Teatro
“RESTO”: CESVI racconta l’emergenza mine in Ucraina
A quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina, CESVI porta al Teatro Carcano di Milano l’installazione “RESTO”, un’esperienza immersiva che racconta l’emergenza di ordigni inesplosi e mine nel Paese.
Milano, 23 febbraio 2026 –“RESTO, La Parola come Resistenza”– In Ucraina la guerra c’è anche dove non si vede. Nel Paese, infatti, una minaccia invisibile colpisce civili, bambini e agricoltori, limitando fortemente la vita quotidiana. Si tratta delle mine antiuomo che, insieme agli ordigni inesplosi, si nascondono nei campi, lungo le strade, nei cortili delle case. Dal 2022 si sono registrati 467 morti e più di mille feriti a causa dello scoppio di mine e residui bellici, in un contesto in cui circa 137mila chilometri quadrati di territorio risultano ancora contaminati – una superficie più grande dell’intero territorio della Grecia – in particolare nelle zone orientali del Paese. Oggi oltre 5,4 milioni di persone hanno bisogno di interventi di sminamento e di attività di sensibilizzazione sui rischi rappresentati dagli ordigni esplosivi: l’84% degli sfollati interni indica la contaminazione da mine come la principale preoccupazione durante l’evacuazione o la permanenza in aree occupate.
A quattro anni dall’inizio della guerra il bilancio è drammatico. Sono 12,7 milioni gli ucraini che necessitano di supporto umanitario, inclusi oltre 2 milioni di bambini. Dall’inizio del conflitto su larga scala nel Paese si contano oltre 55.000 vittime (di cui 14.999 morti) quasi 40 persone uccise o ferite al giorno. Una delle conseguenze più devastanti della guerra in corso, anche se meno visibile, sono proprio mine e ordigni inesplosi. A questa emergenza CESVI fornisce una risposta attraverso il progetto SAFE STEPS, finanziato dal Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (MAECI) attraverso l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS) e realizzato in partnership con MAG (Mines Advisory Group) e UDA (Ukrainian Deminers Association): un’azione umanitaria per il ritorno sicuro delle popolazioni nelle aree colpite dal conflitto nell’oblast di Kharkiv, una delle zone più contaminate da mine e ordigni inesplosi.
Per sensibilizzare su questa drammatica situazione, e in concomitanza con il quarto anniversario dell’inizio della guerra in Ucraina, nasce “RESTO”, l’installazione esperienziale che CESVI promuove, in collaborazione con il Teatro Carcano di Milano che la ospiterà da oggi fino al 1° marzo 2026.
La presentazione del progetto “RESTO”
All’incontro di presentazione dell’iniziativa sono intervenuti, tra gli altri, Lella Costa (Direttrice Artistica del Teatro Carcano e ambasciatrice CESVI), Serena Sinigaglia (regista e Direttrice Artistica), Stefano Piziali (Direttore Generale di CESVI), Marco Riccardo Rusconi (Direttore dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo), l’artista Mariangela Bombardieri e il curatore Christian Gancitano.
La parola “RESTO” racchiude il significato simbolico dell’iniziativa: rimanere, resistere, opporsi. RESTO come voce del verbo restare: rimanere come atto di difesa, scelta consapevole e non passiva. Restare per proteggere, per opporsi alla sopraffazione, affermando la presenza e la dignità delle persone anche nei contesti segnati dal conflitto. Il progetto propone due installazioni interattive, “AURIS” e “NIMBUS”, che utilizzano dispositivi tattili e sonori per evocare esperienze di ascolto e comunicazione senza parole.
L’installazione AURIS è composta da piccoli tappeti su cui sono poggiate delle mine antiuomo, ognuna con un nome, una voce e una storia da raccontare. L’opera invita il pubblico ad ascoltare e a fermarsi, creando un’esperienza sensoriale che stimola la riflessione su una realtà ancora drammaticamente presente nella quotidianità di milioni di persone.
NIMBUS invece entra in contatto con i visitatori attraverso caschi militari, dotati di elementi luminosi e di una particolare tipologia di “nimbo”. Ogni casco, interagendo con il portatore, amplifica la comunicazione visiva, creando una connessione emotiva e fisica con il pubblico.
L’installazione dialoga idealmente con lo spettacolo teatrale Lisistrata, la commedia greca di Aristofane interpretata da Lella Costa e diretta da Serena Sinigaglia, che affronta il tema della guerra e della pace da una prospettiva femminile, ribaltando il racconto tradizionale del conflitto.
