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Letteratura

Conversazioni notturne

di Filippo Cusumano
17 Marzo 2021

Chi abita a Venezia lo sa.
Può capitare che una persona si piazzi  a parlare nella calle o nel campiello sotto casa tua e che, grazie all’acustica particolare di questi luoghi, tu ascolti ogni singola sillaba come se fossi nel migliore dei teatri.
“L’attore” è, in genere, ignaro: semplicemente fa parte di quella categoria di persone che  ignorano la possibilità di modulare il volume della propria voce.
Ieri notte, mentre cercavo di dormire, ho sentito, proveniente dalla calle sulla quale si affaccia la mia camera da letto, la seguente conversazione:
– Sai quanti anni ho?
– Se non ricordo male, quarantotto.
– Mi fai così vecchio? Ne ho quarantacinque.
– Buon per te.
– E sai da quanto lavoro? Da venticinque anni!. E lo sai per quanto ancora dovrò lavorare ?
– Ad occhio per non meno di altri vent’anni.
– Infatti.
– Come tutti, però…
– Vero. Però il mio è un lavoro che non mi fa impazzire. Anzi, a dirla tutta, è una vera rottura di scatole.
– Ringrazia il tuo dio di avercelo un lavoro, soprattutto di questi tempi. Sei fortunato, rispetto ad altri!
– Figurati se non lo so! E so anche che c’è chi, invece di stare allo sportello come me, sta in miniera o si spezza la schiena sui campi.
– E quindi?
– Il fatto che ti volevo raccontare, infatti, è un altro. Sono stato da uno che se ne intende e mi sono fatto fare il conteggio della pensione che avrò tra vent’anni. Risposta: se non cambiano in peggio le regole attuali,  il 62% di quello che prendo adesso. Cioè 1000 euro.
– Una bella cifretta…
– Sfotti, sfotti…Ho un solo vantaggio. Che sono già abituato a vivere con 1000 euro!. Adesso ne verso 600 per il mutuo. Quando andrò in pensione avrò almeno finito di pagarlo.
– Bene.
– Ma capisci che misera prospettiva? Vivere tutta una vita con mille euro. E con un lavoro del cavolo!
E, aggiungo io poco caritatevolmente,  rompendo l’anima ai vicini a mezzanotte.

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