Cristiano Ronaldo: il CalciAttore

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11 luglio 2016

Forse un giorno esisterà un premio unico: Premio Oscar per il Miglior Attore Protagonista e Pallone d’Oro per il miglior calciatore del pianeta. I due premi non si contraddiranno più tra loro: chi vincerà questo supertitolo sarà un grandissimo calciatore e un bravissimo attore allo stesso tempo.
Il CalciAttore riunirà due talenti, nel nome del desiderio del grande pubblico di godere il più possibile dello spettacolo e della narrazione video degli eventi sportivi.

Domenica sera, durante la finale del Campionato Europeo in Francia, Cristiano Ronaldo ha confermato di essere il primo e il migliore dei calciattori.
La star portoghese è il pioniere di quella che potrà essere una nuova generazione di campioni praticamente perfetti per il calcio contemporaneo: preziosi per vincere le partite e altrettanto preziosi per rendere imbattibile la narrazione su schermo.

Tutto quello che è successo e che Ronaldo ha fatto a Parigi è stato vero e reale.
Però, al tempo stesso, tutto è diventato anche molto velocemente iperreale.
Forse qualcuno, di fronte alla diretta video della finale, ha sentito quella strana sensazione che si ha davanti all’eccessiva spettacolarizzazione. Una spettacolarizzazione che non nega gli eventi, ma li intensifica fino all’eccesso, che non falsifica gli eventi, ma li esagera nelle pose, nei movimenti, nei gesti.

Cristiano Ronaldo aka CR7 che mostra il suo lato umano a causa di un infortunio. CR7 che risorge dagli spogliatoi e si trasforma in allenatore a bordo campo. CR7 che ride, che piange, che festeggia, dopo aver risalito zoppicando gli scalini e aver sollevato la tanto sognata Coppa. CR7 che si unisce ai suoi compagni, ma rimane sempre un po’ altrove, nello spazio prezioso del suo brand personale, del suo calcio fatto di movimenti riconoscibili e ideali per essere replicati in qualsiasi spot o videogioco. CR7 che gioca un calcio stellare e incredibile, che sembra nato apposta per essere trasmesso in televisione.
Come detto, tutto quello che il trentunenne lusitano ha fatto e vissuto allo stadio di Saint-Denis è stato vero, a partire dalla ginocchiata rifilatagli da Dimitri Payet. Ma non c’è quasi niente che non sia stato anche un prodotto delle telecamere, soprattutto a partire da pochi minuti dopo il fallo del francese.
Uno sceneggiatore non avrebbe potuto scrivere una trama più adatta: l’eroe si accascia, piange, esce, viene fasciato, ci riprova, ma non ce la fa, esce piangendo in barella, poi torna, aiuta la squadra da bordo campo, diventa coach mentale e spirituale, vince lo stesso, con la potenza del suo carisma. E le telecamere sono ovunque, a riprendere ogni attimo, le telecamere osservano la realtà da ogni angolatura, quasi più interessate al protagonista emotivo che alla partita. Con una particolarità, il regista è proprio lui: Cristiano Ronaldo stesso, che sta animando un plot di nuovo perfetto, malgrado l’incidente.

Da tempo non siamo più in grado di capire fino a che punto le telecamere trasmettano soltanto gli eventi e a partire da dove, invece, influiscano direttamente sui comportamenti umani. Si tratta di un interrogativo che è stato affrontato infinite volte, ma che nello sport si è fatto strada più lentamente, nonostante la telecronaca sia il momento cruciale di qualsiasi manifestazione sportiva. Per anni ci siamo abituati a una telecamera che rende spettacolare l’evento sportivo, ma lo fa sempre rielaborando la realtà dall’esterno, seguendo l’ispirazione narrativa di giornalisti e telecronisti o le direttive degli sponsor più potenti. Per anni abbiamo dato per scontato che l’agonismo, i crampi, la rabbia, l’agitazione, il sangue e gli sputi fossero troppo intensi per non aver bisogno di una costante intermediazione tra campo da calcio e schermo.
La testata di Zidane con la vena del collo che sembra esplodergli dalla rabbia, gli attacchi di panico del Ronaldo brasiliano che non si regge più in piedi, i colpi di kung-fu di Cantona che vola sul pubblico: la realtà più sporca era ancora là che interagiva bruscamente con la narrazione delle telecamere, presentandosi come shock, come eccezione, come imprevisto non immediatamente gestibile.
Cristiano Ronaldo ha invece superato ogni contraddizione, con lui tutto sembra filare liscio, tutto è riassorbito dalla narrazione in pochi secondi: campo e schermo diventano un tutt’uno. La sua gioia, la sua rabbia, ogni momento trascorso sul campo parla la lingua della telecamera e interagisce perfettamente con essa. Ronaldo affronta lo spazio video dandogli la stessa importanza del campo da calcio, non trascura mai i due ecosistemi. Nessuno più di lui ha la consapevolezza di giocare anche dentro a uno schermo, nessuno più di lui sa che è soprattutto in uno schermo che lo vedono centinaia di milioni di persone.

