Bergamo Pride 2018: è successo davvero

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21 Maggio 2018

Sabato 19 maggio Bergamo ha avuto il suo primo Pride ed è stato un grandissimo successo.

Nel pomeriggio un fiume di persone – circa ottomila, secondo le stime della questura – ha  atteso pazientemente la fine del passaggio della “Mille Miglia” e ha sfilato per il centro della città. C’erano le associazioni con le loro bandiere, ma soprattutto tanta, tantissima gente comune: oltre ai ragazzi, le famiglie con bambini e quadrupedi al seguito; quasi tutti indossavano l’arcobaleno (dalle semplici ghirlande ai costumi più elaborati), qualcuno portava una maschera sulla fronte per evocare il titolo della manifestazione (“Giù la maschera!“). Lo slogan scelto dagli organizzatori, “educare alle differenze per combattere l’odio“, si è perfettamente concretizzato in un’atmosfera di festa in cui ognuno ha partecipato con naturalezza, chi ballando e cantando, chi accompagnando con simpatia il vivace corteo.

E’ come se la città, da sempre nota per un’attitudine un po’ bigotta e retrograda, avesse davvero deciso di gettare la maschera per rivelarsi capace di accogliere le differenze, aperta e solidale. L’allegria della giornata è stata la migliore risposta a chi aveva pensato addirittura di organizzare una veglia di preghiera “in riparazione per il Gay Pride”: iniziativa poi cancellata, pare, grazie a un intervento ufficioso della Curia.

 

La nota stonata del giorno dopo è che il quotidiano storico della città, di proprietà della Diocesi, non ha riportato la notizia dell’avvenimento: una scelta davvero sconcertante, che sarebbe stata discutibile nel caso di un flop ma che diventa del tutto inaccettabile, anche solo dal punto di vista della deontologia giornalistica, di fronte a una così significativa partecipazione.

La negazione della realtà, operata dal giornale magari solo per sottrarsi pavidamente alle polemiche degli omofobi, non è solo un tradimento verso i propri lettori: è la dimostrazione dell’incapacità di farvi fronte, di trovare le parole per riferirla. Paradossalmente, la reazione degli oppositori dell’ “orgoglio sodomita” (come lo chiamano loro) con la loro preghiera “riparatoria” è migliore perché, nel contestare la rivendicazione dei diritti delle persone lgbtqi, quantomeno ne riconosce l’esistenza; la cortina di silenzio stesa dal quotidiano controllato dalla Curia serve invece a cancellarla, a rimuovere ciò con cui non si riesce a fare i conti.

La scelta del giornale cittadino è una dimostrazione ulteriore di quanto sia necessario organizzare i Pride: permettere a ciascuno di mostrarsi per ciò che è, con l’orgoglio della propria normalità, è la strada più utile per combattere l’odio più profondo – quello basato sulla paura, che porta ad annientare l’altro diverso da sé, a negare persino la sua esistenza; ma è anche una prova di quanto tristemente lontana sia la visione di chi dovrebbe essere pastore da quella delle anime che vorrebbe guidare, in particolare le più giovani. La speranza è che la bella festa di sabato scorso possa ripetersi nel futuro e che, per allora, ognuno abbia imparato il modo di viverla con serenità o, almeno, di raccontarla.

 

 

 

 

 

 

(in copertina la locandina ufficiale dell’evento)

 

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CAT: discriminazioni

4 Commenti

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  1. angelo2002 2 anni fa

    Ma quale odio, ma quale discriminazione?! La discriminazione la creano proprio loro, a voler distinguere ed etichettare le persone in base alle “tendenze sessuali”. Si può pensare ad una cosa più delirante? Adesso gli essere umani devono essere catalogati come “gay”, “lesbo”, “bisexual”, “queer”, ecc. ecc…. Ma non vi rendete conto della follia? Se qualcuno facesse un “etero pride” sarebbe bollato di discriminazione e razzismo. O se qualcuno facesse un “Pride” in base all’ altezza o al colore dei capelli o la forma del naso…Ma perchè invece i “gay pride” devono essere esaltati? Sono la stessa assurdità. Oltretutto gli “orientamenti sessuali” per loro natura non si possono manifestare. Nessun gay o lesbica ce l’ ha scritto in fronte. Ecco perchè queste manifestazioni devono essere così ostentate, perchè devono esibire qualcosa che per sua natura non si può esibire. Solo bandiere arcobaleni, slogan e ipocrisia, epr non dire nulla e per istigare alla discriminazione. Il ritorno all’ età della pietra, altro che progresso.

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  2. silvia-bianchi 2 anni fa

    Le manifestazioni per rivendicare i propri diritti le fanno, da che mondo è mondo, le minoranze alle quali quei diritti sono negati: per questo un “etero pride” non avrebbe senso. Gli orientamenti sessuali (non c’è bisogno delle virgolette, è una terminologia perfettamente in uso) si possono manifestare nel modo in cui lo fanno gli etero: tenendo per mano la persona amata, abbracciandola per salutarla, dandole un bacio… solo che, se a fare queste cose è una coppia omosessuale in Italia, rischia di essere massacrata di botte. Ecco perché le persone lgbtqi manifestano: per affermare il loro diritto di vivere come tutti gli altri, contro ogni discriminazione.
    Mi pare che il suo atteggiamento, Angelo 2002, sia quello di chi vorrebbe “non vedere e non sapere” dell’orientamento sessuale altrui. E’ ciò che una gran parte della società vorrebbe: si chiama omofobia. Ma provi a pensare come si sentirebbe se Lei fosse costretto a nascondere una qualunque parte vitale della Sua esistenza (come lo è l’amore per una persona), perché parlarne – anche alle persone più vicine – Le causerebbe incomprensioni, amicizie rotte, isolamento, se non discriminazioni e violenze: davvero non lo troverebbe intollerabile?

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  3. alding 2 anni fa

    Cara la mia Silvia. Mi pare che tu non sia in grado di guardare la realtà con occhi sereni. Te la prendi con la Curia, con il giornale cattolico, e con il mondo cattolico in genere. Non ti accorgi che i veri cattolici non hanno mai fatto discriminazioni (guarda per esempio tutta la accoglienza che il mondo cattolico ha sempre fatto nei confronti dei diversi dal punto di vista razziale e di chi è nel bisogno, in pace come in guerra). E’ invece la gente come te che costruisce e fa crescere delle polemiche fuori luogo. Smettetela di parlare e di fare iniziative inutili. Vivete rispettando voi stessi e gli altri. Grazie.

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  4. marco-baudino 2 anni fa

    Doveri, Silvia, doveri, prima dei diritti. E il rischio di essere “massacrati di botte” x fare sentire la propria voce o il proprio pensiero, o mostrare passioni e sentimenti, in Italia, lo rischiamo tutti, soprattutto se si creano contrapposizioni ideologiche come troppo spesso mi sembra faccia lei nei suoi articoli.
    Concordia, concordia tra tutti, e’ forse lo stato a cui dovremmo ambire, oltre le contrapposizioni che talvolta origina l’orgoglio, sentimento nobile, ma che non va reso disgregante. E sulla concordia fare crescere un futuro possibile. E’ il momento di pensare al nostro dovere di Cittadini verso ambiente, verso una nuova economia sostenibile x superare la crisi, certamente verso la riappacificazione sociale tra tutti che manifestazioni come quella a cui mi sono imbattuto a Bergamo non aiutano. Lasciamo da parte gli orgogli, al momento.

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