Il volontariato è un bene di lusso

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30 dicembre 2018

Il Governo prevede di raddoppiare l’Ires alle Associazioni “no-profit” di qualsiasi tipologia siano.

È opportuno sentire su questo argomento quelle associazioni che concretamente, ogni giorno, svolgono una funzione suppletiva, quando non addirittura sostitutiva dello Stato.

Soprattutto quelle organizzazioni che, magari poco conosciute, fanno un lavoro importante  come numeri e come qualità.

Da alcuni mesi collaboro con la INGO bon’tworry per difendere le vittime di violenza dall’ulteriore violenza economica dei poteri finanziari, che si aggiunge e spesso chiude il cerchio di quella fisica e psicologica.

Mi ha colpito, e convinto a collaborare, un’affermazione della fondatrice e presidente, l’economista internazionale e scrittrice Bo Guerreschi : “dobbiamo non far sentire solo chi subisce violenza: le vittime non possono essere lasciate sole, non possono morire per poter essere ascoltate. Troppo spesso al posto della giustizia incontrano la morte o la sofferenza. Troppo spesso le vittime vengono lasciate sole con la stanchezza di un continuo chiedere aiuto mai ascoltato.”

È un concetto che io ritengo perfetto nella descrizione delle vittime di ogni tipo di violenza, compresa quella economica dell’usura, dell’estorsione, delle esecuzioni immobiliari, delle vessazioni delle banche verso le imprese e le famiglie.

Dott. Guerreschi il governo ha proposto di aumentare la tassazione sulle associazioni non profit.  Ci spiega cosa sta succedendo?

Si prevede di raddoppiare l’Ires alle Associazioni “no-profit”, di qualsiasi tipologia siano, per raggranellare denaro, equiparandolo ad un “bene di lusso”! Perfetto, se dovessero proseguire su questa strada, chiediamo che lo stato ci paghi uno stipendio, ma soprattutto uno stipendio da “multinazionali del lusso”. Ci paghi per ogni vittima a nostro carico e sotto la nostra tutela tutti i costi immediati e futuri. È un’iperbole ma è utile per capire l’assurdità della proposta.

Pare stiano facendo marcia indietro. Hanno probabilmente compreso i numeri delle persone coinvolte nel volontariato e li hanno equiparato ai voti che avrebbero perso.

Infatti non hanno ritrattato dicendo “scusate”, ma solo dicendo “comunque va modificata”.

Dott. Guerreschi, anche dall’iperbole utilizzata si capisce la difficoltà economica in cui tante associazioni, che svolgono di fatto una supplenza all’inerzia dello stato, si trovano in questo momento. Ci spiega il quadro normativo internazionale in cui queste associazioni e il loro rapporto con lo Stato dovrebbero collocarsi?

Come associazioni viviamo a fatica per la situazione di aumento esponenziale dei costi, le nostre entrate derivano solo da donazioni di privati o aziende. Spesso dobbiamo coprire il necessario di tasca nostra, senza ricevere alcun aiuto dal Governo o da enti statali.

L’Italia non ha neanche creato un fondo per le vittime, come richiesto dal Trattato Internazionale firmato a Istanbul e ratificato dall’Italia nel 2014. Hanno soltanto creato un pasticcio burocratico unendoci al fondo per le vittime dell’usura.

Un solo esempio delle storture esistenti: l’Inps eroga l’indennità alle lavoratrici dipendenti vittime di violenza di genere del settore privato, escluse le lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari. L’erogazione, solo con i presupposti richiesti, e solo in quel caso, durerà per 3 mesi da usufruire in 3 anni…… Si sono salvati l’immagine: il fondo c’è, ma è una presa in giro.  Chiunque può controllare: Art. 24 del decreto legislativo n. 80 del 15 giugno 2015, L’immagine è salva, ma si discrimina tra pubblico e privato, si discrimina tra lavoratrici e casalinghe.

Noto che il decreto è stato promulgato negli stessi anni in cui si è accentuata enormemente la violenza economica contro le famiglie e le imprese, attraverso i famigerati decreti Renzi Boschi del 2015 e 2016.  Purtroppo coloro che adesso promuovono la norma sull’IRES sono gli stessi che dall’opposizione tuonavano contro i decreti del 2015 e del 2016 e adesso non muovono un dito per riequilibrare la situazione fra creditori carnefici e impoveriti indebitati vittime. Può approfondire meglio questa norma INPS che è poco conosciuta?

Chi ha proposto tale norma non ha pensato, non ha ragionato. Poteva anche semplicemente chiedere a chi è competente cosa significa essere “vittime di violenza”, cos’è la discriminazione? ha prodotto una norma di immagine ma di fatto scoraggia le richieste.

Come mai hanno pensato a dare una “indennità” alle donne, e non agli uomini vittime di violenza?

Il 35% delle vittime sono uomini.

E, ripeto, discriminiamo tra pubblico e privato? discriminiamo tra lavoratrici e casalinghe?

In Italia la violenza domestica viene definita e riconosciuta solo quando c’è la “violenza fisica”. Non si considera la violenza psicologica ed economica che porta danni permanenti, come ha stabilito il Trattato Internazionale firmato ad Istanbul, ratificato dall’Italia nel 2014!

In Italia l’85% delle denunce vengono archiviate. Poi quando ci sono i morti, come poco prima di Natale, sentiamo ancora dire “ma aveva denunciato”.