Ronaldo non subisce più la telecamera, la utilizza come elemento della propria prestazione sportiva, la utilizza come motivatore definitivo, usando come propulsore l’intelligenza comunicativa tipica di una personalità narcisistica. Si potrebbe dire che il calciattore è come le antiche dive del cinema, magari come Marlene Dietrich, di cui si dice che sapesse sempre mettersi sotto alla luce giusta di fronte l’obiettivo.
Il calciattore sa sempre dove stare di fronte alle telecamere, sa che faccia offrire, sa disperarsi drammaticamente quando perde e sa esultare ancora meglio quando vince. Anche quando si arrabbia, anche quando cede alla collera, sembra farlo consapevole della potenza della telecamera. Il calciattore sa addirittura dissociarsi con un semplice scuotere la testa dai compagni, nel caso sia in corso un’umiliazione. Il calciattore la telecamera la cerca, ne ha bisogno, probabilmente gli serve per giocare al massimo delle sue possibilità, forse grazie alla telecamera gioca ancora meglio.

Cristiano Ronaldo sembra aver introiettato il segreto dei grandi attori e dei politici navigati: considerare la telecamera come un elemento naturale, che c’è sempre, che è parte della realtà, del senso del mondo, del suo costante e ineliminabile movimento di comunicazione.
Il grande campione globale non è più solo impegnato a giocare con uno stile in HD, ma anche a fare smorfie, a dimenare le braccia, a dire parole appositamente riconoscibili con il labiale, a mostrarsi corretto o indispettito, a consolare l’avversario mostrando un cuore d’oro, ad accogliere l’invasore di campo mostrando umiltà.
Questo significa, forse, che tutte le azioni e mosse del calciattore siano irrimediabilmente false o finte? No, non è assolutamente così, non c’è una scissione di questo tipo. Significa semplicemente che i suoi gesti nascono direttamente di fronte alla telecamera: l’identità e il corpo in movimento tengono conto della telecamera fin dal primo istante, ne sono codificati come da un ambiente sociale o da un sistema di valori di riferimento. L’autenticità diventa una questione più profonda e remota, che rientra eventualmente nel campo dell’assolutamente non visibile.
Le azioni di CR7 sono esattamente quelle e non altre, sono probabilmente sincere e, anche quando non lo sono, stanno solo cercando di integrarsi nell’imperante meccanismo dei molteplici video-racconti del reale.
La compenetrazione assoluta tra sport e spettacolo non è certo colpa di Cristiano Ronaldo, che è soltanto diventato la fusione perfetta dei due elementi, applicando la propria viscerale, affamata e inarrestabile ambizione personale in un mondo che si identifica senza sosta negli schermi e nello storytelling ossessivo.

