Dacia Maraini, fotografia di Alessio Jacona, licenza creative Commons

Letteratura

«Le immagini sono importanti, ma per pensare servono le parole»: intervista a Dacia Maraini

28 Febbraio 2026

Ma dove sono le madri? Da questa domanda che nasce da uno sguardo tra i titoli della biblioteca che l’hanno formata nell’infanzia e che vede risaltare i nomi di autori come Joseph Conrad, Henry James, Marcel Proust, Fëdor Dostoevskij, Giovanni Verga, William Faulkner e Samuel Beckett prende avvio Scritture segrete (Rizzoli) di Dacia Maraini. Il libro è un’indagine sulla scrittura femminile nei secoli. Un viaggio, un’avventura nella letteratura come nella filosofia dentro cui recuperare e ritrovare nomi di scrittrici e pensatrici in alcuni casi da riscoprire e conoscere per la prima volta, e in altri da ricollocare in una posizione decisamente più centrale di quanto è stato fatto dalla critica nella storia della letteratura, ancora oggi fortemente maschile centrica. Ma Scritture segrete è anche un viaggio nei ricordi, il racconto delle scrittrici conosciute e di cui Dacia Maraini è diventata amica. Il racconto in fondo di un Novecento che fu denso e straordinariamente vitale e che oggi va recuperato con una nuova lente che comprenda meglio il ruolo centrale delle scrittrici, filosofe e artiste che contribuirono in maniera fondamentale al cambiamento – in meglio – della società. Abbiamo incontrato Dacia Maraini a Roma.

Il mondo della cultura e i suoi spazi sono quanto mai messi sotto attacco in nome di una presunta nuova egemonia della destra. Dove e come secondo Lei è possibile ritrovare le risorse e il fiato necessario per rilanciare un discorso alternativo?

Non ho mai pensato al mondo della cultura come egemonia di un partito o di una tendenza politica. Per me la cultura è fatta di persone che pensano, creano, ragionano, ricercano. Quando leggo un bel romanzo non mi chiedo come voti chi l’ha scritto. Chiedo al  romanzo che mi dia delle emozioni estetiche ed etiche. Molti potenti di destra  pensano che occupando i posti chiave della cultura possano influenzare il pensiero e la creatività di un paese. Ma sbagliano. Il talento non ha niente a che fare con il potere. A meno che il potere non diventi talmente oppressivo da impedire qualsiasi espressione di pensiero e di parola che non sia quella del regime.

Da dove si può partire secondo Lei per ritrovare un’idea di morale pubblica che sia inclusiva e non feroce?

Secondo me bisogna partire dal linguaggio. Il degrado linguistico esprime un degrado spirituale. Non si tratta di buona educazione o di formalismo. Il linguaggio deve avere una sua dignità, deve seguire la ragione. L’insulto che è diventato ormai la pratica  comune cancella la capacità di ragionamento. Parlare con chiarezza e ragionevolezza vuol dire pensare con chiarezza e senza aggressività. Con l’altro ci si confronta. Lo scontro non serve a niente.

Come pensa che potrà essere superato il vincolo di un linguaggio ancora così fortemente maschile? E quanto questo linguaggio impedisce e ostacola la creatività letteraria femminile? 

Se pensiamo che perfino la grammatica riflette chiaramente la misoginia della cultura patriarcale cosa dovrebbero fare le donne? Nella grammatica che usiamo tutti i giorni il maschile rappresenta l’universale, il femminile il particolare. Se dico Uomo intendo l’umanità intera, se dico Donna intendo solo un genere. Ma le donne nella loro voglia di esprimersi hanno imparato a superare questi ostacoli e a esprimere la loro creatività. Il nemico delle donne non è un linguaggio misogino che si può superare con un pensiero libero e creativo, ma quegli uomini che non riescono a dare loro fiducia, riconoscimento e valore. Nelle antologie per le scuole le donne sono quasi assenti. E quando si stabiliscono i modelli per le prossime generazioni le donne scompaiono. In letteratura manca ancora alle donne il riconoscimento del prestigio.

Non sarebbe necessario forse provare ad isolare criticamente una letteratura maschile, evidenziandone i sintomi e le caratteristiche anche al di là delle insite qualità letterarie? 

È stato fatto durante il femminismo. Ma con scarsi risultati. Io comunque penso che sia inutile. Come non sono d’accordo con l’atto di gettare a mare la statua di Colombo e non sono d’accordo sul demonizzare gli scrittori che si comportavano secondo le idee del loro tempo. Non dobbiamo distruggere i miti letterari, ma aggiungere a quelli che ci hanno tenuto una felice compagnia altri miti, quelli femminili. Accanto ai grandi padri della letteratura bisogna riconoscere che esistono delle madri altrettanti importanti e felicemente creative. In un mondo globalizzato la letteratura soprattutto quella di massa e di grande diffusione sembra rispondere ai medesimi cliché di trama e di lingua, in tal senso quanto è ancora potenzialmente fuori dagli schemi la letteratura femminile? Non credo che esista una letteratura femminile. Esistono dei punti di vista storici, ma niente a che vedere con la fisiologia.

Insieme alla parità tanto auspicata quanto è importante anche ribadire una diversità e un’originalità di genere che sfocia anche nella creazione di opere artistiche? 

Ribadisco: non credo alla differenza di genere se non in senso storico. L’idea che le donne siano diverse come struttura mentale per ragioni biologiche mi sembra razzista. Le donne sono esseri umani e hanno tutte le capacità degli esseri umani, anche quelle negative, come la capacità di fare il male, solo che hanno imparato storicamente a sublimare. Questo dovrebbero imparare alcuni uomini che identificano la loro virilità col possesso, imparare a sublimare.

