L’eutanasia di Stato che ha ucciso Charlie è inumana

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30 Giugno 2017

La vicenda dell’omicidio di Stato, perché di ciò si tratta, del piccolo Charlie Gard è un atto di inaudita violenza. Pensando a questa vicenda mi è tornata alla mente la canzone dei C.S.I. dal titolo “Memoria di una testa tagliata”, in cui Giovanni Lindo Ferretti si chiedeva – salmodiando – “Chi è che sa di che siamo capaci tutti/Vanificato il limite oramai/Vanificato il limite”. Lì si parlava di guerra, qui di eutanasia di Stato. Ambiti in cui, vanificato il limite, si entra nell’oscuro territorio dell’inumano.

Da semplice essere pensante e da genitore questa vicenda mi ha molto colpito. E mi ha fatto riflettere molto anche rispetto alle posizioni in campo in cui si sono tirate in mezzo l’Europa o i dibattiti recenti su DJ Fabo, con molti sostenitore della difesa della vita a oltranza (a cui, va riconosciuto, una certa coerenza su questi temi calza con più facilità), molto presi a sovrapporre più questioni. Vuoi per ragioni ideologiche o per passioni autentiche, ci si è rimessi a fare il tifo.

Da cattolico, non so se adulto o minorenne, provo a condividere i miei sentimenti, scaturiti da quanto ho conosciuto di questa mesta vicenda.

Innanzitutto penso che la decretazione di un tribunale britannico, appellatosi al principio del “best child interest“, attuata contro il volere dei genitori con il glaciale distacco che solo le istituzioni totali hanno, sia una bestemmia non solo per gli ipercattolici dei vari movimenti per la vita, ma anche per i più accaniti liberali o libertari. Perché, mi chiedo, una ingerenza così violenta delle Istituzioni nella dimensione di cura e sofferenza di due genitori verso la loro amata creatura? Quali le ragioni sottostanti al diniego di un viaggio della speranza per cercare strade possibili di cura per il figlio (tanto più senza oneri a carico di quello stesso Stato, visto l’onda emotiva che ha permesso di raccogliere oltre un milione e mezzo di euro per le cure)? Non riesco a trovare risposte, se non, per l’appunto lo scivolamento repentino verso una società inumana.

Da ciò sono arrivato, per sommarie riduzioni cognitive, a pensare che questo caso non c’entra nulla né con DJ Fabo, né con Englaro. Perché in quei casi o la persona stessa (Dj Fabo) o chi quella persona l’aveva messa al mondo e vista soffrire per anni (Englaro), mosso da prostrazione, sofferenza e fatica, aveva deciso che la condizione in cui versavano essi stessi o la carne della loro carne, non era più umanamente sopportabile. La decisione stava nel perimetro delle vigili coscienze impastate di dolore. E per questo, a mio avviso, poco opinabili da terzi.

L’ulteriore approdo a cui sono giunto è stato quello di una ancora più forte convinzione che una buona legge sul “fine vita” non solo sia una conquista di civiltà ma, soprattutto, sia anche una barriera chiara e forte contro qualsiasi ingerenza dello Stato e delle sue Istituzioni in questioni che attengono alla sfera più intima – e tragica – dell’individuo. Con una chiara legge probabilmente Charlie non sarebbe stato ucciso per volere di un tribunale. Se eutanasia c’è è proprio perché si lascia che certi vuoti – creati dall’espansione della tecnologia in campo medico – siano riempiti da giudici distanti dal reale e occupati solo a decretare una scientista applicazione della legge.

Infine, è bene dirlo, qui l’Europa famigerata e bistrattata non c’entra molto. C’entra, semmai, una certa ignavia della Corte Europea per i Diritti Umani che, sfregandosi le mani in un candido panno intriso di “diritto”, ha fatto come Ponzio Pilato. Dicendo che in questo caso alla legge britannica – che già si era espressa – toccava l’ultima parola.

Insomma, si tratta di una vicenda triste. Vedere le foto di questi due genitori con il loro piccolo, sorridenti nonostante la malattia del loro piccolo e a lui legati da un amore struggente è qualcosa che strazia da un lato e – in un certo senso – conforta dall’altro, poiché testimonia di sentimenti che persistono nonostante tutto; ricordandoci che, con la loro strenua e commovente resistenza a uno Stato – in questo caso – assassino, si può fare breccia nell’inumano che ci circonda.

E, visto che ho iniziato con il riferimento al saggio Lindo Ferretti, termino ancora con un altro suo testo – “A tratti” – che mi pare si possa oggi dedicare a Charlie, a cui va il mio pensiero e la mia gratitudine per avermi costretto a essere umano.