Piangeva davvero, il campione, quando si è fatto male domenica, allo Stade de France. Eppure, piangeva in maniera quasi perfetta. Lo spettacolo non ha annullato la realtà, ma l’ha integrata. È uscito davvero in barella, l’eroe, eppure quell’uscita sembrava anche scritta su un copione. E il ritorno della superstar in panchina è stato probabilmente istintivo, ma è stato impossibile non notare quanto il suo diventare allenatore sia stato anche istrionico, scenografico, spettacolare. Le spinte al vero allenatore, i consigli ai compagni, le urla: lo show era là, per gli occhi di tutti, a partire dal resto della squadra portoghese, che è stata rafforzata e spronata dallo spettacolo.
Da grande calciattore, una volta sottratto al campo in cui è solito esibire la propria potenza sportiva, Ronaldo si è dedicato al 100% all’arte dello spettacolo, non per manie di protagonismo, ma perché quella è una parte integrante del suo enorme talento. C’è recitazione, ma non c’è finzione.
Certo, qualcuno ha storto il naso per il suo show da bordo campo. Ma le critiche vengono rivolte a qualsiasi produzione modello blockbuster, mentre lo spettacolo continua sempre a funzionare per i grandi numeri.
Per il target più conveniente di pubblico, quello che importa quando si fa marketing, CR7 è riuscito sinceramente a essere il protagonista di Parigi: si è mostrato umano, ha sofferto senza nascondere le lacrime, è rientrato e ha fatto qualsiasi cosa per farci capire quanto tenesse a questa partita, quanto ne fosse un co-direttore, quasi che quella al Portogallo non fosse una semplice appartenenza, ma un’alleanza tra il suo brand personale e una nazione intera. E, in effetti, è proprio così: senza il suo giocatore più celebre al mondo, il Portogallo non sarebbe mai arrivato in finale, questo è quasi sicuro, così come sono innegabili le doti da leader e trascinatore del fuoriclasse del Real Madrid, la cui sola presenza può motivare un intero spogliatoio. Il dettaglio è che il super-giocatore cerca di far capire la propria esclusività in tutti i modi, perché anche questo è parte del suo stile, un elemento del brand. Non c’è nemmeno bisogno delle interviste per farlo: qua contano i gesti sul campo, durante il gioco del calcio, dentro al gioco del calcio, ai bordi del gioco del calcio.

Come tutti sanno e ripetono, oltre a un talento innato, quella che ha fatto diventare Cristiano Ronaldo uno dei migliori giocatori della storia del calcio è un’incredibile e incessante dedizione all’allenamento. Il campione si allena metodicamente, sottoponendosi a sacrifici enormi e continui, cercando di essere sempre il migliore, di perfezionare ogni aspetto della prestazione atletica, ogni passaggio dello stile e dell’efficienza nel gioco: dal tiro delle inconfondibili punizioni allo stacco per colpire di testa in maniera impeccabile.
Proprio l’allenamento estremo, il continuo e incessante formarsi nel tempo, l’autogenerarsi costante, sono probabilmente i motivi per cui CR7, più di chiunque altro, ha sviluppato un incredibile talento da calcio-attore. Ronaldo si è applicato quotidianamente nel diventare sempre più forte, e ha continuato a farlo mentre già era all’interno della macchina del calcio contemporaneo. Nel tempo, la superstar si è modellata sulla base di tutte le necessità del sistema: dalle capacità tecniche a quelle video-espressive.
Il portoghese ha capito che un calciatore che voglia arrivare in cima dev’essere anche un grande attore: deve diventare perfetto per gli sponsor, per vendere un sogno, per vendere l’esperienza dell’automiglioramento, della determinazione, dell’allenamento, dei prodotti e dei gadget necessari a dare sempre il massimo.
Certo, sono tantissimi gli sportivi ad averlo capito da anni, ma nessuno come CR7 ha fatto diventare il proprio brand ancora più potente degli sponsor stessi. Non più un calciatore che fa anche marketing, ma un calciatore che si fa marketing, in ogni momento della sua carriera. Il calcio che si fa marketing e il marketing che si fa calcio: tutto nella performance agonistica e nella comunicazione di un corpo solo, senza sbavature. CR7 non contratta più il proprio prezzo da fenomenale atleta, ma direttamente il prezzo del brand che lui stesso ha costruito, coltivato e affermato. Un brand che va oltre alla vittoria e alla sconfitta, perché ha uno stile sufficiente a gestire entrambe.

Per arrivare a essere conosciuto ovunque nel mondo e guadagnare più di chiunque altro, Cristiano Ronaldo ha capito di dover diventare un marchio determinato da una serie specifica di gesti, di codici, di andature, di pose, di movimenti, di reazioni, di espressioni, di video virali.
Uno stile inconfondibile: quello di uno dei migliori calciatori del mondo e quello del più grande calciattore di tutti i tempi.

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immagine wikimedia.fr (fonte)

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CAT: calcio, Media

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