Antologia dei sogni delle bambine (di ieri e) di oggi

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19 aprile 2018

Un crowdfunding che diventa un piccolo fenomeno online. Ne nasce prima un film, dunque un libro. È questa la storia di Funne – le ragazze che sognavano il mare della regista trentina Katia Bernardi, moderna cacciatrice di sogni.

In Funne (donne in dialetto trentino), l’anno scorso Bernardi aveva raccontato la storia di dodici ottantenni che provavano a realizzare il sogno della vita: vedere il mare. Lasciare le montagne di Daone, nel Trentino, per andare in Croazia. Adesso (questa sera, ore 21.10, Real Time), la regista si focalizza sul polo opposto, le bambine. Lo fa con un documentario – prodotto dalla casa di produzione trentina GiUMa – che segue tre storie diverse, in equilibrio fra l’infanzia e il futuro.

Katia Bernardi, come nasce Sogni in grande?

Il progetto Sogni in Grande nasce circa un anno fa, durante la promozione del mio film procedente Funne. Le ragazze che sognavano il mare. Molte persone avevano iniziato a scrivermi e a raccontarmi i loro sogni. Età, sesso, professioni e città diverse. Nel corso dei mesi di promozione ho raccolto centinaia di sogni. Avevo anche creato una scheda apposita da distribuire in sala tra il pubblico e un concorso su facebook.

E poi?

Questa materia dei sogni mi ha rapita e mi ha portata in maniera molto naturale ai sogni delle bambine delle elementari, forse anche perché io ho una bambina di sei anni ed è un mondo, quello dei sogni e della fantasia, che sto esplorando con lei.

Chi sono le bambine che racconti?

Le protagoniste sono quattro bambine tra i 9 e gli 11 anni di tre diverse città italiane. Marta, una bambina di 11 anni di Bolzano, giocatrice di basket e di calcio, dal carattere un po’ introverso, con uno sguardo analitico e scientifico sul mondo, che ha il grande sogno di diventare un’astronauta…e di andare a vivere su Marte! Viola e Zoe, due bambine super energiche ed esuberanti di Torino. Hanno 9 anni e sognano di mettere su una band rock tutta al femminile. E hanno già scritto la loro prima hit dal titolo Hey ragazza! E infine Naomi, una bambina di 10 anni di Napoli, dolce e un pochino timida, ma determinata e coraggiosa nel suo grande sogno di inventare storie e diventare una grande fumettista.

Come le hai selezionate?

Siamo partiti con la raccolta sogni a settembre scorso, scegliendo 4 scuole elementari campione tra Napoli, Torino, Trento, Bolzano, con la collaborazione di dirigenti scolastici, maestri interessati alla tematica, e Film Commission locali. Abbiamo realizzato circa 200 interviste, raccogliendo sogni straordinari, buffi, divertenti, originali, ma anche sogni più tradizionali. Ad ogni bambina intervistata abbiamo chiesto oltre al proprio sogno, di portare un disegno o un oggetto che lo rappresentasse, ma anche di raccontarci le proprie paure o limiti rispetto alla realizzazione del proprio desiderio. Ad ognuna ho chiesto anche di raccontare una piccola favola partendo da un “c’era una volta una bambina coraggiosa…”.

Che aspettative avevi quando hai iniziato le ricerche?

Tra le numerose interviste realizzate abbiamo deciso di raccontare queste tre storie perché, al di là del sogno specifico che avevano le bambine, c’è stata una scelta rispetto ai diversi caratteri: una più introversa, una più poetica e due più espansive, ma tante erano le possibili protagoniste… non è stato facile scegliere.

Di intervista in intervista, che idea ti sei fatta delle bambine di oggi?

All’inizio della ricerca ho tentato di non partire con preconcetti, ma sicuramente non pensavo di trovare bambine così consapevoli della parità di genere. Ovviamente è un campione di duecento bambine, un campione molto ristretto, ma in generale quello che abbiamo percepito è una forza e una prospettiva verso il futuro con meno limiti e paure rispetto al passato.

E delle loro madri che idea ti sei fatta?

La scelta delle protagoniste è stata fatta anche tenendo conto di contesti familiari, sociali, culturali e scolastici molto diversi tra di loro, proprio per dare uno spaccato più ampio. Si va da una scuola molto tradizionale di Ponticelli a Napoli ad una scuola di ispirazione montessoriana a Bolzano fino ad una scuola del centro storico di Torino. Sicuramente tutto questo riflette e condiziona il sogno delle bambine.

Allo stesso tempo la cosa straordinaria che abbiamo percepito è che, nonostante le differenze, le bambine sono ugualmente determinate a sognare in grande. Quasi che questa nuova generazione possieda dentro di sé geneticamente un concetto di libertà e parità più evoluto rispetto alla generazione precedente. Chiaramente è una generalizzazione che non vale per tutte, ma si sente che è in atto un cambiamento.

Dal “Non è mai troppo tardi per sognare” al “non è mai troppo presto per iniziare a sognare”…

Alla fine tra le mie Funne 85enni e le bambine di dieci anni ci sono più affinità che differenze, le due generazioni in certi punti si incontrano. Le partenze sono diametralmente opposte ma la determinazione nel raggiungimento del sogno, il coraggio, la voglia di uscire dagli schemi, la sfrontatezza che si può avere a 85anni, dopo una vita di fatiche in qualche modo assomiglia a quella delle mie protagoniste bambine. La più grande differenza è che per le Funne forse il film è stata la prima occasione mai avuta per parlare agli altri di un proprio desiderio; la generazione delle protagoniste di Sogni in grande invece non ha problemi ad esprimerli, i desideri, in maniera molto più consapevole…

Qual è il tuo prossimo progetto?

Il mio sogno in grande sarebbe quello di continuare a raccontare storie con il registro che ho trovato negli ultimi due lavori. Sarebbe bellissimo per me continuare con i Sogni in Grande, considerando le protagoniste di scuole medie e superiori, ma anche i bambini maschi.

 

 

 

 

TAG: bambine, Cultura, donne, funnie, sogni, stereotipi di genere
CAT: Cinema

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