Musica
La dolcezza di guardare alla fine di un mondo
Brahms, Schumann: echi del romanticismo, e sguardo sulla sua fine.
Echi romantici s’intitola il bel concerto tenuto dal pianista Filippo Tenisci e dal clarinettista Yoshua Fortunato, oggi, domenica 11 gennaio, a palazzo Mazzoni, Roma, per Roma Tre Orchestra. In realtà veramente romantici sono solo i Pezzi fantastici op. 73 di Schumann, le due straordinarie Sonate op. 120 di Brahms, che incorniciavano il brano schumanniano, tra le sue opere tarde, voltano già le spalle agli aneliti romantici: Brahms sembra guardarsi indietro, rimeditare il percorso che da Beethoven è giunto fino a lui, è una musica di goethiana rinuncia. Come per Faust, lo streben, cioè il tendere, l’ardore, la tensione giovanili si sono ripiegati in un dolente senso di vuoto, di fine del percorso. È una musica insieme dolcissima e intricata, in cui si accumula tutta una vita. I due giovani interpreti, con incredibile maturità, hanno penetrato lucidamente questo mondo della fine. Forse perché mai come oggi un giovane se la trova già spiattellata davanti l’esperienza della fine, e deve affrontare non già una società che gli viene incontro, bensì nella quale c’è ormai un tutti contro tutti. Ecco allora che la delicatezza del tocco, nel pianoforte, la fluidità del canto, nel clarinetto, sembrano domandarci che cosa ne abbiamo fatto, che cosa vogliamo farci, di questa vita così provvisoria e sempre in bilico sull’orlo della catastrofe. Brahms è un maestro insuperabile del contrappunto, il dialogo tra i due strumenti si fa anche dialogo tra le figure musicali che passano dall’uno all’altro. In mezzo. s’è detto, Schumann. Qui il sogno è ancora sogno, e non sguardo retrospettivo. Come se la musica sondasse negli spigoli del cuore. La dolcezza del canto nasce da armonie intricate. E che cosa meglio di un meraviglioso valzer di Brahms, il bis concesso dai due musicisti, può chiudere una mattina fredda ma soleggiata, in cui la musica sembra obbligarci a chiederci se da tanto male che ci vediamo intorno e ci minaccia, abbia la forza se non di liberarci, almeno di spiegarcene il dolore. Quando si fa forma di una così perfetta bellezza.


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