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Leoncavallo

Milano

Il Leoncavallo è stato sgomberato

di redazione

Polizia e carabinieri, con l’ufficiale giudiziario, sono entrati nei locali dello storico centro sociale occupato e hanno chiuso l’area. Salvini: “La legge è uguale per tutti”. Sala: “Nessuno mi ha avvisato”. Meloni: “Non possono esistere zone franche”

21 Agosto 2025

È scattata poco prima delle nove di stamattina l’esecuzione dello sfratto del centro sociale Leoncavallo di via Watteau, a Milano, nel quartiere di Greco. Non sono bastati gli appelli di cittadini, esponenti della cultura, musicisti, passati dallo storico centro sociale in questi lunghi anni di attività, per evitarlo. Lo sgombero era atteso dal 2003 su richiesta della proprietà ma non era mai stato eseguito.

Polizia e carabinieri, con l’ufficiale giudiziario, sono entrati nei locali, chiaramente deserti. La città ad agosto è quasi vuota. Gli attivisti potranno ritirare le loro cose in serata. La notifica ufficiale, peraltro, fissava la data per il 9 settembre. L’ultima esecuzione di sfratto del Leoncavallo risaliva allo scorso 15 luglio.

A novembre di un anno fa i giudici avevano condannato il ministero dell’Interno a pagare 3 milioni di euro al gruppo Cabassi, proprietario dell’immobile di via Watteau, per essere stato «inadempiente» per un’occupazione durata trent’anni. Ora, però, è lo Stato a richiedere al centro sociale, e più nello specifico a Marina Boer, presidente dell’Associazione mamme antifasciste del Leoncavallo, quei soldi.

«Difendere il Leoncavallo oggi significa difendere Milano dal degrado delle rigenerazione, narrazione tossica che vuol dire gentrificazione, controllo, repressione, cemento, espulsione degli “indesiderati” (persone e sogni compresi). La notizia è che ci sarà un bando sull’area di Via San Dionigi (in zona Porto di mare; ndr), ma con un meccanismo per cui sarà compito del Leoncavallo anticipare le somme necessarie per la bonifica (dall’amianto) per la ristrutturazione e per la messa a norma dell’immobile. Si tratta di uno sforzo senza precedenti, un’ulteriore incognita sul futuro che si somma ai 3 milioni di euro che sono stati chiesti alla presidente delle Mamme Antifasciste per risarcire la proprietà di questi 30 anni di mancati profitti», scrivono gli attivisti su Facebook.
Il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini ha commentato sui social: «Decenni di illegalità tollerata dalla sinistra: ora finalmente si cambia. La legge è uguale per tutti: afuera!».
Leoncavallo
“Ieri ero a Palazzo Marino, impegnato in incontri di lavoro. Ho delegato il vicecomandante della Polizia locale in mia rappresentanza a partecipare al Comitato per l’Ordine e la Sicurezza che, come consuetudine, si tiene ogni mercoledì. In quella sede non è stato fatto cenno ad alcuno sfratto esecutivo del centro sociale Leoncavallo. Per un’operazione di tale delicatezza, al di là del Comitato, c’erano molte modalità per avvertire l’Amministrazione milanese. Tali modalità non sono state perseguite”, si legge in una nota diffusa dal sindaco di Milano Beppe Sala. “Ho ricevuto stamattina dal Prefetto la notizia. L’intervento sul Leoncavallo era sì previsto, ma per il 9 settembre. In considerazione di questa timeline ufficiale, come Comune avevamo continuato, con i responsabili del Leoncavallo, un confronto che portasse alla piena legalità tutta l’iniziativa del centro. Come sottolineato da alcuni quotidiani, si stavano valutando varie soluzioni a norma di legge, che potessero andare nel senso auspicato. Sono convinto, e l’ho già dichiarato in precedenza, che il Leoncavallo rivesta un valore storico e sociale nella nostra città. È la mia opinione, so che le mie parole non troveranno d’accordo tutti. A mio parere, questo centro sociale deve continuare ad emettere cultura, chiaramente in un contesto di legalità. Da anni e anni è un luogo pacifico di impegno. Confermo la volontà di mantenere aperta l’interlocuzione con i responsabili delle attività del centro sociale”.
“In uno stato di diritto non possono esistere zone franche o aree sottratte alla legalità”, ha commentato sui social la premier Giorgia Meloni al termine delle operazioni. “Le occupazioni abusive sono un danno per la sicurezza, per i cittadini e per le comunità che rispettano le regole. Il governo continuerà a far sì che la legge venga rispettata, sempre e ovunque: è la condizione essenziale per difendere i diritti di tutti”.
La storia del Leoncavallo era iniziata il 18 ottobre 1975, quando un’area dismessa di 3600 mq, situata in via Leoncavallo 22 a Milano, venne occupata da un gruppo di militanti extraparlamentari provenienti da diverse esperienze interne al movimento rivoluzionario che caratterizzò il lungo 68 italiano. All’interno del Leoncavallo, in via Watteau dal 94, negli anni, sono nati corsi di fotografia, collettivi musicali e teatrali, laboratori di pittura, un’officina, una palestra, la sala-video, un centro di documentazione. Il Leoncavallo è comunità, cultura, patrimonio della città e dei suoi cittadini.

milano
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