Questa è la mia bolla (fatta di persone)

2 marzo 2019

All’inizio ho avuto un momento di esitazione. Ero arrivata presto e con calma ho percorso tutto corso Venezia salutando chi già c’era e cercando chi non era ancora arrivato, e così mi sono trovata alla testa del corteo poco prima che partisse.

C’era un camion con il dj Simon che ha detto di essere venuto apposta da Londra, ha messo su Amore&Capoeira e poi la Macarena e ha gridato «Su le maniiiii! Facciamo diventare questa manifestazione un vero carnevale di Rioooo!».
Ecco, lì io ho pensato se parte Despacito vado a prendere il treno e torno a casa. Invece no, per fortuna è partito il corteo e c’era un signore in mezzo a tanti bambini e continuava a salutarci e salutarci con la mano finché non gli abbiamo risposto ed era il sindaco di Milano.

Però non aveva intorno tanti fotografi e giornalisti, che invece assediavano qualcun altro e abbiamo capito che era Laura Boldrini con più fan che la Ferragni, e una signora a fianco a me ha detto che è persino più bella dal vivo e in effetti pare anche a me. Poi qualcuno ha detto «c’è Pièrfra, c’è Pièrfra» ed era uno degli assessori che mi sono sempre chiesta come fa una città ad avere degli assessori così fighi e a chiamarli tutti Pièrfra.

Poi c’erano un sacco di vip ma lascio perdere l’elenco perché c’era tantissima gente e quindi per forza anche qualche vip che però in quel momento non aveva nessuna importanza.
C’erano per esempio le Mamme per la pelle tra gli organizzatori e sono andata a salutarle e quanta gioia e quanto amore in queste mamme al cubo e nelle loro storie a colori, e Anto dovresti saperlo che ogni volta che mi abbracci mi commuovo e una volta o l’altra scoppio a piangere.

E poi invece di Despacito abbiamo cantato Bella ciao ma senza esagerare, e poi ho ballato YMCA con i Sentinelli e i loro village #People e poi c’erano gli scout e un drago cinese e un trenino pieno di bambini asiatici e le majorettes di non so quale (scusate) associazione sudamericana.
E tanta musica italiana, da Mahmood ai 99 posse e dalla Mannoia alla Goggi, per la gioia della Siae e di Mogol.

E un gruppo di percussionisti danzanti e una banda di fiati e tanta gente che camminava e basta, e striscioni e cartelli spiritosi e nessuno slogan politico e gente allegra e famiglie con bambini e molti anziani e le sciure milanesi della Casa delle donne e le signore di Rimini e devo dire che questa primavera va moltissimo il brizzolato con qualche ciuffo fluo.
E c’era anche un signore col giubbotto della Swan che se non lo sapete sono barche a vela di superlusso e quindi signore-della-Swan batte comunisti-col-Rolex 8-0.

E i cristiani cinesi seri e impettiti in file serrate in silenzio e senza un sorriso, e i rom e sinti, e le Acli e la Chiesa valdese e l’Arci e Action Aid e Libera e Save the Children ed Emergency e Amref e Sant’Egidio e Genti di Pace e Amnesty International e Ciai ed Ero straniero e Arca e chissà quanti altri ancora: a passare dalla testa del corteo alla coda ci ho messo due ore.

E i City Angels che ovunque siano devono fare sempre servizio d’ordine e uno, persino, dopo due ore che marciavamo e mi ero fermata un attimo, mi ha fatto il gesto “circolare” e mi ha detto «signora si sposti che deve passare un corteo».

E non c’erano i partiti, tranne qualche bandiera qua e là. E tranne un pickup con le bandiere di Rifondazione comunista che vendeva l’acqua a un euro e la birra a due. Autofinanziamento, mi hanno detto. Capitalismo, cioè.

E poi uno strascico lunghissimo di bandiere della pace, e lo striscione “Orgoglio metalmeccanico” con le felpe della FIOM (che stranamente altrove non sono così di moda) e subito dopo altre felpe uguali ma con scritto ZENA e quest’associazione con la storia della mia terra mi ha dato i brividi.

E l’Anpi. L’Anpi che non capisco perché non sia ancora Patrimonio dell’umanità. Se qualcuno conosce Lino Banfi glielo suggerisca, per favore.

Ma poi sono andata a mettermi al mio posto da brava marinaia, con Sea-Watch e Open Arms e a tirare la barca di Mediterranea Saving Humans che si incagliava sul pavé, ed è un po’ il gesto in cui mi trovo meglio perché è come alare una barca – quante volte l’ho fatto – e perché le persone vanno tirate, tirate fuori.

E alla fine mi sono trovata tra i ragazzi dei licei, coloratissimi, e abbiamo chiuso la giornata cantando Stornelli d’esilio.

E perciò scusatemi, amici social, se poi non siamo riusciti a vederci e se non ho risposto ai messaggi su whatsapp e su messenger durante il corteo anche quando il telefono prendeva, però qualcuno di voi sono riuscita a incontrarlo e anche antichi compagni di scuola, e figli di amici tra i centri sociali (e i genitori che li fotografavano orgogliosi, ma di nascosto), e vecchi colleghi di lavoro, e antichi amori, e anche uno che mi piace e mi ha chiesto un appuntamento, e nuovi amici che mi hanno presentato, e persone con cui ci siamo messi a ridere e scherzare e chissà se ci rivedremo mai.

Ma rivediamoci, rivediamoci vi prego. Adesso butterò questo mio enorme cuore sui social e sarò contenta se mi piaciate e mi cuorate perché siete la mia bolla di filtraggio (filter bubble, è il termine tecnico), ovvero l’ambiente virtuale che su internet ci fa vedere solo le cose che ci piacciono, o che qualcuno vuole che ci piacciano.
Ma adesso che so che esistete davvero vediamoci, rivediamoci presto e stringiamoci la mano e parliamo e ripartiamo: di persona. Prima le persone.

 

 

La foto l’ho presa da un tweet di @pfmajorino

TAG: manifestazione, milano, people, prima le persone
CAT: diritti umani

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