Teatro

Biennale Teatro, i Leoni di Venezia a Emma Dante e Mario Banushi

23 Gennaio 2026

VENEZIA _ Andrà alla regista Emma Dante il Leone d’oro alla carriera della cinquantaquattresima edizione della Biennale Teatro di Venezia. Lo ha deciso nei giorni scorsi il Consiglio d’Amministrazione della Biennale accogliendo la proposta di Willem Dafoe, attuale direttore del settore Teatro. Il Consiglio di amministrazione della importante struttura culturale ha anche deciso di consegnare – dietro proposta di Dafoe – il Leone d’argento al giovane regista greco-albanese Mario Banushi di 27 anni. La cerimonia avrà luogo nel corso del Festival che si svolgerà a Venezia dal 7 al 21 giugno nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian sede della Biennale.

Leone d’oro.

Emma Dante è un’artista, una donna che, partendo da Palermo, dal cuore della sua Palermo -così recita la motivazione per l’importante premio attribuito alla teatrante di origine siciliana – ha saputo portare la Sicilia alla ribalta, innervando la grande lezione di Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, come pure di Ciprì e Maresco o Franco Scaldati, affrontando con coraggio non solo una ricerca linguistica unica, ma anche dando forza scenica a quei temi scomodi e dolorosi che da sempre sembrano connotare la sua terra. In questa ricerca, Emma Dante ha portato con sé, in un eterno e dolente confronto, il tema della famiglia, quello della morte e del compianto, del sogno e della fantasia, dell’amore e della violenza: elementi con cui ha impregnato la sua creatività e la sua idea di teatro, raggiungendo un linguaggio proprio e riconoscibile. Con ironia, empatia, affetto, Emma Dante ha evocato sul palco un teatro fatto di straordinaria semplicità e umanità, capace di guardare agli ultimi, ai dimenticati, ai reietti, a quelle marginalità umane e urbane che ha raccontato come pochi altri artisti”.

Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco in “Il Tango delle capinere” della compagnia Sud Costa Occidentale, regia di Emma Dante (Fotografia di Rosellina Garbo)

A vent’anni, nel 1987, Emma Dante, nata a Palermo, entra all’Accademia d’Arte drammatica “Silvio D’Amico” di Roma. Come compagni di corso incontra una schiera di giovani che diventeranno protagonisti della nuova stagione teatrale italiana: tra gli altri: Davide Iodice, Arturo Cirillo, Sabrina Scucimarra. Nello stesso periodo frequenta il teatro di ricerca e s’innamora dell’opera di un geniale protagonista come il drammaturgo e regista polacco Tadeusz Kantor, che diventerà poi uno dei suoi riferimenti. Dopo essersi diplomata nel 1990 ha una serie di esperienze di lavoro a Torino con la Compagnia della Rocca frequentando un seminario con Cesare Ronconi e lavorando come interprete con il regista Gabriele Vacis e l’attrice Valeria Moriconi. Rientrata in Sicilia fonda nel 1999 la compagnia Sud Costa Occidentale con la quale nel 2001 vince nel 2001 il Premio Scenario e l’anno dopo il Premio Ubu come migliore novità italiana con lo spettacolo“mPalermu”. Premio, l’Ubu, che riceverà ancora nel 2003 con lo spettacolo “Carnezzeria”. Altri premi: il 2004 “Premio Gassman” come migliore regista italiana e nel 2005 il Golden Graal come migliore regista per “Medea”.

Nel 2004 approda alla Biennale Teatro di Venezia con “La scimia”, tratto da “Le due zittelle” di Tommaso Landolfi, nella elaborazione scenica di Elena Stancanelli. Chiamata a lavorare nei maggiori teatri del mondo – dal Piccolo Teatro di Milano alla Cómedie Française di Parigi, dal Teatro alla Scala di Milano al Festival di Avignone, a La CollineThéâtre National, al San Carlo di Napoli, al Biondo di Palermo e molti altri – Emma Dante affronta anche cinema (il film “Via Castellana Bandiera” è presentato alla Mostra di Venezia nel 2013 e a Elena Cotta andrà la Coppa Volpi come migliore interpretazione femminile)) così come il romanzo e le fiabe per bambini. Con il film “Le sorelle Macaluso”, presentato ancora a Venezia nel 2020, vincerà nel 2021 i Nastri d’Argento e il Globo d’oro.

“Misericordia”, spettacolo della Compagnia Sud Costa Occidentale, scritto e diretto da Emma Dante, luci Cristian Zucaro con Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco, Leonarda Saffi, Simone Zambelli (Foto di Masiar Pasquali)