RESTO sarà visitabile dal pubblico del Teatro Carcano, nell’ora e mezza precedente allo spettacolo serale o pomeridiano e al termine della rappresentazione, dal 24 febbraio al 1marzo. Sarà aperta invece a tutto il pubblico, gratuitamente, sabato 28 febbraio dalle ore 11 alle ore 15. È consigliata la prenotazione a questo link.
Gli interventi
L’incontro si è aperto con il dialogo tra il moderatore dell’evento Andrea Valesini (Capo Redattore de L’Eco di Bergamo e autori di reportage da zone di guerra, tra cui l’Ucraina) e le Direttrici Artistiche del Carcano Lella Costa e Serena Sinigaglia.
Valesini ha espresso un concetto che accomuna tutte le guerre in atto:
“Quando si denuncia una guerra si denunciano tutte le guerre. Si denuncia la guerra come metodo di risoluzione dei conflitti.”
Queste le parole di Costa e Sinigaglia (foto di copertina):
“Abbiamo accolto subito la proposta della mostra RESTO di CESVI, in quanto dialoga profondamente con lo spettacolo Lisistrata, commedia di Aristofane in questi giorni in scena al Teatro Carcano di Milano e successivamente in tournée in tutta Italia: un testo antichissimo eppure dolorosamente attuale, che ci ricorda l’insensatezza e la vergogna della guerra. Abbiamo immaginato che, dal giorno glorioso della presa dell’Acropoli e della pace ottenuta, Lisistrata – colei che scioglie gli eserciti – avesse deciso e proposto di celebrare quell’impresa straordinaria e di tornare a raccontarla finché la guerra non fosse totalmente scomparsa dal mondo. Un atto di militanza, una liturgia di pace. Sono passati 2500 anni. E siamo ancora qui, circondati da guerre e da violenze di ogni genere. La voce di Lisistrata deve dunque continuare a emergere dal frastuono delle armi e di politici inetti, portando in primo piano il luminoso faro del rispetto e dell’amore tra gli uomini”.
Stefano Piziali, Direttore generale CESVI, ha dichiarato:
“Dopo quattro anni di guerra, l’Ucraina è diventato il più grande campo minato al mondo. L’eredità delle mine antiuomo e degli ordigni inesplosi continua a minacciare la vita quotidiana di milioni di civili, e in particolare dei più vulnerabili. CESVI è accanto alla popolazione sin dalle prime fasi del conflitto con interventi di accoglienza, protezione, supporto psicosociale e ricostruzione. Con il progetto SAFE STEPS, grazie al supporto della Cooperazione Italiana, garantiamo un ritorno sicuro nelle aree liberate, promuovendo sensibilizzazione e supporto psicosociale, essenziali per affrontare la sfida della contaminazione da mine. Uno degli obiettivi è quello di informare le comunità a rischio sui pericoli degli ordigni esplosivi e sui comportamenti corretti. Il progetto RESTO dà l’opportunità al pubblico di approfondire una delle principali cause di morte in Ucraina, così come avviene in tutti i territori bellici. Ancora una volta CESVI sceglie l’arte come linguaggio espressivo per continuare a ricordare la gravità della situazione. Noi come organizzazione umanitaria continuiamo a restare accanto alla popolazione, anche dopo la primissima emergenza, per portare aiuto e supporto nelle aree più remote dove le condizioni dei civili sono drammatiche, anche a causa di un rigidissimo inverno”.
Ha poi parlato Marco Riccardo Rusconi, Direttore dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo:
“L’Ucraina continua a vivere una gravissima crisi. Accanto alla distruzione visibile di città e infrastrutture, persiste una minaccia meno evidente ma devastante: la contaminazione da mine e ordigni inesplosi di oltre 130.000 chilometri quadrati di territorio con oltre 5 milioni di persone a rischio. Senza bonifica dei terreni non si possono riaprire scuole e ospedali né ripristinare infrastrutture essenziale, né garantire la sicurezza alimentare globale. Attraverso AICS, la Cooperazione italiana sostiene interventi integrati di Mine Action, combinando educazione al rischio, protezione dei più vulnerabili e rafforzamento delle capacità locali. Investire nello sminamento significa favorire il rientro sicuro degli sfollati e creare le basi per una ripresa economica sostenibile e inclusiva, come dimostrano iniziative quali SAFE STEPS. L’installazione esperienziale promossa dal CESVI a Milano rende visibile ciò che spesso rimane nascosto, trasformando un rischio silenzioso in consapevolezza collettiva. La sicurezza è il primo mattone della ricostruzione: senza sicurezza, non può esserci sviluppo né pace duratura”.

