Letteratura
Il filosofo
In coda alla cassa del supermercato sotto casa incrocio l’amico Mario, professore di filosofia in pensione.
Le due persone che ci precedono stanno chiacchierando tra loro cordialmente.
Hanno più o meno la stessa età, una settantina d’anni.
“Quanto tempo!”, dice lui, “E’ una vita che non ci vediamo!”
“Vero!”, risponde lei, “però ogni tanto incrocio tua moglie. Come ve la passate?”
“Benissimo. Da quando nostra figlia se ne è andata a vivere per conto suo, siamo tornati come due fidanzatini…finalmente liberi. Ogni tanto ci facciamo pure un bel viaggetto!”
La donna sospira:
“Io, mia figlia, ce l’ho sopra la testa. Letteralmente: abita nell’appartamento sopra il mio. Mi chiama in continuazione e ha sempre bisogno di qualcosa. O c’è la bambina piccola da andare a portare o riprendere all’asilo. oppure la grande da portare in piscina. Insomma è tutto un andare su e giù. E meno male che abitiamo attaccate, sennò mi toccherebbe scapicollarmi ancora di più per darle una mano!”
Quando i due si allontanano, la cassiera non si trattiene e commenta:
“La più felice è lei. Si rende utile e si può lamentare. E’ il massimo.” Quando usciamo dal supermercato, Dario commenta lo scambio di battute al quale abbiamo assistito. ” Vedi – mi dice – da una parte c’è quella che io chiamo la felicità “passiva”: l’esultanza dell’uomo che abbiamo incrociato si basa sulla libertà e sul ritorno a una dimensione di coppia (quasi adolescenziale, “fidanzatini”). È una felicità che richiede spazio (vedi la programmazione di lunghi viaggi) e assenza di responsabilità verso i figli ormai grandi. Dall’altra parte c’è la felicità attiva, quella che scaturisce dell’essere (ed essere percepiti come)”necessari”: la donna, pur lamentandosi, descrive una vita piena di significato attraverso il sacrificio. Il suo rendersi utile le conferisce un ruolo centrale nella vita della figlia e delle nipoti. Un’ultima considerazione poi va fatta sul lamentarsi come passatempo sociale: La cassiera nota che la lamentela (“si può lamentare”, dice riferendosi alla seconda cliente) non è sintomo di vera infelicità, ma spesso un modo per sentirsi importanti e confermare il proprio valore sociale. Il “lamento” diventa un vanto, una medaglia al valore del proprio sacrificio. L‘essere percepiti come indispensabili offre alla vita un senso di scopo più profondo, e forse più gratificante, rispetto alla semplice libertà spensierata, anche se la prima comporta fatica e la seconda relax. Sono due modi diversi di vivere la terza età: quella dell’indipendenza e quella della relazione accudente.” Fisso Mario con sguardo divertito (mi divertono le sue disquisizioni, anche se spesso le definisco semplicemente delle “tirate”) e gli dico: “A proposito di libertà spensierata, che ne diresti se andassimo alle Zattere, a farci un aperitivo e a prendere un po’ di sole?“. Il “filosofo” sorride: “Verrei volentieri, ma oggi è la giornata della “relazione accudente“: devo accompagnare mia moglie in ospedale per una visita”.
Devi fare login per commentare
Accedi