Cooperazione

L’Eurobond del Congo: una scelta di sovranità economica e credibilità internazionale

27 Gennaio 2026

L’ingresso della Repubblica Democratica del Congo (RDC) nei mercati obbligazionari internazionali rappresenta molto più di una semplice operazione finanziaria. È una scelta strategica che segna un cambio di paradigma: dal ricorso prevalente ai prestiti concessi da istituzioni internazionali e partner bilaterali a un confronto diretto con i mercati globali dei capitali. Una scelta che il Presidente della Repubblica, Félix Tshisekedi, ha più volte descritto come parte integrante della sua visione di “un Congo economicamente sovrano, responsabile e pienamente integrato nell’economia mondiale”.

L’emissione prevista per aprile di un Eurobond da 750 milioni di dollari – prima tranche di un programma complessivo da 1,5 miliardi – si inserisce in questa traiettoria. Secondo il governatore della Banca Centrale del Congo, André Wameso, l’operazione “non è solo finalizzata a mobilitare risorse, ma a dimostrare che la RDC è pronta a rispettare gli standard dei mercati internazionali, in termini di trasparenza, disciplina macroeconomica e governance”.

Per decenni, la RDC ha fatto affidamento principalmente su finanziamenti agevolati e sul sostegno delle istituzioni multilaterali. Questo modello ha garantito una certa stabilità, ma ha anche limitato l’accesso del paese a capitali più ampi e alla piena responsabilizzazione che deriva dal finanziamento di mercato.

Come ha sottolineato il Presidente Tshisekedi in recenti interventi sulla politica economica, “il Congo non può costruire il proprio sviluppo solo sulla logica dell’assistenza; deve dimostrare di saper attrarre investimenti e onorare i propri impegni”. L’Eurobond va letto esattamente in questa prospettiva: il paese accetta il giudizio degli investitori internazionali, delle agenzie di rating e degli analisti finanziari.

Il miglioramento dell’outlook creditizio da parte di S&P Global Ratings, da “stabile” a “positivo”, rafforza questa narrativa. Secondo la Banca Centrale, tale revisione riflette livelli di debito pubblico ancora contenuti e il riconoscimento, da parte del Fondo Monetario Internazionale, di una gestione macroeconomica più rigorosa.

Il contesto internazionale ha aperto una finestra di opportunità. Il ritorno sui mercati di emittenti africani come Angola e Nigeria e il successo del recente sukuk del Benin indicano una rinnovata, seppur selettiva, propensione al rischio sovrano africano. André Wameso ha parlato di una “finestra temporale strategica” che il Congo intende sfruttare con prudenza, grazie a un lavoro congiunto tra esperti nazionali e consulenti internazionali per garantire una due diligence conforme agli standard globali.

I proventi dell’emissione saranno destinati principalmente allo sviluppo delle infrastrutture – trasporti, energia, logistica – considerate dal Presidente Tshisekedi “il principale collo di bottiglia alla trasformazione della ricchezza mineraria in crescita economica diffusa”.

I rischi restano significativi. Il Fondo Monetario Internazionale ha richiamato l’attenzione sulla vulnerabilità del paese agli shock esterni: volatilità dei prezzi del rame e del cobalto, da cui dipendono le entrate fiscali, e instabilità persistente nell’est del paese. Inoltre, il debito commerciale è più oneroso rispetto ai prestiti agevolati.

Proprio per questo, il governatore Wameso ha insistito sul fatto che “l’accesso ai mercati impone una disciplina nuova: ogni dollaro raccolto dovrà essere utilizzato in modo produttivo, perché la credibilità si costruisce e si perde rapidamente”.

In questo quadro, l’ipotesi che il prestito possa essere sostenuto dalla forza delle risorse naturali congolesi assume un valore simbolico e concreto. Se tali risorse verranno trasformate in infrastrutture e crescita, e se il debito verrà regolarmente rimborsato, l’operazione diventerà un precedente positivo.

L’Eurobond del Congo non è solo una scommessa nazionale. È un segnale da seguire e incoraggiare per l’intero continente africano. Passare dagli aiuti ai mercati significa assumersi piena responsabilità, ma anche conquistare maggiore libertà rispetto agli istituti finanziari mondiali.

Se questa operazione avrà successo, come auspicato dal Presidente Tshisekedi, sarà “la dimostrazione che l’Africa può essere non solo destinataria di finanziamenti, ma protagonista credibile dei mercati globali”. In tal senso, il successo dell’Eurobond non rappresenterebbe solo una vittoria per la RDC, ma una vittoria epocale per l’Africa nel suo percorso verso sovranità economica e sviluppo sostenibile.

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