Bologna. Ci sono almeno tre fili d’ispirazione e riflessione che s’intrecciano nello spettacolo “Armande sono io”. Ideato e diretto da Fiorenza Menni, prodotto dalla compagnia Ateliersi, questo lavoro s’è visto a Bologna (nella sala Thierry Salmon dell’Arena del Sole), dal 12 al 15 febbraio. In scena la stessa Menni, accompagnata da (e in dialogo con) due intellettuali militanti della battaglia attuale del femminismo italiano, Sara De Simone (critica letteraria) e Caterina Venturini (ricercatrice e scrittrice). Tre fili evidenti, non percorsi separatamente nello spettacolo, ma intrecciati passo dopo passo, con cura e passione, prima tra loro e poi con diversi altri motivi di senso espliciti e impliciti. Il primo filo è la scoperta, e l’emozione conseguente alla scoperta, di Fiorenza Menni del pensiero di Carla Lonzi. La Menni autrice, regista e interprete di questo lavoro incontra il pensiero, la vicenda umana e la militanza della grande intellettuale femminista. La voce è quella della Menni e si tratta di un incontro lungo, e disteso nei tempi lunghi di una autocoscienza nuova, radicale, ribelle. Il secondo filo è ovviamente la vicenda della Lonzi che si trova alle prese con la separazione dal compagno, lo scultore Pietro Consagra: suo è il punto di vista e sua l’azione di registrare la discussione con il partner per capire insieme la struttura non solo affettiva, ma intellettuale politica di ciò che stavano vivendo e che affrontavano in un dialogo forse non del tutto paritario. Un dialogo o, meglio dialoghi, da cui scaturirà il volume “Vai pure” del 1980. Il terzo filo è la riflessione che la Lonzi opera rispetto alle motivazioni culturali e antropologiche del comportamento degli uomini, laddove le donne non diano più ad essi la possibilità di accedere a certe “opportunità” tipiche del tradizionale rapporto di coppia. Gli uomini cercano immediatamente altrove conferme altrove e tendenzialmente non si impegnano nella costruzione di una dimensione più profonda e raffinata dell’eros di coppia. Una ricerca che la Lonzi decide di operare guardando soprattutto nel campo del teatro perché solo, o soprattutto, in questo ambito il corpo è protagonista primario nella comunicazione. Una ricerca che la porta a imbattersi, e quindi a riflettere su due commedie di Molière Le Preziose ridicole e Le Donne sapienti, rispettivamente del 1659 e del 1672 e sulla vicenda del movimento femminile che in esse viene adombrato e ridicolizzato, ovvero il movimento di auto-consapevolezza femminile delle “Preziose”, sorto nel contesto della cultura parigina del XVII secolo e in particolare della corte di Luigi XIV. Un movimento intellettuale interessante e fecondo, ma la cui importanza ovviamente il grande drammaturgo francese non riesce nemmeno lontanamente a individuare e, ovviamente, ridicolizza. Anche da questa riflessione scaturisce un libro postumo, nel 1992, intitolato appunto “Armande sono io”. Fili di riflessione che, come si è detto, insieme con altri rendono interessante questo lavoro. Anzi, chi ha avuto la fortuna di assistere alla replica del 14 febbraio, si è arricchito della riflessione ulteriore di Lea Melandri (anche lei voce autorevolissima e protagonista del movimento femminista italiano) sulle vicende raccontare nello spettacolo. Detto tutto ciò, non è tanto (o soltanto) sui contenuti di questo lavoro che val la pena di riflettere criticamente, ma sulla forma in cui esso, dopo una lunga fase di studio, si è presentato al pubblico e che difficilmente si modificherà, ferma restando la materia ed annunciandosi un secondo lavoro sulla figura di Carla Lonzi. Una forma che qualche anno fa si sarebbe detta aperta e che, senza addentrarci in questa che è una semplice recensione in riflessioni di carattere estetico e teatrologico, sembra finalizzata, con il continuo entrare e uscire della Menni dalle diverse personagge, non solo a coinvolgere intellettualmente e ad accompagnare il pubblico nella problematicità e nella fervida asistematicità del pensiero della Lonzi e del suo processo di formazione, ma soprattutto a far percepire l’emozione viva, liberatoria e liberante di una rivolta femminile che ha contestato radicalmente la cultura dominante, ha cambiato la forma del mondo ed ha, ancora oggi, moltissimo da dire, costruire, provocare.
Armande sono io. Teatro Arena del Sole, Sala Thierry Salmon, dal 12 al 15 febbraio 2026. Testo di Carla Lonzi, ideazione e regia Fiorenza Menni, drammaturgia Sara De Simone, Caterina Venturini, Fiorenza Menni. Consulenza storica Lorenza Moretti. Con Fiorenza Menni nel ruolo di Armande e Carla Lonzi e con Sara De Simone e Caterina Venturini nel ruolo di loro stesse. Creazione musicale di Vincenzo Scorza, voce di Armande Sarah Saidi, realizzazione del costume di Armande di Umberta Burroni, co-direzione artistica di Andrea Mochi Sismondi, comunicazione e promozione Tihana Maravic, amministrazione Greta Fuzzi, direzione tecnica Giovanni Brunetto e Vincenzo Scorza, assistente tour Marica Marenna, grazie a Battista Lena, Fondazione Lelio e Lisli Basso Onlus-Fondo Carla Lonzi, Claudia Durastanti, produzione Ateliersi in coproduzione con Festival dell’Eccellenza al Femminile di Genova, in collaborazione con Festival della Violenza Illustrata, con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna. Nell’ambito del Patto per la Lettura di Bologna. Foto di Margherita Caprilli.
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