Ritiene che Giorgia Meloni anche in quanto leader donna dovrebbe rispondere a responsabilità maggiori visto il suo ruolo di governo e quello che potrebbe rappresentare per le donne in politica? Come la valuta?

Dal punto di vista simbolico il fatto che ci sia una donna come presidente del Consiglio è un’ottima cosa. Vuol dire che le donne hanno acquisito un diritto alla parola pubblica che per millenni è stata loro interdetta. Poi però si giudicano i politici secondo le scelte che fanno. Tornando al linguaggio, trovo che Giorgia Meloni usi un linguaggio poco equilibrato, un linguaggio che non rappresenta la sua carica  ma  parla come se fosse sempre all’opposizione, pronta ad attaccare chi non la pensa come lei.

Cosa manca ancora, secondo lei nella cultura e nella società contemporanea per riconoscere pienamente la qualità assoluta delle scrittrici come figure centrali della letteratura? 

Manca la piena accettazione e il riconoscimento della capacità creativa delle donne. Per millenni si è detto scritto e stabilito legalmente che le donne erano al mondo per creare vita, ovvero fare figli e basta. E all’inizio questa capacità veniva riconosciuta come fondamentale per il genere umano e quindi divinizzata. Tutto il resto, ovvero la creatività nel campo scientifico, filosofico, teorico, teologico ecc. era affidata agli uomini. Questa pratica si è talmente inserita nella cultura da essere considerata una legge naturale. La creatività femminile nel campo dell’arte, della scienza, del pensiero, è stata non solo sottovalutata, ma quasi sempre repressa e censurata. Ora cambiare una cultura non è una cosa facile e neanche una cosa che si possa fare con poche parole e qualche rivolta. Ci vogliono secoli per cambiare un’abitudine mentale e storica. E nel frattempo c’è chi si ribella perché non sopporta il cambiamento delle abitudini storiche. Ma credo che le donne non abbiano voglia di tornare indietro .

Secondo lei non avrebbe senso pensare a un museo del femminismo che provi a recuperare organicamente una storia ancora oggi lasciata spesso sotto traccia? L’unico museo oggi in Europa di questo tipo si trova a Umea – il Kvinnohistoriskt Museum – nel nord della Svezia, non lontano dal Circolo Polare Artico, in un luogo estremo, quasi (forse inconsciamente) a denunciare una marginalità ancora in atto. 

Un museo della storia del femminismo mi andrebbe benissimo. Molte giovani ragazze non sanno quello che hanno sofferto le loro nonne e bisnonne in fatto di libertà e autonomia.

«Che tu possa vivere tempi interessanti», dice un antico proverbio cinese, ma come si affrontano i tempi interessanti? Quale è il ruolo della memoria quando molti punti ritenuti fermi iniziano a traballare?

Tutti i tempi sono interessanti, soprattutto se visti in  senso universale. Questo tempo lo chiamerei più allarmante che interessante. Ci sono troppe guerre in giro e tira un vento di regressione e aggressività che non mi piace.

Il cambiamento climatico non sembra più essere sull’agenda di molti governi nazionali, l’intelligenza artificiale pare ancora lontana dall’essere compresa nel suo impatto sulla società. Tutto questo non tende ad allontanarci da una realtà fatta di incontro e attrito con il mondo naturale? Cosa significa per lei avere un rapporto con la natura, con il mondo animale?

Il cambiamento climatico, ce lo dicono gli scienziati , avviene per colpa nostra, perché abbiamo peccato di superbia e di arroganza, trattando la Terra come se fosse una nostra proprietà, distruggendo le sue foreste, buttando cemento dappertutto, abusando delle sue energie, uccidendo i suoi animali, insomma intervenendo brutalmente sull’ecosistema che pure aveva resistito per migliaia di anni. Ora sono molto preoccupata per la deriva che stiamo prendendo. C’è chi nega addirittura il pericolo del  cambiamento climatico dovuto alle nostre incoscienti politiche agricole e minerarie. C’è chi sta pensando di cancellare le importanti conquiste che sono state fatte negli anni passati per proteggere gli animali selvatici che tanta parte hanno nell’equilibrio del nostro pianeta. L’arroganza umana è senza limiti e finiremo per pagarla cara se non fermiamo la nostra ingordigia e la nostra incoscienza ecologica.

Si legge sempre meno, sembra che si sia passati da un secolo del leggere a un secolo del vedere in cui le immagini scorrono veloci sotto gli occhi. La letteratura – nonostante tutto – salverà il mondo? Quale può essere il suo ruolo in un mondo in così rapido cambiamento?

La immagini sono importanti, ma se vogliamo riflettere e ragionare ci servono le parole. Il pensiero è fatto di parole e non solo di immagini. Le parole più suggestive e profonde stanno nei libri, non solo nei romanzi ma nei libri di storia, di  filosofia, di antropologia. Chi non legge rimane prigioniero di un linguaggio limitato che esclude la ragione. Bellissimo il linguaggio delle immagini quando si tratta di un pittore, ma povero e deludente quando riduce il pensiero a emoticon.

Quali sono state le sue prime letture e quali libri consiglierebbe a una bambina? 

Non credo che esistano libri uguali per tutti. Ogni libro è un incontro e ciascuno deve capire quale incontro vuole fare in quel momento della sua vita.

 

Immagine di copertina: Dacia Maraini, foto di Alessio Jacona, Creative Commons

 

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