“Nell’occhio inconsapevole di un cucciolo animale/Archivio vivente della Terra/Un battito di ciglia sonnolente racchiude un’esistenza/Spazio determinato, costretto dilatabile/Spazio determinato, costretto dilatabile mi incanta.”

www.facebook.com/alessandro.maggioni.792

@Alemagion

TAG: charlie gard, eutanasia, legge sul fine vita, testamento biologico
CAT: diritti umani, Medicina

6 Commenti

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  1. flavio.pasotti 3 anni fa

    Con tutta la delicatezza che l’argomento richiede ed essendo un padre liberal che è passato da una esperienza più fortunata le suggerirei di leggere la sentenza della Cedu nella sua interezza. Le assicuro che le smonta i 9/10 delle argomentazioni e le darà una ricostruzione compiuta dei fatti. Il decimo che rimane intonso immagino sarà la sua rispettabile convinzione personale che non condivido soprattutto nella idea di una legge sul fine vita. Solo uno stato freddo e totalitario si può occupare di un argomento simile

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  2. alessandro-maggioni 3 anni fa

    Ringrazio del commento e dell’invito. Resto però sul punto che, probabilmente, ho affrontato con troppa emotività; il punto è che questo caso mi ha colpito frontalmente proprio per la violenza con cui lo Stato – richiamandosi a nobili principi – abbia sostituito integralmente la volontà di chi, a mio avviso, aveva l’unica e ultima parola circa la vita del bambino, ossia i genitori. È chiaro che qui il tanto citato “rapporto medico/paziente” sia saltato e nessuna mediazione si è trovata, delegando la decisione ultima ai tribunali e alla scienza. Ma, mi chiedo, è giusto ciò? Perché v’è una sfera della conoscenza che è sempre ipotetica – ossia le immani sofferenze a cui, dicono medici, sarebbe sottoposto il bambino – a cui si dà valore assoluto come sigillo per procedere a togliere la vita, mentre a un’altra sfera altrettanto ipotetica – quella della amorevole compassione piena di speranza di due genitori – a cui con altrettanta assolutezza si nega valore.
    Per questo penso che sia nei casi limite come quelli che ho citato, sia in questo, debba prevalere la volontà dell’individuo o di chi ne ha la piena potestà. “Nè Dio, nè Stato, nè servi nè padroni”, si cantava una volta. Ecco, su questo tema la penso convintamente così. Grazie ancora.

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  3. alding 3 anni fa

    “La vicenda dell’omicidio … , perché di ciò si tratta, è un atto di inaudita violenza …” così esordisci, caro Alessandro. Ma chissà perché, poi, fai i tuoi distinguo. Invece è semplice, molto semplice: l’omicidio sia esso di Eluana, di Fabo, di Charlie, e di ogni essere umano (quindi anche di quelli condannati a morte) è un atto di inaudita violenza, senza se e senza ma. Poi ciascuno può fare ciò che vuole, ma questa è la verità.

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  4. luciano-crimi 3 anni fa

    Un italiano cattolico non può che partire male. Siamo uno stato bigotto e incapace di prendere decisioni. Quando la scienza e conseguentemente la legge intervengono allora entrano in campo i cattolici.

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  5. luciano-crimi 3 anni fa

    Per te sarà omicidio ma per chi è proprietario del corpo e della sua vita non lo è. Il corpo e la vita appartengono di chi li possiede. In questo caso doveva intervenire lo stato. Quando il benessere del bambino è oscurato e cieco i genitori perdono obiettività. Voi cattolici dovreste vivere la sofferenza, è facile parlare con il culo degli altri.

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  6. gianmario-nava 3 anni fa

    gentile maggioni
    il povero charlie è stato attaccato alle macchine praticamente tutta la vita
    quindi è stato salvato da morte certa che nessuno avrebbe provocato
    nè intenzionalmente nè per distrazione
    essendo, tragicamente, scritta nel suo codice genetico difettoso
    possiamo discutere di tutto e valutare le decisioni di chiunque
    ma non possiamo fare passare, come fa il titolo del suo articolo, che in questo caso sia lo stato che uccide
    la morte è stata ricacciata indietro finora ma è stata ben presente all’uscio fin dai primi momenti della vita di charlie
    possiamo credere che sia il caso di tenerla fuori dalla porta ancora un po’
    o forse per sempre
    ma non possiamo dire che chi si arrende all’evidenza è feroce, omicida, non etico e fin che ce n’è
    nè possiamo dire che chi spera oltre ogni ragionevolezza umana sia per ciò stesso nel giusto
    capisco l’emozione e i sentimenti
    ma non capisco (e sopratutto non giustifico gente che ha tutti gli strumenti ed il ruolo per comprendere i fatti oltre che le emozioni come lei) come l’emozione impedisca di vedere i fatti
    non è lo stato o qualche istituzione che ha deciso una morte
    è lo stato o l’isituzione (e chi altri) che ha dovuto, suo malgrado, risolvere il dissenso tra medici e famiglia
    tra chi ha preso atto della situazione del bimbo e chi no
    entrambi per motivi validi e comprensibili
    ma i primi basandosi sulla ragionevole comprensione della realtà
    e i secondi sulla infondata speranza
    hanno tutti ragione, forse, tranne lei e chi come lei accusa qualcuno di nefandezze

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