7 uomini di successo e potere annientati dagli scandali sessuali

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23 agosto 2019

Sesso, soldi e potere. Una triade che da sempre ossessiona l’umanità. E che è stata il cuore di scandali eclatanti, come il caso Epstein o la vicenda Weinstein: uomini di potere accusati di aver sfruttato il loro rango e la loro influenza per abusare sessualmente di donne, spesso giovanissime, e talvolta addirittura minorenni.

Casi che hanno avuto immensa risonanza mediatica in tutto il mondo, e che sollevano una ridda di quesiti, non solo giuridici ed etici, ma sociali, culturali e persino antropologici. Ed è stato proprio lo shock globale delle accuse al produttore cinematografico Harvey Weinstein, alimentato dall’arena social, a dare il la al movimento MeToo nell’ottobre 2017. Fenomeno che, due mesi dopo, il Time consacrava dedicandogli la sua annuale copertina “People of the year”.

In questi giorni si sta tornando a parlare, in tutto il mondo, del tema. Merito (o meglio: demerito) del caso Epstein, il miliardario americano accusato di aver abusato sessualmente di decine di ragazzine sotto i 18 anni. Senza cedere al sensazionalismo giustizialista o a prese di posizione ideologiche, ecco sette casi, a partire proprio da quello Epstein, che hanno sconvolto le donne (e gli uomini) di tutto il mondo.

Jeffrey Epstein

Il noto miliardario viene arrestato il 6 luglio con l’accusa di traffico di minori. Non è la prima volta che la polizia americana indaga su Epstein, che per anni, secondo gli inquirenti, avrebbe abusato sessualmente di decine di minorenni (spesso provenienti da famiglie disagiate) in cambio di denaro. Nel 2007 il finanziere è accusato di reati sessuali dall’FBI, ma riesce a far secretare il grosso delle accuse grazie a un accordo con l’allora procuratore distrettuale di Miami, e si dichiara colpevole per un unico caso di prostituzione di una minore. Condannato a 18 mesi di prigione, in realtà viene alloggiato in un’ala privata del carcere di bassa sicurezza di Palm Beach, in Florida, dove gode di numerosi privilegi e di un regime di uscite decisamente lasco. Dopo anni di libertà, prima che inizi il processo a suo carico per traffico di minori, il 10 agosto scorso il miliardario si suicida nel Metropolitan Correctional Center di Manhattan.

Harvey Weinstein

In un’inchiesta pubblicata dal New York Times nell’ottobre 2017, la famosa attrice Ashley Judd, con altre attrici e alcune ex impiegate di Weinstein, accusano il noto produttore di aver abusato di loro, facendo scoppiare il caso che darà inizio al movimento MeToo. Nei giorni e nelle settimane seguenti all’uscita dell’inchiesta, decine di donne si uniscono al coro contro Weinstein. Fra queste, celebrità del calibro di Gwyneth Paltrow, Angelina Jolie, Salma Hayek e Uma Thurman. L’uomo viene licenziato dalla sua stessa società di produzione, la Weinstein Company, pochi giorni dopo la pubblicazione dell’inchiesta. Nel maggio 2018, accusato di stupro, abusi e molestie sessuali a danni di due donne, si consegna alla polizia di New York e viene arrestato. È rilasciato dopo il pagamento della cauzione da un milione dollari e la consegna del passaporto alle autorità, ed è attualmente in attesa dell’inizio del processo. Pochi giorni fa un giudice ha rifiutato la sua richiesta di autorizzazione per recarsi in Spagna e Italia per un viaggio di lavoro.

Bill Cosby

Chi ha almeno trent’anni ricorda senz’altro la sitcom “I Robinson”, e il suo protagonista, il padre di famiglia Cliff Robinson. Premiatissima (6 Emmy e 3 Golden Globe) per cinque anni consecutivi è la serie più seguita in America. Il suo protagonista, Bill Cosby, è così amato dal pubblico da diventare l’attore televisivo più pagato degli USA a cavallo fra gli anni ottanta e novanta. Continua a lavorare fino al 2018, quando viene condannato a un massimo di dieci anni di prigione per stupro con aggravante. Vittima dell’aggressione, che risale al 2004, è Andrea Constand. Già nel 2005 la donna aveva accusato Cosby di averla narcotizzata e di aver poi abusato di lei. Allora però il procuratore distrettuale che seguiva il caso aveva deciso di non procedere per insufficienza di prove. Il caso viene riaperto nel 2015, quando viene alla luce una vecchia deposizione in cui l’attore ammetteva di aver dato un farmaco sedativo-ipnotico a delle donne per “sedurle”. Decine di altre donne oltre a Constand accusano Cosby di averle drogate e violentate, ma poiché sono caduti in prescrizione i loro casi non vengono portati in tribunale. Attualmente Cosby è detenuto in un carcere della Pennsylvania.

