Italia: paese di allenatori e suprematisti bianchi

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18 marzo 2019

L’ultimo derby tra Milan e Inter verrà ricordato non solo per lo spettacolo in campo, ma anche per la manifestazione di suprematismo bianco sugli spalti. In particolare la Curva Nord interista, casa degli ultras nerazzurri, ha voluto celebrare la memoria di Daniele Belardinelli, morto lo scorso 26 dicembre durante gli scontri prima del match Inter-Napoli, con una imponente coreografia. Un lungo striscione con la scritta “Gli amici rimangono per sempre” sulla quale campeggiava il simbolo del gruppo ultras Blood&Honour 1998, di cui Belardinelli era il leader. Peccato che il sodalizio, attivo nel varesotto, abbia una spiccata matrice neonazista, iscrivendosi nella più ampia Internazionale nera dal medesimo nome. I riferimenti politici cari all’estrema destra ci sono tutti: difesa e superiorità della razza bianca, contrarietà a qualsivoglia politica migratoria volta unicamente a sostituire e cancellare le popolazioni locali, spiccato nazionalismo, richiamo a simboli e personaggi nazifascisti.

Il tutto è già di per sé inquietante, ma diviene ulteriormente drammatico a poche ore dal sanguinoso attentato perpetrato a Christchurch, Nuova Zelanda, nella quale un commando di quattro uomini ha ucciso circa cinquanta fedeli musulmani in due differenti moschee. A guidarli Benton Tarrant, 28 anni, che poche ore prima della spedizione aveva pubblicato il suo manifesto ideologico dal titolo “La grande sostituzione”, una riproposizione dei dogmi suprematisti ripresi anche da Blood&Honour.

Eppure per il Ministro dell’Interno Matteo Salvini l’unico estremismo pericoloso è quello islamico. Sarà per questo che ha autorizzato l’esposizione degli striscioni nella stracittadina meneghina seppure, in prima battuta, dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive (ONMS) arrivò un diniego. Una sottovalutazione del fenomeno suprematista presente nelle parole del ministro quando, per correggere il tiro delle sue dichiarazioni sulla carneficina in Nuova Zelanda, ha sostenuto che “gli elementi a disposizione non ci forniscono allarmi, fortunatamente, relativamente agli estremismi di cosiddetta destra e cosiddetta sinistra, anarco-insurrezionalisti, neonazisti. Sono fenomeni marginali, residuali e controllati.” Peccato che nella Relazione annuale dei servizi segreti inviata al Parlamento si legga di un sensibile attivismo e dinamismo delle compagini di estrema destra connesse a quel “variegato sottobosco comprendente anche segmenti politicizzati delle tifoserie calcistiche, nonché sigle di matrice neonazista, antisemita e skinhead.” Un sottobosco assai fitto. L’ONMS calcola che circa la metà delle frange organizzate di supporter calcistici abbia una connotazione politica, con prevalente orientamento di destra o estrema destra. Ancora l’Associazione italiana calciatori (AIC) ha registrato nella stagione passata 796 eventi violenti a danno dei tesserati. Di questi il 41% si basa su motivazioni razziali, messi in atto prevalentemente con cori e striscioni.

E’ quanto meno bizzarro, allora, che proprio sul sito istituzionale dell’ONMS, nella sezione dedicata agli striscioni autorizzati per il campionato in corso, campeggino quelli di gruppi ultras notoriamente affiliati e riconducibili a fazioni di estrema destra. Così come sorprende che nel Report relativo al girone d’andata non venga computato il decesso proprio di Daniele Belardinelli, sottolineando anzi la diminuzione dei feriti tra civili, steward e agenti delle forze dell’ordine.

Tutto ciò ha una sua logica ripensando alle frequentazioni del vicepremier e segretario leghista. Lo scorso 16 dicembre si presentò all’Arena civica di Milano per la festa dei 50 anni della Curva Sud milanista. Strette di mano, abbracci e selfie con vari ultras non sempre dalla fedina penale immacolata. “Ringrazio i tifosi della Curva del Milan perché sono una delle realtà più belle del calcio europeo” fu il suo commento. “Io sono per il tifo corretto, colorato e colorito. Episodi di violenza non mi appartengono e non appartengono a nessuno sportivo. Questi tifosi sono persone per bene, pacifiche, tranquille. Loro portano colore con un coro, un tamburo, una bandiera. La violenza è un’altra cosa. Ci sono diversi indagati nella Curva del Milan? Io stesso sono indagato. Sono un indagato in mezzo ad altri indagati.” Un endorsement mica da ridere. O ancora le sue cene con membri di CasaPound tra cui Simone Di Stefano, Gianluca Iannone e Francesco Polacchi. Quest’ultimo è il proprietario del marchio d’abbigliamento Pivert, in voga tra gli esponenti della destra nazionale e molto apprezzato dallo stesso Salvini.

Eccolo il nostro suprematismo bianco, pallonaro e nazionalpopolare, con un volto parlamentare più moderato e un braccio armato nei gruppuscoli che punteggiano gli stadi italiani. Che non spara con la foga assassina di Tarrant e dei suoi sodali, ma miete ugualmente numerose vittime i cui corpi sono dispersi lungo le rotte migratorie del Sahara, nelle carceri libiche, sui fondali mediterranei. L’argine culturale sta cedendo: uno degli eventi sportivi dell’anno si è giocato senza alcun imbarazzo all’ombra di un logo e di un motto nazista.

TAG: matteo salvini, Neonazismo, razzismo, ultras
CAT: calcio, Questioni di genere

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