Agenda 2030, sviluppo sostenibile: la corsa contro il tempo dell’Italia

:
14 giugno 2018

Nel 2015 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione Transforming our world: the Agenda 2030 for sustainable development con la quale l’Italia e altri 192 Paesi si sono assunti l’impegno di perseguire un obiettivo comune di sviluppo sostenibile declinato in 17 Sustainable development goals (Sdgs) e 169 relativi target o traguardi.

Quella dei governi è una marcia a tappe da percorrere in quindici anni, iniziata nei primi mesi del 2016, e che persegue obiettivi cruciali come la lotta alla povertà, l’eliminazione della fame e il contrasto al cambiamento climatico, per citarne solo alcuni. Del resto, l’essenza stessa del concetto di sviluppo sostenibile tiene insieme la capacità di soddisfare i bisogni del presente senza compromettere le possibilità delle generazioni future, coniungando quindi crescita economica, inclusione sociale e tutela dell’ambiente.

Ma a che punto siamo? Riuscirà il nostro Paese a ridurre drasticamente la povertà, la disoccupazione e le disuguaglianze, a proteggere l’ambiente e contrastare i cambiamenti climatici, a migliorare la qualità della vita dei cittadini e a dotarsi di infrastrutture adeguate? A che punto si trova oggi l’Italia nella sua strada verso il raggiungimento dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile sanciti dall’Agenda 2030 dell’Onu e sottoscritta tre anni fa?

A queste e a molte altre domande ha risposto il Rapporto ASviS 2017, aggiornato di recente, che ci aiuta a comprendere la posizione del Paese nei confronti dei singoli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Lo studio, già presentato alla Camera dei deputati, è stato realizzato anche col contributo di oltre 300 esperti delle organizzazioni aderenti all’ASviS e oltre a valutare gli interventi in materia del governo Gentiloni, ha suggerito strade da percorre per ridurre i ritardi del paese.

La fotografia che ne esce è quella di un paese in notevole ritardo in merito agli obiettivi sanciti dalle Nazioni Unite. Secondo l’ASviS, l’Italia non è su un sentiero di sviluppo sostenibile e la ripresa economica, da sola, se anche diventerà stabile e più forte, non risolverà i problemi che la posizionano tra i Paesi europei con le peggiori performance economiche, sociali e ambientali. Il nostro Paese è infatti in fondo alla classifica su povertà, disoccupazione, disuguaglianze, degrado ambientale, mentre registra un miglioramento nei campi dell’educazione, della salute e dell’alimentazione, ma resta comunque lontano dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile che riguardano questi temi. Inoltre, l’Italia è in ritardo anche nell’adozione di strategie relative alla sostenibilità energetica di lungo periodo, alla lotta al cambiamento climatico ed economia circolare. Gli sforzi fatti finora non sono sufficienti. Se non si transiterà rapidamente verso un modello di sviluppo sostenibile sul piano economico, sociale e ambientale il nostro paese non riuscirà a raggiungere i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile riferiti al 2030, come pure si è impegnato a fare sottoscrivendo proprio dell’ONU.

 

Guardando all’Unione Europea, nel suo complesso, però, si registrano evidenti miglioramenti, nel corso degli ultimi anni, verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile relativi a salute (Goal 3), educazione (Goal 4), uguaglianza di genere (Goal 5), energia pulita (Goal 7), lavoro (Goal 8), innovazione, industria e infrastrutture (Goal 9), città e comunità sostenibili (Goal 11), consumo responsabile (Goal 12), lotta al cambiamento climatico (Goal 13). Significativi peggioramenti si registrano, invece, per le disuguaglianze (Goal 10), la qualità dell’ambiente terrestre (Goal 15) e pace, giustizia e istituzioni forti (Goal 16). Infine, non si segnalano significative variazioni per la povertà (Goal 1), la fame e l’alimentazione (Goal 2) e la partnership internazionale (Goal 17).

Diffondere gli scopi principali dell’Agenda 2030 e sensibilizzare non solo singoli cittadini, enti pubblici ma anche le imprese e gli attori del sistema economico mondiale è fondamentale per raggiungere obiettivi così importanti per il presente e il futuro di tutti noi.

In particolare, le aziende che producono e distribuiscono energia hanno grande responsabilità nel raggiungimento dello sviluppo sostenibile, creando valore nei paesi più poveri e in via di sviluppo, adottando politiche mirate alle decarbonizzazione. La questione è particolarmente significativa e rilevante per chi, storicamente, è legato allo sfruttamento delle fonti fossili, come Eni. L’azienda ha lanciato il dodicesimo rapporto in materia “Eni for 2017” per diffondere e fissare un modello di business volto alla creazione di valore attraverso il contrasto al cambiamento climatico, all’efficenza energetica, all’innovazione, alla cooperazione coi paesi ospitanti l’azienda. Il rapporto spiega proprio il lavoro svolto in tre aree fondamentali: cambiamento climatico, modalità operative, e cooperazione con comunità e terze parti, con l’obiettivo di migliorare l’accesso all’energia. Nel 2017 gli investimenti in Ricerca e Sviluppo sono stati pari a 185 milioni di euro, di cui 72 milioni in iniziative per la decarbonizzazione. 70,7 milioni di euro sono stati invece dedicati agli investimenti per le comunità. L’intensità delle emissioni di gas a effetto serra nelle operazioni upstream è scesa del 15% dal 2014, e le emissioni fuggitive di metano dalla produzione sono state quasi dimezzate rispetto all’anno precedente, diminuendo del 66% dal 2014. L’integrazione di obiettivi di sostenibilità con quelli operativi e di natura economico-finanziaria  permette di costruire un successo di lungo periodo, che coinvolge non solo direttamente le aziende e chi vi lavora e collabora ma anche chi abita il pianeta.

Quella dell’Italia sarà una corsa contro il tempo e quasi impossibile, perché il nostro paese, almeno secondo ASviS è «ancora molto distante da una condizione di sostenibilità economica, sociale, ambientale e istituzionale». Cosa farà il nuovo governo? La legislatura appena iniziata, se arriverà al termine, si concluderà nel 2023. Il 2030, a quel punto, sarà davvero dietro l’angolo.

 

 

TAG: 17 sustainable development goals, Agenda 2030, ASviS, eni, onu, sviluppo sostenibile, Transforming our world: the Agenda 2030 for sustainable development
CAT: clima, energia

Nessun commento

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

CARICAMENTO...