Pubblica nel 2007 “Carnezzeria. Trilogia della famiglia siciliana” con la prefazione di Andrea Camilleri (Fazi editore) e il suo primo romanzo, “Via Castellana Bandiera(Rizzoli, 2008) da cui poi trarrà il film, vince il premio Vittorini e il Super Vittorini nel 2009, anno in cui l’artista ottiene anche il premio Sinopoli per la cultura. Nel 2014 vince il premio De Sica per il teatro e il Premio Ipazia all’eccellenza femminile. Fra i suoi spettacoli rappresentati in Italia e all’estero: Vita mia, Mishelle di Sant’Oliva, Il festino, Cani di bancata, Le pulle e le favole per bambini e adulti pubblicati da Dalai editore, Le principesse di Emma, La trilogia degli occhiali (pubblicata da Rizzoli), Operetta burlesca, Le sorelle Macaluso (premio “Le Maschere del Teatro Italiano” 2014 come spettacolo dell’anno, Premio della critica, Premio Ubu per la regia e come miglior spettacolo), Bestie di scena, La scortecata, Eracle, Fable pour un adieu (2019 a Parigi), Pupo di zucchero e Misericordia, per cui, una delle interpreti,Manuela Lo Sicco, ha vinto l’Ubu 2021 come migliore attrice. Da “Lo cunto de li cunti” di Gianbattista Basile nel 2024 ha tratto lo spettacolo “Re Chicchinella”. Nel 2025 è andato in scena “Il Tango delle capinere” con Manuela Lo Sicco e Sabino Civilleri. Da ricordare infine che a novembre del 2025 ha debuttato al Teatro Grassi del Piccolo di Milano il suo ultimo spettacolo: “L’angelo del focolare”. Al prossimo Festival Internazionale del Teatro (Venezia, dal 7 al 21 giugno) Emma Dante presenterà in prima assoluta “I fantasmi di Basile”. Dopo la trilogia “La scortecata”, “Pupo di zucchero”e “Re Chicchinella”, Emma Dante torna all’universo immaginifico e barocco del napoletano Giambattista Basile.

“Angelo del focolare” ultimo spettacolo  della Compagnia Sud Costa Occidentale con la regia di Emma Dante prodotto dal Teatro Piccolo di Milano. Qui in scena è Leonarda Saffi. (Fotografia di Masiar Pasquali)

Leone d’argento.

Con la sua narrazione quasi autobiografica, che attraversa le esperienze del lutto, del compianto, dell’assenza e delle tradizioni familiari, Mario Banushi – questo afferma la motivazione per il Premiosi è rivelato grazie al suo linguaggio poetico, ellittico, fatto più di silenzi che non di parole, ma evocativo, dolorosamente comunicativo. La memoria, i rumori quotidiani, le piccole cose della vita sono i cardini attorno cui si celebrano cerimonie intime eppure condivise, universali. I ricordi, i sogni, la convivenza e la perdita si dipanano in sequenze di azioni solo apparentemente semplici, ma che -al contrario – tra radicale realismo e fughe prospettiche in dimensioni astratte, aprono a viaggi simbolici negli archetipi dell’essere umano. Il teatro di Banushi, così immediatamente intimista, radicato profondamente nella cultura balcanica, sa essere anche intelligentemente politico, aguzzo affondo nelle contraddizioni del nostro tempo”.

Mario Banushi, attore e regista è nato nel 1998 e ha vissuto in Albania fino all’età di sei anni, prima di trasferirsi definitivamente in Grecia. Ha studiato recitazione presso la Scuola di Arte Drammatica del Conservatorio di Atene. Nel 2020 e ha realizzato il suo primo cortometraggio “Pranvera”, partecipando al TIFF Film Festival 2021. Nel 2017 ha lavorato come assistente di Euripide Laskaridis nello spettacolo “Thirio”, che ha preso parte alla Biennale di Atene. È attivo nel campo delle arti performative sin dalla laurea nel 2020 e la sua collaborazione più recente è stata l’opera “Marcel Duchamp” (2022) con Nova Melancholia.

Un’immagine del giovane regista greco-albanese Mario Banushi che nel mese di giugno riceverà aVenezia il Leone d’oro della Biennale Teatro. A Venezia presenterà la trilogia dei suoi ultimi spettacoli

Il suo primo lavoro come regista è stato lo spettacolo “Ragada”, parte del quale ha presentato al Festival Rooms 2022 di Gerasimops Kappatos. La sua opera successiva è stata “Goodbye Lindita”. “Taverna Miresia- Mario, Bella, Anastasia” è la parte finale della trilogia.

La sua pratica artistica si muove “tra intimità e mito, memoria e famiglia, articolandosi attraverso un linguaggio teatrale rigorosamente visivo e non verbale”. Le sue opere sono note per “la loro poesia visiva e profondità emotiva, si sviluppano senza parole invitando il pubblico a un’esperienza sensoriale che trascende il teatro convenzionale”.

L’ultima produzione di Banushi, “Mami”, è una coproduzione internazionale. Presentata in anteprima nel 2025 all’Onassis Stegi, l’opera approfondisce il suo linguaggio poetico e visivo e ha riscosso un grande successo dopo la sua presentazione al Festival di Avignone. Nel 2025, Mario Banushi ha ricevuto il New Theatre Artist Award dall’Associazione Ellenica dei Critici Teatrali.

Al Festival Internazionale del Teatro di Venezia, Mario Banushi presenterà per la prima volta l’intera trilogia, “Romance Familiare”. Come ha dichiarato al New York Times: “Voglio creare un teatro che la gente senta, non un teatro che la gente capisca. Voglio -ha detto Banushi – che immaginiate le vostre storie, che vediate la vostra vita e che poi viviate con questo”.

Un momento dello spettacolo “Taverna Miresia, Mario, Bella, Anastasia” (e che farà parte della trilogia in programma a Venezia) del giovane regista Mario Banushi (immagine ripresa dal video dello spettacolo)
Commenti

Devi fare login per commentare

Accedi

Gli Stati Generali è anche piattaforma di giornalismo partecipativo

Vuoi collaborare ?

Newsletter

Ti sei registrato con successo alla newsletter de Gli Stati Generali, controlla la tua mail per completare la registrazione.