Cani liberi, padroni responsabili. Ma solo a Milano centro storico

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17 luglio 2018

Le proibizioni vengono quasi sempre introdotte con le migliori intenzioni ma non risolvono mai, senza quasi, il problema. Proibire significa criminalizzare, cioè trasformare un uso in abuso – a prescindere.

E’ proibito passeggiare nei parchi con il proprio cane sguinzagliato. Proibito quindi lasciarlo libero di correre sui prati dietro una pallina, lasciarlo infrattare nei cespugli, annusare gli odori naturali fuori dal raggio regolamentare del guinzaglio – un metro e mezzo. Né è consentito lasciarlo giocare – per carità – con gli altri quadrupedi liberi incontrati sul pratone lungo la via.

La proibizione non è stata introdotta per criminalizzare nessuno di questi comportamenti – comportamenti sani, che rendono il cane un dispensatore di gioia per il padrone e il suo ambiente sociale. L’intenzione del legislatore proibizionista era placare l’opinione pubblica terrorizzata da un fenomeno cui i media avevano dato la dignità di emergenza: le aggressioni dei cani. (Ministero della Sanità 6 agosto 2013 , “Ordinanza contingibile ed urgente concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani”; Ordinanza Regione Lombardia 2002)

Il reato di passeggiata col cane libero tuttavia è diffuso quasi quanto lo spaccio di stupefacenti illegali che si consuma esattamente nelle stesse location – i parchi, che postacci!
Dunque, o la grande prevalenza dei padroni di cane ha un’attitudine criminogena incorreggibile (reiterano ogni giorno, almeno due volte al giorno), oppure la proibizione è talmente ingiusta, sbagliata, negativa per il benessere del cane da non poter essere rispettata.

Ci sono le aree cani – è l’obiezione. Ma le aree cani sono luoghi di socialità per i padroni. I cani, dalla terza volta in poi, si annoiano ad annusare gli stessi cespugli, gli stessi cani, di correre sempre attorno allo stesso albero. Nelle aree cani poi è assolutamente proibito (dalla consuetudine, non dalle regole) giocare con la pallina, perché altrimenti tra cani si scazza. Per lo più quindi in area cani gli habitué trascorrono il tempo vagabondando tra la panchina dove è accomodato in conversazione il padrone e il cancelletto d’uscita.

La legge regionale lombarda del 2017, oltretutto, (Art. 6, Responsabilità e doveri generali del detentore di un animale d’affezione) prescrive che “Chiunque detiene a qualunque titolo un animale d’affezione è responsabile del suo benessere (…), tenuto conto dei bisogni fisiologici ed etologici, secondo l’esperienza acquisita e le conoscenze scientifiche riguardo alla specie, alla razza, all’età e al sesso”. Tra questi obblighi del conduttore vi è quello di “consentire la quotidiana, adeguata attività motoria e favorire i contatti sociali tipici della specie”.

L’esperienza insegna che un cane costantemente represso dal guinzaglio e da una raffica di “no, non tirare, stai al piede” non costruisce relazioni sociali sane, non apprende nulla, acquisisce comportamenti irrispettosi, talvolta aggressivi, e non avrà mai un rapporto felice con il suo padrone.

Le amministrazioni comunali sono tuttavia impegnatissime a contrastare il fenomeno delittuoso che si consuma nei parchi – la conduzione senza guinzaglio, non lo spaccio. Ogni giorno a Milano sin dalle prime ore del mattino decine di Guardie Ecologiche Volontarie fanno ronde in auto o a piedi per cogliere il quadrupede in flagranza di libertà nell’area verde, e punire il padrone con una multa da 120 Euro. (Regolamento uso del verde, Titolo IX, art 23).

La repressione non ammette discernimento. Il trattamento tolleranza zero è inflitto ai malcapitati conduttori di ogni età (la madre con passeggino e l’anziano pensionato), in ogni circostanza (che il parco sia vuoto o pieno, che nevichi, diluvi o batta un sole da ustione), in ogni fascia oraria – senza valutare le diverse funzioni che il parco assume nel corso della giornata. Di prima mattina ad esempio lo spaccio di stupefacenti è chiuso mentre pullulano i benefattori dei piccioni con le loro buste di plastica zeppe di pane raffermo pronto ad essere sparpagliato sui prati. A chi si arreca disturbo a quell’ora?

L’obbligo di conduzione al guinzaglio è ragionevolmente imposto negli spazi pubblici – dove è oggettivo il pericolo potenziale. La strada è fatta di asfalto, vi transitano le auto, vi si affacciano negozi: non è l’ambiente più consono a un cane libero, ed è ovvio che, sebbene sotto la conduzione di un bravo padrone, in quelle circostanze un cane possa creare guai. Il parco tuttavia è uno spazio verde, fisiologicamente dog-friendly, non vi transitano auto, non vi si affacciano negozi.
I cani ci fanno la pipì e la cacca – ma quella la fanno anche al guinzaglio.

La raccolta delle deiezioni fa parte delle regole di civiltà – e non è prerogativa genetica dei padroni di cane essere incivili. I padroni che non rispettano le regole provocano danni soprattutto fuori dai parchi, sui marciapiedi delle strade dove il cane è regolarmente condotto al guinzaglio. Provocano danni agli altri padroni di cane, oltre che a sé stessi, perché se non tutti i padroni di cane sono civili, tutti i padroni di cane sono pedoni – e prima o poi una cacca imprevista la si è pestata tutti. La sanzione per questi c’è già. A che serve allora proibire anche la libertà di movimento nelle aree verdi recintate se il problema è altrove?

L’opposto di proibire è responsabilizzare – ed è questa la strada che non si sceglie quasi mai. Ma il quasi qui ci sta. Il Municipio 1 di Milano ha deliberato una sperimentazione su due aree verdi del centro, il Parchetto di via Conca del Naviglio e il Parco delle Basiliche, istituendo in due fasce orarie della giornata – la mattina presto e il pomeriggio tardi – libertà di circolazione per cani senza guinzaglio.

Il provvedimento nasce dall’esigenza di legalizzare, cioé dare regole all’anarchia – l’anarchia determinata da una proibizione ottusa, nociva, impossibile da rispettare. E forse anche dalla consapevolezza che Milano si fonda sulla maturità civica dei suoi cittadini, su regole e responsabilità assolte perché condivise.

La sperimentazione attualmente limitata ai due parchi del centro potrebbe essere estesa a tutti i parchi della città. In prospettiva non potrà che essere così, vista la diffusione capillare dei cani domestici in città e la diffusa consapevolezza delle loro esigenze.

Il Comune potrebbe intanto dare indicazione alle GEV di sospendere in tutti i parchi le multe per conduzione senza guinzaglio nelle due fasce orarie in cui i più fortunati quadrupedi del centro storico possono già, in via sperimentale, circolare “free” .

@kuliscioff

TAG: cani, parchi Milano, proibizionismo
CAT: costumi sociali, Milano

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