Una birra che non rappresenta una città

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15 novembre 2018

Miano, una Bagnoli senza mare.

Italsider e Peroni per i due quartieri, erano i treni dello sviluppo, che improvvisamente è deragliato bloccandosi. Quando a Miano, in quell’ area cuscinetto piena di casali, gli abitanti videro insediarsi nel ’50 la “BIRRERIA”, la guardarono con diffidenza. Allora non c’ era il cemento di oggi. Proprio l’ inurbazione, che non ha lasciato un metro quadro senza mattoni.

Oggi troppa gente, troppe case, troppo traffico, lo dicevano anche quelli della multinazionale la Saub Miller, che anni fa ha acquistato il 60 per cento della Peroni: per uno stabilimento che non ha «caratterizzazioni produttive particolari».

La diffidenza di Miano è entrata anche nelle aule dei tribunali: quando si diceva che la fabbrica inquinava e i grandi camion che trasportavano birra e materie prime facevano traballare gli appartamenti attorno a piazza Madonna dell’ Arco. Ma tutti sapevano che ciò portava ricchezza. Erano salari e stipendi, per buona parte dei 35mila abitanti della Miano di allora, stretti in un chilometro quadrato. Era la speranza per l’ esercito dei disoccupati dell’ area Nord (60, 65 per cento) e dove è poi fiorito il 70 per cento dell’ indotto. La Peroni rappresentava un punto di riferimento per un quartiere e un territorio in forte crescita demografica e urbanistica, un quartiere abbandonato oggi al degrado, alla camorra o alla microcriminlalità.

A Miano ci sono i giovani che vogliono lavorare, quelli che studiano e spesso fuggono via, perché qui non c’ è niente, la “BIRRERIA” era una soluzione, qualcosa. Non c’ è una stazione dei carabinieri né un commissariato di polizia, non ci sono cinema e nemmeno teatri, nonostante le promesse. Anche nella scuola, la Peroni, aveva una sua presenza: sponsorizzava giochi, manifestazioni e miniolimpiadi.

 

Per anni le manifestazioni di protesta dei dipendenti dell’ex –birreria Peroni dello stabilimento di Miano, si sono susseguite sul territorio. La fabbrica giunse a Miano negli anni ’50; forniva  il 25% della produzione nazionale. L’area era molto frequentata, chioschi e pizzerie l’avevano resa un punto di ritrovo – “adesso di sera non c’è più nessuno, solo criminalità” , spiega un operaio. Nel 2004 subentra con il 60% delle quote azionarie la multinazionale sudafricana SabMiller. Nell’ottobre 2004 la chiusura dello stabilimento determina la perdita di  152 posti di lavoro, più di 500 per l’indotto, più precisamente la procedura di licenziamento collettivo e collocazione in mobilità ex artt 24 e 4 della legge 223/91 attivata dalla spa Birra Peroni con nota dell’8 ottobre 2004 nei confronti di 152 operai, nel frattempo ridottisi a n138 (di cui 76 operai e 62 impiegati) corrispondenti all’intero organico in forza allo stabilimento di Miano.  Nel giugno 2006 si decise di cambiare la destinazione d’uso dell’area che nel frattempo veniva acquisita da due società, la Minoter e la Mediacom. A quattro anni dalla chiusura dello stabilimento, la Minoter SpA,  decisee di sottrarsi dagli accordi istituzionali sottoscritti per la ricollocazione dei lavoratori licenziati”. E’ quanto si legge in una nota diffusa dalla Flai-Cgil di Napoli.

Il progetto di recupero proposto dalla Minoter e da Mediacom nel 2008 prevedeva in una superficie di circa 10 ettari: un centro commerciale di 18.000 metri quadrati; un albergo con 120 camere e terrazza; una residenza per 400 unità abitative; un sistema di uffici, una sala proiezioni ed eventi.

La magistratura napoletana ha aperto un’inchiesta a seguito di un esposto a firma degli ex dipendenti presentato il 21 aprile 2008 alla Procura della Repubblica di Napoli. Nell’integrazione dell’esposto si fa riferimento alla deliberazione n 2193 assunta dalla Giunta Comunale con la quale veniva determinato di destinare specifiche risorse per il finanziamento dei piani formativi a favore dei lavoratori collocati in cassa integrazione. Adesso Svicom ha ricevuto il mandato dal promotore Gruppo Cualbu per la gestione de “La Birreria” di Napoli, ex-sede della fabbrica “Birra Peroni”, che verrà completamente trasformato in un complesso commerciale e polifunzionale con un rilevante il bacino d’utenza: 1 milione e 170 mila residenti, considerando i 20 minuti di percorrenza.

L’area commerciale sarà composta da oltre 21 mila metri quadrati animata da 68 tra negozi e medie superfici, l’ancora alimentare ad insegna “Conad” e 1.300 posti auto distribuiti in parcheggi interrati e multipiano – si integrerà con una zona residenziale, un comparto con uffici e servizi e con un vasto parco urbano pubblico di 7 mila metri quadrati. Un mix vincente tra offerta commerciale e nuovi servizi dedicati alla salute, al tempo libero, alla ristorazione e all’intrattenimento, capaci di rendere il nuovo centro commerciale uno “spazio al servizio della gente”.

Potrà essere la sintesi dell’evoluzione dei centri commerciali a cui stiamo assistendo negli ultimi anni e che popola i dibattiti tra gli operatori del settore. Ed è il futuro del settore stesso, soprattutto in Italia”, dichiara Alberto Albertazzi, direttore generale di Svicom.

La Società Birra Peroni nacque nel 1846 per iniziativa di Francesco Peroni, ultimo nato di una famiglia di pastai attivi nella provincia novarese, che si trasferì dalla natia cittadina di Galliate a Vigevano, giudicata più adatta per iniziare una nuova attività imprenditoriale, fondandovi una fabbrica di birra.

Nel 1955 viene chiuso lo stabilimento ex Birrerie Meridionali di Capodimonte, sostituito dal nuovo stabilimento aperto a Miano.

A partire dalla fine degli anni ’70 fu avviata una politica di riorganizzazione riguardo agli otto stabilimenti produttivi del gruppo che portò alla chiusura di alcuni di questi.

Nel 2003 la multinazionale britannica (ma fondata in Sudafrica) SABMiller plc, acquisì il gruppo Peroni per 400 milioni di euro pagati in due tranches, la prima nello stesso anno e la seconda nel 2005, Nel novembre 2016 Anheuser-Busch InBev, per evitare problemi legati all’Antitrust europea nell’ambito dell’acquisizione di SABMiller, vende la Peroni al gruppo giapponese Asahi Breweries.

Oggi, per ricordare una storia, ci regalano una birra…alla salute loro.

TAG: #napoli, birra, miano, monica mandico
CAT: costumi sociali, Napoli

2 Commenti

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  1. ferdy 1 mese fa
    E una storia che si ripete per tante attività industriali che mettono in difficoltà miglliaia di lavoratori e relative famiglie.Uno stato efficente non dovrebbe permetterlo adottando misure che comportino la salvaguardia dei posti di lavoro.
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  2. andrea-lenzi 4 settimane fa
    Al massimo, però, un qualunque stato potrebbe creare le migliori condizioni affinché si sviluppi l'imprenditorialità, a meno che obblighi gli imprenditori in qualche modo, col risultato che nessun imprenditore sano di mente investirebbe più in quello stato, visto che l'obiettivo di ogni impresa è il profitto
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