Figli del buio

Letteratura

“Figli del buio”: la storia di Giulia Boverio, e chissà di quanti altri

“Figli del buio: Il mio viaggio dentro le dipendenze” racconta la storia di Giulia Boverio, dalle luci dei riflettori al buio. Un libro che fa riflettere sulla vita, sulla famiglia, sul mondo dello spettacolo e persino sull’amore, in tutte le sue forme.

14 Marzo 2026

Leggendo le prime pagine del libro di Giulia Boverio (“Figli del buio: Il mio viaggio dentro le dipendenze” edito da Piemme) continuava a venirmi in mente una frase che chi ha un minimo di confidenza con il giornalismo conosce sicuramente:

“Fare soldi, per fare soldi, per fare soldi: se esistono altre prospettive, chiedo scusa, non le ho viste.”
Questo è l’incipit del reportage (Mille fabbriche nessuna libreria) che Giorgio Bocca scrisse nel 1961 da Vigevano, città della provincia di Pavia e simbolo del boom economico italiano.
Una società dedita al profitto in cui i soldi avevano un ruolo principale, l’unico ruolo che davvero contava.
In un contesto molto simile si sviluppa la storia di Giulia, figlia di una borghesia (proprio quella di Pavia e della sua provincia) che è fiera di essersi “fatta dal nulla”, ma che pretende di tramandare la “ditta” alle future generazioni.
Poco importa se non c’è davvero la volontà di insegnare il lavoro, se manca il dialogo in casa e in ufficio, e ancora meno se quella non è la strada giusta dell’erede.

Ma partiamo dall’inizio: chi è Giulia?

Figli del buio
Giulia Boverio ai tempi di “Quelli dell’intervallo”

 

Giulia Caterina Boverio è stata da ragazzina una delle protagoniste di “Quelli dell’intervallo“, serie Disney di successo in cui interpretava uno dei personaggi più amati, Valentina, la “bella della scuola”.

Cresce sotto i riflettori, tra set, copioni e applausi, convinta che quella sia la sua strada. Poi, all’improvviso, il buio: la serie si interrompe e il sogno si spezza. Giulia è appena maggiorenne e deve reinventarsi, o forse semplicemente trovare il suo posto nel mondo.

Sulla carta è una ragazza che ha tutto: una famiglia benestante, una casa, un lavoro assicurato e una vita comoda, nella provincia ordinata e giudicante in cui è nata. Eppure non è felice, perché è cresciuta nel vuoto, in una famiglia piena di irrisolti, in un silenzio assordante che non sa come zittire, sotto lo sguardo indagatore di chi, forse, la vorrebbe diversa da com’è.

Abbandonarsi all’alcol sembra l’unica strada: il corpo che si assottiglia, la mente che si frantuma, la sensazione di essere sempre altrove mentre la vita scorre. Le bottiglie svuotate una dopo l’altra sono un tentativo disperato di sentire qualcosa, di mettere a tacere quella vocina che tenta di sabotarla, che le ricorda i suoi fallimenti e non fa sconti.

Ci vorrà tempo per arrivare al fondo e risalire, per imparare a guardare il buio senza più annegarci dentro, per scoprire che è possibile perfino amarsi, ascoltarsi senza giudicarsi.

Ascoltarsi, ma anche essere ascoltati. Questo anche grazie a Luca Casadei e al podcast “One More Time.
Giulia partecipa come ospite sia a teatro che in studio e da lì nasce la co-conduzione del podcast “Fuori dal buio, un viaggio attraverso tutte quelle dipendenze e quei disturbi che condizionano, controllano e segnano le vite di tanti.
Un lavoro di ascolto e autoascolto che Giulia porta avanti anche grazie alla sua pagina Instagram che, come poche volte accade, è un mezzo per poter arrivare a chi come lei ha visto il buio e ne vuole uscire.

“Figli del buio”: un libro, tanti spunti di riflessione

“Figli del buio” è un’autobiografia, la storia di una trentacinquenne che ha vissuto almeno due vite, ma per la potenza del racconto e per il coinvolgimento che crea, pare un romanzo di una scrittrice non all’esordio.
Il racconto è profondamente toccante e in poche ore si arriva a leggerne la fine.
Questo è di per sé un merito.
Un altro merito è la totale sincerità del racconto.
Oggi più che mai viviamo un tempo in cui gli aspetti legati alla salute mentale e psicologica devono assolutamente smettere di essere un tabù, e libri come questo contribuiscono a far capire a chi ne soffre che non si è mai “l’eccezione alla normalità”, e che certe cose potrebbero succedere a chiunque. Non è una questione di soldi, di classe sociale o di titoli di studio. Per questo occorre questa esposizione e soprattutto serve un grande impegno delle istituzioni.
Di questi argomenti ha spesso parlato Francesca Mandelli su queste pagine.
“Figli del buio” offre poi molti altri spunti di riflessione.
Giulia parla della “sindrome dell’impostore“. Una condizione chiara fin dall’inizio ma che l’autrice nomina dopo più di 70 pagine.
La giovane attrice continua a percepire i suoi successi come immeritati, le sue capacità come il frutto di una fortuna che prima o poi finirà. Questa condizione crea un’ansia e un’autosvalutazione che è agevolata dalle parole del padre e non solo.
Il padre è infatti una figura centrale del libro e, senza svelare niente, è il protagonista di una vicenda familiare che destabilizza la protagonista.
Lui, ma non è l’unica figura “colpevole” da questo punto di vista, contribuisce a creare un rapporto molto problematico con il cibo.
La lettura porta poi a riflettere sull’importanza dei rapporti familiari e sul dialogo tra le mura domestiche.
La dipendenza dall’alcol, e a tratti dagli psicofarmaci (di cui l’autrice fa la lista con “nomi e cognomi”), è sicuramente il tema centrale ma non è assolutamente l’unico.
Leggendo incontrerete il bullismo (quello dei ragazzi e quello ancora più miserevole di adulti e professori), l’amore tossico, la dipendenza affettiva, il distacco familiare e la convinzione che i soldi bastino a stare bene.
Troverete anche il tentativo di porre fine ai propri tormenti con un gesto estremo, un tentativo ripetuto, raccontato senza la ricerca di commiserazione.
Un ultimo aspetto di “Figli del buio” è quello legato al successo giovanile, quello dei giovani talenti spariti nel nulla. Non è questa la sede per giudicare quanto possa essere giusto o sbagliato un mondo dello spettacolo che “utilizza” i giovanissimi, ma è senz’altro importante riflettere fin da subito sui danni che si possono fare quando queste piccole star “non servono più”.
Insomma come avrete sicuramente capito, il libro non parla di un tipo di buio, ma di diversi problemi che contribuiscono a rendere quel buio quasi insuperabile.
È quel quasi ad essere fondamentale, perché dentro quel quasi, che si rivela salvifico, ci sono gli amici che sono più famiglia di quella di sangue, c’è il compagno con il quale condividere un percorso di rinascita, c’è un progetto che risveglia il sogno, c’è una comunità che sconfigge la solitudine.
C’è ONE MORE TIME, UN’ALTRA VOLTA, la volta buona.
Figli del buio è il racconto di una donna e di un’intera generazione, una storia profondamente umana: per chi si sente solo, per chi non si sente visto, per chi non riesce ad aprire il suo cuore. A un padre, a una madre, a un figlio, alla parte luminosa di sé.
Buon vento Giulia!

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