Spesso le denunce di chi muore erano state archiviate, perchè “non avevano fondamento”. Quando invece riusciamo a verificare i fascicoli, di indagine non c’è neanche l’ombra. Le vittime intanto sono state uccise, oppure hanno ricevuto denunce di diffamazione dai propri aguzzini.

Succede anche, noi non lo esaltiamo ma semplicemente lo constatiamo, che a volte le vittime, dopo aver denunciato e denunciato negli anni, dopo referti di ospedali e richieste di aiuto, decidono per salvare la loro vita e quella dei figli di uccidere gli aguzzini. In quel caso per la vittima che si è difesa, non viene presa in considerazione la legittima difesa. NO! viene condannata a 30 anni.

Il quadro che lei descrive è tragico. Non stento però a crederle constatando quello che succede nei Tribunali relativamente all’usura, all’ usura bancaria alle esecuzioni immobiliari . Mi pare però che nel settore delle denunce per violenza sia contemplata la possibilità della difesa d’ufficio.

Vorrei fare una breve nota metodologica: lei mi chiama dottoressa ma in realtà il mio titolo accademico è Ph. D., vale a dire il dottorato di ricerca della tradizione anglosassone. Lo ricordo semplicemente perché mi sono formata professionalmente nei paesi anglosassoni, in cui la difesa d’ufficio è una realtà consolidata e, se gestita opportunamente dalle Charity, anche efficace,

In Italia, come al solito, si è fatta un’operazione sostanzialmente d’immagine. Spiego in poche parole il perché.

Molte vittime di violenza si recano da familiari, genitori o parenti. Cercano un luogo sereno, dove poter affrontare anni di tribunali con persone che le tutelano.

La legge prevede che per avere il gratuito patrocinio devi dare la prova di essere vittima (prova provata, un cadavere può bastare?). Ma la legge ti chiede anche di non avere reddito, e fa la somma delle entrate inerenti al gruppo familiare dove ti sei spostata come residente.

Per questa ragione moltissime vittime sono escluse e, alla fine, la famiglia della vittima non solo ha a carico la vittima e i minori, ma deve pagare anche i legali e quanto è necessario per poter ottenere giustizia.

La ringrazio perché non fa proclami generici, ma ci fa capire come stanno concretamente le cose. Vorrei che lei terminasse indicando la via da percorrere nella quale le persone di buona volontà possano intervenire con o al fianco delle associazioni come la sua.

Le associazioni, come la nostra, oggi INGO (Associazione non Governativa Internazionale), viene chiamata dalle Forze dell’ordine, dai pronto soccorso degli Ospedali per interventi a qualsiasi ora del giorno e della notte. Ci chiedono di tutelare donne, bambini e uomini, tutti ugualmente vittima di violenza e per i quali le strutture dello Stato e degli enti locali sono sostanzialmente inesistenti,

Effettuiamo interventi di urgenza, a volte anche rischiosi, proteggiamo le vittime nella casa protetta. Coloro che non hanno necessità di entrare nelle case protette, devono comunque essere sostenuti con acquisti di pannolini, cibo, vestiti, medicinali, fino ad arrivare al pagamento di affitti, rette scolastiche ed altro.

Tutto questo nella totale incapacità e inattività dei cosiddetti servizi sociali (salvo pochissime e limitate eccezioni).  A questo proposito nel mese di Marzo 2019 inizieremo a collaborare con alcune università del Sud Italia in un programma di studi per migliorare la formazione di coloro che operano nei servizi sociali.

Il governo sostiene che andrà a rivedere la norma, può dirci il suo parere?

Poco importa che la norma sia stata ritrattata, o annullata. Da modificare c’è tanto, ma certo non riferito all’aspetto fiscale per il mondo “no-profit”. Anche in questo campo il Governo sembra che dia il contentino, ma non le soluzioni.

Le persone vogliono un lavoro, una dignità, una possibilità di poter salvaguardare la propria famiglia da un dramma famigliare che deriva da cause economiche, educative, sociali. Un paese per essere stabile necessita di due elementi fondamentali: Giustizia e sviluppo economico. In Italia mancano entrambi.

Chi fa le norme dovrebbe consultarsi con le associazioni “no-profit” che svolgono un vero e proprio ruolo di supplenti dello Stato. Possono esserci delle associazioni non profit che tali non sono. Ben vengano verifiche per scoprire chi approfitta ma non bisogna colpire indiscriminatamente nel mucchio. Chi agisce con serietà dovrebbe essere supportato concretamente.

Termino con una domanda per la quale le chiedo una risposta netta e precisa: cosa dovrebbe fare subito questo governo per avviare il cambiamento promesso?

Esistono in Italia delle strutture che dovrebbero supportare il non profit. Sono composte da funzionari competenti ed intenzionati adoperare bene. Manca loro una guida esperta che conosca a fondo il mondo del volontariato e i problemi che i volontari devono affrontare quotidianamente. A capo di queste strutture il governo deve mettere figure di grande esperienza nel mondo non profit. Già soltanto questa scelta garantirebbe il miglior uso delle risorse esistenti ed una progettualità per potenziare e utilizzare al meglio la disponibilità di centinaia di migliaia di volontari.

 

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CAT: economia civile, Questioni di genere

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