in questo, in cui i soldi dettano la linea della responsabilità professionale, la società e il tecnico hanno il dovere di utilizzare al meglio (nel meglio si comprenda anche la dignità per cortesia) la figura del campione celebrato. Per qualche milione di euro l’anno, toccano anche queste modeste incombenze. Indicare la porta di uscita, è una via penosa alla dittatura del pensiero. Dice Spalletti di non averlo visto sereno e dunque possibile contaminatore di pessimismo interno. Ma suvvia giovanotto Luciano, si prenda un trattatello di psicologia spicciola dove le diranno che nella gestione della crisi il momento estremo è sempre l’ultima possibilità, dopo avere battuto le cinquanta precedenti.

Qui siamo semplicemente alla nota strettoia, in cui la bandiera pesa e bisogna saperla gestire. Se non si è capaci lo si dica, non si accetti un contratto oppure, prima di firmare, si dettino prima le condizioni. Fare adesso il sergentino è solo patetico.

TAG: francesco totti, luciano spalletti
CAT: calcio

Un commento

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  1. andrea-marelli 1 anno fa

    L’antipatia verso una persona o l’amore verso un giocatore(cosa bella e legittima) può far scrivere certi articoli.Totti grandissimo giocatore ma era a fine carriera…ogni volta che non giocava polemiche ”gli manca di rispetto!”,se entrava qualche minuto polemiche ” mancanza di rispetto farlo giocare pochi minuti!’.’Una partita dura di 95 minuti con corsa,rientri e corse da fare …ogni tanto vorrei vedere chi critica un allenatore prenderne il posto soprattutto in certe occasioni

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