Dopo una testimonianza arrivata direttamente dall’Ucraina, ha parlato il CEO di MAG (Mines Advisory Group) Darren Cormack:
“Siamo orgogliosi di vedere l’azione contro le mine messa in risalto attraverso l’installazione artistica RESTO al Teatro Carcano. Le mine terrestri continuano a minacciare le comunità anche molto tempo dopo la fine dei conflitti, e mostre come questa rendono visibile questa realtà. Ci ricordano perché l’azione contro le mine è così essenziale per consentire alle famiglie di tornare a casa in sicurezza nelle zone colpite dai conflitti, come la regione di Kharkiv. Siamo lieti di collaborare con CESVI per svolgere questo lavoro salvavita. Siamo grati alla Cooperazione Italiana per il continuo finanziamento e sostegno al nostro importante lavoro in questo settore”.
La spiegazione dell’installazione artistica è spettata all’artista Mariangela Bombardieri e al curatore Christian Gancitano:
“Il titolo dell’iniziativa, RESTO, gioca sulla duplice radice del termine latino restāre. Da un lato, l’atto di rimanere, di non abbandonare la propria terra nonostante l’orrore; dall’altro, il concetto di “resistere” come forma attiva e consapevole. L’opera ribalta la semantica della distruzione riproducendo nella sua installazione mine antiuomo, oggetti nati per mutilare e silenziare, che qui subiscono una metamorfosi radicale. Le trasforma in dispositivi narrativi: non più strumenti di morte, ma custodi di vita”.
“RESTO, La Parola come Resistenza”: l’opera
In un momento storico segnato dal quarto anniversario dell’inizio del conflitto su vasta scala in Ucraina, l’artista Mariangela Bombardieri interviene nel foyer superiore del Teatro Carcano con un’opera che ribalta la semantica della distruzione.
Mentre sul palco la Lisistrata di Aristofane ci ricorda l’assurdità della guerra attraverso la satira e la mobilitazione civile, soprattutto delle donne, l’installazione RESTO ci mette brutalmente a confronto con la realtà fisica e invisibile del conflitto: le mine antiuomo.
Il percorso espositivo si articola attraverso sei riproduzioni di mine antiuomo e avvicinandosi a questi “oggetti parlanti”, lo spettatore viene immerso in una dimensione narrativa e di racconto diretto, “dal campo”, come in una sorta di Spoon River contemporanea.
Ogni dispositivo emette testimonianze reali, raccolte in Ucraina dagli operatori di Fondazione CESVI a Kharkiv, nei villaggi e nelle zone di confine. Sono frammenti di esistenze, racconti di chi ha deciso di “restare”, voci di chi ogni giorno cammina su una terra ferita.
“Trasformare l’ordigno in megafono significa togliere potere alla guerra e restituire dignità all’individuo.”
Il lavoro della Fondazione CESVI
Dallo scoppio del conflitto CESVI è attiva in Ucraina (e non solo) con interventi umanitari integrati, dapprima per fornire aiuto umanitario di emergenza, poi attraverso interventi di protezione dell’infanzia e delle categorie vulnerabili, e di supporto psicologico. CESVI si è inoltre occupata di ricostruzione e riabilitazione di edifici scolastici e di costruzione di rifugi antiaerei oltre che di supportare il sistema sanitario fornendo medicinali, attrezzature, autoambulanze, e dislocando cliniche mobili nelle zone del fronte. In questi anni CESVI ha supportato 180.000 persone.
Gli interventi oggi si concentrano in particolare negli oblast di Kharkiv e Sumy. In un contesto in cui 1 persona su 3 necessita di supporto per sopravvivere, l’organizzazione opera per rafforzare la protezione della popolazione civile e promuovere attività di educazione al rischio da mine e ordigni inesplosi. Inoltre, attraverso unità psicosociali mobili, attività comunitarie e il lavoro con partner locali, CESVI contribuisce a migliorare l’accesso ai servizi essenziali e a creare le condizioni per un ritorno sicuro delle comunità nelle aree liberate. Complessivamente nell’area CESVI raggiunge oltre 20mila persone – tra cui donne, bambini, sfollati interni, giovani, anziani e persone con disabilità – con servizi salvavita, sostegno psicologico, protezione e attività di prevenzione dei rischi.






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