True detective, terzo Tempo

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12 marzo 2019

Ho la sensazione di perdere le ore e i giorni: ma certamente mi manchi
Prima stagione: un capolavoro. Seconda stagione: non pervenuta. Terza stagione: un capolavoro.

Nick Pizzolatto ce l’ha fatta: ha ripreso il filo narrativo della prima, straordinaria serie e l’ha riportato nella terza. Fate finta che la seconda non sia mai esistita, che la mortalmente noiosa recitazione di Colin Farrell sia un brutto sogno: qui torna prepotente ciò che fa di questa serie un prodotto unico nel suo genere [sì, il poliziesco]: il Tempo.

È il Tempo che domina, pervade, detta la linea: lo potrete percepire visivamente in questa storia che ha il pregio di non andare mai sopra le righe: equilibrata, mai troppo violenta né complicata. È una storia sul Tempo, che in True Detective assume i connotati del personaggio principale e non di un termine: va percepito come dimensione reale e non immaginaria. Non è percezione, ma l’abito della realtà.

C’è un’altezza, una larghezza, una profondità e poi il Tempo. Ricordate la Teoria M della prima serie? Ecco.

Non sono riuscito a trovare un difetto in un solo, singolo aspetto di questa serie: recitazione, sceneggiatura, fotografia..Eccezionale la recitazione di Mahershala Ali, Stephen Dorff e Carmen Ejogo

Il bello di questa serie è che se hai 20 anni la guardi in un modo, se ne hai 30 in un altro e se ne hai quasi 50 come me in un altro ancora.

Senza sbagliare mai.

Buona visione.

TAG: serie tv, true detective
CAT: Cinema

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