Larry Nassar

A testimoniare contro di lui in tribunale sono quasi 160 donne. La sentenza, del gennaio 2018, lo condanna a un minimo di 40 e un massimo di 175 anni in prigione per aver abusato di 265 vittime accertate. Ragazzine, fra cui tantissime minorenni; almeno una aveva meno di 13 anni all’epoca dei fatti. Non è la sua prima condanna: nel dicembre 2017 Nassar era già stato condannato a sessant’anni di carcere per possesso di circa 37mila file, tra foto e video, contenenti pornografia infantile. Nato nel Michigan nel 1963, osteopata, nel 1996 Nassar entra come medico nella federazione americana di ginnastica, dove entra in contatto con centinaia di atleti, anche molto giovani. Spesso minorenni, appunto. L’ex atleta Rachael Denhollander, la prima ad accusarlo pubblicamente, dichiara che Nassar l’ha aggredita sessualmente quando aveva 15 anni. McKayla Maroney, ex ginnasta e medaglia d’oro olimpionica, si unisce all’ondata MeToo nata su Twitter nell’ottobre 2017 raccontando di essere stata molestata da Nassar sin da quando aveva 13 anni.

Jean-Claude Arnault

Quest’anno l’Accademia svedese dovrebbe tornare ad assegnare il Nobel per la letteratura dopo lo stop autoimposto a causa dello scandalo che nel 2017 ha travolto il marito di uno dei suoi membri. Nel novembre di quell’anno, sulla scia del movimento MeToo, diciotto donne accusano di molestie e abusi sessuali Jean-Claude Arnault, fotografo sposato con la scrittrice, e membro dell’Accademia svedese, Katarina Frostenson. Lo scandalo travolge l’istituzione secolare, e fa saltare l’assegnazione del premio più prestigioso del mondo per il 2018. Parallelamente, vengono alla luce anche delle presunte irregolarità nei rapporti economici esistenti fra l’istituzione e Arnault, nelle quali sarebbe coinvolta anche la stessa Frostenson. Vari membri dell’Accademia (un incarico vitalizio) si dimettono in segno di protesta per la decisione di non espellere Frostenson. Un terremoto tale da spingere il re Carlo XVI Gustavo a modificare lo statuto dell’Accademia (fondata dal suo antenato Gustavo III nel 1786) per assicurarne la sopravvivenza. Nell’ottobre 2018 Arnault è condannato a due anni di carcere per lo stupro di una donna nel 2011. L’uomo replica che si tratta di una caccia alle streghe, e ricorre in appello. La corte d’appello però conferma la sentenza e allunga la pena di sei mesi, dichiarandolo colpevole di aver stuprato la vittima non una ma due volte.

Jorge I. Domínguez

Poco noto in Italia, il caso di Jorge Domínguez ha scosso il mondo accademico americano. Nato a Cuba, laureato a Yale, il politologo conquista una cattedra alla prestigiosa università di Harvard nel 1979, dove ricopre incarichi importanti, fra cui il vice-rettorato per gli affari internazionali. In un articolo pubblicato nel febbraio 2018 dal Chronicle of Higher Education, dieci donne accusano Domínguez di molestie, comportamenti inappropriati e abusi sessuali. Una di queste è Terry Karl, assistente di Domínguez nel 1981. Nell’articolo Karl racconta di aver segnalato più volte alle autorità dell’ateneo il comportamento sessualmente aggressivo del suo superiore. Ma mentre l’uomo se la cava con un richiamo, alla fine lei lascia Harvard per sfuggire a una situazione divenuta insopportabile. Nel 2018 però i tempi sono molto cambiati, e nel pieno del ciclone MeToo Harvard prende misure più incisive. Nel marzo 2018 il docente viene posto in congedo amministrativo in attesa dei risultati di un’indagine interna, e Domínguez decide di andare in pensione. Tre mesi fa, alla luce dei risultati dell’indagine, Harvard gli revoca lo status di professore emerito e lo dichiara persona non grata.

Kevin Spacey

Protagonista indiscusso, nonché produttore, della popolare House of Cards (prima webserie a essere candidata agli Emmy), nell’ottobre 2017 è accusato dall’attore e cantante Anthony Rapp di averlo molestato quando aveva 14 anni. Spacey ammette di non ricordare l’episodio ma si scusa pubblicamente per un “comportamento profondamente inappropriato” e dichiara di essere gay. Nelle settimane successive all’intervista a Rapp, altri uomini raccontano di essere stati molestati o di aver avuto degli incontri sgradevoli con Spacey (uno di loro avrebbe avuto 17 anni all’epoca del presunto episodio). In seguito allo scandalo Spacey è scaricato dalla sua agenzia e dai suoi PR, viene escluso dalla sesta stagione di House of Cards, e rimosso dal film (all’epoca già pronto) “Tutti i soldi del mondo”, nel quale è sostituito dall’attore Christopher Plummer. Il mese scorso gli inquirenti del Massachusetts ritirano il procedimento penale per aggressione e molestie sessuali che vedeva Spacey accusato di aver palpeggiato un diciottenne in un bar tre anni fa. Il caso viene ritirato dopo che la presunta vittima rifiuta di testimoniare riguardo le conversazioni telefoniche che avrebbe avuto con degli amici quella sera. Secondo i difensori di Spacey, l’uomo avrebbe cancellato dalle chat dei messaggi che avrebbero potuto dimostrare l’innocenza dell’attore.

TAG: Cosby, Epstein, maschilismo, MeToo, molestie sessuali, scandali, società, Spacey, violenza di genere, Weinstein
CAT: Criminalità, Questioni di genere

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